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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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«Capisco.»

«Però sappiamo di che zona si tratta. La stiamo sorvegliando per televettore. È solo questione di tempo, ormai. Poi riusciremo a prendere Lanoy.»

«Quanto tempo?» chiese freddamente Quellen.

«Circa sei ore, mezz’ora più mezz’ora meno. Comunque gli metteremo le mani addosso entro oggi.»

Sei ore, pensò Quellen. Più o meno. E poi avrebbero arrestato Lanoy.

Ma ormai Norman Pomrath sarebbe già diventato un saltato.

12

In tono rilassato, Brogg disse: «Naturalmente devo arrestarvi. Voi capite, è il regolamento.»

«Certo» rispose Lanoy. «Non occorre dirlo. Anzi, mi meraviglio che ci abbiate messo tanto a pescarmi.»

«Incertezze in alto loco. Le opinioni erano contrastanti.» Brogg sorrise all’ometto. «Non vi nascondo che avete dato parecchio filo da torcere all’Alto Governo. Volevano arrestarvi, ma, nello stesso tempo, avevano paura di perdere il potere, se fosse sopraggiunto qualche sconvolgimento nel passato. Perciò non si decidevano; dovevano far cessare la vostra attività, ma non osavano farlo.»

«Posso capire le loro preoccupazioni» disse Lanoy. «Anche per Loro la vita è terribilmente complicata, eh? Be’, ora siete qui. Usciamo a guardare il tramonto, che ne dite?»

Lanoy uscì dalla baracca precedendo Brogg. Era piuttosto tardi ormai; l’orario di lavoro era terminato da un pezzo, ma Brogg non ci badava. Per tutta la giornata, lui e Leeward erano stati occupati a cercare Lanoy coi televettori, finché non erano riusciti a localizzarlo. Come Brogg aveva detto a Quellen qualche ora prima, era solo questione di ore. In effetti ce n’erano volute poco più di quattro. Poco prima, Brogg aveva allontanato Leeward con un pretesto, e ora lui e Lanoy si trovavano soli in quel posto remoto. Brogg aveva molte cose da dire all’uomo dei saltati.

Un gran sole dorato stava sospeso nel cielo che si andava oscurando, e gettava un bagliore purpureo sul lago putrescente, dandogli un aspetto vagamente fantastico. Lanoy fissava rapito il tramonto.

«È bellissimo» disse, dopo un lungo silenzio. «Non potrei mai lasciare quest’epoca, intendente Brogg. Io vedo la bellezza, nella bruttezza. C’è mai stato nulla di simile? Io vengo qui tutte le sere al tramonto, affascinato.»

«Straordinario.»

«Proprio. C’è della poesia in quella melma. L’ossigeno è quasi scomparso: là dentro c’è stata una degenerazione della vita organica, e per questo ora vi sono solo forme anerobiche. Mi diverto a pensare che laggiù, sul fondo, i vermi del fango danzino al tramonto. Giro giro, in cerchio tutti insieme. Guardate la gamma di colori su quel grande banco di alghe… qui raggiungono la lunghezza delle alghe marine. Vi piace la poesia, Brogg?»

«La mia passione è la storia.»

«Quale periodo?»

«Quello romano. Gli inizi dell’Impero. Pressappoco da Tiberio a Traiano. L’epoca di Traiano; ecco la vera età dell’oro.»

«La repubblica non v’interessa?» chiese Lanoy. «Gli eroici incorruttibili? Catone? Lucio Giunio Bruto? I Gracchi?»

Brogg era sbalordito. «Vi intendete di queste cose?»

«Io getto un’ampia rete» fu la risposta di Lanoy. «Non dovete dimenticare che sono in contatto quotidiano col passato. Ho acquisito una certa familiarità con la storia. Traiano, eh? Vi piacerebbe visitare la Roma di Traiano?»

«Certo» rispose con voce roca Brogg.

«E Adriano? Anche la sua è stata un’età dell’oro. Se non riusciste ad arrivare nell’epoca di Traiano, vi andrebbe quella di Adriano? Vediamo un po’… un margine d’errore di circa una generazione… potrebbe darsi che non riuscissimo a risalire all’epoca di Traiano, ma saremo certo in grado di arrivare in qualche punto del tempo di Adriano. Sarà meglio orientarsi verso il periodo posteriore a Traiano, altrimenti si rischierebbe di finire sotto Tito, Domiziano, o peggio; niente che vi andrebbe bene.»

Con voce roca, strozzata, Brogg riuscì a malapena a dire: «Ma di cosa state parlando?»

