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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Vi riprenderà e vi distruggerà, pensò Rand. «Io porto il cambiamento» rispose tristemente Rand. «Non pace, ma tumulti.» La distruzione mi tallona ovunque, aggiunse mentalmente. Ci sarà mai un luogo che non spaccherò in due? «Quel che sarà, sarà, Rhuarc. Non posso cambiarlo.»

«Quel che sarà, sarà» mormorò l’Aiel dopo un momento.

Couladin ancora camminava avanti e indietro, gridando agli Aiel di glorie e conquiste, inconsapevole degli sguardi dei capiclan. Sevanna non guardava affatto Couladin, gli occhi verde chiaro erano concentrati sui capiclan con le labbra tese in una smorfia, il petto saliva e scendeva al ritmo del respiro ansioso. Doveva aver capito cosa significassero quegli sguardi silenziosi.

«Rand al’Thor» proclamò Bael ad alta voce, il nome si sovrappose alle grida di Couladin, interrompendo il boato della folla come una lama. Si fermò per schiarirsi la gola, voltando la testa come a cercare una via d’uscita da tutto questo. Couladin si voltò incrociando le braccia spavaldo, aspettandosi senza dubbio una sentenza di morte per l’abitante delle terre bagnate. L’alto capoclan respirò profondamente. «Rand al’Thor è il Car’a’carn. Rand al’Thor è Colui che viene con l’Alba.» Couladin sgranò gli occhi furioso e incredulo.

«Rand al’Thor è Colui che viene con l’Alba» annunciò Han dal viso raggrinzito, con la stessa riluttanza.

«Rand al’Thor è Colui che viene con l’Alba.» Questa frase provenne da Jheran cupo, e Erin ripeté: «Rand al’Thor è Colui che viene con l’Alba.»

«Rand al’Thor» proseguì Rhuarc «è Colui che viene con l’Alba.» A voce troppo bassa per essere trasportata oltre la sporgenza, aggiunse: «E che la Luce abbia pietà di noi.»

Il silenziò sembrò durare un’eternità. Quindi Couladin balzò dalla sporgenza ringhiando e afferrò una lancia da uno dei suoi Seia Doon, lanciandola dritta contro Rand. Mentre si muoveva per scendere, Adelin balzò sulla sporgenza e la punta della freccia trapassò lo scudo di cuoio facendola roteare.

Nella gola esplose il pandemonio, gli uomini gridavano e indicavano. Le altre Fanciulle Jindo balzarono assieme ad Adelin formando uno scudo per proteggere Rand. Sevanna era scesa per parlare con Couladin in modo concitato, appesa al braccio dell’uomo mentre cercava di guidare gli Shaido Occhi Neri contro le Fanciulle attorno a Rand. Heirn e un’altra dozzina di capi setta Taardad si unirono a Adelin con le lance pronte, ma altri gridavano forte. Mat si arrampicò brandendo la lancia dal manico nero con la lama marchiata dai corvi, gridando quelle che dovevano essere imprecazioni nella lingua antica. Rhuarc e gli altri capiclan alzarono le voci, cercando invano di restaurare l’ordine. La gola ribolliva come un calderone. Rand vide alcuni veli alzarsi. Una lancia guizzò colpendo qualcuno. Un’altra. Doveva fermare tutto questo.

Sì protese verso saidin, che fluì dentro di lui finché non gli sembrò di esplodere se prima non fosse bruciato, la sporcizia della contaminazione che si diffondeva in lui a congelargli le ossa. Il pensiero fluttuò fuori dal Vuoto, pensiero freddo. Acqua. Qui dove l’acqua era così scarsa gli Aiel ne parlavano sempre. Anche in questa aria secca c’era dell’acqua. Rand incanalò, senza sapere realmente cosa stesse facendo, e si protese alla cieca.

Un fulmine improvviso esplose sopra Alcair Dal e il vento si alzò da ogni direzione, ululando nella bocca della gola per soffocare le grida degli Aiel. Vento che portava tracce minute di acqua, sempre di più, fino a quando accadde qualcosa che nessun uomo qui aveva visto mai. Iniziò a piovere sommessamente. Il vento strideva e turbinava. I lampi selvaggi striavano il cielo. E la pioggia divenne sempre più forte, fino a diventare un acquazzone che scivolava oltre la prominenza, appiccicandogli i capelli alla testa e la camicia al corpo e nascondendo tutto ciò che si trovava a cinquanta passi di distanza.

