L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«E quattro?» chiese Rand. Cinque clan erano già rappresentati e con i Tarda facevano sei.
Rhuarc esitò un momento, sollevando inconsciamente una delle corte lance. «Quattro danzeranno le lance. Ma qui non dovrebbe accadere.»
I Taardad di allargarono per lasciar passare le Sapienti con gli scialli sulle teste, e Moiraine, Lan ed Egwene che le seguivano. Egwene e la Aes Sedai indossavano quei panni bianchi attorno alle teste, un’imitazione umida delle fasce delle donne aiel. Anche Mat si avvio, da solo, con la lancia dal manico nero appoggiata al pomello della sella. Il cappello a falde larghe gli ombreggiava il viso mentre studiava la scena davanti a sé.
Il Custode annuì quando vide gli Shaido. «Potrebbe nascere una bella confusione» mormorò. Lo stallone nero roteò gli occhi verso il pezzato di Rand, solo quello; Lan era concentrato sulle file di Aiel davanti la fenditura, eppure accarezzò Mandarb sul collo per calmarlo. «Ma non credo ora.»
«Non ora» concordò Rhuarc.
«Se solo tu mi... permettessi di venire con te.» Tranne per un leggero scatto, la voce di Moiraine fu serena come sempre, una fredda calma dipingeva i lineamenti privi di età, ma gli occhi scuri guardavano Rand come se il solo sguardo potesse costringerlo ad addolcirsi.
I lunghi capelli chiari di Amys che scendevano oltre lo scialle ondeggiarono mente scosse fermamente la testa. «Non è una sua decisione, Aes Sedai. Questi sono affari dei capi, cose di uomini. Se ti lasciamo andare adesso ad Alcair Dal, la prossima volta che si riuniranno le Sapienti o le padrone di casa, alcuni capiclan vorranno intromettersi. Pensano che ci immischiamo nei loro affari e spesso cercano di immischiarsi nei nostri.» Rivolse a Rhuarc un rapido sorriso che intendeva chiarire che non si riferiva a lui, il volto inespressivo di Rhuarc suggerì a Rand che il capo la pensava diversamente.
Melaine strinse lo scialle sotto al mento, fissando Rand. Se non era d’accordo con Moiraine, comunque non si fidava di quanto Rand avrebbe fatto. Aveva dormito poco dopo aver lasciato Rocce Fredde. Se erano entrate nei suoi sogni, avevano visto solamente incubi.
«Sii cauto, Rand al’Thor» disse Bair come se gli avesse letto i pensieri. «Un uomo stanco commette degli errori. Oggi non puoi permetterteli.» Detto questo si calò lo scialle attorno alle piccole spalle e la voce acuta sfiorò quasi note di rabbia. «Non possiamo permetterci che tu commetta degli errori. Gli Aiel non possono permetterselo.»
L’arrivo di altri cavalieri sulla cima della collina attirò l’attenzione su di loro. Fra i padiglioni diverse centinaia di Aiel, uomini con il cadin’sor e donne dai capelli lunghi con gonne, bluse e scialli formavano una folla guardinga. La loro attenzione si spostò quando i carri bianchi impolverati di Kadere apparvero dietro al tiro di muli sulla destra, con il grosso ambulante vestito di abiti color crema alla guida e Isendre vestita di seta bianca con in mano un parasole dello stesso colore. Il carro di Keille seguì, con Natael che manovrava le briglie seduto accanto a lei e i carri coperti di tela, infine le tre grandi cisterne per l’acqua come grossi barili con le ruote trainati da tiri di muli. Guardarono Rand mentre i carri li oltrepassavano con gli assi che stridevano per la mancanza di grasso. Kadere e Isendre, Natael con il mantello di pezze colorate da menestrello e la grossa Keille vestita di bianco con un velo di merletto fissato dai pettinini. Rand accarezzò il collo arcuato di Jeade’en. Uomini e donne cominciarono a uscire dalla fiera sottostante per incontrare i carri che stavano giungendo. Gli Shaido aspettavano. Presto, ora.
Egwene fece andare la giumenta grigia vicino a Jeade’en, lo stallone pezzato cercò di strofinare il muso contro quello di Nebbia, che lo morse.
«Non mi hai concesso alcuna possibilità di parlarti da quando abbiamo lasciato Rocce Fredde, Rand.» Il Drago non disse nulla, adesso l’amica era Aes Sedai e non solo perché si faceva chiamare così. Si chiese se anche lei avesse spiato i suoi sogni. Il volto di Egwene sembrava teso, gli occhi scuri erano stanchi. «Non tenere tutto per te, Rand. Non combatti da solo. Anche altri combattono per te.»
