Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
Rhialto si volse, udendo le vibrazioni argentine di quelle che si sarebbero dette dozzine di campanelli. Su per la strada che scendeva nella vallata, stavano venendo due creature fornite di venti gambe, alte un metro e mezzo e lunghe quasi tre. Le loro teste rotonde avevano numerosi peduncoli e antenne diverse, dalla funzione indecifrabile; possedevano code segmentate che tenevano alte e ricurve a spirale, e ciascuna portava un gong appeso sotto la gola. Piccoli vibrafoni e campanelli ornavano loro le ginocchia. Il primo di quegli esseri indossava un abito di velluto verde scuro, ornato di nastri, mentre il secondo aveva un indumento dello stesso modello in lucido taffetà rosa.
«Vi conviene rivolgervi a loro», disse il vecchio. «Se il vostro cristallo era nella caverna, ne sanno certo più di me».
Rhialto osservò perplesso l’avvicinarsi dei due tintinnanti Esistenti. «Avete ragione. Ma come mi consigliate di rivolgermi a loro?»
«Non sono schizzinosi al riguardo. Un semplice “Eminenza” oppure “Vostro Onore” saranno sufficienti».
Rhialto si accomiatò dall’uomo. Dovette poi affrettarsi per intercettare i due Esistenti prima che entrassero nella caverna. Agitò un braccio per richiamare la loro attenzione. «Eminenze! Potete rispondere a una domanda? Sono qui per un’importantissima missione di carattere scientifico».
L’Esistente vestito di velluto verde rispose con una voce umanoide nitida ma sibilante, producendo i suoni con lo sfregamento orizzontale delle complicate mandibole: «Questo è per noi il momento meno adatto a trattare affari. Se volete ordinare alcuni dei nostri famosi emettitori di tipo standard, sappiate che la quantità minima è dodici dozzine».
«I miei interessi sono d’altro genere. Ho sentito dire che voi abitate in questa caverna da una trentina d’anni. È così?».
«Avete parlato col vecchio Tiffet, un chiacchierone che farebbe meglio a badare ai fatti suoi. Comunque l’informazione è esatta».
Rhialto stabilì di saltare i convenevoli. «Quando prendeste dimora qui, Vostro Onore, avete per caso trovato un vecchio pezzo di cristallo azzurro, un prisma di nessun valore, dimenticato in una nicchia del corridoio d’ingresso? Apprezzerei una risposta franca».
«Io sono appunto conosciuto per la franchezza delle mie risposte. Ho infatti trovato quel cristallo, e mi sono affrettato a buttarlo via. Su Canopo, l’azzurro è ritenuto un colore sfortunato».
Rhialto fissò per un poco gli occhi sfaccettati dell’Esistente, del tutto inespressivi. «E poi cosa ne è stato di quell’oggetto?».
«Potete domandarlo a Tiffet. Lo ha raccolto lui dalla spazzatura. Siete certo che non vi interessa il nostro emettitore standard? Posso farvi esaminare il catalogo. Ultimamente il prezzo è sceso molto».
«No, grazie», mormorò lui. Si sentiva fremere.
L’Esistente fece dietro front e scomparve nelle tenebre della caverna, e Rhialto tornò in fretta sul fondovalle. Tiffet era lontano, ma non correva più, e un quarto d’ora più tardi egli lo raggiunse.
«Come sapete, io vengo da lontano. Quel prisma azzurro è importante per me. Gli Esistenti l’hanno gettato nel mucchio dei rifiuti, e pare che lo abbiate recuperato voi. Dov’è? Datemelo, e io farò di voi un uomo ricco».
Tiffet sbatté le palpebre, si grattò il naso e borbottò: «Un prisma azzurro, eh? Già… me n’ero dimenticato. Ma ecco che ora rammento! Era la che scintillava al sole, e me lo sono messo in una tasca della mantellina. Una settimana dopo sono capitati qui gli esattori delle imposte, mandati dal Re dei Re e, vedendo il loro interesse, mi è saltato il ticchio di dirgli che era un diamante azzurro. Lo credereste? Ci sono cascati! È con quello che gli ho pagato la tassa».
«Volete dire che se lo sono preso?».
