Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
«Per una commediola. Dopo il corteo, disteso sulla schiena, Dulce-Lolo alzava i piedi e recitava un dialogo a due voci, falsetto e basso. Evidentemente si è sporcato col pigmento anche gli stivali, perciò suggerisco di classificare anche lui fra i casi “comuni”.
«E cosa mi dite di Hache-Moncour?».
«La sua polvere, benché “Insolita”, ha un significato incerto. Ci mancano dati. La domanda che verrebbe da farsi è: Hache-Moncour è un appassionato di caverne o di località sotterranee?»
Ildefonse si tormentò la barba. «Non a quanto ne so io, ma questo vuol dire poco. Ad esempio, fino a una settimana fa non sapevo neppure che Zahoulik-Khuntze fosse un Anziano degli Hub, e Controllore della sua stessa infinità personale».
«Interessante. Non lo sapevo neanch’io. Per tornare ad Hache-Moncour, i suoi stivali recavano un tipo di terriccio particolare, esistente solo in poche località sotterranee del pianeta».
«Mmh! Questo può voler dire molto, o molto poco».
«Ciò malgrado, i miei sospetti sono orientati su Hache-Moncour».
Ildefonse evitò di sbilanciarsi. «Sarà meglio aspettare Sarsem, e ascoltare quel che ha da dirci».
«D’accordo. Siete certo che Osherl abbia capito l’urgenza di condurlo qui?».
«Non è uno sciocco». Ildefonse gettò un’occhiata incerta verso l’interno del palazzo. «Scusatemi. Torno fra un momento».
Ildefonse lasciò la terrazza, e poco dopo dalla finestra della stanza da lavoro provenne la sua voce, che sbottava imbestialite parole di rimprovero. Il Mago fece ritorno con il contenitore di folgorite dentro cui stava Osherl; era seguito da un secondo Sandestin il cui aspetto era quello di un magro uomo-uccello alto due metri e rivestito da piume bluastre.
«Non mi udrete più biasimare i Maghi che prendono a calci i loro apprendisti. Essi almeno possono sfogarsi», brontolò acidamente. «Guardate queste due creature: possono viaggiare nel cronoplex con la facilità con cui io girerei intorno a questo tavolino, ma gli manca perfino l’intelligenza di avvertire del loro ritorno. Osherl s’era messo a dormire, e Sarsem era andato ad appollaiarsi su una trave».
«Le vostre offese non mi toccano!», lo rimbeccò Osherl. «Voi umani siete esseri imprevedibili e vivete nel disordine. Io invece non agisco mai senza istruzioni esplicite. Se facessi il contrario, i vostri striduli lamenti si leverebbero ancor più alti. Mi avete mandato in missione da un certo locale, ed a missione compiuta sono tornato in quello stesso locale. Se volevate che disturbassi le vostre volgari ingestioni di cibarie, dovevate precisarmelo».
«In queste argomentazioni noto un’insolenza che forse sarò costretto a correggere con un opportuno castigo», osservò Ildefonse.
«Lasciate perdere», disse Rhialto. «Ha portato con sé Sarsem, e tanto basta. Voglio anzi esprimerti la mia piena soddisfazione, Osherl».
«E il punto che mi spetta?».
«Lo avrai». Rhialto si volse all’altro Sandestin. «Prego, mettiti pure a sedere, Sarsem».
«Con queste spoglie fisiche, caro Signore, trovo assai più conveniente starmene in piedi», lo informò l’altro.
«Allora perché non assumi una forma umanoide? Così potremo accomodarci tutti intorno al tavolino».
«Sì, questa è una buona idea». Sarsem scomparve un attimo entro una vibrazione luminosa e, quando riprese solidità, era diventato una snella creatura bisessuale ricoperta da delicate scagliette color lavanda, con eleganti ciuffi di capelli biondi e grandi occhi celesti. Sedette al tavolo, ma declinò l’offerta dei rinfreschi. «Queste sembianze umanoidi, sebbene integrali, sono solo apparenza. Non posso introdurre dentro di me cibarie materiali».
«Come preferisci. Ora passiamo agli affari. Dov’è il Perciplex Azzurro che hai l’incarico di sorvegliare?».
