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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Certamente non voleva che gli ambulanti si allontanassero da lui, non la sua via d’uscita dal deserto. «Oh, sono dietro di te, Rand.» La parte peggiore era che si era sentito bene nel dire quella frase. Maledetto ta’veren che mi tira! Come era riuscito a liberarsi Perrin? Luce, vorrei trovarmi con lui adesso, pensò. «Suppongo di esserlo.»

Mettendosi la lancia in spalla risalì la gola. C’era ancora tempo per dormire un po’. Alle sue spalle sentì Rand che rideva.

51

Rivelazioni a Tanchico

Elayne era indaffarata con le due bacchette laccate di rosso cercando di sistemarle nel modo giusto fra le dita. Sursa, si rammentò. Non bacchette, sursa. Un modo stupido di mangiare, qualunque sia il loro nome, si disse.

Dall’altro lato del tavolo nella stanza dei fiori cadenti, Egeanin guardava assorta le sursa, una in ogni mano come se fossero davvero delle bacchette. Nynaeve teneva le sue alla maniera che le aveva mostrato Rendra, ma sino a quel momento era riuscita a portare alla bocca soltanto un pezzetto di carne e alcune fette di peperone e aveva gli occhi tesi per la determinazione. Tante piccole ciotole bianche erano disposte sul tavolo, ognuna piena di pezzettini di carne e verdure, immerse in salse di vari colori. Elayne pensò che le sarebbe servito il resto della giornata per finire quel pasto. Rivolse un’occhiata di gratitudine alla locandiera dai capelli biondo miele quando questa si chinò su di lei per posizionare correttamente le bacchette.

«La vostra terra è in guerra con l’Arad Doman» osservò Egeanin arrabbiata. «Perché servi i piatti dei vostri nemici?»

Rendra si strinse nelle spalle con una smorfia da dietro al velo; oggi indossava un rosso molto chiaro e delle perline dello stesso colore infilate nelle treccine che tintinnavano leggermente quando muoveva la testa. «Adesso è di moda. Ha iniziato quattro giorni fa il Giardino delle Brezze d’Argento, e adesso quasi ogni avventore chiede cibo domanese. Credo significhi che se non possiamo conquistarli, almeno potremmo conquistare il loro cibo. Forse a Bandar Eban mangiano agnello con salsa di miele e mele glassate, no? Fra altri quattro giorni probabilmente sarà qualcos’altro. La moda adesso cambia velocemente, e se qualcuno prova a opporsi...» si strinse ancora nelle spalle.

«Credi che ci saranno altre sommosse?» chiese Elayne. «Su che tipo di cibo viene servito nelle locande?»

«Le strade sono inquiete» fu la risposta di Rendra, allargando le braccia con fatalismo. «Chi può dire cosa accenderà nuovamente i loro animi? Il tumulto l’altroieri derivava da una voce su Maracru schierato dalla parte del Drago Rinato, o forse caduto nelle mani dei fautori del Drago, o forse dei ribelli — il motivo non sembrava determinante — ma la sommossa ha scatenato la gente contro Maracru? No. Ha imperversato per le strade tirando giù le persone dai palanchini, e poi ha incendiato la Grande Sala dell’Adunanza. Forse giungerà voce che l’esercito ha vinto una battaglia — o persa — e la folla si scatenerà contro il cibo domanese. O forse incendierà i magazzini ai moli del Calpene. Chi può dirlo?»

«Non c’è ordine» mormorò Egeanin, infilando le sursa fermamente fra le dita della mano destra. Dall’espressione che aveva in volto, potevano essere pugnali che avrebbe usato per accoltellare ciò che aveva nel piatto. Un pezzo di carne cadde dalle sursa di Nynaeve non lontano dalle labbra, la quale ruggendo lo scansò dal grembo, pulendo l’abito di seta color crema con un tovagliolo.