Aggrottando le sopracciglia Rand cercò di non guardarla. Il primo pensiero lo rivolse a Emond’s Field e Perrin, ma non capiva come Egwene potesse sapere che Perrin era andato via. «Cosa intendi dire?» le chiese alla fine.
«Io combatto per te» si intromise Moiraine prima che Egwene potesse aprire bocca «come anche Egwene.» Fra le due donne balenò uno sguardo. «Ci sono persone che non conosci che combattono per te, e loro non ti conoscono. Non capisci cosa significhi che stai forzando il Merletto delle Epoche, vero? Le increspature delle tue azioni, quelle della tua stessa esistenza, si allargano attraverso il Disegno per cambiare l’onda dei tracciati di vite di cui tu non sarai mai consapevole. La battaglia non è affatto solamente per te. Eppure tu sei al centro di questa rete nel Disegno. Se tu dovessi fallire e cadere, tutti falliranno e cadranno. Visto che non posso venire con te dentro Alcair Dal, lascia che ti accompagni Lan. Un altro paio di occhi per guardarti le spalle.» Il Custode si voltò leggermente scrutandola corrucciato, con gli Shaido velati per uccidere non era impaziente di lasciarla da sola.
Rand non credeva che avrebbe dovuto vedere quello scambio di occhiate fra Moiraine ed Egwene. Per cui avevano un segreto che gli stavano tenendo nascosto. Egwene aveva occhi da Aes Sedai, scuri e inintelligibili. Aviendha e le Fanciulle erano tornate da lui. «Lascia che Lan rimanga con te, Moiraine. Le Far Dareis Mai portano il mio onore.»
Moiraine tese la bocca, ma quella era esattamente la cosa giusta da dire per quanto riguardava le Fanciulle. Adelin e le altre sorridessero.
A valle gli Aiel stavano affollandosi attorno ai conducenti di carri mentre iniziavano a slegare i muli. Non tutti prestavano attenzione agli Aiel. Keille e Isendre vicino ai loro carri si guardavano furiose, Natael parlava pressantemente all’una, Kadere all’altra, fino a quando finalmente interruppero il duello di sguardi. Le due donne si erano comportate a quel modo per un po’. Se fossero state uomini, Rand si sarebbe aspettato una rissa da parecchio tempo.
«Stai in guardia, Egwene» le disse Rand. «Tutti voi, state in guardia.»
«Nemmeno gli Shaido daranno noia alle Aes Sedai» gli spiegò Amys «come non daranno noia a Bair, Melaine o a me. Alcune cose sono troppo anche per gli Shaido.»
«State comunque in guardia!» Non era stata sua intenzione essere duro e anche Rhuarc lo fissò. Non capivano e lui non si azzardava a spiegare nulla. Non ancora. Chi avrebbe fatto scattare la trappola per primo? Doveva mettere a rischio loro come anche se stesso.
«E io, Rand?» chiese Mat di colpo, facendo roteare una moneta d’oro fra le dita di una mano quasi inconsapevolmente. «Hai delle obiezioni se mi unisco a te?»
«Lo vuoi? Credevo che saresti rimasto con gli ambulanti.»
Mat aggrottò le sopracciglia guardando i carri e gli Shaido allineati davanti alla fenditura sul fianco della montagna. «Non credo che sarà così facile uscire da qui se ti fai ammazzare. Che io sia folgorato se non mi costringi a stare nell’acqua bollente in un modo o... Dovienya» mormorò — Rand lo aveva sentito pronunciare quella parola altre volte. Lan gli aveva spiegato che significava ‘fortuna’ nella lingua antica — e lanciò la moneta in aria. Quando cercò di riprenderla al volo urtò sulla punta delle dita e cadde in terra. Per qualche strano motivo la moneta atterrò su un bordo rotolando a fondo valle, rimbalzando sulle spaccature dell’argilla rovente e risplendendo alla luce del sole fino a raggiungere i carri, dove alla fine cadde. «Che io sia folgorato, Rand» gridò. «Vorrei che tu non facessi certe cose!»
Isendre raccolse la moneta e rimase a giocherellarci, guardando la cima della collina. Anche gli altri guardarono, Kadere, Keille e Natael.
«Puoi venire» rispose Rand. «Rhuarc, non è ora?»
Il capoclan si guardò indietro. «Sì, quasi...»
Alle sue spalle i flauti cominciarono a suonare una danza lenta. «... Adesso.»