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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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Brogg aveva passato delle interessantissime settimane a tener d’occhio il suo superiore. Da principio aveva pensato che si portasse nel rifugio nascosto delle donne per praticare con loro qualche culto illecito, ma poi aveva scoperto che Quellen ci andava solo, in cerca di pace e di solitudine. Sotto un certo punto di vista, Brogg lo capiva. Ma siccome era anche lui un uomo, con le sue necessità, e, per di più, senza debolezze sentimentali, andò da Quellen.

«La prima volta che tornate in Africa pensate a me, Sovrintendente» gli disse con aria melliflua. «Vi invidio tanto.»

Quellen era rimasto a bocca aperta dalla sorpresa. Quando si era riavuto aveva detto: «In Africa? Di cosa state parlando, Brogg? Perché mai dovrei andare in Africa?»

«Per allontanarvi da tutto quello che c’è qui, no?»

«Le vostre accuse sono false.»

«Ho le prove» disse Brogg. «Volete sentire?»

Finirono col mettersi d’accordo. Brogg avrebbe tenuto la bocca chiusa dietro congruo compenso. Tutto questo era avvenuto parecchi mesi prima, e Quellen aveva pagato regolarmente. Finché avesse continuato a farlo, Brogg avrebbe rispettato i patti. Non aveva nessun interesse a denunciare Quellen, che gli era molto più utile come fonte di denaro che non come recluso in un istituto di riabilitazione correttiva: e siccome il ricatto gli permetteva di seguire meglio i suoi studi prediletti, Brogg si augurava fervidamente che nessun altro scoprisse il segreto del Sovrintendente Criminale. Se ciò fosse avvenuto, avrebbe perso il guadagno extra, e magari rischiare di essere arrestato per complicità. In quei giorni, Brogg teneva d’occhio Quellen come un angelo custode, proteggendolo dalla curiosità altrui.

Sapeva anche di essere temuto e odiato da lui, ma non se ne preoccupava. In nascondigli segreti, ma non lontani, custodiva le prove registrate della disonestà di Quellen, programmate in modo da cadere automaticamente nelle mani dell’Alto Governo in caso di scomparsa o di morte improvvisa di Brogg. Quellen lo sapeva e non avrebbe mosso un dito. Si rendeva perfettamente conto che non appena i sensori di quelle diaboliche scatolette avessero cessato di captare i ritmi alfa di Stanley Brogg, avrebbero fatto uscire delle gambette automatiche e si sarebbero messe in marcia verso la sede del Governo per spifferare le loro accuse. In tal modo, Quellen e Brogg rispettavano lo status quo su una base di reciproco interesse.

Nessuno dei due alludeva mai alla questione. In ufficio il lavoro procedeva serenamente, anche se qualche volta l’intendente si permetteva qualche accenno velato, tanto per tenere Quellen sulla corda. Ma, generalmente, Brogg riceveva gli ordini e si affrettava a eseguirli.

Come, per esempio, nel caso dei saltati.

Negli ultimi giorni era stato impegnato a tener d’occhio Mortensen, il saltato potenziale che avrebbe dovuto squagliarsela il 4 maggio. Quellen gli aveva detto di agire con estrema delicatezza, e Brogg sapeva perché. Era abbastanza perspicace da prevedere le conseguenze paradossali che si sarebbero verificate nel tempo se qualcuno avesse cercato d’intralciare la partenza di Mortensen, il cui nome compariva sulla lista documentata dei saltati. Brogg aveva esaminato di persona quelle vecchie liste per compilare la bobina che aveva contrassegnato come Documento A. Sottrarre un uomo a quegli elenchi voleva dire forse far crollare il mondo. Brogg lo sapeva. E certamente lo sapeva anche Quellen. Con tutta probabilità, nelle vecchie arterie di Danton e di Kloofman si sarebbero prodotti decine di aneurismi se avessero immaginato che il reparto di Quellen si dilettava a giocare col passato, mettendo a repentaglio la posizione di chiunque vivesse nel presente. E coloro che avevano più da perdere, cioè quelli della Prima Classe, sarebbero stati anche i più allarmati da quelle indagini.

