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Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
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Avevamo volato in direzione del sole e l’alba tingeva di rosa il cielo dietro gli edifici. Questi erano solo dieci strutture basse e arrotondate di pietra fusa, con le mura sufficientemente solide da resistere a qualsiasi colpo. Gli edifici erano collegati l’un l’altro con gallerie rinforzate.

In effetti, quasi tutto quel castello era profondamente sepolto nel sottosuolo, autonomo quanto un’astronave; vidi un anello esterno di gigantesche bombarde e lancia proiettili, che si affacciavano con le loro bocche da postazioni interrate. Lo schermo d’energia era sollevato, simile alla satanica parodia di un’aureola. Tutto questo però appariva solo un contorno delle difese della fortezza stessa. Nessun’altra nave, tranne le nostre, era visibile.

Ormai io — come la maggior parte di noi — ero stato istruito su come usare il telecomunicatore. Lo sintonizzai finché sullo schermo non comparve l’immagine di un ufficiale wersgoriano. Anche lui aveva chiaramente cercato di sintonizzarsi con me, per cui avevamo perso diversi minuti. Il suo volto era pallido, quasi ceruleo, e deglutì diverse volte prima di riuscire a chiedere:

«Che cosa volete?»

Sir Roger si fece torvo. Con gli occhi cerchiati e iniettati di sangue su un viso stravolto dalla fatica, il suo aspetto era terribile. Dopo che ebbi tradotto, scattò:

«Huruga».

«Noi… noi non vi consegneremo mai il nostro grath. Ce l’ha ordinato lui stesso».

«Fratello Parvus, rispondi a quell’idiota che io voglio solo parlare col Duca! Voglio un colloquio. Ma questa gente non ha proprio idea di quali siano gli usi tra persone civili?»

Il Wersgor ci rivolse uno sguardo ferito dopo che gli ebbi riferito le parole esatte del mio Signore, ma parlò in una scatoletta e toccò una serie di pulsanti. La sua immagine fu sostituita da quella di Huruga.

Il Governatore si strofinò gli occhi per cancellare ogni traccia di sonno e disse col coraggio della disperazione:

«Non sperate di distruggere questo posto come avete fatto con gli altri. Darova è stata costruita appunto come un forte di tutta sicurezza. Il bombardamento più inteso potrebbe al più distruggere le costruzioni di superficie ma, se tenterete un assalto diretto, riempiremo l’aria e la terra di fuoco e di metallo.»

Sir Roger fece un cenno d’assenso.

«Ma per quanto riuscirete a mantenere un simile fuoco di sbarramento?», chiese con voce melliflua.

Huruga scoprì i denti aguzzi.

«Più a lungo di quanto possiate voi prolungare un assalto, animale!»

«Ciononostante,» mormorò Sir Roger, «io dubito che voi siate organizzati in modo da poter reggere ad un assedio.»

Per quest’ultima parola non riuscii a trovare un termine wersgoriano nel mio limitato vocabolario e Huruga parve avere difficoltà a comprendere le circonlocuzioni con cui cercai di esprimere il concetto. Quando gli spiegai perché impiegavo tanto tempo a tradurre, Sir Roger fece una smorfia soddisfatta.

«Proprio come sospettavo,» osservò. «Vedi Fratello Parvus, queste nazioni stellari hanno armi potenti quasi quanto la spada di San Michele, sono in grado di distruggere un’intera città con una sola granata, e possono trasformare in un deserto una contea intera con solo dieci di esse; ma, appunto per questo, come farebbero a protrarre a lungo le loro battaglie? Eh? Quel castello laggiù è costruito per sopportare i colpi più micidiali, ma un assedio? Non direi proprio!»

Quindi, rivolto allo schermo, disse:

«Io mi sistemerò vicino a voi e vi terrò sotto sorveglianza. Al primo segno di vita provenienti dal vostro castello, aprirò il fuoco. Perciò i vostri uomini faranno meglio a non muoversi da sotto terra. In qualunque momento vogliate arrendervi, potrete chiamarmi col telecomunicatore, ed io sarò ben lieto di applicare nei vostri confronti le usanze di guerra.»

