L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
«Mi piacerebbe frustarti fino a farti brillare come il tramonto» gridò Nynaeve. Di colpo voltò il capo verso Domon. «Le hai trovate? Hai detto di averle trovate. Dove?» L’uomo cambiò posizione lanciando un’occhiata significativa dietro la nuca di Egeanin e sollevando interrogativo le sopracciglia.
«Non credo che sia un’Amica delle Tenebre» intervenne Elayne quando Nynaeve esitò.
«Certo che no!» Lo sguardo di Egeanin era fiero e offeso.
Incrociando le braccia come per trattenersi dal fare le treccine, Nynaeve lanciò un’occhiata furiosa alla donna, quindi rivolse uno sguardo accusatore a Domon, come se tutto questo disastro fosse colpa sua. «Non c’è nessun posto dove rinchiuderla,» disse alla fine «e Rendra chiederebbe certamente delle spiegazioni. Prosegui, mastro Domon.»
L’uomo rivolse un’ultima occhiata dubbiosa a Egeanin. «Al Palazzo del Panarca. Uno dei miei uomini ha visto due delle donne sulla lista. Quella con i gatti e quella della Saldea.»
«Ne sei certo?» chiese Nynaeve. «Al Palazzo del Panarca? Vorrei che le avessi viste tu di persona. Altre donne oltre Marillin Gemalphin amano i gatti. E Anse Zeramene non è la sola donna della Saldea che si trova a Tanchico.»
«Una donna dal viso sottile e gli occhi azzurri con un grosso naso che nutre una dozzina di gatti in una città dove la gente i gatti li mangia? In compagnia di un’altra con il naso tipico della Saldea e gli occhi a mandorla? Non è una coppia così comune, signora al’Meara.»
«Non lo è» concordò questa. «Ma nel Palazzo del Panarca? Mastro Domon, in caso lo avessi dimenticato, a guardia del palazzo ci sono cinquecento Manti Bianchi, comandati da un Inquisitore della Mano della Luce! Jaichim Carridin e i suoi ufficiali devono essere in grado di riconoscere un’Aes Sedai a vista. Resterebbero se vedessero che il Palazzo del Panarca offre rifugio alle Aes Sedai?» Domon aprì la bocca, ma Nynaeve aveva detto una cosa sensata e nulla ne uscì. «Mastro Domon,» osservò Elayne «cosa ci stava facendo uno dei tuoi uomini nel Palazzo del Panarca?»
L’uomo si toccò la barba imbarazzato e si strofinò il labbro superiore con un dito. «Vedi, la Panarca Amathera è nota per essere un’amante del pepe dei ghiacci, il tipo bianco che è il più piccante, e che cambi o meno atteggiamento una volta ricevuti dei regali, gli uomini della dogana sanno chi le ha procurato quel dono e saranno più tolleranti.»
«Regali?» ripeté Elayne con il peggior tono di rimprovero. «Eri più onesto sui moli chiamandoli lusinghe per corromperli.» Sorprendentemente Egeanin si torse sulla sedia per rivolgergli un’occhiata di disapprovazione.
«Fortuna toccami,» mormorò «non mi avete chiesto di rinunciare al mio commercio. E non lo farei se me lo chiedeste, nemmeno se me lo faceste chiedere dalla mia vecchia nonna. Un uomo ha il diritto di proseguire nei suoi affari.» Egeanin sbuffò e si raddrizzò.
«I suoi regali non sono un nostro problema, Elayne.» Nynaeve sembrava esasperata. «Non mi importa se corrompe l’intera città e tutti i contrabbandieri...» Un colpo alla porta la fece interrompere bruscamente. Rivolgendo un’occhiata d’avviso alle altre, scattò. «Tu resta seduta tranquilla» si rivolse a Egeanin, quindi, alzando la voce: «Avanti.»
Juilin infilò la testa nella porta con uno stupido cappello cilindrico, lanciando come al solito un’occhiataccia a Domon. Avere un taglio sulla guancia scura con il sangue già secco era normale. Le strade adesso erano pericolose anche di giorno. «Posso parlarti da sola, signora al’Meara?» disse quando vide Egeanin seduta al tavolo.
