La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
Il questore l’arricivitte subito, gli pruì la mano, lo fece assittare. Ma era come distratto, ogni tanto s’imparpagliava mentre parlava e taliava fisso Montabano. Tutto ’nzèmmula sbottò:
«Mi levi una curiosità. Ma noi ci siamo conosciuti?»
«Sì» disse Montalbano.
«Ah, ecco! Mi pareva proprio d’averla già vista! Ci siamo incontrati per servizio?»
«In un certo senso, sì.»
«E quando è stato?»
«All’incirca diciassette anni fa.»
Il questore lo taliò strammato.
«Ma a quell’epoca lei era un ragazzino!»
«Non precisamente. Avevo diciotto anni.»
Il questore visibilmente s’inquartò. Cominciava ad aviri qualichi sospetto.
«Nel ’68?» azzardò.
«Sì.»
«A Palermo?»
«Sì.»
«Io allora ero commissario.»
«E io studente universitario.»
Si taliarono in silenzio.
«Che le ho fatto?» spiò il questore.
«Mi ha dato un calcio nel sedere. Così forte che mi ha spaccato il fondo dei pantaloni.»
«Ah. E lei?»
«Sono riuscito a darle un cazzotto.»
«L’ho arrestata?»
«Non ce l’ha fatta. Abbiamo avuto una breve colluttazione, ma io sono riuscito a scappare.»
E qui il questore disse una cosa incredibile, a voce tanto vascia che Montalbano pinsò di non aviri capito bene.
«Bei tempi!» sospirò.
A mettersi a ridere per primo fu Montalbano, il questore lo seguì immediatamente. S’arritrovarono abbrazzati in mezzo alla cammara.
Doppo parlarono seriamente. Soprattutto della guerra tra la famiglia Cuffaro e la famiglia Sinagra per il controllo del territorio, guerra che faciva almeno dù morti l’anno per parte. Secondo il questore, le dù famiglie avivano ognuna un santo in paradiso.
«Quale paradiso, mi scusi?»
«Un paradiso parlamentare.»
«E sono due onorevoli di partiti diversi?»
«No, dello stesso partito di maggioranza e della stessa corrente. Vede, Montalbano, si tratta di una mia idea. Ma è difficilissima da comprovare.»
“Ed è per questa tua idea che ti vogliono fottere” pinsò Montalbano.
«Forse è campata in aria. Chissà» continuò il questore. «Ma ci sono certe coincidenze che… forse varrebbe la pena.»
«Mi scusi, ma ne ha parlato con il mio predecessore?»
«No.»
Senza spiegazioni.
«E perché invece ne parla con me?»
«Il commissario Sanfilippo è un mio fraterno amico. Mi ha detto di lei quello che c’era da dire.»
Ogni matina che dall’albergo si partiva per il commissariato, doviva percorrere in machina, doppo una serie di curve, un rettifilo parallelo alla spiaggia, lunghissima e profonda. Era una zona che si chiamava Marinella. Costruite propio sulla rena c’erano in tutto tre o quattro villette, assai distanti l’una dall’altra. Niente di pretenzioso: nessuna aviva un piano rialzato, si sviluppavano solo in orizzontale, le cammare dovivano allinearsi l’una appresso all’altra. E tutte con le immancabili gigantesche tanghe sul tetto per la raccolta dell’acqua. In dù di esse le tanghe erano poste invece ai margini di una sorta di terrazzo che faciva da tetto e da solario e al quale si arrivava attraverso una scala esterna in muratura. Ogni villetta aviva inoltre, sul davanti, un piccolo terrazzino indovi la sira si poteva macari mangiare taliando il mare. Ogni volta che ci passava davanti, ci lassava il cori: se arrinisciva a trasire in una di quelle villette, non ne sarebbe nisciuto mai più. Maria, che sogno! Susirisi la matina presto e caminare a ripa di mare! E macari, se il tempo si isava, farisi una longa nuotata!
Montalbano odiava i saloni di barbiere. Quando era costretto ad andarci pirchì i capelli gli arrivavano sulle spalle, quella era una jornata d’umore nivuro.
«Dove posso farmi tagliare i capelli?» spiò a Fazio una matina col tono di chi domanda dov’è il più vicino ufficio di pompe funebri.
