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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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«Nessuno ti vuole fare del male» lo rassicurò Brogg. «Vogliamo solo rivolgerti qualche domanda.»

Portò Brand con sé. Ma, quando arrivarono in ufficio, Brogg fu informato che Quellen aveva impartito nuove direttive.

«Vuole che si metta un Orecchio a suo cognato» disse Leeward.

«Nepotismo anche nelle indagini criminali?» commentò Brogg con un sogghigno. «Cos’ha fatto quell’uomo?»

«Non so. Ma Quellen dice che suo cognato vuole saltare. Si chiama Norman Pomrath e deve essere sorvegliato giorno e notte.»

«Bene, provvederemo subito.»

«Secondo Quellen, Pomrath sarebbe in contatto con Lanoy.»

«A quanto pare, tutti sono in contatto con Lanoy. Ha tentato degli approcci perfino con Quellen, non lo sapevi?» Brogg rise. «Non ho ancora avuto l’occasione di riferirgli che anche Mortensen è in contatto con Lanoy, ma credo che se lo immagini. E questo prolet, questo Brand che hai scovato tu, è un altro che ci può portare a Lanoy. In un paio di giorni, risaliremo direttamente all’origine.»

«Volete che metta io l’Orecchio a Pomrath?» domandò Leeward.

«No, faccio io» rispose Brogg. «Devi ammettere che ho un dono per queste cose.»

Non esagerava. A dispetto della mole, si muoveva con grande leggerezza. Con l’abilità di un borseggiatore incallito, Brogg riusciva ad avvicinare la vittima designata in un taxiespresso e a inserirle un Orecchio nei posti più impensati. Era un dono che si era rivelato molto utile quando si era messo a spiare Quellen, e, con altrettanta perizia, aveva condotto le indagini su Mortensen. Adesso toccava a Pomrath. Brogg scese nel laboratorio per cercare il modello più funzionale, tra gli ultimi creati.

«Ecco, questo è una meraviglia» gli disse un tecnico, con orgoglio. «L’abbiamo appena finito. Siamo riusciti a fondere la tecnica dell’Orecchio con quella del vetro pseudovivente. Il risultato è straordinario. Date un’occhiata.»

Brogg tese la mano, e il tecnico lasciò cadere sul palmo carnoso un minuscolo oggetto metallico dello spessore di poche molecole, praticamente invisibile, e contenuto dentro una pallottolina di plastica verde.

«Come funziona?» domandò Brogg.

«Come un Orecchio normale. Ma la piccola scheggia di vetro ha un tropismo vitale di carattere insolito. Una volta che l’Orecchio è stato deposto sul corpo che lo deve ricevere, il vetro entra in azione e penetra attraverso la pelle, dai pori. È come un parassita artificiale. Penetra, e si ferma in un punto in cui, anche grattandosi, è impossibile liberarsene. E trasmette a tempo indeterminato. Per farlo cessare occorre un intervento chirurgico.»

Brogg rimase molto impressionato. C’erano molti modelli di Orecchio per uso interno, ma in genere dovevano essere introdotti attraverso gli orifizi naturali del corpo della vittima, il che presentava una certa difficoltà. Di solito si introducevano di nascosto nel cibo della vittima. Ma poiché molte persone non sempre avevano l’abitudine di mangiare alla presenza di estranei, bisognava ricorrere a stratagemmi complicatissimi. Naturalmente, c’erano anche altri orifizi naturali, ma la faccenda diventava ancora più complicata. Questo nuovo modello presentava degli enormi vantaggi; bastava depositarlo sulla superficie esterna del corpo, e penetrava da solo dentro la vittima. Sì, era proprio quello che cercava Brogg.

Impiegò un’ora a esercitarsi sull’uso, e poi si mise alla ricerca di Pomrath.

La sonda televettrice riuscì a localizzarlo subito. Era al Registro Centrale d’Impiego, intento senza dubbio a punzonare una scheda nella macchina del lavoro, come facevano i prolets ridotti alla disperazione. Brogg indossò una tunica logora, adatta a qualche poveraccio di Dodicesima Classe, e uscì per recarsi alla cupola della macchina del lavoro.

