Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1968
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:
Tutti si unirono al canto, anche Judith. Erano note basse, di una profonda spiritualità.
«Canta anche tu» sussurrò Judith a Quellen.
«Non so le parole.»
«Canticchia la musica.»
Lui si strinse nelle spalle. Galuber aveva divorato quasi tutta la sostanza. Ormai il suo stomaco doveva essere teso e dolorante. Quella roba era come gomma. L’emetico in essa contenuto agiva secondo il principio della massa critica; una volta ingoiatane abbastanza, entravano in azione automaticamente i riflessi peristaltici, e aveva inizio il sacro rigurgito.
Judith, seduta vicino a Quellen, implorava di essere ammessa nel regno dell’Unione. Il Nirvana raggiunto mediante la masticazione, pensò freddamente Quellen. Com’è possibile? Cosa sto facendo qui? Il canto riecheggiava dalle pareti di vetro, assordandolo. Correnti di suoni ruotavano in sottile antifonia nella stanza ed era impossibile non essere trascinati dal ritmo. Involontariamente, Quellen mosse le labbra; se avesse saputo le parole, si sarebbe unito al canto. Cashdam, che dirigeva il coro, aumentò il tono. Aveva una voce profonda, da basso, piena d’intensità.
Galuber sedeva immobile al centro della cavità. Aveva gli occhi chiusi, le mani contratte sull’addome. Lui solo stava immobile in mezzo al gruppo che dondolava cantando. Quellen riuscì a mantenersi immobile anche lui, non senza sforzo, e si guardò intorno. I grossi seni di Jennifer Galuber si muovevano ritmicamente. La faccia affilata di Judith era illuminata da un’estasi interiore. Un giovane asessuato dalle chiome lunghe e incolte sussultava come se fosse stato colpito da una scarica elettrica. La misteriosa estasi del rigurgito sociale aleggiava sulla sala.
Il dottor Galuber cominciò a vomitare.
Il froidi rigurgitava con dignità: teneva socchiuse le grosse labbra e ne usciva a fiotti la sostanza che andava a riempire la coppa. Era tutto rosso e sudato; per dominare la peristalsi occorreva uno sforzo notevole, anche se il midollo era addormentato da qualche droga, come quella mescolata alla sostanza. Ma Galuber adempiva nobilmente al rito.
La coppa, ormai piena, venne fatta passare in giro.
Le mani si tesero verso la sostanza umidiccia. Prendi e mangia, prendi e mangia; questo è il corpo, l’autentica sostanza del gruppo. Partecipa all’Unione. Brose Cashdam stava mangiando. Anche Jennifer Galuber mangiò. Judith accettò imperturbabile la sua porzione. Quellen si ritrovò in mano un pezzo di roba molle e bagnata.
Prendi. Mangia.
Sii obiettivo. Questa è l’Unione. Sollevò la mano tremante alla bocca. Sentiva la coscia calda di Judith contro la sua. Prendi e mangia. Prendi e mangia. Galuber giaceva spossato nella conca, trasfigurato dall’estasi.
Quellen mangiò.
Masticò in fretta, imponendosi di non esitare. La proprietà particolare di quella sostanza indigeribile era che diventava digeribile al contatto con la saliva soltanto dopo essere stata immessa nell’apparato digerente. Perciò non bastava ingoiarla una sola volta, e Galuber si era limitato a prepararla per loro. Quellen inghiottì meravigliandosi di non provare nausea. Aveva mangiato formiche, buccini crudi, ricci di mare, e altre ghiottonerie esotiche, senza ottenere in cambio la possibilità di ricavarne un’esperienza spirituale. Perché esitare, adesso?
Gli altri comunicanti piangevano di gioia. Sulla vernice che costituiva l’abito di Judith brillavano alcune lacrime. Quellen, invece, non riusciva a immedesimarsi e guardava tutto con distacco. Sebbene avesse seguito il rito, non aveva raggiunto la comunione mistica. Aspettò quindi, armato di pazienza, che gli altri si riavessero dall’estasi.
«Vuoi essere tu il celebrante, il prossimo giro?» gli sussurrò Judith.
«Assolutamente no.»
«Joe…»
«Per favore. Non sono venuto? Ho partecipato alla riunione. Non pretendere che faccia anche il protagonista.»
«È abitudine che gli estranei…»
«Lo so. Ma non io. Cedo l’onore a qualcun altro.»
