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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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Pomrath scese. La ragazza rimase a bordo. Come facevano a sapere chi era e dov’era diretto? Aveva paura. Il mondo era pieno di spettri. Pregate per il riposo della mia anima. Sono così stanco, OOF! TON!

Attese alla rampa. Intorno a lui, le guglie dei brutti caseggiati costruiti un secolo prima foravano il cielo. Ormai era lontano dalla zona centrale. In che puzzolente sobborgo era diretto? Arrivò un altro taxiespresso. Pomrath salì a bordo senza chiedere niente a nessuno. Sono nelle vostre mani, pensò. LANOY! YONAL! Chiunque, chiunque, ma fatemi andare via di qui.

Via.

Viaggiava verso nord: era ancora in Appalachia? Il cielo era cupo, forse programmato per la pioggia: un acquazzone per ripulire le strade. E se Danton avesse ordinato di far piovere acido solforico? Il fondo stradale che sibilava e mandava fumo, passanti che scappavano disperati, mentre le loro carni si scioglievano; l’ultimo, definitivo controllo della popolazione; morte dal cielo. La vettura si fermò. Pomrath scese, e aspettò sulla rampa. Pioveva, e le gocce picchiettavano il marciapiede.

«Sono Pomrath» disse a una vecchia dall’aria gentile.

«Lanoy vi aspetta. Venite.»

Dieci minuti dopo arrivò in un distretto rurale. C’era una baracca in riva a un lago. Si vedevano delle figure andare e venire con aria furtiva. Una voce gli sussurrò: «Lanoy vi aspetta là.»

Lanoy era un ometto con un gran naso e indossava un vestito che pareva di duecent’anni prima.

«Pomrath?»

«Direi.»

«Dodicesima Classe?»

«Quattordicesima» confessò Pomrath. «Siete disposto a mandarmi via di qui? Vi prego.»

«Il piacere è tutto mio.»

Pomrath guardò il lago. Era disgustoso, pullulava di vegetazione. Sull’acqua oleosa galleggiavano banchi di alghe untuose.

Lanoy disse: «Non è bello? Sei secoli di inquinamento ininterrotto, con in più tante inondazioni di discorsi ufficiali. La zona di rinnovamento è indietro di vent’anni rispetto al calcolo pubblico. Volete fare una nuotata? Qui non pratichiamo il battesimo, ma possiamo organizzare una cerimonia che si accordi alle tendenze religiose di chiunque.»

Pomrath ebbe un brivido. «Non so nuotare. Mi basta andar via di qui.»

«L’alga è la claphadora. Qualche volta arrivano qui dei biologi per ammirarla. Arriva fino a trenta metri di lunghezza. Ci sono anche dei vermi anerobici e dei molluschi primitivi. Non so come riescano a sopravvivere. Restereste sbalordito se sapeste qual è il contenuto di ossigeno dell’acqua.»

«Non c’è più niente capace di sbalordirmi» rispose Pomrath. «Vi prego.»

«È anche piena di colibacilli intestinali» gli fece notare Lanoy. «Credo che la media normale sia di dieci milioni ogni cento millimetri. Cioè diecimila volte più del massimo sopportabile per un organismo umano. Bello, eh? Entrate, Pomrath. Sapete, non è facile diventare un saltato.»

«Niente è facile, di questi tempi.»

«E allora, provate a pensare alle difficoltà» riprese Lanoy, facendolo entrare nella baracca. Pomrath notò con stupore che l’interno era in netto contrasto con l’esterno diroccato e sporco. Dentro, tutto era pulitissimo e in perfetto ordine. Una parete divideva la baracca in due ampi locali. Lanoy si lasciò cadere in un rete e rimase lì sospeso come un grosso ragno Pomrath rimase in piedi. «Posso farvi risalire fine al millenovecentonovanta» disse Lanoy. «O al duemilasettantasei o in qualche altro anno, a vostro piacimento. Non lasciatevi ingannare da quello che dicono i giornali. Siamo molto più bravi di quanto si crede. Apportiamo continui miglioramenti al procedimento.»

«Mandatemi dove volete» disse Pomrath.

