La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Le orecchie di Loial avvizzirono e l’Ogier guardò dritto davanti a sé con un’intensità che rendeva chiaro quanto avrebbe preferito trovarsi in qualsiasi altro posto, anche con sua madre, che voleva farlo sposare. Aram rimase a bocca aperta anche se cercava sempre di dare a vedere che le Aes Sedai non lo impressionavano. Jondyn e Tod smontarono dal carro con un po’ troppa disinvoltura; Jondyn riuscì ad allontanarsi con decoro, ma Tod si mise a correre guardandosi dietro le spalle.
Le spiegazioni di Kiruna avevano senso, e forse quella era la verità. No. Secondo gli obblighi di un altro dei Tre Giuramenti, ‘doveva’ essere la verità. Tuttavia, c’erano delle scappatoie. Come non dire tutta la verità oppure girarci intorno. Le Sorelle forse si erano volutamente esposte al pericolo per poter usare il Potere come arma, ma Perrin era certo che avevano anche pensato di poter raggiungere Rand prima di chiunque altro. Cosa sarebbe accaduto se ci fossero riuscite era un mistero per tutti, ma di sicuro i piani delle Aes Sedai non avevano contemplato nulla di simile a quanto era realmente accaduto.
«Sta arrivando» disse Loial di colpo. «Guarda! Sta arrivando Rand.» Cambiando tono, aggiunse in un sussurro: «Sii cauto, Perrin.» Per un Ogier era davvero un sussurro. Aram e Kiruna avevano sentito, e forse anche Bera, ma nessun altro. «A te non hanno giurato nulla!» A quel punto la voce ritornò normale. «Pensi che potrebbe parlare di quanto sta succedendo nell’accampamento? Per il mio libro...» Loial stava scrivendo un libro sul Drago Rinato, o meglio, stava raccogliendo degli appunti per scriverne uno. «Non ho visto molto dopo che... la battaglia è iniziata.» Era rimasto al fianco di Perrin nel momento cruciale, maneggiando un’ascia con il manico lungo quasi quanto lui. Era difficile accorgersi d’altro quando si era impegnati a rimanere in vita. A sentire Loial, si sarebbe invece pensato che era sempre da qualche altra parte quando la faccenda cominciava a diventare pericolosa. «Pensi che potrebbe, Kiruna Sedai?»
Ci fu uno scambio di sguardi fra Kiruna e Bera, quindi le due donne si incamminarono spedite verso Verin e le altre, senza aggiungere una parola. Loial sospirò mentre le osservava; il fruscio di una folata di vento in una caverna.
«Dovresti fare davvero attenzione, Perrin» sussurrò poi. «Sei sempre così precipitoso quando usi la lingua.» Adesso la voce dell’Ogier somigliava al ronzio di un calabrone grosso quanto un gatto. Perrin pensò che forse Loial avrebbe imparato a sussurrare davvero, se avessero trascorso ancora molto tempo con le Aes Sedai, ma gli fece comunque cenno di tacere, per poter ascoltare. Le Sorelle iniziarono a parlare subito, ma Perrin non riuscì a sentire nemmeno un suono. Ovviamente avevano eretto una barriera con l’Unico Potere.
Fu chiaro anche per gli Asha’man, che dalla loro posizione rilassata scattarono in un attimo, dritti e rigidi, concentrati sulle Sorelle. Non c’era alcun segno che si stessero protendendo verso saidin, la metà maschile della Vera Fonte, ma Perrin avrebbe scommesso su Stepper che era così. A giudicare dalla smorfia furiosa di Gedwyn, erano anche pronti a usarlo.
Qualunque barriera avessero eretto le Aes Sedai, adesso l’avevano abbassata. Si voltarono a osservare il fondo della scarpata a mani conserte. Gli Asha’man si scambiarono delle occhiate, quindi a un cenno di Gedwyn tornarono alla loro apparente indolenza. L’uomo sembrava deluso. Brontolando irritato, Perrin si voltò per osservare oltre i carri.
Rand stava risalendo il pendio con Min sottobraccio, e parlava con lei carezzandole una mano. A un certo punto reclinò indietro il capo e rise, e Min abbassò la testa per imitarlo, facendosi ricadere sulle spalle una pioggia di riccioli neri. Sembravano un campagnolo a spasso con la sua fidanzata, con la differenza che Rand portava in vita una spada e talvolta ne carezzava la lunga elsa. E aveva accanto a sé Taim, con le Sapienti che lo seguivano a breve distanza. Per non parlare dell’anello di Fanciulle, siswai’aman, Cairhienesi e uomini di Mayene che completavano la processione.