Perciò Brogg andava con i piedi di piombo. Era sicurissimo che, appena l’Alto Governo avesse saputo che le indagini continuavano, avrebbe ordinato di farle cessare immediatamente. Intanto, però, lui non faceva che eseguire un incarico. Avrebbe potuto danneggiare Quellen lavorando con mano pesante e ammazzando Mortensen. Ma Brogg aveva fondati motivi per non comportarsi così.

Trovò con molta facilità Mortensen: un biondino di ventotto anni, con occhi celesti e sopracciglia così chiare da risultare invisibili. Urtandolo su una rampa, Brogg riuscì a ficcargli addosso un Orecchio, agganciando la parte trasmittente dell’apparecchio nella carne di Mortensen. Brogg si servì di un modello scheggia, che infilò nella parte callosa del palmo di una mano di Mortensen. Il giovane non se ne sarebbe mai accorto. Nel giro di pochi giorni, la finta scheggia si sarebbe dissolta, ma nel frattempo, avrebbe trasmesso un mare d’informazioni. Brogg era un esperto, nel ramo.

Si sintonizzò su Mortensen, e ne registrò ogni mossa. Poiché anche un certo Lanoy entrava nel gioco, Brogg spuntò dalle registrazioni frasi come queste:

«… alla stazione con Lanoy, il giorno del salto…»

«… la somma per Lanoy è stata versata in deposito…»

«… di’ a Lanoy che partirò la prima settimana di maggio…»

«…sì, al lago, dove l’ho incontrata la prima volta…»

Mortensen era sposato e apparteneva alla Decima Classe. Non amava la moglie. Saltando, avrebbe ottenuto istantaneamente il divorzio, pensava divertito Brogg. L’Orecchio gli permise di sentire gli acuti rimbrotti di Sidna Mortensen, e non poté far a meno di ammettere che la cosa migliore che suo marito potesse fare era un bel viaggetto nel passato. Brogg compilò un grosso dossier su quel potenziale saltato.

Poi a Brogg giunse La parola di Kloofman, tramite Gogan, Koll, e Quellen: Lasciate perdere Mortensen. Non bisogna occuparsi più di lui. È la Parola.

Brogg lanciò un’occhiata interrogativa a Quellen: «Cosa devo fare? Grazie a Mortensen stiamo ottenendo un mucchio di informazioni.»

«Interrompete le indagini.»

«Potremmo tentare di continuarle di nascosto» propose Brogg. «Finché Mortensen non si insospettisce, possiamo ricavare da lui dati utilissimi. Non dico di impedirne la partenza, ma…»

«No.»

Vigliacco, pensò Brogg. Ha paura che l’Alto Governo lo scortichi vivo.

In un impulso d’anarchia, Brogg si vide intento a uccidere deliberatamente Mortensen, mandando a gambe all’aria l’Alto Governo, e facendo probabilmente crollare tutto quanto, come Sansone quando aveva abbattuto le colonne del tempio. Forse Brogg si sarebbe divertito se avesse saputo che il mite Quellen aveva avuto gli stessi pensieri ribelli. Avere la certezza che niente bastava a minacciare la sicurezza dell’Alto Governo dava un grandioso senso di potenza. Tuttavia Brogg non cedette all’impulso più di quanto l’avesse fatto Quellen. Ubbidì e smise di indagare su Mortensen, che sarebbe partito regolarmente il 4 maggio senza provocare sconquassi nel continuum temporale.

Comunque, Brogg aveva trovato una nuova traccia per arrivare a Lanoy.

Gli si era presentata proprio quel giorno. Un prolet di nome Brand, di Quindicesima Classe, aveva alzato un po’ troppo il gomito in un locale pubblico. Leeward, che si trovava nello stesso locale, lo aveva sentito mentre si lasciava scappare il nome di Lanoy e alcune informazioni sui saltati. In questo modo, per puro caso e senza l’aiuto di nessuna tecnica moderna, aveva scovato un indizio importantissimo e ne aveva parlato a Brogg.

«Interroghiamo Brand» fu la prima reazione dell’intendente. «Portamelo qui. No, aspetta. Vado a prenderlo io. Tu bada all’ufficio.»

Brogg si recò nel locale, vide Brand, soppesò il pro e il contro, e dopo aver esitato a lungo, prese l’uomo da parte, si presentò, e gli disse di seguirlo. Con aria atterrita, Brand protestò: «Non ho fatto niente! Niente!»

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