Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1968
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:
A suo modo, Marok era una brava persona, ma dava sui nervi a Quellen per il disordine, la sciatteria, le interminabili conversazioni al visifono e soprattutto, con la sua costante presenza. A quei tempi, Quellen non vedeva l’ora di essere promosso alla Settima Classe per avere il permesso di vivere da solo, senza più l’eterna presenza di un coabitante che lo controllava notte e giorno; sarebbe stato libero, libero di nascondersi dalla folla che lo soffocava.
Koll sapeva la verità? L’avrebbe scoperto fra poco.
In preda all’inquietudine, si avviò lungo il corridoio, verso la parte dell’edificio in cui erano installate le macchine di ascolto. Mentre aspettava, avrebbe potuto scoprire cosa avevano saputo sul conto di Norm. Il cancello scivolò entro il muro, dopo che Quellen ebbe appoggiato la mano sulla targa d’identificazione della porta. Dentro, si udivano ovunque gli strumenti ronzare. I tecnici salutarono rispettosamente Quellen. L’aria odorava di antisettico, come in ospedale.
«Dov’è l’apparecchio che sorveglia Pomrath?» domandò Quellen.
«Da questa parte, sovrintendente.»
«Chi se ne occupa?»
«È sull’automatico, adesso. Ecco qua.» L’uomo portò una poltrona pneumatica, e Quellen si sistemò davanti alle bobine che giravano. «Volete sentire cosa sta succedendo adesso, o ascoltare le registrazioni della notte scorsa?» gli domandò il tecnico.
«Un po’ di una cosa e un po’ dell’altra» rispose Quellen.
«Questo è il pulsante per l’ascolto dal vivo, e questo…»
«Lo so. Sono pratico.»
Il tecnico arrossì e si allontanò. Quellen premette il pulsante dell’ascolto immediato, ma lo staccò subito: suo cognato stava adempiendo alle funzioni naturali. Quellen si morse un labbro. Con gesto rapido e nervoso, manovrò i pulsanti in modo da poter ascoltare i nastri già registrati, in cui era fedelmente trascritto tutto ciò che Pomrath aveva detto e fatto da quando Brogg gli aveva infilato l’Orecchio ipodermico.
In così poco tempo Quellen non poteva ascoltare tutto, perciò fece scorrere il nastro in modo da ascoltare le conversazioni, che erano del resto molto rare. La sera prima, Pomrath era stato alla casa dei sogni, poi era tornato nella sua stanza. Aveva litigato con Helaine. Ascoltò questa parte.
POMRATH «Non me ne importa niente. Voglio rilassarmi.»
HELAINE «Ma noi abbiamo aspettato a cenare che tu tornassi.»
POMRATH «E non sono qui? Tu programma, io mangio.»
La lite continuava su quel tono, monotona e meschina. Quellen saltò un quarto d’ora più avanti, e scoprì che litigavano ancora, e la lite era punteggiata dai singhiozzi del nipote e dai commenti noiosi della piccola Marina. Quellen soffriva al pensiero che scene simili dovevano essere all’ordine del giorno in casa Pomrath. Saltò parecchi metri di nastro. Un monotono respiro. I Pomrath dormivano. Più oltre, i rumori del risveglio. I bambini che ciabattavano per casa. Pomrath sotto la doccia molecolare. Helaine che programmava, sbadigliando la lista della colazione.
POMRATH «Oggi esco presto.»
HELAINE «Credi davvero che otterrai un impiego in quel modo?»
POMRATH «Quale impiego? In che modo?»
HELAINE «Lo sai. Quella scheda che ti ho trovato in tasca. Non dovevi andare da un tizio, visto che sei disoccupato?»
POMRATH «Oh, quello!»
Quellen continuò ad ascoltare. La telemetria indicava ora che Pomrath era eccitato più del solito: il polso era più frequente, la temperatura più alta. Ciò nonostante, la conversazione finì senza che si fosse accennato a Lanoy. Quellen saltò qualche altro metro di nastro. L’indicatore gli disse che stava per entrare in ascolto diretto. Quellen saltò l’ultimo tratto ed entrò in ascolto.
POMRATH «Potete portarmi da Lanoy, vero?»
Il monitor era programmato in modo da far scattare un allarme non appena fosse stato menzionato il nome di Lanoy. Vi fu un impercettibile intervallo, mentre il calcolatore esaminava le onde sonore che formavano le parole pronunciate da Pomrath; poi l’allarme scattò. Una luce rossa si accese sul quadro dei comandi e un campanello echeggiò nel locale: Pong. Pong.
