Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Crociata spaziale [The High Crusade - it]
Crociata spaziale [The High Crusade - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
1 ... 23 24 25 26 27 28 29 30 31 ... 43
Перейти на страницу:

«Questi nuovi prigionieri sono fuori di ogni mia possibilità di intervento,» gli dissi, «ma avverti i tuoi fratelli di Ganturath che prima che il Barone possa annientarli, dovrà tagliarmi la testa.»

Il Wersgor mi rivolse uno sguardo incuriosito.

«Perché ti preoccupi tanto per la nostra sorte?», mi chiese.

«Che Iddio mi aiuti!», risposi. «Non lo so; forse perché anche voi siete Sue creature.»

La notizia di questo colloquio arrivò alle orecchie del mio Signore che mi chiamò nella tenda che ora usava invece del padiglione. Vidi che le radure rigurgitavano di prigionieri che si aggiravano come anime in pena, levando lamenti terrorizzati sotto la minaccia delle armi inglesi. La loro presenza, però, ci faceva da scudo; infatti anche se ora la discesa delle navi aeree doveva avere rivelato la nostra posizione con sufficiente approssimazione agli ingranditori di Huruga, Sir Roger aveva provveduto a far sapere con esattezza al Governatore quanto era successo. Quando vedevo, però, le madri dalla pelle azzurra che si stringevano al seno i loro cucciolotti piangenti, mi sentivo strìngere il cuore.

Il Barone sedeva su uno sgabello e divorava a morsi un cosciotto di manzo. Luci ed ombre che filtravano dalle foglie gli proiettavano un disegno a macchie sul viso.

«Cos’è questa faccenda?», si mise a gridare.

«Ti sei tanto affezionato a quei brutti musi da non permettermi di decidere il destino di quelli che abbiamo catturato a Ganturath?»

Mi irrigidii, inarcando le mìe spalle ossute.

«Se proprio non vi sovviene altro, Milord,» gli dissi con fermezza, «pensate a quanto una simile azione potrebbe pregiudicare la vostra anima.»

«Cosa?» Il Barone inarcò le sopracciglia. «Quando mai è stato proibito liberare i prigionieri?»

Questa volta fu il mio turno di rimanere a bocca aperta. Sir Roger si batté una manata sulla coscia, ridacchiando divertito.

«Ne tratterremo solo qualcuno, come Branithar e gli artigiani che ci sono utili. Tutti gli altri li accompagneremo a Darova. Migliaia e migliaia. Non pensi che il cuore di Huruga si scioglierà per la gratitudine?»

Rimasi come una statua di sale nell’erba alta ed in piena luce del sole mentre attorno a me risuonavano grasse risate.

Così, pungolati dai lazzi e dalle lance dei nostri uomini, quella folla innumerevole si avviò incespicando tra ruscelli e macchioni finché alla fine non emerse su un tratto di terra sgombra e si vide la lontana massa di Darova. Qualcuno si avventurò a uscire dalla massa, timoroso.

Gli Inglesi si appoggiarono sorridendo sulle loro armi. Un Wersgor cominciò a correre. Nessuno gli sparò contro. Un altro ruppe i ranghi e lo seguì, poi un altro ancora. Alla fine l’intera massa dei musi azzurri si mise a correre verso la fortezza.

Quella sera Huruga si arrese.

«Non è stato difficile,» osservò Sir Roger con una risatina. «Lo avevo imbottigliato laggiù. Dubitavo che avesse maggiori provviste dello stretto necessario, perché l’arte dell’assedio deve essere ormai andata perduta in questo paese. Così, prima gli ho dimostrato che potevo mettere a ferro e fuoco tutto quanto il suo pianeta, cosa di cui avrebbe dovuto comunque rispondere alla fine, anche nel caso che noi fossimo stati sconfitti, poi gli ho dato tutte quelle bocche in più da sfamare.»

Mi batté una mano sulla spalla. Quando mi fui rialzato e ripulito dalla polvere mi disse:

«Bene, Fratello Parvus, adesso che siamo padroni di questo mondo, ti piacerebbe essere a capo della tua prima Abbazia?»

CAPITOLO XV

Naturalmente non mi fu possibile accettare una simile offerta. A parte le ovvie difficoltà relative alla consacrazione, spero di sapere qual è il mio umile posto nella vita. E poi, a questo stadio delle cose, erano tutte chiacchiere e basta. Avevamo troppo da fare per offrire a Dio qualcosa più di una Messa di Ringraziamento.