«Il meglio per lei è il salone di Totò Nicotra.»
«Che significa il meglio per me? Intendiamoci bene, Fazio. Io non metterò mai piede in un salone tutto specchi e dorature, in una cosa di lusso, io cerco…»
«… un salone discreto, un poco all’antica» concluse Fazio.
«Esatto» confermò Montalbano taliandolo tanticchia ammirato.
«E perciò le dissi Totò Nicotra.»
Quel Fazio era uno sbirro vero: gli abbastava picca e nenti per conoscere il dintra e il fora d’una pirsona.
Quanno arrivò al salone di Nicotra, non c’erano clienti. Il varbèri era un ultrasissantino mutànghero, tanticchia ammalanconuto. Fino a metà del taglio, non raprì vucca. Doppo s’addecise a spiare:
«Come si trova a Vigàta, commissario?»
Oramà l’accanoscevano tutti. E accussì, parlanno parlanno, vinni a sapìri che uno dei villini di Marinella era vacante in quanto il figlio di Nicotra, Pippino, si era maritato a Novaiorca con una miricana che gli aviva macari procurato un travaglio bono.
«Ma verrà d’estate a passare qua le vacanze!»
«Nonsi. Mi ha già fatto sapìri che la ’stati la passa a Miami. E ti saluto, figlio! E io la fici imbiancari e puliziare ammàtula!»
«Beh, può sempre andarci lei.»
«A Miami?!»
«No, dicevo nel villino.»
«A mia non mi piaci l’aria di mari. Me’ moglieri è di Vicari, la conosce?»
«Sì, è alta.»
«Ecco, me’ mogliere tiene una casuzza là. Ogni tanto ci andiamo.»
Montalbano si sentì acchianari in cori la spiranza. Inserrò l’occhi e si ittò cavaddro e carretto:
«Suo figlio sarebbe disposto ad affittarmela per tutto l’anno?»
«Che ci trase me’ figlio? Le chiavi mi dette e mi disse di farinni quello che io voliva.»
«Mery, la sai la novità? Ho trovato casa!»
«In paese?»
«No, un poco fuori. Una villetta di tre camere, cucina e bagno. Sulla spiaggia di Marinella, a pochi metri dal mare. Ha un solario e una verandina sul davanti dove la sera si può cenare. Una meraviglia.»
«Ci abiti già?»
«No, da dopodomani. Ho telefonato a Mascalippa perché mi mandino le mie cose.»
«Ho voglia di vederti.»
«Anch’io.»
«Senti, sabato prossimo potrei venire a Vigàta nel pomeriggio. E tornare a Catania domenica sera. Che ne dici? Vuoi ospitarmi?»
Il giorno appresso era giovedì. Una bella jornata che lo fece allegro. Trasenno nella so’ cammara al commissariato, vitti sul tavolo una specie di cartolina intestata “Tribunale di Montelusa” e a lui indirizzata. La data era di quinnici jorna avanti. Ci aviva impiegato quinnici jorna a percorrere i sei chilometri che c’erano tra Vigàta e Montelusa. Lo convocavano per il lunedì che veniva, alle ore nove. L’alligria gli passò di colpo, non gli piaciva aviri a chi fari con giudici e avvocati. Che minchia volivano da lui? Nella cartolina non c’era scritto nenti, salvo la sezione indovi doviva appresentarsi, la terza.
«Fazio!»
«Ai comandi, dottore.»
Gli pruì la convocazione del tribunale. Fazio la liggì e doppo taliò interrogativo il commissario.
«Puoi vedere di cosa si tratta?»
«Certamente.»
Si ripresentò doppo un dù orate.
«Dottore, lei prima di pigliare servizio qua si trovò a passare da queste parti, non è così?»
«Sì» ammise Montalbano.
«E fu presente a una sciarra tra automobilisti?»
Vero era! Se ne era completamente scordato!
«Sì.»
«La chiamano a testimoniare.»
«Bih, chi camurrìa!»
«Dottore, si vede che lei è un bravo cittadino. E i bravi cittadini che testimoniano in genere vanno incontro a camurrìe. Almeno dalle nostre parti.»