Non ebbe difficoltà a rintracciare Pomrath in mezzo alla calca. Brogg sapeva suppergiù che tipo era: bruno, robusto, coi lineamenti tesi… ed ecco che se lo ritrovò davanti. Brogg gli si avvicinò, prese posto nella lunga fila, e rimase ad osservare a lungo l’infelice cognato del Sovrintendente. Pomrath non rivolse la parola a nessuno. Guardava i banchi verde, rosso e azzurro della macchina del lavoro come se fossero suoi nemici personali. Aveva le labbra serrate e gli occhi profondamente cerchiati. È un uomo in preda all’angoscia, pensò Brogg. Non c’è da meravigliarsi se vuole saltare. Bene, fra poco sapremo parecchie cose sul suo conto. Brogg si portò alle spalle di Pomrath.

«Scusatemi» disse, inciampando. L’altro tese una mano per impedirgli di cadere, e Brogg, afferrandolo per il polso, incastrò saldamente l’Orecchio nell’epidermide pelosa, proprio sopra l’ulna. Poi si raddrizzò, ringraziando Pomrath per l’aiuto, e intanto il vetro pseudovivente in cui era inserito l’Orecchio stava attivando il proprio tropismo e penetrava nelle sue carni.

In pochi minuti, l’Orecchio si sarebbe insediato in un deposito di grasso del braccio di Pomrath, e di lì avrebbe incominciato a trasmettere i segnali.

«Scusatemi» mormorò Brogg, allontanandosi. Pomrath sembrava non essersi accorto che l’altro gli aveva inserito un oggetto estraneo.

Al suo ritorno in ufficio, Brogg cominciò a spiare la sua vittima. A quanto pareva, Pomrath era uscito dal palazzo della macchina del lavoro. La linea tracciante, sull’oscilloscopio, era un susseguirsi di minuscole esplosioni nervose, ciascuna delle quali indicava un passo. Pomrath camminò per dieci minuti, poi si fermò. Seguirono complesse azioni muscolari. Stava entrando in una casa di cui bisognava aprire a mano la porta. Subito dopo, giunse il suono di una voce.

POMRATH: «Eccomi qua di nuovo, Jerry.»

VOCE ESTRANEA: «Abbiamo una cuccetta per voi.»

POMRATH: «Compresa una bella allucinazione, eh? Sto combattendo contro il popolo dei Granchi, e devo salvare quella bella bionda nuda, mentre Kloofman mi aspetta per darmi la medaglia galattica d’onore.»

VOCE: «Non posso garantire il tipo di allucinazione, Norm, lo sapete. Voi pagate e prendete quello che viene. Il sogno dipende da quello che si agita nella vostra testa.»

POMRATH: «Oh, se è per questo, nella mia testa si agitano molte cose. Dov’è la maschera? Voglio fare un sogno strepitoso. Norm Pomrath, il distruttore di mondi. Capace di sconvolgere il tempo e lo spazio. Il divoratore del continuum.»

VOCE: «Non c’è che dire, avete una bella fantasia!»

Brogg smise di ascoltare. Pomrath era in una casa dei sogni e per un po’ non avrebbe rivelato niente d’interessante… Sul monitor sarebbero semplicemente comparse delle linee ondulate che indicavano che Pomrath dormiva, e godeva, o soffriva, per le allucinazioni.

In un’altra stanza, Leeward stata interrogando ancora il prolet Brand, che pareva turbato.

Brogg rimase un po’ ad ascoltare, ma non sentì niente d’interessante, e decise di tornare a casa. Quellen se n’era già andato, probabilmente in Africa, a passare la serata.

Brogg divideva l’abitazione con l’assistente legale di una delle divisioni giudiziarie, ma erano riusciti a fare in modo da incontrarsi di rado. Del resto, per poter sopportare la coabitazione, con degli estranei, è necessario giungere a qualche accordo.

Brogg era stanco, e fece un bagno molecolare per rinfrescarsi e ripulirsi della sporcizia accumulata durante il giorno.

Programmò la cena, e quindi scelse un libro. Si stava occupando di un argomento interessantissimo, nella materia che preferiva: la storia romana. Si trattava della ribellione di Seiano, con le conseguenti reazioni di Tiberio. Il gioco dei caratteri era irresistibile: Seiano, il losco e sinistro favorito del vecchio Cesare, che alfine si ribellava ma veniva schiacciato da Tiberio, il vecchio caprone di Capri.

Brogg si lasciò trascinare dal fascino di quei lontani, violenti avvenimenti.

Come mi sarei comportato, al posto di Seiano?, pensava. Certo con maggior tatto. Non avrei mai provocato il vecchio a quel modo. Brogg sorrise. Sapeva che, al posto di Seiano, sarebbe riuscito a impadronirsi del trono. D’altra parte…

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