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Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]

Электронная книга - «Ed egli maledisse lo scandalo [Earth Unaware - it]». Краткое содержание книги:

Definire insolito un romanzo di fantascienza, e raccomandarlo come tale ai lettori, può sembrare il colmo dell’ingenuità e del semplicismo. Eppure è proprio quest’aggettivo, insolito, che conviene prima di ogni altro al lungo e straordinario romanzo che presentiamo in questo numero di Natale: insolito per l’intreccio, d’una semplicità, e nello stesso tempo d’una sapienza unica nel dosaggio e nella progressione dei colpi di scena; insolito per l’acutezza dell’osservazione psicologica, superiore non solo a quella della fantascienza media, ma perfino a quella di uno specialista del «mordente» come Sheckley; insolito per la raffinatezza della scrittura, e per l’incredibile spigliatezza con cui affronta le situazioni «sociologiche» più sbalorditive, traendone effetti di un irresistibile realismo; insolito per un umorismo che, senza nuocere alla drammaticità della narrazione, arriva facilmente e senza parere, a vette di alta letteratura; insolito infine e soprattutto, per una carica fantastica che lo qualifica senz’altro, a nostro avviso, come il più nutrito e divertente di tutti i romanzi americani di fantascienza e non di fantascienza, tradotti in Italia quest’anno. Siamo doppiamente lieti, perciò, di poterlo presentare ai nostri Lettori col nostro «Buon Natale».
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«Potreste dirmi dove si trova la tenda?» domandò Ed paziente.

«Sì, certo» disse il secondo, evidentemente convinto dall’idea dell’amico e già pronto ad andarci lui stesso. «Segua la via principale fino al terzo incrocio, poi giri a destra e prosegua diritto fino al parco. Non può sbagliare.» L’ultima frase la gridò quando già si stava affrettando sulle orme del compagno, voltando la testa verso Ed.

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Ed seguì le indicazioni ricevute e alla fine arrivò al parco. Quei due tipi di prima sarebbero rimasti molto delusi: all’ingresso della tenda di Tubber c’era già una lunga coda. Era appena passato mezzogiorno, eppure si era già formata la ressa.

«Solo posti in piedi» mormorò Ed azionando la leva per l’atterraggio. Chissà se Tubber faceva spettacolo doppio. Parcheggiò e si avviò all’ingresso della tenda.

«Mettiti in fila, furbacchione. Aspetta il tuo turno» gli sibilò qualcuno alle spalle. Altre facce si voltarono verso di lui.

«Non sono venuto per sentire la predica» disse Ed in fretta. «Io…»

«Certo, certo, lo sappiamo, furbacchione. Mettiti in fila anche tu. Sto aspettando da due ore. Se cerchi di passarmi davanti, ti faccio volare a calci, hai capito?»

La minaccia di violenza fisica gli diede la solita stretta allo stomaco. Ed fece due passi indietro precipitosamente. Guardò sconcertato i due o tre seguaci di Tubber che cercavano di mantenere l’ordine.

«Tutti potranno udire la Voce della Verità» ripeteva continuamente uno di loro. «Ha abbreviato le prediche a mezz’ora per dare a tutti la possibilità di ascoltare, a turno. Tutti potranno udire la Voce della Verità.»

Uno di quelli in fila borbottò: «Mezz’ora! Sta dicendo che sono stato qui in piedi tutto questo tempo per uno spettacolo che dura solo mezz’ora?»

«Non è proprio uno spettacolo» buttò lì Ed Wonder. Tentare di entrare dall’ingresso principale era un’impresa che sarebbe durata ore. Per di più non era il modo migliore per raggiungere Tubber e parlargli. Doveva affrontare il profeta, se così lo si doveva chiamare, a tu per tu. La prospettiva lo attraeva sempre meno.

Girò intorno alla tenda e trovò che, dietro, come l’altra volta, c’era la tenda più piccola. Ed Wonder esitò. Proseguì oltre la tenda-abitazione. C’era un vecchio carro di quelli che si usavano un tempo in campagna, e un cavallo che pascolava tranquillamente.

Respirò profondamente e tornò deciso all’ingresso. Come si faceva a bussare all’uscio di una tenda?

Si schiarì la voce e chiamò: «Nessuno in casa?»

Sentì un movimento all’interno poi il telo che copriva l’entrata si aprì e apparve Nefertiti Tubber.

La ragazza lo guardò e arrossì. «Buongiorno, caro fratello» disse. E poi, d’un fiato: «Oh, Ed, mi dispiace per quello che è successo l’altra notte. Io… io avrei dovuto impedire a papà di… Io lo sapevo…»

«Le dispiace» ribatté Ed amaro. «Dispiace al mondo intero. Ma sa quello che è successo?»

Nefertiti annuì senza parlare.

«Glielo dirò io che cos’è successo» incominciò Ed.

Lei si guardò intorno, poi tenne aperto il lembo di tela che faceva da porta… «Per favore, entri, Edward.»