Tre tecnici accorsero verso lo strumento.
Pong.
«Andate pure» disse Quellen. «Sorveglio io. Spegnete quel maledetto allarme.»
Pong. Pong.
Quellen si protese per sentire meglio: aveva le mani umide di sudore, mentre ascoltava il cognato prendere accordi per tradire irreparabilmente la sua famiglia.
Pomrath si era allontanato di molto da casa, quella mattina, senza naturalmente accorgersi che tutti i suoi movimenti erano ritrasmessi al comando del Segretariato di Polizia e che non solo le sue parole, ma anche i battiti del suo cuore venivano registrati.
Nei giorni precedenti, e anche quando ancora non gli avevano inserito l’Orecchio, aveva fatto molte ricerche. Le minischede in cui Lanoy offriva i suoi servigi erano largamente diffuse, ma non era facile riuscire a scoprire dove fosse possibile trovare Lanoy. Ma Pomrath era un uomo tenace. E ormai, era deciso ad andarsene.
Non si aspettava più niente dalla vita. Certo, gli dispiaceva per Helaine e per i bambini. Avrebbe sentito la loro mancanza. Però non ne poteva più, e sapeva di essere sull’orlo di un collasso nervoso. Le parole gli parevano tutte prive di senso. Era capace di fissare per mezz’ora il giornale cercando di capire cosa volessero dire quei segni scritti sul foglio giallo, finché non gli sembravano dei microbi che si muovevano. KLOOFMAN. DISOCCUPAZIONE. RATA DELLE IMPOSTE. DANTON. MANKLOOF, ZIODINECUPPASO. TONDAN. ESTOMPI ELLED TARA. KL. OOF. DISOC. ASRA. Animaletti danzanti. ISOC. FMAN. Tempo sprecato. ANTO. DIS. RATAS, FLOOR, FLOOR! FLOOR!
KLOOF!
Quello che gli occorreva era una parola più semplice. Saltare in un posto non ancora appestato di umanità. Sì. Sì. Lanoy era la risposta. Gli pulsavano le tempie. Gli pareva che i lobi frontali si gonfiassero, spingendo avanti la fronte fino a un punto di rottura: «Potete dirmi come fare per trovare Lanoy?» Aveva l’impressione che la testa stesse per scoppiargli da un momento all’altro, scagliando in giro brandelli di cervello. «Sono disoccupato. Ho bisogno di vedere Lanoy.» FLOOK! ESSAT ERAT! «Lanoy?»
Un uomo basso, flaccido, con una fila di denti naturali nella mascella superiore e completamente sdentato nella inferiore, disse: «Vi porto io da Lanoy. Quattro crediti, va bene?»
Pomrath lo pagò. «Dove devo andare? Cosa devo fare?»
«Taxiespresso. Linea Sedici.»
«Dove devo scendere?»
«Prendetelo. Non pensate al resto.»
DISOC! FMAN! Pomrath si diresse alla rampa e salì a bordo. Gli pareva una fortunata coincidenza l’aver trovato con tanta facilità qualcuno pronto a dirgli in che modo rintracciare lo sfuggente Lanoy. Ma dopo averci pensato meglio, convenne che non si era affatto trattato di una coincidenza. L’uomo semi-sdentato era probabilmente un inviato di Lanoy, che lo seguiva, e si era tenuto pronto a indicargli il da farsi non appena lui si fosse deciso. Ma certo. Gli facevano male gli occhi. C’era nell’aria qualche sostanza irritante, forse un gas fatto apposta per danneggiare gli occhi, sparso per ordine dell’Alto Governo, allo scopo di levigare la cornea di tutti i prolets. MANK! NOTD! Pomrath si rincantucciò in un angolo della vettura. Una ragazza mastodontica col cranio rasato e gli zigomi sporgenti gli si avvicinò: «Da Lanoy?» chiese.
«Perché no?»
«Trasbordate alla Linea Nord.»
«Se lo dite voi.»
«È l’unico modo.» Gli sorrise. Pareva che la sua pelle cambiasse colore, passando attraverso tutto lo spettro, dall’infraverde all’ultragiallo. ISOCC! ESSAT! Pomrath tremava. Cosa avrebbe detto Helaine, quando l’avesse saputo? Si sarebbe risposata? I bambini avrebbero continuato a portare il suo nome? Il cognome Pomrath si sarebbe estinto? Sì. Sì. Perché laggiù ne avrebbe adottato uno diverso. FMANKI E se si fosse chiamato Kloofman? Sublime ironia: il mio pro-pro-pronipote diventerà membro dell’Alto Governo. Era una bella prospettiva.