La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
In un altro momento avrebbe atteso per sapere di cosa volevano parlare, stavolta invece smontò di sella, lanciò le redini di Stepper ad Aram e andò verso Rand. Altri però erano davanti a lui. Solo Sulin e Nandera stavano in silenzio. Kiruna e Bera si erano mosse non appena Rand era entrato nel circolo di carri e, mentre si avvicinava, Perrin sentì che Kiruna gli stava dicendo in tono magnanimo: «Ieri hai rifiutato la guarigione, ma tutti possono vedere che stai ancora soffrendo, anche se Alanna non è pronta a scattare a...» La donna si interruppe quando Bera le toccò un braccio, ma riprese subito, quasi senza una pausa. «Forse adesso sei pronto a essere guarito?» Sembrava quasi che gli avesse chiesto: ‘ti sei riavuto dalla tua idiozia?’
«La questione delle Aes Sedai deve essere risolta senza altri indugi, Car’a’carn» disse in tono distaccato Amys, a ridosso di Kiruna.
«Dovresti affidarle alle nostre cure, Rand al’Thor» aggiunse Sorilea.
E in quello stesso momento Taim iniziò a parlare: «Il problema delle Aes Sedai non esiste, mio lord Drago. I miei Asha’man sanno molto bene come tenerle sotto controllo. Potrebbero essere facilmente custodite alla Torre Nera.» Gli scuri occhi a mandorla saettarono in direzione di Kiruna e Bera, e Perrin si accorse con sorpresa che Taim si riferiva a ‘tutte’ le Aes Sedai, non solo a quelle che erano prigioniere. E in effetti, anche se Amys e Sorilea rivolsero un’occhiataccia a Taim, lo sguardo che diressero verso le due Aes Sedai aveva lo stesso significato.
Kiruna sorrise sia a Taim che alle Sapienti, un sorriso appena accennato, adatto alle sue labbra. Forse era stato leggermente più duro nei confronti dell’uomo in giubba, nera, ma non sembrava che avesse capito le sue intenzioni. Ciò che Taim era e rappresentava era sufficiente per giustificare quell’astio. «Date le circostanze,» disse poi con freddezza l’Aes Sedai «sono sicura che Coiren Sedai e le altre mi daranno la loro parola. Non hai bisogno di preoccuparti ulteriormente...»
Gli altri risposero parlando tutti insieme.
«Queste donne non hanno onore» osservò Amys con gran disprezzo e stavolta era chiaro che si riferisse a tutte le Aes Sedai. «Come potrebbe contare qualcosa la loro parola? Loro...»
«Sono da’tsang»intervenne Sorilea con voce tetra, come se avesse appena pronunciato una sentenza, e Bera le rivolse uno sguardo accigliato. Perrin suppose che si trattasse della lingua antica — quella parola gli era sembrata quasi riconoscibile — ma non capiva perché avesse fatto accigliare le Aes Sedai. O perché Sulin avesse annuito in accordo con la Sapiente, che proseguì come un masso che precipita lungo un pendio. «Non si meritano niente di meglio di chiunque altra...»
«Mio lord Drago,» disse Taim come se stesse spiegando un fatto ovvio «di certo vorrai le Aes Sedai, tutte loro, sotto il controllo di qualcuno di cui ti fidi, qualcuno che sappia come trattarle, e chi potrebbe essere migliore di...»
«Basta!» gridò Rand.
Si zittirono tutti all’unisono, ma le loro reazioni furono diverse. Taim divenne inespressivo, anche se emanava odore di furia. Amys e Sorilea si scambiarono uno sguardo e si aggiustarono lo scialle quasi nello stesso istante. Anche i loro odori erano identici e coincidevano con l’espressione, determinazione pura. Volevano ciò che volevano e intendevano ottenerlo, Car’a’carn o meno. Anche Kiruna e Bera si scambiarono delle occhiate, talmente intense che Perrin si rammaricò di non essere capace di leggerle come faceva con gli odori. Con gli occhi vedeva due Aes Sedai serene, con la totale padronanza di sé stesse e di qualsiasi altra cosa desiderassero controllare. Ma il suo naso percepiva l’odore di due donne ansiose e molto spaventate. Di sicuro da Taim. Sembravano ancora convinte di poter gestire in un modo o nell’altro Rand e le Sapienti, ma Taim e gli Asha’man incutevano in loro un terrore immenso.
