L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Quella non era la domanda. Da quanto tempo...?» Rand si interruppe di colpo. C’era una sensazione nell’aria di qualcosa di sbagliato. Di malvagio. Poteva essere un’immaginazione residua del sogno. Poteva essere.
Aviendha rimase a bocca aperta quando la spada di fuoco apparve fra le mani di Rand, la lama leggermente ricurva con il marchio dell’airone. Lanfear lo aveva accusato di usare solo un decimo di quanto era capace, e la maggior parte di quel decimo veniva da congetture e tentativi. Non sapeva nemmeno quale fosse la decima parte di quello che poteva fare. Ma conosceva la spada.
«Resta alle mie spalle.» Rand era appena consapevole che Aviendha aveva snudato il pugnale mentre lui si muoveva per la stanza in calzettoni, senza fare rumore sul tappeto. Stranamente non faceva più freddo di quando era andato a dormire. Forse quelle pareti di pietra trattenevano il calore, perché più si allontanava e più il freddo aumentava.
Anche i gai’shain ormai dovevano essere a letto. I corridoi e le stanze erano silenziosi e vuoti, la maggior parte debolmente illuminata dalle lampade sparse ancora accese. Qui dove le luci spente significavano buio pesto, alcune lampade venivano sempre lasciate accese. La sensazione era ancora vaga, ma non voleva sparire. Male.
Rand si fermò di colpo sotto l’ampio arco che introduceva nella stanza con le mattonelle marroni, dove due lampade d’argento emettevano una luce debole. Al centro del pavimento c’era un uomo alto, con la testa china sulla donna che teneva tra le braccia ammantate di nero. La testa di lei era reclinata indietro e il cappuccio bianco le cascava dietro, mentre l’uomo le strofinava il muso contro il collo. Gli occhi di Chion erano quasi chiusi e aveva un sorriso estatico. Una vampata di imbarazzo scivolò sulla superficie del vuoto. A quel punto l’uomo sollevò la testa.
Due occhi neri guardarono Rand, troppo grandi su un viso pallido e scarno, una bocca raggrinzita dalle labbra rosse si dischiuse nella parodia di un sorriso, mostrando dei denti affilati. Chion si accasciò al suolo mentre il mantello dell’uomo si aprì in ampie ali simili a quelle di un pipistrello. Il Draghkar la scavalcò, mani bianchissime che si protendevano verso Rand, le lunghe dita affusolate culminavano con degli artigli. Artigli e denti non erano il pericolo, però. Era il bacio del Draghkar che uccideva e anche peggio.
Il canto sommesso e ipnotico della creatura si appese al vuoto. Quelle scure ali di pelle si mossero per avvolgerlo mentre avanzava. Un momento di stupore balenò nei grandi occhi neri prima che la spada creata dal Potere fendesse il cranio del Draghkar all’altezza del naso.
Una lama d’acciaio sarebbe rimasta incastrata, ma quella di fuoco si liberò con facilità mentre la creatura cadeva. Per un momento, dal profondo del vuoto, Rand esaminò l’essere ai suoi piedi. Quel canto. Se lui non fosse stato schermato dalle emozioni, reso spassionato e distante dal vuoto, quel canto gli avrebbe catturato la mente. Il Draghkar certamente credeva di esservi riuscito vedendo Rand che gli andava incontro a quel modo.
Aviendha lo sorpassò di corsa per andarsi a chinare vicino a Chion e toccarle la gola.
«Morta» disse, chiudendole gli occhi. «Forse è meglio. I Draghkar mangiano l’anima prima di aver consumato la vita. Un Draghkar! Qui!» Lo guardò furiosa dalla posizione accovacciata. «I Trolloc a Imre Stand, e adesso un Draghkar qui. Tu sei portatore di tempi cattivi per la terra delle Tre Piegature...» gridò Aviendha gettandosi sul corpo di Chion mentre Rand puntava la spada.
Una barra di fuoco solido partì dalla lama sopra di lei per colpire il petto di un secondo Draghkar che si trovava sotto la porta esterna. Scoppiando in fiamme, la progenie dell’Ombra barcollò all’indietro gridando, inciampando e sbattendo le ali che gocciavano fuoco.
«Sveglia tutti» si rivolse Rand ad Aviendha con calma. Chion aveva combattuto? Quanto l’aveva spinta lontana la faccenda dell’onore? Non avrebbe fatto differenza. I Draghkar morivano più facilmente dei Myrddraal, ma a modo loro erano più pericolosi. «Se sai come suonare l’allarme, fallo.»
«Il gong vicino alla porta...»
