I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
«Il problema contiene variabili imprevedibili.»
Allixter passeggiò avanti e indietro. «Se tengo occupata l’attenzione della macchina riuscirò ad andarmene. Se no, verrò giustiziato come alieno indesiderabile. Tutti i robot dovrebbero avere degli hobby, qualcosa che li tenga occupati, fuori dai guai. Ora, forse…» Esitò. «Mi costerà dei soldi.» Ci pensò attentamente. «Ma cosa sono pochi franchi paragonati al valore della mia vita?»
Tirò fuori dalla borsa la sfera di quarzo, e la piccola creatura di cristallo all’interno splendette, balenò, scintillò di colori cangianti, giacinto, rosa, verde mare. Allixter posò la sfera sull’orlo di un cornicione che gli arrivava al mento. «Riesci a vedere la piccola sfera?»
«Sì.»
«Vedi quei colori?»
«Sì.»
«Osserva questa sfera e quei colori. Questo sarà il tuo hobby, per divertirti durante le solitarie ore della notte. Devi prevedere il prossimo colore che apparirà. Quando sbagli rivedi i tuoi calcoli ed effettua una nuova previsione.»
«Istruzioni registrate,» disse il robot.
Allixter sfiorò la liscia sfera di quarzo. «Ora, mio piccolo gioiello, sii capriccioso quanto ti pare. Scommetto su ogni pezzettino di vita libera che sconfiggerai e confonderai una macchina, per quanto complessa e sapiente. Perciò splendi in tutti i tuoi incantevoli colori, e falli brillare con impeto e abilità, come sai fare tu.» Fece scattare l’interruttore sull’unità di riparazione mobile.
La porta era ancora chiusa a chiave. Allixter l’aprì bruciando la serratura con la torcia termica, uscì sul vialetto di lastre di pietra che si affacciava sulla grigia vallata caliginosa. Sopra la sua testa bruciavano miriadi di soli, sfere colorate di fuochi diversi, vicine e lontane nel cielo viola.
«Il nord è da quella parte,» disse Allixter. «Ecco là il magazzino, e la porta dorata…»
Il deposito dell’Hub era immerso nel silenzio quando Allixter sbucò dal teletrasporto. La cinghia in uscita trasportava solo qualche ventina di cassette di uva verde e bianca, una dozzina di cisterne di ossigeno dipinte di verde, tutto destinato a una stazione mineraria su un asteroide ricco di metalli preziosi ma senz’aria.
La cinghia in entrata era vuota, e l’operatore, dopo aver fatto passare Allixter, ritornò alla sua rivista.
Allixter passò a fianco dell’ufficio dello spedizioniere con la testa bassa, ma Schmitz lo scorse e fece scivolare indietro il pannello di vetro. «Ehi, Scotty,» abbaiò. «Torna qui e consegnami il rapporto. Credi che questa sia Liberty Hall? Non hai letto le regole?»
Allixter si fermò, poi tornò indietro.
«Tieni,» disse Schmitz gettandogli un modulo giallo. «Riempilo, e dopo questa volta vorrei non doverti più dire sempre cosa devi fare. Dopotutto, ho anche il mio lavoro a cui badare. Voi ragazzi mi riducete uno straccio, arrivate e sparite subito, come un gruppo di ragazzine all’ora del tè. Poi quando mi vengono a chiedere chi è stato dove e chi ha fatto cosa…»
«Ascoltami, Sam,» disse Allixter. «Vorrei usare il tuo telefono.»
Schmitz alzò gli occhi sorpreso. «Fai pure, usalo. Non mi importa. Finché mi tratti come si deve va tutto bene. Usa il mio telefono, qualunque cosa. Fai quello che devi fare, e io non mi lagnerò. Mio Dio, amico! Dov’è il Linguaid? Il Capo ce ne dirà di cotte e di crude se…»
«L’ho lasciato nel deposito.» Allixter sfogliò l’elenco telefonico. Sollevò lo sguardo. Schmitz lo stava guardando intensamente, i brillanti occhi azzurri scintillavano come rondelle galvanizzate nella faccia rossa e tonda.
Allixter chiuse l’elenco. «No, credo che aspetterò. Buona giornata a te, Sam Schmitz.»
«Ehi!» ruggì Schmitz. «Il rapporto!»
«Torno subito.»