«Aha, ordine» rise Rendra. «Mi ricordo l’ordine. Forse un giorno tornerà? Alcuni hanno pensato che la Panarca Amathera avrebbe riportato la Vigilanza Civile al proprio dovere, ma se io fossi in lei, con il ricordo della folla accalcata durante la mia investitura... I Figli della Luce hanno ucciso molti dei rivoltosi. Forse questo significa che non ci sarà un’altra rivolta, ma forse significa che la prossima sarà grande il doppio, o forse dieci volte. Pensando anche a questo terrei la Vigilanza e i Figli molto vicini. Ma questa non è una conversazione adatta al pasto.» Esaminando il tavolo annuì soddisfatta e le perline fra i capelli tintinnarono. Mentre si voltava verso la porta, si fermò e sorrise. «È di moda mangiare cibo domanese con le sursa e naturalmente la gente segue la moda, ma... qui non c’è nessuno per vedervi se non voi, giusto? Se desiderate avere cucchiai e forchette, sono sotto ai tovaglioli.» Indicò il vassoio in fondo al tavolo. «Buon appetito.»

Nynaeve ed Egeanin attesero fino a quando la porta si chiuse alle spalle della locandiera, quindi sorrisero e si diressero velocemente verso il vassoio con fretta indecorosa. Elayne riuscì comunque a raggiungere le posate per prima. Nessuna delle altre due aveva dovuto mangiare nei pochi minuti che separavano i doveri di una novizia dalle lezioni.

«È abbastanza buono» osservò Egeanin dopo la prima forchettata «quando riesci a prenderlo.» Nynaeve rise con la donna.

Nei sette giorni da quando avevano incontrato la donna dai capelli scuri con gli acuti occhi azzurri e la parlata lenta e strascicata, avevano incominciato ad apprezzarla. Era una gradevole alternativa alle chiacchiere di Rendra sui capelli, i vestiti e la carnagione, o alle occhiate della gente che sembrava avrebbe tagliato qualche gola per un centesimo di rame.

Questa era la quarta visita da quel primo incontro, ed Elayne le aveva gradite tutte. Egeanin era diretta e indipendente in un modo che lei ammirava. Forse la donna era solo una piccola commerciante, ma poteva sfidare Gareth Bryne nel dire quello che intendeva senza inchinarsi davanti a nessuno.

Eppure Elayne desiderava che le visite non fossero state così frequenti. O che lei e Nynaeve non si fossero trovate al Cortile delle tre susine così spesso da essere rintracciate. Le rivolte quasi costanti dall’investitura di Amathera rendevano quasi impossibile muoversi per la città, malgrado la scorta dei duri marinai di Domon. Anche Nynaeve lo aveva ammesso dopo che erano state costrette a fuggire da una sassaiola. Thom stava ancora promettendo che avrebbe trovato carrozza e cavalli, ma non era certa che cercasse molto intensamente. Lui e Juilin sembravano soddisfatti che lei e Nynaeve fossero impantanate nella locanda. Loro ritornano lividi o sanguinanti, e a noi non vogliono che si spezzi neanche un’unghia, pensò ironicamente. Perché gli uomini credevano sempre che fosse giusto tenerti più al sicuro di quanto facessero con se stessi? Perché pensavano che le loro ferite fossero meno importanti di quelle delle donne?

Dal sapore della carne, sospettava che Thom avrebbe dovuto cercare nelle cucine della locanda se voleva trovare dei cavalli. Il pensiero di mangiare carne di cavallo le diede il voltastomaco. Scelse una ciotola con solo delle verdure, pezzi di funghi scuri, peperoni rossi e alcuni germogli immersi in una salsa pallida e piccante.

«Di cosa parleremo oggi?» chiese Nynaeve a Egeanin. «Hai posto quasi ogni domanda che mi viene in mente.» Quasi tutte quelle alle quali erano in grado di rispondere. «Se vuoi imparare altro sulle Aes Sedai, dovrai recarti alla Torre come novizia.»

Egeanin trasalì inconsapevolmente, come faceva per ogni parola che la collegava al Potere. Per un momento rimestò il contenuto di una delle piccole ciotole, guardandolo seria. «Non avete fatto nessun vero sforzo» osservò lentamente «per tenermi nascosto che state cercando qualcuno. Donne. Se non mi intrometto nei vostri segreti, vorrei chiedere...» si interruppe sentendo bussare alla porta.

Bayle Domon entrò senza aspettare, sul viso una bieca soddisfazione che combatteva con il disagio. «Le ho trovate» iniziò, quindi sobbalzò alla vista di Egeanin. «Tu!»

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