Min tirò la manica di Rand — aveva studiato tutti quanti mentre parlavano e l’odore che emanava da lei era quello della preoccupazione, identico a quello delle Sorelle. Rand le diede dei colpetti amichevoli su una mano e guardò torvo tutti quanti, incluso Perrin, quando questi provò ad aprire bocca. Tutti nell’accampamento lo stavano osservando, dagli uomini dei Fiumi Gemelli alle Aes Sedai prigioniere, anche se solo pochi Aiel erano abbastanza vicini da poter sentire qualcosa. La gente guardava Rand ma, se poteva, cercava di tenersi lontano da lui.
«Saranno le Sapienti a occuparsi delle prigioniere» rispose Rand alla fine, e Sorilea emanò odore di soddisfazione, talmente forte che Perrin si grattò il naso. Taim scosse il capo esasperato, ma Rand si girò verso di lui prima che potesse parlare. Aveva infilato un pollice dietro la fibbia del cinturone, un drago inciso all’acquaforte e dorato, e le nocche erano bianche per quanto la stringeva. L’altra mano carezzava il fodero della spada, in pelle di cinghiale. «Gli Asha’man devono restare in addestramento e continuare ad arruolare altri elementi, non fare la guardia alle prigioniere. Soprattutto se queste sono delle Aes Sedai.» A Perrin si rizzarono i peli dietro la nuca quando distinse l’odore che Rand emanava ogni volta che guardava Taim. Odio, con un tocco di paura. Luce, doveva rimanere sano.
Taim annuì secco e con riluttanza. «Ai tuoi ordini, mio lord Drago.» Min guardò a disagio l’uomo con la giubba nera e si avvicinò a Rand.
Kiruna odorava di sollievo ma, dopo aver lanciato un’occhiata, si raddrizzò e assunse un’espressione di ostinata sicurezza. «Queste donne aiel sono abbastanza degne — alcune avrebbero avuto un discreto successo se fossero venute alla Torre — ma non puoi mettere delle Aes Sedai nelle loro mani. È impensabile! Bera Sedai e io...»
Rand sollevò una mano e la donna s’interruppe. Forse era stato il suo sguardo, pietra grigio-azzurra, o forse era stato ciò che si vedeva chiaramente dalla camicia lacerata, uno dei draghi rossi e oro che aveva lungo le braccia. Il drago risplendeva alla luce del sole. «Mi hai giurato fedeltà?» Kiruna strabuzzò gli occhi come se qualcosa l’avesse colpita alla bocca dello stomaco.
Dopo un momento la donna annuì, anche se con grande ritrosia. Aveva la stessa espressione incredula del giorno prima, quando si era inginocchiata nei pressi dei pozzi alla fine della battaglia e aveva giurato, per la Luce e la sua speranza di salvezza e rinascita, di obbedire al Drago Rinato e servirlo fino a quando non fosse giunta e finita l’Ultima Battaglia. Perrin comprendeva quello stupore. Lui stesso dubitava dei propri ricordi, e la cosa non aveva nulla a che fare con i Tre Giuramenti. Nove Aes Sedai in ginocchio, con i volti sbalorditi dalle parole che loro stesse stavano pronunciando, e tutte emanavano un pesante lezzo d’incredulità. Ora, di fronte a Rand, Bera aveva l’espressione di chi avesse addentato una susina acerba.
Al gruppo si unì un Aiel, un uomo alto quasi quanto Rand, con il volto rugoso e i capelli un po’ brizzolati, che fece un cenno con il capo a Perrin e sfiorò la mano di Amys. Lei rispose stringendogli la mano per un brevissimo istante. Rhuarc era suo marito, ma quella era il massimo della manifestazione d’affetto che gli Aiel mostravano in pubblico. L’uomo era anche capoclan degli Aiel Taardad — lui e Gaul erano i soli due uomini che non indossavano la bandana dei siswai’aman — e fin dalla notte precedente lui e migliaia di lance avevano ispezionato i dintorni.
Persino un cieco avrebbe potuto intuire a una nazione di distanza gli umori che circondavano Rand, e Rhuarc non era uno sciocco. «È il momento giusto, Rand al’Thor?» Quando Rand gli fece cenno di parlare, proseguì: «I cani Shaido continuano a fuggire verso est il più velocemente possibile. A nord ho visto uomini a cavallo con le giubbe verdi, ma ci hanno evitati e tu avevi detto di lasciarli andare a meno che non avessero creato problemi. Credo stessero cercando qualsiasi Aes Sedai che fosse riuscita a fuggire. C’erano alcune donne con loro.» Lanciò un’occhiata fredda alle due Aes Sedai, occhi fermi e duri come un’incudine. Un tempo Rhuarc camminava in punta di piedi nelle vicinanze delle Aes Sedai, come ogni altro Aiel, ma era tutto finito il giorno precedente, se non prima.