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La prima indagine di Montalbano

Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:

Del commissario Salvo Montalbano credevamo ormai di sapere tutto: di conoscerne vita, morte e miracoli, i luoghi, i gusti, le compagnie… Ma il suo creatore, Camilleri, riserva ai suoi lettori ancora tante sorprese. Nei tre racconti di questo volume presenta un giovanissimo poliziotto, all’inizio della carriera, che intreccia una relazione non con la ben nota Livia, ma con una certa Mery; e il teatro delle sue indagini non è la solita Vigàta, ma uno sperduto paesino di montagna della Sicilia più segreta dal buffo nome di Mascalippa… Tra misteriose uccisioni di animali, ragazze troppo silenziose e troppo intriganti e il finto rapimento di una bambina, quello che risulta sempre familiare è l’incorruttibile carattere di Montalbano, con qualche intemperanza giovanile in più, ma già riconoscibile come uno dei più umani e amati protagonisti della narrativa italiana contemporanea.
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Che per caso Fazio lo stava piglianno per il culo?

«Allora sarebbe meglio non testimoniare?»

«Dottore, che domande mi fa? Se devo parlare da poliziotto, testimoniare è un dovere. Se devo parlare da semplice cittadino, dico che è sempre una gran camurrìa.»

Fece una pausa.

«E certe volte una camurrìa tira l’altra, come le cirase.»

«Ma guarda che si tratta di una stronzata! Per un incidente banale, un prepotente ha rotto il naso a un…»

Fazio isò una mano a interromperlo.

«La facenna la conosco perché me l’ha contata il vigile.»

«Quello che ha preso la targa?»

«Sissignore. Mi ha detto che lui aveva pigliato il numero sbagliato e lei ha fatto correggere.»

«Embè?»

«Se non era per lei, che era la seconda volta che veniva a Vigàta e che tutti sapevano che era un commissario, quel numero sbagliato era stato scritto giusto.»

Montalbano lo taliò ’ntronato.

«Ma che minchia dici?»

«Dottore, il vigile dice che era giusto che quel numero venisse scritto sbagliato.»

Montalbano si sentì pigliare dal nirbuso.

«Fazio, tu mi stai facendo un discorso a trasi e nesci. Puoi parlare chiaro, per favore?»

Fazio arrispunnì con una domanda.

«Posso chiudere la porta?»

«Chiudila» assentì Montalbano imparpagliato.

Fazio chiuì la porta e s’assittò supra una delle dù seggie che c’erano davanti alla scrivania.

«Mentre accompagnava l’anziano al pronto soccorso, il vigile ha tentato di persuaderlo a non presentare denunzia. Ma l’anziano, che abita a Caltanissetta, si è incaponito.»

«Scusami, Fazio. Ma questo vigile è un frate francescano? Uno che vuole la pace universale?»

«Vuole la pace, questo sì, ma non la pace eterna.»

«Fazio, noi due ci conosciamo poco. Ma se entro tre minuti non mi hai spiegato tutto chiaramente io ti piglio per le spalle e ti butto fuori da questo ufficio. E fai rapporto a chi vuoi tu, al sindacato, al questore, al papa!»

Con calma, Fazio infilò una mano in sacchetta, cavò fora un pizzino piegato in quattro, lo spiegò, l’allisciò, liggì.

«Cusumano Giuseppe di Salvatore e di Cuffaro Maria, nato a Vigàta il 18 ottobre del…»

Montalbano l’interruppe.

«Chi è?»

«Quello che ha dato il cazzotto.»

«E che me ne fotte delle sue generalità?»

«Dottore, la madre, Cuffaro Maria, è la sorella minore di don Lillino Cuffaro e Giuseppe è il nipotino prediletto del nonno, don Sisìno Cuffaro. Mi spiegai?»

«Perfettamente.»

Ora capiva tutto. Il vigile si scantava a mettersi contro il rampollo di una famiglia mafiosa come quella dei Cuffaro e per questo a bella posta aveva trascritto sbagliato il numero di targa. Accussì l’aggressore non si sarebbe mai potuto identificare.

«Va bene, grazie, puoi andare» disse asciutto a Fazio.

Il venerdì a matino fece la valigia, per la verità erano tri e piuttosto granni, le mise in machina, pagò il conto e sinni partì per la so’ casa di Marinella. Non gli pariva vero. La sira avanti il varbèri Nicotra gli aviva consegnato le chiavi e lui non aviva resistito e ci era passato prima di tornare a dormiri, per l’ultima volta, in albergo. La villetta era ammobigliata in modo decenti, non c’erano mobili pisanti da gattopardi o da emirati arabi, anzi tutto era di un certo gusto. Il telefono era stato già allacciato, si vede che avivano avuto un occhio di riguardo pirchì era un commissario. In cucina il frigorifero, vacante, funzionava. La bombola del gas era nova. Alla verandina, capiente abbastanza per una panchina, dù seggie e un tavolino, si accedeva direttamente da una porta finestra nella cammara di mangiari. Tri gradini collegavano la verandina alla spiaggia. Montalbano s’assittò sulla panchina e stette un’orata a godersi l’aria di mari. Si sarebbe volentieri addrummisciuto accussì.