Di colpo la pioggia smise di cadere su di lui, una cupola invisibile si aprì sopra la sua testa, spingendo lontano Mat e i Taardad. Attraverso la pioggia che colava sulle pareti della cupola riusciva a vedere a malapena Adelin che premeva quella superficie, cercando di entrare a forza per stare con lui.

«Tu, sciocco assoluto che giochi con questi altri sciocchi assoluti! Sprecando tutti i miei piani e i miei sforzi!»

L’acqua colò sul viso di Rand mentre si voltava per guardare Lanfear. L’abito bianco con la cintura d’argento era perfettamente asciutto, le onde nere dei capelli non erano toccate nemmeno da una sola goccia d’acqua, fra le stelle e la mezzaluna d’argento. Quei grandi occhi neri lo fissavano furiosi e la rabbia deformava quel volto bellissimo.

«Non mi aspettavo che ti saresti rivelata» le rispose tranquillo. Il Potere ancora lo colmava, cavalcava il torrente furioso aggrappandosi a esso con una disperazione che teneva lontana dalla voce. Non era necessario attingerne altro, bastava lasciarlo fluire fino ad avere la sensazione che le ossa si sarebbero ridotte in cenere. Non sapeva se la donna poteva schermarlo mentre saidin ruggiva attraverso di lui, ma lasciò che lo colmasse contro ogni possibilità. «So che non sei da sola. Dov’è lui?»

La bellissima bocca di Lanfear si tese. «Sapevo che si sarebbe fatto scoprire entrando nel tuo sogno. Sarei stata in grado di gestire la situazione se il panico...»

«Lo sapevo fin dall’inizio» la interruppe. «Me lo aspettavo dal giorno in cui ho lasciato la Pietra di Tear. Là fuori, dove ognuno poteva vedere, ero concentrato sul Rhuidean e gli Aiel. Credi che non mi aspettassi che alcuni di voi mi avrebbero inseguito? Ma la trappola è la mia, Lanfear, non la tua. Dov’è?» Quest’ultima parte fu un grido. Le emozioni slittavano incontrollabili attorno al Vuoto che lo saturava, il vuoto che non era vuoto, il vuoto colmato dal Potere.

«Se lo sapevi» scattò la donna «perché lo hai cacciato con quel parlare di compiere il tuo destino, di fare ciò che va fatto?» Il disprezzo pesava sulle parole come pietra. «Ho portato Asmodean con me per insegnarti qualcosa, ma è sempre stato pronto a saltare su un altro piano se il primo si dimostrava difficile. Adesso pensa di aver trovato qualcosa di meglio nel Rhuidean. E se n’è andato per prenderlo mentre tu te ne stai qui in piedi. Couladin, i Draghkar, erano tutti mezzi per trattenere la tua attenzione. Tutti i miei piani vanificati perché tu devi essere ostinato! Hai idea di quale sforzo dovrò fare per convincerlo ancora? Deve essere lui. Demandred o Rahvin o Sammael ti ucciderebbero prima di insegnarti a sollevare una mano a meno che non ti abbiano legato come un cane al guinzaglio!»

Rhuidean. Certo. Rhuidean. Quante settimane verso sud? Eppure una volta aveva fatto qualcosa. Se riusciva a ricordarsi come... «E tu lo hai lasciato andare? Dopo tutto questo parlare di volermi aiutare?»

«Non apertamente, ho detto. Cosa potrebbe trovare nel Rhuidean che valga il fatto che io esca allo scoperto? Quando acconsentirai a stare al mio fianco avremo abbastanza tempo. Ricorda cosa ti ho detto, Lews Therin.» La voce divenne seducente, quelle labbra piene, quegli occhi scuri cercavano di ingoiarlo come stagni senza fondo. «Due grandi sa’angreal. Con quelli insieme possiamo sfidare...» Stavolta la donna si interruppe da sola. Rand aveva ricordato.

Con il Potere Rand piegò la realtà e sottomise una piccola parte di ciò che era. Una porta si aprì nella cupola davanti a lui. Era il solo modo per descriverlo. Un’apertura nell’oscurità, in un altro luogo.

«Sembra che ricordi alcune cose.» Lanfear guardò la porta, poi spostò quello sguardo sospettoso su di lui. «Perché sei così ansioso? Cosa c’è nel Rhuidean?»

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