«Dovreste dire quando, non dove. State un po’ a sentire, se io vi mando nel millenovecentonovanta, riuscireste a cavarvela? Non sareste neppure capace di parlare correttamente. La vostra lingua sembrerebbe un gergo incomprensibile, con la grammatica tutta scombinata. Conoscete la distinzione fra chi e che? Fra gli e lo? Come ve la cavereste coi tempi dei verbi?»

Pomrath sentiva il sangue pulsargli nelle arterie. Non riusciva a capire perché Lanoy lo avvolgesse in quel bozzolo di parole. Ne aveva abbastanza, delle parole.

«Non spaventatevi» rise Lanoy. «Non occorre che sappiate tutte queste cose. Anche allora erano già dimenticate. La lingua era già molto sciatta, anche se non quanto oggi, perché noi abbiamo avuto qualche secolo in più per ridurla ulteriormente. Comunque, avevano già eliminato coniugazioni e declinazioni. Con tutto ciò, vi ci vorrà una quindicina di giorni per imparare a comunicare in modo da farvi ricoverare in manicomio. Elettroshock, camicia di forza, insomma tutte le barbarie dei nostri antenati.»

«Basta che mi facciate andare via di qui.»

«La polizia vi interrogherà. Non date il vostro vero nome, Pomrath. Non comparite sull’elenco dei saltati, il che significa che avete dato un nome falso, e quindi non dovete assolutamente farlo. Trovatevene un altro. Se arriverete nel millenovecentosettantanove, od oltre, potete dire di essere un saltato. Ma se arrivate qualche anno o secolo prima, sarete alla mercé delle vostre risorse. Francamente, al vostro posto non mi piacerebbe. Siete intelligente, Pomrath, ma le preoccupazioni vi hanno logorato. Non correte rischi. Comportatevi da saltato ortodosso, e affidatevi alla mercé del passato. Ve la caverete.»

«Quanto costa?»

«Duecento unità di credito. Il puro costo del biglietto. Copre appena le spese dell’energia.»

«È sicuro?»

«Sicuro come una corsa in taxiespresso» rispose Lanoy sorridendo.

«Sarà un’esperienza sconcertante. Niente Alto Governo che vi sorvegli. Decine di stati indipendenti. Rivalità locali. Dovrete orizzontarvi, ma andrà tutto bene. Credo che ci riuscirete.»

«Non potrebbe essere peggio di qui.»

«Siete sposato, Pomrath?»

«Sì. Due bambini. Gli voglio molto bene.»

«Volete portare con voi la famiglia?»

«È possibile?»

«Si può tentare. Bisogna mandarvi separatamente, perché vi sono dei limiti di massa. Potreste arrivare scaglionati nel corso di una decina di anni. Prima magari arriverebbero i bambini, e qualche anno dopo voi e vostra moglie.»

Pomrath continuava a tremare. «Supponiamo che parta io per primo. Voi terreste nota di dove sono arrivato, cioè… di quando, in modo che la mia famiglia possa seguirmi, se mia moglie lo desidera?»

«Certamente. Vedremo di fare tutto il possibile. Ci metteremo in contatto con la signora Pomrath, che, volendolo, potrà seguirvi. Dunque, Pomrath, siete d’accordo?»

«Certo, e lo sapete.»

Quellen seguiva la conversazione in uno stato di trance. Non vedeva Lanoy, non aveva idea del posto in cui aveva luogo il dialogo, ma tuttavia si rendeva conto che suo cognato stava per ingrossare la lista dei saltati, senza che lui potesse farci niente. A meno che Brogg e Leeward non riuscissero ad arrivare in tempo ad arrestare Lanoy…

Una voce disse: «Signore, c’è una chiamata da parte dell’intendente Brogg.»

Quellen si allontanò dal monitor. Gli porsero un telefono privo di video. Quellen portò all’orecchio il ricevitore.

«Dove siete?» chiese. «Avete già rintracciato Lanoy?»

«Stiamo dandoci da fare. Abbiamo scoperto che Brand ignora la località esatta. Conosceva semplicemente qualcuno che conosceva qualcun altro che l’avrebbe portato da Lanoy.»

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