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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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Rimasero seduti in silenzio ad aspettare. Nessuno dei due sapeva quanto sarebbe durata l’attesa. Nel silenzio sentivano rumori venire dalla tenda più grande, infine esplose come un colpo di tuono la voce di Tubber.

Nefertiti Tubber fece per parlare, ma Ed la interruppe. «Lo so» disse «sta parlando nell’ira.»

Lei annuì senza parlare.

La voce di Tubber giunse al parossismo.

«Il potere» mormorò Ed, disperato. «E io che morivo dalla voglia di vedere il nuovo successo Il ritorno di Ben Hur

Aveva indovinato. Oh, sì, aveva indovinato. Proprio indovinato.

Ne ebbe la prova nell’istante in cui rientrava a Kingsburg con la sua piccola Volksair. Per la prima volta in vita sua, Ed Wonder fu testimone di un linciaggio. Una folla urlante, caotica, carica d’odio, che si agitava come un esercito di formiche intorno a un bruco. Uno gridava: “Trovate una fune!”. Un altro urlava: “Un albero per attaccare la fune!”. Controurlo di un terzo: “Basta un lampione!”. In un punto imprecisato, verso il centro, la vittima urlava terrorizzata e si dibatteva nella stretta di tre individui con gli occhi spiritati e l’espressione sanguinaria, che sembravano i capi della sommossa, se si può dire che una folla in tumulto abbia dei capi.

Ed avrebbe potuto andarsene. Tutti i suoi istinti, la sua repulsione alla violenza fisica, gli dicevano di allontanarsi al più presto possibile, di scappare, e in fretta, di preoccuparsi solo della propria salvezza. Ma lo stesso fascino fantastico dell’azione lo costrinse a fermarsi, come abbacinato.

Scese con la vettura fino al piano stradale e si fermò a guardare allucinato.

Dovevano essere almeno in cinquecento, e la loro rabbia era frenetica. Le urla bestiali, gli strilli laceranti delle donne… tutto contribuiva a dare alla scena un aspetto tragicamente insensato.

A un uomo che si precipitava nella calca Ed chiese urlando a pieni polmoni: «Ehi, che cosa diavolo succede? Dov’è la polizia?»

«L’abbiamo cacciata!» gridò in risposta il pedone esaltato, e scomparve nella mischia.

Ed Wonder continuava a guardare.

«I selvaggi sono un po’ eccitati stasera, non ti pare?» disse una voce accanto a lui. «Andiamo, Piccolo Ed, facciamoci sotto. Uccideranno quel povero bastardo.»

Ed girò la testa di scatto e vide Buzz De Kemp. Tornò a fissare la folla urlante. «Pensi che sia diventato pazzo del tutto?» disse. Lo stomaco gli si era strizzato per paura al solo pensiero di avvicinarsi di un passo a quella furia umana.

«Bisogna pur fare qualcosa per quel poveretto» grugnì Buzz. Il giornalista si tolse il sigaro di bocca e lo gettò in un tombino. «A star qui non si combina niente.» Si avviò verso la calca.

Ed Wonder volteggiò al di sopra del muso della Volksair e lo seguì per qualche passo. «Buzz! Ragiona!» L’altro non si voltò nemmeno e scomparve nella folla in tumulto.

Ed afferrò per un braccio la persona che gli stava più vicino e che pareva osservare piuttosto che prendere parte al linciaggio.

«Cosa sta succedendo?» gli domandò. Da lontano giunse l’ululato della sirena dei pompieri.

L’altro si liberò dalla stretta della mano e guardò Wonder. «È l’operatore del cinema!» gridò per sopraffare il fragore. «La gente ha fatto la coda per ore, poi quello salta fuori a dire che il proiettore è scassato e lui non può ripararlo.»

Ed Wonder lo guardò interdetto. «Vuole dire che impiccano quell’uomo perché il proiettore si è rotto? Ma nessuno è così pazzo!»

L’altro rispose sulle difensive: «Forse non capisce bene, amico. Sembra che tutti siano sull’orlo di un abisso. Questa gente aspettava di poter entrare a vedere il film, alcuni erano in fila da molte ore. E quel figlio di buona donna fa a pezzi il proiettore.»

In quel momento accadde a Ed Wonder una cosa che avrebbe poi avuto molta difficoltà a spiegare. Sentì scattare qualcosa dentro di sé. La sua mente, improvvisamente liberata dal terrore della folla, lo spinse a compiere un atto che due minuti prima non si sarebbe nemmeno immaginato. Cominciò a farsi strada a spallate fra la folla, sulle orme di Buzz, cercando di arrivare al centro del gruppo.