In fondo fu un sollievo per Perrin non dover cavalcare in mezzo a quel mattatoio, ma doveva anche avvisare Rand di tutti quegli intrecci di inimicizie che aveva visto. Cosa avrebbe fatto se il suo amico non lo avesse ascoltato? Rand era molto cambiato da quando avevano lasciato i Fiumi Gemelli, ancor più da quando era stato sequestrato da Coiren e le altre. No. Doveva essere sano.
Quando Rand e Min entrarono nella cerchia dei carri la maggior parte del loro seguito rimase all’esterno, anche se i due non rimasero proprio soli, ma furono seguiti da un vero e proprio concilio.
Taim era ormai la seconda ombra di Rand, un uomo scuro e con il naso leggermente adunco, un uomo che Perrin immaginava potesse essere considerato bello dalla maggior parte delle donne. Un certo numero di Fanciulle gli aveva rivolto più di uno sguardo; erano molto disinvolte in quel tipo di cose. Non appena Taim entrò nel circolo lanciò un’occhiata a Gedwyn, che gli rispose scuotendo appena il capo. Sul volto di Taim apparve una smorfia che però sparì quasi immediatamente.
Nandera e Sulin seguirono da presso Rand, affiancate, e Perrin si meravigliò che non avessero portato con sé altre venti Fanciulle. Gli sembrava quasi che a Rand non fosse nemmeno permesso fare il bagno senza Fanciulle di guardia alla vasca, e non capiva perché il suo amico sopportasse una cosa del genere. Le due donne avevano lo shoufa sulle spalle e i capelli corti con un codino dietro la nuca. Nandera era muscolosa, i capelli più grigi che biondi, ma i suoi lineamenti duri erano comunque attraenti, se non proprio belli. Sulin — magra, piena di cicatrici, rugosa e con i capelli bianchi — faceva sembrare Nandera quasi graziosa e dolce. Lanciarono un’occhiata agli Asha’man, senza darlo a vedere, quindi esaminarono con la stessa circospezione entrambi i gruppi di Aes Sedai. Le dita di Nandera scattarono secondo il linguaggio delle mani delle Fanciulle. Non era la prima volta che Perrin malediceva la propria incapacità di leggerlo, ma una Fanciulla avrebbe rinunciato alla lancia per sposare un rospo prima di insegnarlo a un uomo. Una Fanciulla che Perrin non aveva notato, accovacciata in prossimità di un carro a pochi passi da Gedwyn, rispose nello stesso linguaggio, e lo stesso fece un’altra che fino a quel momento aveva giocato al labirinto di fili con una sorella di lancia vicino alle prigioniere. Amys guidò le due Sapienti all’interno del cerchio di carri e si appartarono per parlare con Sorilea e alcune delle altre che erano lì. Nonostante un volto fin troppo giovanile a confronto dei capelli bianchi che le arrivavano alla vita, Amys era una donna importante, seconda fra le Sapienti solo a Sorilea. Loro non ricorsero all’Unico Potere per schermare la conversazione, ma sette o otto Fanciulle le circondarono immediatamente e iniziarono a cantare con voci sommesse. Alcune erano sedute, altre erano rimaste in piedi, altre ancora si erano accovacciate, ognuna per conto proprio, tutte con atteggiamento che solo un idiota avrebbe potuto credere fosse disinvolto.
Perrin si rese conto che da quando aveva cominciato ad avere a che fare con Aes Sedai, Sapienti e Fanciulle sospirava troppo spesso. Sembrava che ormai le donne in generale gli scatenassero delle fitte allo stomaco.
Dobraine e Havien, che conducevano a mano i loro cavalli ma erano senza i loro uomini, chiudevano la retroguardia. Havien aveva finalmente visto una battaglia. Perrin si chiese se fosse impaziente di ripetere l’esperienza. Aveva circa la sua stessa età, ma non sembrava più giovane come due giorni prima. Dobraine, con il cranio rasato nello stile dei soldati cairhienesi, giovane non lo era affatto, e quella del giorno precedente non era stata la sua prima battaglia, eppure sembrava ancor più vecchio e preoccupato. Come Havien. Cercarono Perrin con lo sguardo.