Lei gli diede un’occhiata carica di rimprovero. Quellen si rese conto di averla delusa. Quella sera l’aveva messo alla prova, e lui l’aveva quasi superata. Quasi.
Brose Cashdam aveva portato un altro pezzo di pasta rituale. Senza parlare, Jennifer Galuber prese la coppa e cominciò a rimpinzarsi. Suo marito, esausto per lo sforzo, le scivolò a sedere accanto, accasciandosi. Il rito si svolse come il primo. Quellen vi prese ancora parte, senza però riuscire a immedesimarsi neppure stavolta.
Poi, Brose Cashdam gli si avvicinò e gli sussurrò: «Volete dirigere voi la prossima comunione?»
«Mi spiace, ma non posso» disse Quellen. «Devo andare via presto.»
«È un vero peccato. Avevamo sperato che partecipaste a tutte le fasi della riunione.» Cashdam si allontanò con un vago sorriso, e porse la coppa a un altro.
Quellen afferrò Judith per un braccio e la trasse in disparte. «Vieni con me» le sussurrò con insistenza.
«Come puoi pensare al sesso, qui?»
«Non sei vestita in modo molto casto, sai? Hai già avuto due comunioni. Non vuoi venir via, adesso?»
«No» rispose lei decisa.
«E se aspetto che finisca la prossima comunione?»
«No. Nemmeno allora. Devi farlo tu da celebrante, e farlo con convinzione. Altrimenti, poi, non ti sentirai spiritualmente affine. Davvero, Joe, come potrei darmi a un uomo con cui non sento affinità? Sarebbe una cosa completamente meccanica, nociva per tutti e due.»
Quella sua nudità, che non era nudità, turbava ed eccitava Quellen sempre di più: non riusciva a sopportare di guardare la voluttuosa snellezza delle forme di Judith. «Non farmi una cosa simile, Judith» disse. «Te ne prego. Andiamocene ora.»
Per tutta risposta, lei si voltò e tornò a sedersi insieme agli altri intorno al pozzo rituale. La terza comunione stava per incominciare. Cashdam guardò Quellen come per invitarlo a raggiungerli, ma lui scosse la testa e uscì in fretta. Da fuori, guardò attraverso il muro di vetro Judith, che teneva la testa gettata all’indietro, con le labbra socchiuse in atteggiamento rapito. Anche i Galuber erano in estasi. L’immagine del corpo obeso di Jennifer Galuber s’impresse in modo indelebile nel cervello di Quellen, che scappò via.
Arrivò a casa poco dopo mezzanotte, ma non riuscì a trovare pace fra quelle quattro mura. Doveva evadere. In preda all’inquietudine, entrò nel campo dello stat e si fece trasportare in Africa.
Laggiù, era mattina. Cadeva una pioggerellina sottile come nebbia sciolta, che non impediva ai dorati raggi del sole di illuminare la foschia. I coccodrilli erano al solito posto. Un uccello cinguettava. Le foglie dei cespugli, appesantite dalla pioggia, pendevano verso la ricca terra nera, pregna di umidità. Quellen cercò con sforzo di immedesimarsi nella pace del luogo. Toltesi le scarpe, si avviò verso la riva del fiume. Il fango che gli scivolava tra le dita dei piedi gli dava un’ineffabile sensazione di piacere. Qualche insetto gli punzecchiava la pelle. Una rana saltò nell’acqua creando una serie di cerchi che si allargò sulla superficie scura. Un coccodrillo aprì pigramente un occhio scintillante. L’aria dolce e calda penetrava nei polmoni di Quellen.
Ma nemmeno lì riusciva a trovare conforto.
Quel posto era suo, ma non se l’era guadagnato: l’aveva rubato. Non poteva godervi una vera pace. Ma non riusciva a trovarla nemmeno in Appalachia. Il mondo era troppo grande per lui, e lui era troppo piccolo per il mondo. Pensò a Judith, così sensuale sotto lo sprayon, con l’aria estatica che aveva assunto mentre mangiava il bolo. Mi odia, pensò Quellen, o forse ha pietà di me, ma l’effetto è lo stesso. Non vorrà più vedermi.
Non gli piaceva restare in quel posto delizioso, quando era di quest’umore. Tornò allo stat, e venne istantaneamente trasportato oltre l’oceano, nel suo appartamento, dove si ritrovò nel cuore della notte. Dormì molto male.