«Quand’è subito? Non dimenticare che sono responsabile di tutto questo, sono io che vengo trattato male quando voi ragazzi combinate dei pasticci…»
Allixter gli rispose con una voce suadente: «Dammi quindici minuti, Sammy caro. Ti scriverò un rapporto che vorrai portare a casa da incorniciare.»
Quindici minuti passarono. Schmitz era agitato, ringhiava, faceva passare il mansionario. «Quel dannato Allixter è il peggiore. Gli Scozzesi sono tutti pazzi, bevono troppa di quella robaccia marrone che chiamano whisky. Grazie a Dio c’è la birra… Ehi, però, credo che sia tornato.»
I quattro uomini assieme ad Allixter indossavano delle uniformi grigie, e sembravano curiosamente uguali. Erano tutti alti, sobri nello stile, controllati nei movimenti. I volti erano uniformemente smussati, gli occhi acuti e indagatori, le labbra strette.
«Dio non voglia!» latrò Sam Schmitz. «È il Servizio Internazionale di Sicurezza. Adesso cosa è andato a fare Allixter?» Automaticamente allungò la mano verso il bottone collegato al telefono del Capo.
«Fermo, Schmitz!» urlò Allixter. «Lascia stare quel telefono!»
Uno degli uomini del SIS aprì la porta del cubicolo di Schmitz, gli fece un cenno. «Credo sia meglio che tu venga con noi.»
Protestando loquacemente Schmitz li seguì, saltellando e rimbalzando sulle gambe corte per tenere il passo. Gli uomini del SIS si disposero due su ogni lato della grande porta verde con le lettere di bronzo. Allixter spinse il bottone, la porta scivolò indietro, ed entrò. La segretaria alzò gli occhi. «Di’ al Capo che sono tornato,» disse Allixter.
Esitando la segretaria premette il bottone. «Scotty Allixter a rapporto.»
Ci fu una pausa. «Fallo entrare.»
La segretaria sbloccò la serratura, Allixter si diresse alla porta interna. Allora gli uomini del SIS entrarono nell’ufficio. Uno andò rapidamente alla scrivania, dove la segretaria aveva fatto un movimento veloce verso i comandi dell’altoparlante, e le afferrò il braccio.
Allixter aprì la porta. L’aria che odorava di laboratorio chimico gli soffiò in faccia. Entrò seguito dal plotone del SIS.
Il Capo, seduto alla scrivania con la schiena alla luce, si agitò un poco, poi si calmò. «Cosa significa?» chiese atono.
Il luogotenente del SIS disse: «Sei in arresto.»
«Per quale motivo?»
«Furto di articoli di rilevante valore, spionaggio, entrata illegale, tanto per cominciare. Potranno esserci ulteriori accuse quando l’indagine sarà completata.»
«Avete un mandato?»
«Certamente.»
«Vediamolo.»
Il luogotenente avanzò con una cartella rilegata in azzurro. Il Capo diede un’occhiata alla pagina stampata, incurvò sardonicamente la bocca. Allixter pensò: Tutti gli anni che sono venuto in quest’ufficio, che ho parlato con quest’uomo, l’ho guardato, e solo adesso lo vedo così com’è, la creatura di un altro mondo con la pelle d’oca gialla che respira un gas velenoso.
Allixter notò d’un tratto che l’atmosfera, acre e che sapeva di medicinale come al solito, aveva acquistato un nuovo, aspro odore. Urlò: «Allontanatevi, quel demonio ci sta avvelenando!»
Il Capo si mosse con rapidità, balzò in piedi.
Il luogotenente gli si avvicinò. «Fermo, o sparo.»
Allixter spalancò la porta e si mise in salvo. Dallo spigolo della scrivania del Capo schizzò un piano di fumoso fuoco giallo e bruciò i quattro uomini a metà. Allixter si ritrasse con un brivido dagli ioni crepitanti, che deviati dalla parete di metallo passarono a un pollice dalla sua vita.
Allixter aveva riposto gli attrezzi. Era disarmato. Corse al telefono della segretaria, che si era appiattita contro la parete, tramortita e con gli occhi vitrei. Allixter premette il pulsante di emergenza, gridò: «Omicidio, nell’ufficio manutenzione del terminale del teletrasporto.» Sentì un movimento furtivo all’interno dell’ufficio del Capo, guardò disperatamente verso la porta esterna. Per fuggire doveva attraversare la linea di fuoco dall’ufficio interno.