«Lo sapete benissimo.» Il sole era ormai tramontato. Il lago in decomposizione rimandava il riflesso del bagliore magico. «Vogliamo rientrare?» disse Lanoy. «Vi mostrerò parte degli strumenti.»

Brogg lo seguì come un automa. Era molto più alto di Lanoy, che come costituzione, somigliava a Koll, e di questo aveva anche la grande energia nervosa. Tuttavia Koll sprizzava odio e malafede; Lanoy invece, nonostante la carica di energia nervosa, era tranquillo e fiducioso.

L’ometto aprì una porta nella parete che divideva l’interno della baracca. Brogg sbirciò dentro e vide sbarre verticali di metallo lucido, una gabbia a traforo, quadrati, interruttori, una congerie di reostati. File di pannelli con indicazioni in codice si illuminavano di vivide luci sulle macchine. Pareva che tutto fosse stato messo insieme con l’intento di fare una gran confusione.

«Questa è la macchina dei viaggi nel tempo?» chiese Brogg.

«Solo una parte. Vi sono estensioni sia nel tempo che nello spazio. Non voglio annoiarvi coi particolari. Comunque, il principio è semplice. Un’improvvisa tensione nel tessuto del continuum; vi immettiamo materiale dell’epoca in corso, e togliamo una massa uguale dal passato. Conservazione della materia, capite. Se sbagliamo i calcoli di qualche grammo si verificano perturbazioni, esplosioni, effetti meteorologici. Cerchiamo di evitarli, ma qualche volta ne capitano. Al centro di tutto c’è un plasma di fusione. Non c’è sistema migliore per aprire il continuum; per riuscirci, ci serviamo del nostro piccolo sole. Usiamo la forza teta; ogni volta che qualcuno adopera uno stat, crea un potenziale temporale che noi catturiamo e usiamo. Ma anche così è un procedimento costoso.»

«Quanto fate pagare?»

«Duecento unità di credito, quando chiediamo denaro.»

«Perché, mandate anche gente gratis?» s’informò Brogg.

«Non esattamente. Volevo dire che non accettiamo denaro da certe persone. Insistiamo invece perché ci paghino in altro modo: informazioni, favori, cose del genere. Se rifiutano, non li trasportiamo. Per certa gente, nessuna somma sarebbe abbastanza elevata.»

«Non capisco.»

«Capirete» disse Lanoy. Richiuse la porta e tornò verso la parte della baracca adibita a ufficio. Dopo essersi comodamente disteso nella rete, domandò a Brogg: «Quale procedura seguirete, per arrestarmi?»

«Dovrete seguirmi in ufficio, dove sarete interrogato dal sovrintendente Quellen. È lui che si occupa della questione. Intanto isoleremo questo posto mediante un’ampia fascia di radiazioni, cosicché rimarrà sigillato nel corso di tutta la procedura giudiziaria. Qualsiasi decisione in merito all’“habeas corpus” spetterà solo all’Alto Governo. Però, se riuscirete a manovrar bene Quellen, il quadro assumerà un aspetto completamente diverso.»

«Devo proprio venire in ufficio?»

«Sì.»

«Che tipo è questo Quellen? Malleabile?»

«Penso di sì. Specie quando lo si batte col martello giusto.»

«Ed è un martello che rende molto?»

«Non poi moltissimo.» Brogg si protese verso Lanoy. «La vostra macchina ha un raggio limitato a soli cinque secoli?»

«Niente affatto. Continuiamo ad apportare miglioramenti. Per un certo periodo abbiamo dovuto limitarci solo a un ambito di cinque secoli, con qualche puntata in altri, su cui però non abbiamo potuto fare nessun controllo.»

«Capisco» disse Brogg. «I maiali e i cani arrivati nel dodicesimo secolo, e via dicendo.»

«Come lo sapete?»

«Ho fatto studi approfonditi. E adesso entro quale raggio riuscite a controllare?»

«Non è un periodo fisso. Possiamo arrivare in qualsiasi punto degli ultimi duemila anni, ma bisogna sempre lasciare un margine a eventuali errori di calcolo, per cui il periodo può essere ancora più esteso. Nell’arco degli ultimi duemila anni, possiamo garantire un massimo di trent’anni di errore. Però credo che, nella maggior parte dei casi, se per ipotesi scegliamo il millenovecentoquarantadue o il millesettecentosettantasei, riusciamo a centrare in pieno il bersaglio.» E, con un sorriso: «Qual è il martello migliore, per Quellen?»

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