Huruga sogghignò ed io quasi lessi i pensieri che passavano per la mente di quel brutto muso.

Che gli Inglesi si accomodassero pure là fuori, intanto che l’armata vendicatrice era in cammino! Poi spense lo schermo.

Trovammo un buon punto per accamparci, ben oltre la linea dell’orizzonte, in una valle profonda e ben riparata attraverso la quale scorreva un fiume fresco e limpido, pieno di pesci. Tutta la foresta era interrotta a tratti da prati; la selvaggina era abbondante e gli uomini che non erano di servizio furono lasciati liberi di andare a caccia. Per la prima volta in quei giorni, vidi l’allegria tornare a fiorire tra la nostra gente.

Sir Roger non si concesse requie. Forse non osava, perché Lady Catherine aveva lasciato i bambini con una istitutrice e si recava tra gli arcieri con Sir Owain. Mai soli, perché stavano ben attenti a salvare le formalità, ma bastava che suo marito li scorgesse perché, si voltasse a lanciare qualche ordine con voce ringhiante alla persona più vicina.

Il nostro campo, nascosto nella foresta ed a quella distanza, era abbastanza al sicuro da granate e proiettili di ogni tipo, anche perché le tende, le tettoie, le armi e gli attrezzi, non formavano una concentrazione di metallo sufficiente ad essere individuata dai rilevatori magnetici wersgoriani. In quanto alle navi volanti che tenevano sotto sorveglianza Darova, atterravano sempre da qualche altra parte.

Naturalmente tenevamo sempre carichi i trabucchi, nel caso la fortezza mostrasse qualche traccia di attività, ma Huruga si accontentava di aspettare passivamente. A volte, qualche audace vascello nemico ci passava sopra la testa, proveniente da qualche altro punto del pianeta, ma senza riuscire a trovare un bersaglio per i propri esplosivi, ed una nostra pattuglia lo costringeva rapidamente ad allontarsi.

Per tutto questo tempo, la maggior parte delle nostre forze, le grandi navi, i cannoni ed i carri da guerra, si trovavano altrove. Io stesso non vidi la caccia che intraprese Sir Roger, perché rimasi al campo tutto preso dal problema di imparare meglio il Wersgoriano, mentre insegnavo a Branithar l’Inglese. Cominciai anche corsi di lingua wersgoriana per alcuni dei nostri ragazzi più intelligenti. E, del resto, non avevo nessun desiderio di partecipare alla spedizione del Barone.

Lui aveva astronavi e navi volanti. Aveva bombarde che lanciavano sia fiamme che granate. Aveva qualche poderosa macchina tartaruga, ed aveva centinaia di carri da battaglia leggeri, scoperti su cui aveva appeso scudi e gagliardetti, assegnando ad ognuno un equipaggio di un cavaliere e quattro armigeri. E si era messo a scorazzare per il continente a scopo di saccheggio.

Nessun centro isolato riusciva a resistere ai suoi attacchi. Dovunque passasse, seguivano il saccheggio e l’incendio delle proprietà, e lasciava dietro di sé solo desolazione. Uccise molti Wersgorix, ma non più del necessario; gli altri li fece prigionieri e li ficcò dentro le grandi navi da trasporto.

Qualche volta, alcuni proprietari terrieri ed agricoltori cercarono di opporre resistenza, ma erano armati di sole armi portatili e la sua gente li travolse per poi dar loro la caccia attraverso i campi. Gli ci vollero solo pochi giorni e poche notti per devastare l’intero continente, poi fece una rapida puntata al di là dell’oceano; bombardò e incendiò tutto quello che gli capitò a tiro, e ritornò indietro.

A me sembrò un crudele massacro, anche se non peggiore di quanto questo Impero aveva fatto a tanti altri mondi. Comunque, devo ammettere di non avere mai compreso la logica di simili imprese. Certo, ciò che fece Sir Roger era pratica comune in Europa contro province ribelli e nazioni straniere nemiche, tuttavia quando rientrò al campo ed i suoi uomini scesero barcollando dalle navi carichi di gioielli, di ricche stoffe, di argento e oro, ubriachi di liquori rubati e tronfi per tutto ciò che avevano fatto, andai da Branithar.

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