L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Quando Juilin tornò, ben tre ore dopo il tramonto, roteando un bastone sottile di legno scanalato e borbottando circa un tizio biondo che aveva cercato di derubarlo, Thom e Domon erano già sconsolatamente abbandonati al tavolo con Egeanin.
«Sarà nuovamente Falme» gridò Domon. Il solido randello che aveva acquistato da qualche parte era di fronte a lui, e adesso aveva anche una corta spada appesa alla cintura. «Aes Sedai. L’Ajah Nera. Immischiarsi con la Panarca. Se non troviamo qualcosa domani, intendo lasciare Tanchico. Sicuramente il giorno seguente, anche se mia sorella in persona mi chiedesse di restare!»
«Domani» intervenne Thom stancamente con i gomiti appoggiati al tavolo e il mento sulle mani. «Sono troppo stanco per pensare adesso. Mi sono ritrovato ad ascoltare un lavandaio del Palazzo del Panarca che sosteneva di aver sentito Amathera cantare canzoni oscene, del tipo che senti nelle peggiori taverne dei moli. E io lo stavo a sentire.»
«Io personalmente» intervenne Juilin girando una sedia per mettersi a cavalcioni «intendo cercare stanotte. Un riparatore di tetti mi ha confidato che la donna che frequenta ora era un’altra acconciatrice di Amathera. Secondo lui Amathera ha mandato via tutte le acconciatrici senza preavviso la stessa sera che è stata eletta Panarca. Mi accompagnerà a parlare con lei dopo che avrà finito un suo affare alla casa di un mercante.»
Nynaeve andò verso la fine del tavolo con le mani sui fianchi. «Stanotte non andrai da nessuna parte, Juilin. Voi tre farete dei turni per fare la guardia alla nostra porta.» Chiaramente gli uomini protestarono tutti insieme con vigore.
«Devo occuparmi dei miei affari e se devo trascorrere le mie giornate facendo domande per voi...»
«Signora al’Meara, questa donna è la prima persona che ho trovato ad aver visto Amathera da quando è stata eletta...»
«Nynaeve, sarà difficile scoprire una voce domani, molto meno una traccia se trascorro la notte giocando a...»
Nynaeve li lasciò parlare. Quando stavano smettendo, pensando chiaramente di averla convinta, disse: «Visto che non abbiamo un altro posto dove tenere la donna Seanchan, dovrà dormire con noi. Elayne, vuoi chiedere a Rendra di prepararle una sistemazione? Il pavimento andrà benissimo.» Egeanin le lanciò un’occhiata, ma non disse nulla.
Gli uomini erano chiaramente inchiodati. O si rifiutavano direttamente, mancando così la parola data a Nynaeve di fare quello che avrebbe chiesto, o avrebbero discusso lamentosamente. Si infiammarono, borbottarono e... accondiscesero.
Rendra fu sorpresa che chiedessero solo un pagliericcio, ma accettò la storia che Egeanin non voleva rischiare di affrontare le strade di notte. Sembrò urtata quando Thom si sedette nel corridoio vicino alla loro porta. «Quei tizi non sono entrati per quanto ci abbiano provato. Vi ho detto che la cucina di Domon li avrebbe mandati via, sì? Gli ospiti del Cortile dell’albero di susine non hanno bisogno di sentinelle davanti alla loro porta.»
«Ne sono certa» rispose Elayne, cercando gentilmente di farla uscire. «È solo che Thom e gli altri si preoccupano. Sai come sono gli uomini.» Thom le lanciò un’occhiata da falco attraverso le folte sopracciglia bianche, ma Rendra tirò su con il naso, concordando che lo sapeva e lasciò che Elayne chiudesse la porta.
Nynaeve si rivolse immediatamente a Egeanin, che stava sistemando il pagliericcio ai piedi del letto. «Spogliati, Seanchan. Voglio essere certa che tu non abbia un altro pugnale nascosto da qualche parte.»
Egeanin si alzò e si spogliò fino a restare in sottoveste di lino. Nynaeve perquisì l’abito e insisté per fare lo stesso con Egeanin, non troppo gentilmente. Non trovare nulla non sembrò calmarla.
«Mani dietro la schiena, Seanchan. Elayne, legala.»
«Nynaeve, non penso che lei...»
«Legala con il Potere, Elayne,» ripeté dura Nynaeve «o taglierò dei legacci dal suo vestito e le legherò polsi e caviglie. Ricordati come se l’è cavata con quei tipi per strada. Forse erano stati assoldati da lei. Potrebbe ucciderci nel sonno a mani nude.»
