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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Un canto si elevò insieme al suono dei flauti. I ragazzi aiel smettevano di cantare quando diventavano uomini, se non in certe occasioni. Gli uomini aiel cantavano solo canti di battaglia e lamenti funebri dopo aver preso la lancia. C’erano certamente anche voci per le Fanciulle in questa armonia di parti, ma le profonde voci maschili le coprivano.

Lava le lance, mentre il sole sorge, lava le lance, mentre il sole tramonta.

Da un chilometro a destra e a sinistra apparvero i Taardad, che correvano a ritmo della canzone divisi in due grandi colonne, le lance pronte e i volti velati. File che sembravano infinite mentre si dirigevano verso la montagna.

Lava le lance, chi teme la morte? Lava le lance, nessuno che io conosca!

Negli accampamenti dei clan e alla fiera gli Aiel fissavano la scena stupiti. Qualcosa nel loro portamento diceva a Rand che stavano zitti. Alcuni dei conducenti dei carri si alzarono come se fossero colpiti. Altri lasciarono i muli e si infilarono sotto ai carri.

Keille, Isendre, Kadere e Natael guardavano Rand.

Lava le lance, mentre la vita perdura. Lava le lance, fino a che la vita finisce. Lava le lance...

«Andiamo?» Rand non attese che Rhuarc annuisse per spronare Jeade’en a ridiscendere al passo la collina, con Adelin e le altre Fanciulle che lo circondavano. Mat esitò un momento prima di spingere Pips a seguire, ma Rhuarc e i capisetta Taardad, ognuno con i suoi dieci uomini, discesero assieme al pezzato. Una volta giunti a metà strada dalle tende della fiera, Rand si volse indietro per guardare in cima alla collina. Moiraine ed Egwene erano sedute a cavallo con Lan. Aviendha stava in piedi con le tre Sapienti. Tutti lo guardavano. Aveva quasi dimenticato cosa significasse non avere gente che lo osservava.

Mentre cavalcava accanto alla fiera giunse una delegazione, dieci o dodici donne con la gonna, la blusa e tanto oro, argento e avorio, e altrettanti uomini nel grigio e marrone dei cadin’sor, ma disarmati se non per il pugnale alla cintura, più piccolo delle pesanti armi da taglio che usava Rhuarc. Eppure assunsero una posizione che costrinse Rand e gli altri a fermarsi e parvero ignorare i Taardad velati che sciamavano da est e da ovest.

Lava le lance, la vita è un sogno, lava le lance, tutti i sogni devono finire.

«Questo da te non me lo aspettavo, Rhuarc» disse un uomo grosso dai capelli grigi. Non era grasso — Rand non aveva visto un Aiel grasso — la grandezza era data dalla muscolatura. «Anche dagli Shaido è stata una sorpresa, ma tu!»

«I tempi cambiano, Mandhuin» rispose il capoclan. «Da quanto tempo sono arrivati gli Shaido?»

«Sono arrivati al sorgere del sole. Perché hanno viaggiato durante la notte, chi lo sa?» Mandhuin guardò Rand e inclinò il capo verso Mat. «Tempi davvero strani, Rhuarc.»

«Chi è arrivato oltre agli Shaido?» chiese Rhuarc.

«Noi Goshien siamo arrivati per primi. Poi gli Shaarad.» Il grosso uomo fece una smorfia nel pronunciare il nome dei nemici di sangue, senza smettere di studiare gli abitanti delle terre bagnate. «I Chareen e i Tomanelle sono giunti dopo. Per ultimi gli Shaido, come ho detto. Sevanna ha convinto i capi a entrare solo poco fa. Bael non vedeva alcuna ragione per incontrarsi oggi e nemmeno alcuni degli altri.»

Una donna dal viso largo di mezza età, con i capelli più biondi di Adelin, si mise le mani sui fianchi tra il rumore dei braccialetti di avorio e oro. Ne aveva tanti, come anche le collane, quanti Amys e la sua sorella moglie messe assieme. «Abbiamo sentito dire che Colui che viene con l’Alba è uscito dal Rhuidean, Rhuarc.» Intanto la donna guardava cupa Mat e Rand. Lo stava facendo l’intera delegazione. «Abbiamo anche sentito dire che il Car’a’carn verrà annunciato oggi, prima che arrivino tutti i clan.»

«Allora qualcuno ti ha raccontato una profezia» rispose Rand. Toccò i fianchi del pezzato con i talloni, la delegazione gli fece largo.

«Dovienya» mormorò Mat. «Mia dovienya nesodhin soende.» Qualsiasi cosa significasse sembrava un desiderio fervente.