Ed la seguì. La tenda era sorprendentemente spaziosa e si divideva in tre ambienti, due dei quali disponevano di ingressi autonomi chiusi da lembi di tela. Dovevano essere le camere da letto, pensò Ed. L’ambiente più ampio era una combinazione di cucina, soggiorno e sala da pranzo, e aveva perfino un tappeto sul pavimento. Un tappeto di lana, fatto a mano, del tipo che Ed Wonder non aveva più visto dai primi anni della sua infanzia.

C’erano alcune sedie pieghevoli intorno a un tavolo; Nefertiti, sia pur esitando, accennò a Ed di sedersi. Ed accettò. Il fatto che Tubber non fosse presente gli dava coraggio.

Con voce d’accusa disse: «Lo sa, vero, che ogni stazione radio e TV di tutto il mondo è muta.»

Lei annuì. «L’ho scoperto appena un’ora fa. Sono scesa in città per ritirare della roba da un fedele che attualmente non risiede a Elisio.»

Ed lasciò perdere la seconda frase che suonava alle sue orecchie come una sciocchezza bella e buona e prese in considerazione solo la prima. «Ha visto quanta gente per strada?»

Lei fece di nuovo un cenno affermativo, con aria vacua.

«Da quanto tempo va avanti questa storia?»

Nefertiti capì benissimo quello che Ed voleva dire.

«Intende dire… il suo potere? Il potere di pronunciare la Parola?»

Ed chiuse gli occhi e assunse un’espressione esasperata. «Lasciamo da parte le frasi fiorite, per il momento. Che cosa fa suo padre?»

Lei lo guardò come se fosse la cosa più ovvia del mondo. «Esercita il potere e pronuncia la Parola. Ma di solito, naturalmente, solo quando è preso dalla sacra ira. Lei e il suo amico, Buzz De Kemp, lo avete fatto adirare. Come aveva fatto la prima volta Helen Fontaine.»

«È così semplice come dice, vero?»

«Non si arrabbi, caro fratello.» Corrugò la fronte, pensosa. «Prima non era mai successo su scala così vasta. Forse mio padre non era mai stato provocato tanto in passato.»

«Ma senta, come può fare queste cose?»

«Lui è la Voce della Verità, il profeta della Via di Elisio, il predestinato dalla Grande Madre.»

«Splendida risposta» mormorò Ed, sempre più spazientito. «Fai una domanda stupida e ti senti dare una risposta stupida.»

Involontariamente allungò una mano e l’appoggiò sul braccio della ragazza. «La prego, Nefertiti, è una questione importantissima.»

Gli occhi di Nefertiti si socchiusero e le sue labbra tremarono leggermente. Ed ritrasse subito la mano.

«Mi scusi.»

Nefertiti parlò con voce calda, gutturale. «Non c’era niente di male.»

Ed si schiarì la gola con un colpo di tosse. Chissà quanti anni aveva Nefertiti Tubber. Probabilmente non era mai stata toccata in vita sua dalla mano di un uomo, pensò Ed. Almeno, non da un uomo della sua età. Santo cielo, era incredibile a quell’epoca!

«Mi ascolti» riprese Ed. «Quando parlo con uno di voi ho l’impressione di entrare nella conversazione con una dozzina di battute di ritardo. Mi dica chiaramente: qual è l’obiettivo finale del suo vecchio, cioè, di suo padre? Che cosa vuol dire che il comunismo è una filosofia troppo blanda per lui? Non abbastanza radicale?»

Una voce disse alle spalle di Ed: «Ah, abbiamo un visitatore.»

Ed incassò la testa nelle spalle, in attesa che un fulmine gli si abbattesse addosso. Poi, lentamente, si voltò.

L’uomo che gli stava di fronte con un’espressione di profonda comprensione e tristezza sulla faccia sembrava pericoloso come una Vergine di Michelangelo nell’atto di cullare il bambino Gesù.

Ciononostante, Ed Wonder scattò in piedi. «Ah, buongiorno, signor… Oh, scusatemi, non signore… Ezechiele sì, caro fratello.»

«Buongiorno Edward.» Il profeta dalla barba grigia lo fissò negli occhi. «Cerca nuova luce che illumini la Via verso Elisio?» Il vecchio si lasciò cadere con un sospiro su una sedia pieghevole. Evidentemente non serbava alcun rancore per ciò che era avvenuto la sera della trasmissione.

Anche Nefertiti si era alzata. Attinse da un secchio un bicchiere d’acqua e lo offrì a suo padre. Ed notò che camminava, suo malgrado, come le donne malesi che aveva visto alla televisione: testa e spalle fieramente erette, anche se dolcemente ondeggianti.

«Ecco… ah, sì» cominciò Ed. «Argomento affascinante. Per quanto ne capisca io, lei persegue una specie di Utopia. Un…»

Ezechiele Giosuè Tubber corrugò la fronte. «Caro fratello, non ha compreso la Parola. Noi non cerchiamo un’Utopia. La società utopistica è per definizione perfetta, e le cose perfette automaticamente cessano di progredire; pertanto, la concezione stessa di Utopia è conservatrice, se non reazionaria. Questo è l’errore di molti, compresi i cosiddetti comunisti. Pensano che una volta raggiunta la loro terra promessa, ogni progresso si arresterà. Sciocchezze! La Grande Madre non conosce punto d’arrivo. La Via di Elisio è eterna!»

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