Sarsem ponderò qualche istante. «Vi riferite al prisma di cristallo ipermolecolare, vero? Diciamo che quell’oggetto è tutt’ora integro, e si trova in un luogo sicuro».
«E perché hai abbandonato il tuo posto?».
«Era necessario. Uno dei vostri simili ha costruito un nuovo e ufficiale Perciplex, con cui sostituire la vecchia versione, la quale aveva perduto la sua efficienza».
Rhialto ebbe una risata secca. «E cosa ti ha portato a supporre che questo fosse vero?».
«L’affermazione stessa del vostro rappresentante». Sarsem si appoggiò allo schienale. «Io feci presente la difficoltà di dover sorvegliare due di quei sacri oggetti, quando prima ce n’era uno soltanto. Ma mi fu detto che il nuovo avrebbe preso il posto del vecchio, e che questo sarebbe stato ritirato dal vostro rappresentante onde esser conservato in un reliquiario sicuro. Mi fu anche notificato che i miei servizi non erano più richiesti».
Rhialto si sporse avanti. «E costui ti ha offerto dei punti per ridurre la tua ipoteca?».
«Mi sembra… uh, che si sia parlato anche di qualcosa del genere, sì», ammise svogliatamente Sarsem.
«Quanti punti ti sono stati offerti?».
«Un numero apprezzabile. In effetti… tutti quanti».
«Com’è possibile questo, dal momento che il tuo Chug era con te nella mia stanza da lavoro?», chiese Ildefonse.
Sarsem si accigliò. «Se c’era, vuol dire che c’era», borbottò.
Colto da un pensiero improvviso, Ildefonse si alzò e lasciò la terrazza. Qualche minuto dopo tornò, con aria perplessa. «Il Chug di Sarsem se n’è andato. Avete mai sentito niente di simile?».
Rhialto ci pensò sopra. «Quando può essere accaduto?».
«Evidentemente durante una stasi temporale. Che altro?» Ildefonse si volse a Sarsem. «Siamo tutti vittime di un atto criminoso. La riduzione della tua ipoteca non era autorizzata. Ti è stato fatto uno scherzo crudele. I punti a tuo debito restano quelli di prima, e noi abbiamo perduto il Perciflex. Sarsem, sono costretto ad accusarti di comportamento incauto e disonesto!».
«Ha ha!», rise il Sandestin, alzando una pallida mano color lavanda dalle unghie d’argento. «C’è qualcos’altro, caro Signore. Io non sono lo sciocco che credete!».
«Spiegati meglio», lo invitò Rhialto.
«Io posseggo quel raro tipo d’intelletto che consente di vagliare tutti gli aspetti di una situazione. Senza specificare le mie ragioni, decisi di trattenere il vecchio Perciplex sotto la mia vigilanza».
«Aah!», si stupì Ildefonse. «Eccellente idea!».
«In conseguenza a ciò il vostro emissario…».
«Smettila di chiamarlo così. Quell’individuo non era l’emissario di nessuno».
«Bene. Mentre costui era distratto, io ne approfittai per prelevare il vecchio prisma. Tuttavia egli, benché voi dubitiate della sua buona fede, non può esser giudicato un irresponsabile».
«Perché affermi questo?».
«Perché, proprio come me, egli si preoccupò dell’integrità del vecchio Perciplex, e non fu tranquillo finché non gli dissi dove lo avevo nascosto».
Rhialto ebbe un borbottio. «Dentro una caverna naturale?».
«Sì. Come avete fatto a scoprirlo?».
«Non siamo del tutto senza risorse. Resta il fatto che tu hai praticamente consegnato il Perciplex al criminale!».
«Non esattamente. Ho sistemato il prisma in un luogo a me ben noto, accessibile solo attraverso una strettissima fessura. E per maggior sicurezza, ho spedito l’oggetto nel XVI° Eone».
«E come sai che l’uomo non si è affrrettato a invertire il procedimento, impossessandosi poi del Perciplex?».
«Potrebbe forse introdursi in una fessura dove non riuscireste a infilare una mano? Inoltre io tengo il luogo sotto sorveglianza perfino adesso, così come voi avete sotto gli occhi questo tavolo. Nulla gli si è avvicinato ancora. Di conseguenza, tramite un ragionamento analitico, posso affermare che il Perciplex riposa tuttora nel suo nascondiglio sotterraneo, salvo e al sicuro».