«Lo farò io. Sveglia gli altri. Potrebbero essercene più di due.»
Annuendo, Aviendha scattò nella direzione da cui erano venuti, gridando «Sveglia lance! Svegliatevi lance!»
Rand uscì circospetto con la spada pronta, colmo del Potere, entusiasta di esso. Nauseato. Voleva ridere e vomitare.
Il Draghkar incendiato era disteso scompostamente sul giardino terrazzato e puzzava di carne bruciata, aggiungendo la luce del suo piccolo fuoco a quella della luna. Seana giaceva un po’ più giù lungo il vialetto, i lunghi capelli grigi aperti a ventaglio, e fissava il cielo con grandi occhi vitrei. Accanto alla donna c’era il pugnale, ma non aveva avuto alcuna possibilità contro il Draghkar.
Mentre Rand ancora stava prendendo la mazzuola rivestita di pelle appesa vicino al gong di bronzo squadrato, all’imbocco della gola esplose il pandemonio, grida umane e ululati dei Trolloc, clangore d’acciaio e urla. Rand suonò forte il gong, un rintocco sonoro che echeggiò nella gola, quasi immediatamente rispose un altro gong e da una dozzina di bocche salì il grido «Sveglia lance!»
Delle grida confuse emersero attorno ai carri degli ambulanti. Su quelle scatole bianche risplendenti alla luce lunare apparvero rettangoli di luce dalle porte che si aprivano. Qualcuno urlava adirato da quelle parti — una donna. Non sapeva dire quale.
Sopra di lui sentì il rumore di un battito d’ali. Ringhiando, Rand sollevò la spada di fuoco. L’Unico Potere ardeva in lui e il fuoco ruggiva sulla lama. Il Draghkar sospeso esplose in una pioggia di frammenti infuocati che caddero nell’oscurità sottostante.
«Qui!» esclamò Rhuarc. Gli occhi del capoclan erano duri al di sopra del velo. Completamente vestito, imbracciava scudo e lance. Mat era alle sue spalle, a torso nudo e senza cappello, la camicia parzialmente infilata nei pantaloni, che batteva le palpebre incerto e stringeva la lancia dal manico nero con entrambe le mani.
Rand prese lo shoufa da Rhuarc e quindi lo lasciò cadere. Una sagoma dalle ali di pipistrello roteò sotto la luna, quindi virò bassa verso il lato distante della gola e svanì fra le ombre. «Mi stanno dando la caccia, lascia che vedano il mio volto.» Il Potere aumentava dentro di lui, la spada che aveva fra le mani arse fino a sembrare un piccolo sole che lo illuminava. «Non possono trovarmi se non sanno dove sono.» Ridendo perché gli altri non capivano la battuta, corse giù verso il clangore della battaglia.
Estraendo la sua lancia dal petto di un Trolloc dal muso di cinghiale, Mat si accovacciò alla ricerca di un’altra vittima nella gola alla luce della luna. Che Rand sia folgorato! pensò. Nessuna delle sagome che vide in movimento era abbastanza grande per essere un Trolloc. Mi lancia sempre in queste maledette avventure! Dai feriti provenivano dei gemiti sommessi. Una sagoma in ombra che pensò fosse Moiraine sì inginocchiò vicino a un Aiel che giaceva in terra. Quelle palle di fuoco che scagliava erano impressionanti, quasi quanto le barre di fuoco della spada di Rand. L’oggetto ancora risplendeva, creando un circolo di luce attorno all’uomo. Sarei dovuto rimanere fra le mie coperte, ecco cosa avrei dovuto fare. Fa maledettamente freddo e non ha niente a che fare con me! continuava a pensare. Stavano incominciando ad apparire altri Aiel, le donne con le gonne aiutavano con i feriti. Alcune di quelle donne avevano delle lance, forse normalmente non combattevano, ma una volta che la battaglia era giunta nella fortezza non erano rimaste in disparte a guardare.
Una Fanciulla si fermò accanto a Mat rimuovendo il velo. Mat non riusciva a riconoscerla perché il viso era nascosto dalle ombre. «Danzi bene la tua lancia, giocatore. Sono strani giorni, questi, se i Trolloc attaccano Rocce Fredde.» Lanciò un’occhiata alla donna che credeva fosse Moiraine. «Senza l’Aes Sedai probabilmente sarebbero riusciti a entrare.»
«Non erano abbastanza per farlo» spiegò Mat senza pensare. «Lo scopo era attirare la nostra attenzione quaggiù.» Per dare a quei Draghkar la possibilità di raggiungere Rand? si chiese.