«Devono averlo depositato alla Tesoreria Reale, a Vasques Tohor, o almeno suppongo. E adesso, Signore, devo affrettarmi a casa. Stasera abbiamo zuppa di polpini con formaggio, e che io sia impiccato se ho intenzione di trovarla fredda».
Rhialto sedette su una roccia liscia e seguì con lo sguardo il vecchio che si allontanava sul terreno irregolare. Nel vederlo rimettersi a correre sperò che inciampasse. Con un sospiro tolse dalla bisaccia il blocco di folgorite, e sorpreso notò che per oscure sue ragioni personali Osherl portava una maschera foggiata a testa di volpe.
«E allora, Rhialto!», esclamò il Sandestin. «Siete pronto a tornare indietro? Avete il Perciplex?».
Il Mago percepì nella domanda una nota di ironico divertimento. Con voce fredda chiese: «Posso domandare la ragione del tuo buonumore?».
«Non ci sono ragioni particolari, lo sono di natura allegra».
«Io no. E anche se lo fossi, non riuscirei mai a trovare nulla di allegro in questa situazione. Voglio parlare subito con Sarsem».
«Come vi piace».
Da li a un istante, sulla stradicciola si materializzò la figura di Sarsem, di nuovo in forma di un androgino coperto da scagliette color lavanda. Gli si avvicinò blandamente. «Volevate conferire con me?».
«Non sono soddisfatto del tuo servizio», lo rimproverò Rhialto. «Hai mancato la data esatta di trentun anni».
«Soltanto trentun anni in cinque Eoni? Una precisione di questo genere è motivo di orgoglio per qualunque Sandestin».
«Per i miei scopi non basta. Il Perciplex non è nella caverna. Certi mercanti di Canopo lo hanno rimosso. Ti era stato dato l’incarico di sorvegliare quell’oggetto, e non ho mai visto un fallimento più completo!»
Sarsem ci pensò sopra qualche istante. «Ho fallito, è vero. Perché battete ancora su questo tasto doloroso?».
«Perché tu sei il responsabile. Dunque adesso devi aiutarmi».
Sarsem ebbe un gesto di esasperazione. «Rhialto, voi difettate di logica! Ho mancato al mio dovere, lo dico io stesso. Tuttavia non c’è alcun nesso fra questo e la bislacca pretesa che io debba ora ricercare l’oggetto scomparso. Spero che comprendiate il vostro errore di ragionamento: voi fate una sintesi dove occorre fare un’analisi».
«Allora analizza questo: hai commesso una mancanza, e meriti una severissima punizione. La punizione potrà considerarsi parzialmente espiata se mi aiuterai con impegno a ritrovare il prisma».
Sarsem rifletté ancora un poco. «Non sono convinto. Queste sono affermazioni abbastanza astratte. Ad esempio, chi applicherebbe la punizione? Siete a cinque Eoni dalla vostra epoca, e vi si può considerare a stento reale».
«Io collaboro con Ildefonse il Maestro. Stai certo che lui tutelerà i miei interessi».
Sarsem emise un trillo che, vista la sua forma fisica, doveva essere l’equivalente di una risata. «Rhialto, la vostra ingenuità è commovente. Non vi siete ancora accorto che Ildefonse è il capo del gruppo che opera contro di voi?».
«Non adesso. Tu fai riferimento a una circostanza già archiviata, cioè a quando prese sotto custodia le mie Pietre Ioun».
Sarsem si volse a Osherl. «C’è del vero in questa notizia?».
L’altro Sandestin esitò. «A quanto ne so, ora come ora Ildefonse ringhia soltanto contro Hache-Moncour».
Sarsem si grattò il naso con un’unghia d’argento. «Uh… ebbene, in vista della vaga possibilità che abbiate ragione voi, ecco cosa farò». Gli porse un tubo dorato simile a un piccolo cannocchiale. «Prendete questo ipervideo. Vi mostrerà un punto blu nel cielo direttamente sulla verticale del Perciplex. Ma ricordate che se qualcuno, ad esempio Hache-Moncour, facesse un’inchiesta per scoprire chi ve lo ha dato, a consegnarvelo è stato Osherl. Sono stato chiaro?».
«Chiarissimo. Hache-Moncour deve averti riempito la testa di strane illusioni. Se per avidità di pochi punti hai deciso di condividere la sua sorte, te la vedrai con Wiih».