I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
«Quando me l’ha dato ho capito che non era sulla nostra lista, non era nemmeno nelle nostre unità. Evidentemente i Plag hanno scoperto da soli il sistema di teletrasporto, e hanno organizzato una rete per conto loro. In qualche modo hanno scoperto che noi avevamo un teletrasporto, e hanno fatto entrare illegalmente un loro rappresentante, che è diventato il Capo. Forse ce ne sono in giro degli altri.»
«C’è una cosa che non capisco,» disse Barnard. «Come faceva il Capo a respirare? Quest’aria avrebbe dovuto soffocarlo.»
Allixter svuotò il boccale prima di rispondere. Buck lo avvicinò alla spina, e glielo rimise davanti traboccante di spuma. «Hai mai notato la cicatrice sul collo del Capo?» chiese Allixter.
«Certo. Una cosa orribile. Deve essersela fatta con un Barlow, di quelli lunghi e affilati.»
«Non era una cicatrice. Era un tubo per la respirazione, che passava sotto la pelle e arrivava fino in gola. Gli forniva il fluoro, e portava via il gas dell’acido fluoridrico perché venisse assorbito da un filtro. Non che la nostra aria gli avrebbe fatto del male, ma certo non gli avrebbe fatto del bene.»
Schmitz scosse la testa. «Pensavo che gli avrebbe bruciato la gola.»
Barnard rise. «Ti ricordi quella volta che gli hai offerto uno di quei toscani neri tutti storti?»
«Già,» si rattristò Schmitz. «Ha detto che non capiva come potessi fumare una di quelle cose e sopravvivere.»
Allixter disse: «Non avrebbe certo avuto bisogno di tutto il volume di ossigeno che respiriamo noi. Poche libbre gli sarebbero durate per molto tempo. Naturalmente c’era un’inevitabile perdita attraverso la bocca e il naso…»
Barnard batté un pugno sul banco. «Ho sempre detto che l’ufficio del Capo puzzava come un ospedale!»
«Mi domando cosa succederà adesso,» disse Schmitz addolorato. «Il governo manderà una commissione su Plag… Plagi… tu sai dove?»
«Beh,» disse Allixter, che adesso era considerato come la fonte di tutta la conoscenza. «Non posso esserne sicuro. Ci hanno derubato spudoratamente, quei Plag. Tutte le nostre idee, gli utensili, le tecniche, hanno preso tutto. In sé non è una cosa così negativa, ma si sono accertati che non ricevessimo in cambio niente.
«E così la funzione del Capo era questa, di inviare merci; poteva entrare nel deposito quando non c’era in giro nessun altro, oppure poteva spedirle dal portello segreto che teneva in ufficio per poter scappare. Spediva le merci, le pagava tramite una corporazione prestanome, con il platino o l’uranio che estraggono a basso costo su qualche pianeta robotizzato. O forse stampavano soldi falsi. Quelli del SIS dicono che hanno trovato una valigia di biglietti da cento franchi nuovi di zecca nell’ufficio del Capo.»
«Ecco chi mi ha sommerso la cassa!» ruggì Buck. «Ho perso un migliaio di franchi in biglietti senza valore!» L’enormità dei crimini del Capo adesso gli sembrava chiara come l’alba. Dimenò le spalle, ognuna grossa come un sacco di frumento. «Accidenti a quella miserabile lucertola dal naso lungo, mi piacerebbe… mi piacerebbe squartarlo con le mie stesse mani! Mille franchi mi è costato!»
«Una sfortuna,» disse Allixter con voce distratta. «Anche a me è costato cinquecento franchi quando ho dovuto abbandonare quel prezioso gioiellino. Meno male che mi è capitato di raccogliere questo scarabeo là fuori su quel pianeta grigio. Fluorite gialla di prima qualità, un pezzo incantevole, ed è il sacro sigillo degli indigeni.
«Ce n’è soltanto uno uguale a questo. Il Direttore del Museo dei Mondi Esterni ha detto che sarebbe disposto a darmi ottocento franchi, ma dovrei aspettare un mese perché possa fare approvare un ordine di acquisto. Buck, lo lascio a te per seicento, e ti tieni il guadagno.»