Come in un sogno sentiva la propria voce urlare a pieni polmoni. «Lui non c’entra. Non è colpa sua! È come la radio e la TV! È così in tutto il mondo. Tutti i proiettori cinematografici sono fuori uso. Non è colpa sua! Il cinema non funziona più! Il cinema non esiste più!»

Sembrava impossibile, ma in quel modo riuscì ad aprirsi un varco in mezzo a quegli ossessi urlanti fino al centro dove i tre corpulenti aguzzini stavano trascinando la loro vittima verso il lampione più vicino. Avevano già trovato la fune per impiccarlo.

Sentì la voce venirgli meno mentre ancora cercava di vincere le urla della folla impazzita. «Non è colpa sua! Il cinema non funziona più!»

Uno dei tre esaltati lo scaraventò a terra con una gomitata. Chissà dov’era De Kemp in quel momento, si domandò mentre si rialzava faticosamente e si slanciava in avanti ad afferrare l’operatore ormai completamente paralizzato davanti alla prospettiva della fine. «Non è colpa sua! Il cinema non funziona più!»

Fu in quell’istante che li investì il getto degli idranti.

14

Helen Fontaine e Buzz De Kemp riuscirono a tirarlo fuori versando la cauzione poco prima di mezzogiorno, il giorno successivo.

Buzz mise per primo la testa nella cella; ghignava dietro il sigaro e teneva in mano una Polaroid-Leica nuova di zecca. Aveva un cerotto sopra l’occhio destro, e questo gli conferiva un aspetto ancora più piratesco del solito.

«Buzz!» esplose Ed. «Tirami subito fuori di qua!»

«Un momento di pazienza» gli disse Buzz. Mise a fuoco l’obiettivo della macchina fotografica e scattò tre o quattro istantanee. «Se mi va bene, riuscirò a metterti in prima pagina» disse felice. «Impiegato della stazione radio spinge folla al linciaggio. Che te ne pare?»

«Oh, piantala, Buzz» disse Helen comparendo da dietro le sue spalle. Squadrò Ed dentro la cella e scosse la testa in segno di disapprovazione. «Che cosa è successo al nostro elegantone?» domandò. «Mai mi sarei aspettata di vedere la cravatta del Piccolo Ed Wonder fuori posto.»

«Mi prendete anche in giro!» reagì Ed. «“Seguimi” mi dice Buzz De Kemp “andiamo a salvare l’operatore del cinema.” Arrivano i nostri! E via che parte come la cavalleria che appare all’ultimo istante al sommo della collina. Splendido eroismo. Lui scompare e io quasi annego sotto gli idranti dei pompieri, poi arriva la polizia e mi schiaffa dentro.»

Buzz lo guardò con aria strana. «Piccolo Ed, ti ho sentito gridare che tutti i proiettori cinematografici erano fuori uso. Ma come lo sapevi? Non era passato nemmeno un quarto d’ora da quando era cominciato. Le telescriventi non avevano ancora dato alcun annuncio.»

«Tiratemi fuori di qui» ripeté Ed. «Come credi che facessi a saperlo? Non fare domande idiote.»

Un secondino in uniforme comparve con un mazzo di chiavi e aprì la porta a sbarre della cella. «Andiamo» disse a Ed. «Ti hanno tirato fuori dai guai.»

Buzz riprese: «Allora tu eri là quando ha scagliato la nuova maledizione, eh?»

«Nuova maledizione?» domandò Helen.

«E che altro?» rispose Buzz. «Ezechiele Giosuè Tubber ha colpito di nuovo. Prima attacca a tutte le donne un’allergia contro cosmetici e straccetti di lusso. Poi rovescia il suo sortilegio sulla radio e la televisione. Ora, improvvisamente, le immagini proiettate sugli schermi cinematografici hanno una singolare persistenza; ci vuole almeno un ottavo di secondo prima che scompaiano, e così si vedono immagini sovrapposte. Il disturbo non interferisce con la proiezione di diapositive, ma il movimento è reso impossibile.»

Erano giunti all’ufficio del sottufficiale di turno; Ed si riprese gli oggetti personali che gli avevano tolto. La sua situazione fu chiarita immediatamente. Formalmente, era in libertà su cauzione. In realtà Buzz avrebbe sostenuto la sua causa sul giornale e la polizia avrebbe ritirato la denuncia. Se per qualche strana ragione l’accordo non funzionava, Helen avrebbe mosso qualche pedina tramite suo padre. Ed, personalmente, era dell’avviso che l’unica circostanza in cui Jensen Fontaine avrebbe mosso qualche pedina per lui sarebbe stata per farlo andare in prigione, non per tirarlo fuori. Comunque…

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