Le colonne di Taardad erano giunte su ogni lato degli Shaido e si erano voltate per fronteggiarli a una distanza di qualche centinaio di passi, sempre velati e sempre cantando. Non avevano fatto una mossa che poteva essere considerata minacciosa, si limitavano a stare lì in piedi, quindici o venti volte superiori di numero agli Shaido e cantavano, le voci tuonanti nell’armonia.

Lava le lance, fino a che l’ombra sparisca.

Lava le lance, fino a quando si prosciuga l’acqua.

Lava le lance, quanto siamo lontani da casa?

Lava le lance, fino alla morte!

Cavalcando più vicino agli Shaido velati, Rand vide Rhuarc sollevare una mano verso il proprio velo. «No, Rhuarc. Non siamo qui per combatterli.» Intendeva dire che sperava non sarebbero giunti a quello, ma l’Aiel la prese differentemente.

«Hai ragione, Rand al’Thor. Non c’è onore fra gli Shaido.» Lasciando il velo abbassato, Rhuarc alzò la voce. «Non c’è onore fra gli Shaido!»

Rand non voltò il capo per guardare, ma aveva la sensazione che i veli neri venissero abbassati alle sue spalle.

«Oh, sangue e ceneri!» mormorò Mat. «Sangue e maledette ceneri!»

Lava le lance, fino a che il sole diventa freddo.

Lava le lance, fino a quando l’acqua scorra libera.

Lava le lance...

Gli Shaido si mossero a disagio. Qualsiasi cosa Couladin o Sevanna avessero detto loro, sapevano contare. Danzare le lance con Rhuarc e gli uomini con lui era una cosa, anche se andava contro le usanze. Affrontare un numero tale di Taardad da spazzarli come una valanga era diverso. Lentamente si allargarono per lasciare spazio a Rand di cavalcare, facendosi indietro per creare un ampio passaggio.

Rand emise un sospiro di sollievo, Adelin e le altre Fanciulle camminarono guardando di fronte a loro, come se gli Shaido non esistessero.

Lava le lance, fino a quando respiro.

Lava le lance, il mio acciaio risplende.

Lava le lance...

Il canto mutò in un mormorio alle loro spalle mentre passavano nell’ampia fenditura affiancata da pareti scoscese, profonda e ombreggiata mentre attraversava la montagna. Per alcuni minuti il rumore più forte fu lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli sulla roccia e il rumore dei morbidi stivali aiel.

Di colpo il passaggio si aprì su Alcair Dal.

Rand adesso vedeva perché la gola era stata chiamata una conca, anche se non c’era nulla che ricordasse l’oro. Quasi perfettamente rotonda, le pareti scoscese grigie erano dolci se non dal lato opposto, dove si incurvavano all’interno come un’onda infranta. Gruppi di Aiel punteggiavano i pendii, teste e visi scoperti, molti più gruppi che clan. I Taardad che erano venuti con i capo setta si diressero verso uno o l’altro gruppo. Secondo Rhuarc raggrupparsi per società invece che clan serviva ad aiutare a mantenere la pace. Solamente i suoi Scudi Rossi e le Fanciulle proseguirono con Rand e il capo dei Taardad.

I capisetta erano tutti seduti per clan, a gambe incrociate davanti a una sporgenza profonda sotto la parete incurvata. Sei piccoli gruppi, uno di Fanciulle, si trovavano fra i capisetta e la sporgenza. In teoria questi erano gli Aiel che erano venuti per l’onore dei capiclan. Sei, anche se erano rappresentati solamente cinque clan. Le Fanciulle erano di Sevanna — anche se Aviendha aveva evidenziato velocemente che Sevanna non era mai stata Far Dareis Mai — ma gli altri... c’erano undici uomini in quel gruppo, non dieci. Anche vedendo solo la nuca dai capelli rosso fiamma, Rand era certo che si trattasse di Couladin.

Sulla sporgenza si trovavano una donna dai capelli biondi, con indosso tanti gioielli quanto la donna alla fiera, lo scialle grigio drappeggiato sulle braccia — Sevanna naturalmente — e quattro capiclan, nessuno armato se non per il pugnale dietro la cintura, e uno era l’uomo più alto che Rand avesse mai visto. Bael degli Aiel Goshien, secondo le descrizioni che gli aveva fornito Rhuarc. Quel tipo doveva essere almeno un palmo più alto di Rhuarc o di lui. Sevanna stava parlando e qualche trucco nella forma della gola trasportava le sue parole chiaramente ovunque.

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