Lasciammo liberi quasi tutti i Wersgorix che avevamo ricatturato, e Sir Roger trasmise attraverso un potente telecomunicatore un proclama a Tharixan, col quale ordinò ad ogni grande proprietario terriero di quelle zone che ancora non erano state devastate, di venire a rendere atto di sottomissione e portare via con sé molti di coloro che erano rimasti senza casa.

La lezione che aveva impartito era stata così severa che, nei giorni seguenti, fu tutto un susseguirsi di musi azzurri venuti a rendere omaggio. Io dovetti occuparmi di loro e dimenticai perfino cosa fosse il sonno. Per la maggior parte, però, si trattava di gente molto mansueta. Invero questa razza aveva regnato suprema tra le stelle per tanto di quel tempo, che ormai solo i suoi soldati avevano occasione di acquisire un virile sprezzo della morte. Dopo di loro seguirono i borghesi ed i piccoli proprietari terrieri, i quali del resto erano così abituati ad avere sopra di loro un governo onnipotente che non si sognarono mai neppure di pensare possibile una rivolta.

In questo periodo, Sir Roger rivolse la maggior parte della propria attenzione all’addestramento dei suoi uomini nelle attività del forte. Poiché le macchine del castello erano semplicissime da manovrare, come in effetti la maggior parte delle macchine wersgoriane, in breve fu in grado di disporre alla difesa di Darova donne, bambini, servi e vecchi, i quali adesso sarebbero stati in grado, almeno per un certo tempo, di opporre resistenza a qualsiasi attacco. Coloro che invece si dimostrarono assolutamente incapaci di affrontare la diabolica arte della difesa, che consisteva nel leggere misuratori, premere pulsanti e girare manopole, li trasferì a distanza di sicurezza su un’isola lontana perché si occupassero del bestiame.

Quando finalmente la nostra vecchia Ansby, trapiantata su quel lontano pianeta, fu in grado di difendersi, il Barone raccolse nuovamente i suoi uomini per condurre un’altra spedizione nei cieli. A me espose la sua idea in anticipo: fino a quel momento ero ancora l’unico a parlare con scorrevolezza la lingua wersgoriana sebbene Branithar, con l’assistenza di Padre Simon, stesse già istruendo rapidamente altra gente.

«Finora ce la siamo cavata molto bene, Fratello Parvus,» mi dichiarò Sir Roger, «ma da soli non riusciremo mai a respingere l’armata che i Wersgorix stanno raccogliendo contro di noi. Ormai spero che tu abbia imparato a fondo la loro scrittura e la loro numerologia, almeno abbastanza da poter sorvegliare un Navigatore locale perché non ci porti dove non vogliamo andare.»

«In effetti ho studiato un poco i princìpi delle loro mappe stellari, Milord,» gli risposi, «sebbene in verità essi non impieghino delle vere e proprie carte ma solo colonne di numeri. Inoltre, a bordo delle astronavi, i Wersgorix non hanno timonieri umani, perché istruiscono un pilota artificiale all’inizio del viaggio e poi è questo homunculus che manovra tutto il vascello.»

«Questo purtroppo lo sapevo bene!», grugnì Sir Roger. «È stato appunto così che Branithar ci ha ingannati la prima volta portandoci qui! Un cane pericoloso, ma troppo utile per ucciderlo. Sono ben felice di non averlo a bordo in questo viaggio; anche se non mi sento affatto tranquillo a lasciarlo a Darova…»

«Ma dove siete diretto, Milord?», lo interruppi.

«Oh, sì, il mio viaggio.» Si strofinò con le nocche gli occhi arrossati per la stanchezza. «Ci sono altri popoli oltre i Wersgorix. Nazioni stellari di rango inferiore che temono il giorno in cui questi demoni azzurri decideranno di eliminarle. Andrò a cercare alleati.»

Era una mossa assolutamente ovvia, ma esitai.

«Bè?», fece Sir Roger. «Che ti rode adesso?»

«Se queste nazioni non sono ancora scese in guerra,» osservai debolmente, «perché l’arrivo di pochi selvaggi arretrati come noi dovrebbe spingerle a farlo?»

«Adesso fai attenzione, Fratello Parvus!», sbottò Sir Roger. «Sono stufo di sentirti piagnucolare su quanto siamo ignoranti e deboli. Noi conosciamo la vera Fede, no? Inoltre, e questo potrebbe essere ancora più importante, mentre le macchine da guerra cambiano nel corso dei secoli, rivalità ed intrighi qui non mi sembrano più raffinati di quelli che conoscevamo a casa nostra. Non è detto solo perché usiamo armi diverse, noi siamo dei selvaggi.»

1 ... 23 24 25 26 27 28 29 30 31 ... 43
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)