I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
Però, questo dispositivo conduttore, abbiamo la stessa cosa sulla Terra. Stesso disegno, identico… strano. Una di quelle coincidenze insolite che si notano quando si va avanti e indietro da un mondo all’altro… Mio Dio, il tempo. Guardò l’orologio. Cinque secondi.
Ma non correva un pericolo immediato. Il robot aveva parecchio da riferire. «Archiviato sotto indici di risolubilità esiste un certo numero di situazioni in cui due unità di una sostanza e due unità di un’altra sostanza, mischiate, risultano in tre unità di una sostanza finale. Questi casi non sono rigorosi, e possono venire accantonati. Comunque nel caso di…» La voce si lanciò in una monotona terminologia matematica che per Allixter non significava nulla.
Ascoltò per cinque minuti, ma il fluire di simboli non dava segno di finire. Continuando a prestarvi attenzione con metà orecchio, si mise a camminare avanti e indietro studiando la stanza. Le piastrelle rosse del pavimento erano di una sostanza gommosa, posata con precisione microscopica.
Allixter ne tagliò una scheggia con il coltello e la lasciò cadere nella borsa. Gli avrebbe fruttato una fortuna, una volta tornato sulla Terra, gommaresistente al fluoro. Le sue dita urtarono un oggetto duro e rotondo, una forma non familiare. La tirò fuori.
Ah, il piccolo cristallo marino che brillava con una luminosità così affascinante. Solo ventiquattro ore prima aveva raccolto quella piccola sfera sulla spiaggia di — che pianeta era? — e adesso… Allixter sorrise amaramente. Mille franchi al mese per fare da balia a un robot impazzito fino alla guarigione, per vagabondare su uno strano pianeta grigio in cerca del teletrasporto che lo riportasse sulla Terra. Poteva essere sottoterra, poteva essere diecimila miglia a nord, a est, a sud, a ovest.
Vide la porta. Era rimasta leggermente socchiusa. Si avvicinò per spalancarla. Se le cose si fossero messe male avrebbe potuto ritirarsi. La porta si mosse, e si chiuse con uno scatto.
Allixter imprecò. Piccoli demoni traditori! Nella stanza c’era silenzio. Si rese conto che la voce si era fermata. Al suo posto risuonò un forte sibilo.
Si contrasse angosciato. «Cosa succede?»
La sua stessa voce dall’altoparlante disse: «Il sistema di protezione è stato attivato. Stai per essere soffocato da un’atmosfera di azoto puro.»
«Capisco,» disse Allixter. Tastò con cautela la superficie della pellicola ad aria. «Non mi va di venire ucciso. Forse faremmo meglio a concentrarci su…»
Un’esplosione scosse il macchinario, e fece vibrare Allixter dalla testa ai piedi. All’esterno udì gli squittii angosciati degli indigeni. «Buon Dio, cos’è questo?»
«Il programma di spazzamento e semplificazione rurale, disinibito dalle precauzioni di sicurezza, sta livellando inutili resti di operazioni concluse. Un grande numero di fabbricati e…» la voce ronzò e gorgogliò. «Nessuna parola in archivio per il concetto. Gli impianti industriali dei Plag vengono distrutti, in archivio non c’è nessun ordine che si opponga alla demolizione…»
«Per l’amor di Dio non distruggere il teletrasporto,» disse Allixter in fretta. «È con quello che devo ritornare a casa!»
«Ordini sistemati in archivio appropriato,» disse la voce secca.
«Faremo meglio a rimettere in funzione il tuo circuito inibitore prima…» Un crepitio di esplosioni come la scarica di una filza di petardi lo interruppe bruscamente. Allixter continuò con voce scossa: «Stavo dicendo, prima che tu faccia davvero del male.»
Allixter chiese: «Qual è il modo più veloce in cui il circuito può essere rimesso in condizioni operative?»
Il robot rispose: «L’unità di manutenzione è programmata per aggiustare, sintonizzare, lubrificare e sostituire le parti usurate del circuito in quattro punto tre sei minuti. Un meccanico Plag può portare a termine lo stesso lavoro in ventisei ore.»
Allixter guardò accigliato l’unità di riparazione mobile. «Qual è il modo migliore per far funzionare la macchina riparatrice?»
«Nessun dato sull’estensione del danno.»