«Davvero, Nynaeve, con Thom di fuori...»
«È una Seanchan! Seanchan, Elayne!» Sembrava che odiasse la donna dai capelli scuri come se le avesse fatto un torto personalmente, la qual cosa non aveva senso. Egwene era stata nelle loro mani, non Nynaeve. Da come serrava la mascella si capiva che avrebbe fatto a modo suo, con il Potere o con delle corde se le avesse trovate.
Egeanin aveva già messo le mani dietro la schiena, condiscendente anche se non remissiva. Elayne vi intrecciò un flusso di Aria per legarle, almeno sarebbe stato più comodo che tagliare delle strisce di stoffa dal vestito della donna. Egeanin piegò leggermente le braccia per provare i legacci che non poteva vedere e rabbrividì. Equivalevano a catene di acciaio. Si distese a fatica sul pagliericcio e rivolse loro la schiena.
Nynaeve incominciò a spogliarsi. «Dammi l’anello, Elayne.»
«Ne sei sicura, Nynaeve?» guardò Egeanin in modo significativo. La donna non sembrava prestar loro attenzione.
«Non se ne andrà in giro a tradirci stanotte.» Fermandosi per sfilarsi l’abito dalla testa, Nynaeve, con indosso la sottile sottoveste di seta di Tarabon, si sedette sul bordo del letto per togliersi le calze. «Stanotte è la notte concordata. Egwene aspetterà una di noi ed è il mio turno. Si preoccuperà se nessuna delle due si farà viva.»
Elayne prese il laccio di cuoio appeso al collo e lo sfilò dal vestito. L’anello di pietra, tutto punteggiato e a strisce azzurre, marrone e rosse, stava appoggiato all’anello con il serpente d’oro che si mordeva la coda. Sciolse il nodo, porse il ter’angreal a Nynaeve, quindi lo rifece. Nynaeve piazzò il ter’angreal di pietra con il suo Gran Serpente e il pesante anello d’oro di Lan, lasciandoli pendere fra i seni.
«Dammi un’ora dopo che sei certa che mi sono addormentata» disse infilandosi sotto alle coperte. «Non dovrebbe volerci più di quello. E tienila d’occhio.»
«Cosa può fare legata, Nynaeve?» Elayne esitò prima di aggiungere: «Non credo che cercherebbe di farci del male anche se fosse libera.»
«Non osare!» Nynaeve sollevò il capo per lanciare un’occhiataccia verso la schiena di Egeanin, quindi si sdraiò nuovamente. «Un’ora, Elayne.» Chiuse gli occhi e si sistemò in una posizione più confortevole. «Dovrebbe essere più che abbastanza» mormorò.
Nascondendo uno sbadiglio dietro la mano, Elayne prese il piccolo sgabello e lo portò ai piedi del letto, da dove poteva guardare Nynaeve ed Egeanin, anche se non le sembrava necessario. La donna era in posizione raccolta sul pagliericcio con le ginocchia tirate su, le mani legate saldamente. Era stata una giornata stranamente stancante, considerando che non avevano mai lasciato la locanda. Nynaeve stava già mormorando nel sonno, agitando i gomiti.
Egeanin sollevò il capo per guardarsi indietro. «Credo che mi odi.»
«Dormi» le rispose Elayne reprimendo uno sbadiglio.
«Tu non mi odi.»
«Non essere troppo sicura di te stessa» le disse con fermezza. «Stai prendendo tutto questo con molta calma. Come fai ad essere così calma?»
«Calma?» Le mani dell’altra donna si mossero involontariamente, agitandosi invano nella morsa dei flussi d’Aria. «Sono così spaventata che potrei mettermi a piangere.» Non sembrava così, eppure pareva che stesse dicendo la semplice verità.
«Non ti faremo del male, Egeanin.» Qualsiasi cosa volesse Nynaeve, se ne sarebbe assicurata. «Adesso dormi.» Dopo un momento Egeanin abbassò la testa.
Un’ora. Era giusto non far preoccupare Egwene senza motivo, ma desiderava che quell’ora potesse essere trascorsa pensando al loro problema e non vagando inutilmente per il Tel’aran’rhiod. Se non riuscivano a scoprire se Amathera era prigioniera o... non pensarci adesso, non ne ricaveresti comunque nulla, si disse. Una volta che lo avessero scoperto, come avrebbero fatto a entrare nel palazzo con tutti quei soldati in giro e la Vigilanza Civile, per non parlare di Liandrin e le altre?