Lassate le valigie, si rimise in machina e andò in commissariato per avvertire Fazio che aviva da fare e che sarebbe tornato nella tarda matinata. In un negozio accattò linzola, fodere di cuscini, asciucamani, tovaglie e tovaglioli; in un supermercato fece incetta di pignate, tagani, taganeddri, posate, piatti, bicchieri e tutto quello che poteva servire. In più s’accattò qualichi cosa di mangiari da tenere in frigo. Quanno si diresse novamenti a Marinella, la so’ machina pariva quella di un venditore ambulante. Scarricò tutta la roba e si addunò che mancavano ancora una quantità di cose. Allura si fici un altro viaggio. Arrivò in commissariato che era passato mezzojorno.

«Ci sono novità?» spiò a Fazio che, in attesa dell’arrivo di un vicecommissario, ne aviva provisoriamente il compito.

«Nessuna. Ah, ha telefonato due volte l’onorevole Torrisi, da Roma. La cercava.»

«E chi è questo onorevole Torrisi?»

«Dottore, è uno degli onorevoli eletti qua.»

«Quanti sono questi onorevoli?»

«In provincia tanti, ma quelli che hanno raccolto più voti a Vigàta sono due, Torrisi e Vannicò.»

«Sono di due partiti diversi?»

«Nonsi, dottore. Sono tutti e due della stessa parrocchia, democristiani.»

Sgradevolmente, gli tornarono in testa le parole dette dal questore nel loro unico incontro.

«Ha detto che voleva?»

«No, dottore.»

Passò la sirata e parte della nottata a dare una sistemata alla casa, spostando macari qualche mobile. Prima di tornare a Marinella era andato a mangiari alla trattoria San Calogero come oramà regolarmente faciva. Al principio del suo travaglio casalingo si era sintuto perfettamente in forze, ma quanno andò a corcarsi aviva le gambe e la schina spezzate. Dormì un sonno di chiummo, pisante e denso. S’arrisbigliò poco appresso l’alba, si priparò la napoletana, se ne bevve mezza, si mise in costume da bagno, raprì la porta finestra, andò sulla verandina. Quasi quasi gli venne da chiàngiri: per misi e misi, a Mascalippa, aviva sognato una vista simile. E ora se la poteva godiri a volontà! Scinnì sulla spiaggia, si mise a caminare a ripa di mari.

L’acqua era fridda, non era cosa ancora di farisi il bagno. Ma s’arricreò il corpo e lo spirito. Finalmenti s’addecisi di tornare alla villetta e di pripararisi per la jornata.

Arrivò in commissariato tanticchia tardo, prima di nesciri dalla villetta aviva fatto una specie di ricognizione generale e si era scritta una nota di quello che ancora abbisognava. Doppo era passato da un falignami, indicatogli naturalmente da Fazio, e aviva pigliato con lui un appuntamento per farisi cummigliare una parete intera da scaffalature per i libri che sarebbero arrivati da Mascalippa e per quelli che aviva ’ntinzione d’accattare.

Stava assittato darrè la so’ scrivania da un’orata, quanno Fazio s’appresentò dicenno che c’era l’onorevole Torrisi.

«Passamelo» disse Montalbano sollevando il ricevitore del telefono.

«No, dottore. è di là. Dice che è arrivato iersera da Roma.»

Allora ci si era messo di bona gana, l’onorevole, per scassargli i cabasisi!

Non c’erano vie di fuga, l’unica era nesciri dalla finestra a pianoterra. Per un attimo fu tentato, doppo si disse che non era dignitoso. E po’ pirchì tutta questa ’ntipatia se manco ancora lo conosceva a l’onorevole e non sapiva quello che voliva da lui?

«E va bene, fallo passare.»

L’onorevole era un cinquantino corto e grasso, trasandato, un faccione atteggiato al sorriso che non arrinisciva ad ammucciare la taliata gelida e sirpintina dell’occhi. Montalbano si susì e gli andò incontro.

«Carissimo! Carissimo!» fece l’onorevole agguantandogli la mano e agitandogli il vrazzo su e giù con tanta forza che il commissario pinsò di restare con la spalla slogata vita natural durante.

Lo fece assittare in una delle dù poltrone di una specie di salottino che c’era in un angolo della cammara.

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