Buck prese in mano l’ottaedro. «Sacro sigillo? Mah! Sembrano un sacco di raspate di gallina. Ti do cinque franchi, e forse posso scaricarlo a un ubriaco per dieci.»
Allixter riprese la fluorite con un’espressione di dignità offesa. «Cinque franchi? Ti venderei il mio orecchio destro, prima!»
IL FATO DEL PHALID
Dopo due mesi di incoscienza, Ryan Wratch aprì gli occhi. O più precisamente, avvolse in strette pieghe duecento minuscoli diaframmi di spesso tessuto marrone purpureo, e subito capì che stava guardando un mondo nuovo.
Per venti secondi, Wratch fissò il delirio reso tangibile, la follia oltre ogni espressione. Udì un acuto staccato che sentiva in qualche modo di dover riconoscere. Poi il suo cervello si rilassò, si lasciò andare. Wratch perse di nuovo conoscenza.
Il dottor Plogetz, basso e tarchiato, con una faccia rosea e liscia e i capelli bianchi, si raddrizzò dalla creatura sul tavolo e appoggiò il platiscopio munito di lenti.
Si rivolse all’uomo in uniforme grigioverde, che portava appena sopra al gomito i tre soli d’oro raggiati di Comandante di Settore. Il Comandante era un uomo sottile, dalla carnagione scura e l’aspetto duro, con un’espressione piuttosto rigorosa e priva di senso dell’umorismo.
«Organicamente, ogni cosa è in eccellente forma,» disse il dottore. «Le connessioni nervose si sono cicatrizzate, gli adattatori sanguigni funzionano splendidamente…»
Si interruppe quando la nera forma aliena sul tavolo imbottito — una creatura con una grossa testa simile a quella di un insetto, un lungo carapace nero che le copriva il dorso come un mantello, e zampe insolitamente articolate — mosse uno degli arti che dovevano fungere da braccia, tentacoli gommosi con le parti inferiori chiazzate di grigio e lembi di pelle grigiastra che dovevano essere le dita.
Il dottor Plogetz riprese il platiscopio, ispezionò gli organi all’interno del torace chitinoso.
«Riflesso,» mormorò. «Come stavo dicendo, non c’è dubbio che organicamente sia una creatura sana e robusta. Psicologicamente,» strinse le labbra, «naturalmente è troppo presto per azzardare delle ipotesi.»
Il Comandante di Settore Sandion fece un cenno di assenso con la testa.
«E quando la creatura, o l’uomo dovrei dire, riprenderà conoscenza?»
Il dottor Plogetz premette un bottone sul cinturino. Una voce risuonò dal minuscolo altoparlante.
«Sì, dottore?»
«Portami una mascherina di sonfrano… vediamo… numero ventisei, all’incirca.» Poi disse a Sandion: «Gli darò uno stimolante, per fargli riprendere subito i sensi. Ma prima…»
Entrò un’infermiera — un’infermiera coi capelli scuri e gli occhi azzurri, molto bella — portando una mascherina.
«Adesso, signorina Elder,» disse il dottor Plogetz, «la sistemi completamente intorno alla fessura ottica. Stia attenta a non stringere quelle piccole branchie sul lato della testa.»
Plogetz trasse un profondo respiro prima di continuare con la sua spiegazione.
«Voglio minimizzare il trauma sul cervello,» disse il dottore. «Le immagini visive saranno senza dubbio confuse, come minimo. Lo spettro ottico di un Phalid, ricordati, è due volte più lungo, il campo visivo tre o quattro volte più ampio di quello dell’essere umano medio. Ha duecento occhi, e le impressioni di duecento unità ottiche separate devono essere coordinate e amalgamate. Un cervello umano concilia due immagini, ma è dubbio se sia in grado di fare lo stesso con duecento. Ecco perché abbiamo lasciato intatta una piccola parte del cervello precedente della creatura, il nodulo che coordina le varie immagini.» A questo punto Plogetz fece una pausa lunga abbastanza da rivolgere un’occhiata di apprezzamento alla complessa testa nera.
«Pur con questo aiuto, la vista di Wratch sarà un’esperienza nuova e fantastica,» rifletté. «Il risultato di tutte le immagini viste attraverso gli occhi di un Phalid e amalgamate da quella piccola parte di cervello di Phalid sarà qualcosa di mai concepito dalla mente umana.»