«Sei un bel robot,» disse Allixter con sarcasmo, «non sai nemmeno cosa succede davanti a tuo naso.»
C’era forse una traccia di mordacità quasi umana nella risposta? «Il sistema ottico della macchina non può penetrare il pannello opaco.»
«Fino a che punto della guida puoi vedere?»
«Un raggio due punto sei sette, come indicato in caratteri bianchi, è ottimale.»
Allixter tirò su col naso. «Non so leggere quei caratteri. Sono nella scrittura dei Plag.»
«Informazione opportunamente archiviata,» fu l’atono riconoscimento.
«Adesso sposto l’unità,» disse Allixter. «Dimmi dove puoi vederla. Nel frattempo,» disse pensosamente, «puoi compilare una lista di numeri primi terminanti nelle cifre sette nove sette.»
L’altoparlante emise un suono belante che una volta di più sembrava avere sfumature quasi umane. Allixter appoggiò la spalla contro l’unità mobile.
L’unità si mosse lentamente lungo la guida. Finalmente l’altoparlante disse: «Ottimale.» Poi: «La lista dei primi cento numeri primi terminanti nelle cifre date è la seguente…»
«Archiviali,» disse Allixter. «Fai attenzione a questa macchina. E non cercare di uccidermi mentre sono impegnato. Sei d’accordo?»
La voce atona disse: «Il meccanismo di protezione agisce indipendentemente.»
«Okay,» disse Allixter. «Sembra che la matematica ti interessi. Prova a fare una lista di numeri primi che moltiplicati per i numeri primi immediatamente precedenti e susseguenti, diano un prodotto che elevato alla sesta potenza, e diviso per sette omettendo il resto, dia un numero primo terminante nelle cifre uno uno uno.»
L’altoparlante singhiozzò e brontolò.
«Questi calcoli verranno effettuati,» disse Allixter, «quando la tua attenzione non sarà concentrata sul lavoro di riparazione. Ora, cosa devo fare per prima cosa?»
«Rimuovi i pannelli su entrambi i lati.»
Allixter obbedì.
«Togli il perno di mezzo pollice dalla banda di rame, tira via lo spillo dalla camma dell’asse, taglia la saldatura del morsetto portante…»
La macchina era ben lubrificata, ben progettata. Dopo mezz’ora di lavoro, Allixter scoprì la causa dell’avaria: un’articolazione a L che si era bloccata alla giuntura.
«Fai scattare all’indietro le spirali doppie con l’attrezzo nell’angolo del vassoio. Stringi l’asse con il morsetto, gira di novanta gradi; i rebbi si separeranno, rilasciando la parte rotta.»
Allixter fece come gli era stato ordinato, e la parte offesa venne via.
«Il materiale è tutto standardizzato,» disse la macchina. «L’articolazione di ricambio si trova nel terzo armadietto dalla parte opposta della stanza.»
«Tieniti impegnato con quella listarella di numeri mentre vado a prendere il supporto,» disse Allixter.
Il dispositivo di memoria ha una capacità di otto bilioni di cifre,» annunciò il robot. «Il dispositivo adesso è pieno a metà.»
«Quando il dispositivo è pieno scaricalo e ricomincia da capo.»
«Istruzioni archiviate.»
Allixter attraversò il pavimento, passò vicino al corpo accartocciato del Plag. Con improvvisa curiosità lo rigirò con la punta del piede, e lo guardò in faccia. Era definitamente umano in tutte le caratteristiche primarie, anche se il naso e il mento erano lunghi e bitorzoluti, la pelle di un giallo peculiare da gallina spennata, i capelli come lana di acciaio. La creatura indossava un indumento di velluto verde scuro, lucido e smagliante dove la luce lo colpiva direttamente.
«Questo è strano,» disse Allixter fra sé tirando un anellino di metallo. «Una cerniera. La prima che vedo su un indumento extraterrestre. Ora se solo fosse equipaggiato con qualcosa di meglio, potrei portarlo indietro, brevettarlo, tirarne fuori un milione, e poi quando il Capo dirà: «Fai questa dannata commissione, aggiusta quel dannato teletrasporto, pulisci il naso a quel morto di fame di un Mafekinasian,» io gli risponderò: «Capo, quei mille franchi con i quali mi insulti tutti i mesi…»«