«Oh, entra» rispose Nynaeve dura. «Dopo ciò che ha già sentito, non importa se sentirà qualcosa di più. Anche tu le hai trovate nel Palazzo del Panarca?»
Nell’atto di chiudere la porta Juilin lanciò un’occhiata inintelligibile a Domon. Il contrabbandiere sorrise, mostrando troppi denti. Per un momento sembrò che stessero per litigare.
«Allora milanese è davanti a me» mormorò mestamente. Ignorando Domon si rivolse a Nynaeve. «Ti avevo detto che la donna con la striatura bianca fra i capelli mi avrebbe guidato da loro. È una caratteristica molto distintiva. E ho anche visto la Domanese lì. Da lontano — non sono così stupido da camminare attraverso un branco di lucci — ma non posso credere che ci sia un’altra Domanese oltre Jeaine Caide in tutta Tarabon.»
«Vuoi dire che si trovano nel Palazzo del Panarca?» esclamò Nynaeve.
L’espressione di Juilin non cambiò, ma sgranò leggermente gli occhi scuri, guizzando verso Domon. «Per cui lui non aveva prove» mormorò soddisfatto.
«Avevo la prova» Domon evitò di guardare il Tarenese. «Se non volevi accettarla prima che arrivasse questo pescatore, signora al’Meara, non è colpa mia.»
Juilin si raddrizzò, ma Elayne si intromise prima che il cacciatore di ladri potesse parlare. «Le avete trovate entrambi ed entrambi avete portato prove. Probabilmente nessuna delle due sarebbe stata sufficiente senza l’altra. Adesso sappiamo dove si trovano grazie a voi due.» Se possibile sembravano più contrariati di prima. Gli uomini potevano essere assolutamente sciocchi, a volte.
«Il Palazzo del Panarca.» Nynaeve tirò una manciata di treccine, quindi le lanciò alle spalle accompagnando il movimento con la testa. «Ciò che stanno cercando deve trovarsi lì. Ma se lo hanno, perché stanno ancora a Tanchico? Il palazzo è grande. Forse non lo hanno ancora trovato. Non che questo aiuti se noi siamo qui fuori mentre loro si trovano lì dentro!»
Thom come al solito entrò senza bussare, guardando tutti simultaneamente. «Signora Egeanin» mormorò con un elegante inchino che l’andatura claudicante non sminuiva «Nynaeve, se posso parlare con te da sola, ho delle novità importanti.»
Il livido fresco sul viso vissuto rese Elayne anche più furiosa che il nuovo strappo nel mantello buono marrone. L’uomo era troppo vecchio per sfidare le strade di Tanchico. O qualsiasi strada malfamata, per dirla tutta. Era tempo che lo mandasse in pensione, in qualche posto sicuro e confortevole. Niente più menestrello che erra di villaggio in villaggio. Se ne sarebbe occupata lei.
Nynaeve rivolse un’occhiata dura a Thom. «Adesso non ho tempo. Le Sorelle Nere si trovano nel Palazzo del Panarca, e per quanto ne so, Amathera le sta aiutando a frugarlo da cima a fondo.»
«L’ho scoperto meno di un’ora fa!» esclamò l’uomo incredulo. «Come avete fatto...?» Guardò Domon e Juilin, ancora furiosi come ragazzini che volevano entrambi tutta la torta.
Era chiaro che li aveva esclusi come la fonte dell’informazione di Nynaeve. Elayne aveva voglia di ridere. Era così fiero di conoscere tutte le voci sommesse, tutti i fatti nascosti. «La Torre ha le sue vie, Thom» gli disse, fredda e misteriosa. «È meglio non indagare troppo a fondo i metodi delle Aes Sedai.» Thom aggrottò incerto le sopracciglia bianche e cespugliose. Molto soddisfacente. Elayne divenne consapevole di Juilin e Domon che la guardavano cupi e di colpo tutto quello che poté fare fu non arrossire. Se parlavano sarebbe sembrata una sciocca. Prima o poi lo avrebbero fatto, gli uomini lo facevano sempre. Meglio interrompere subito l’argomento e sperare. «Thom, hai sentito nulla che possa dirci se Amathera è un’Amica delle Tenebre?»
«Nulla.» Si tirò irritato un baffo. «Pare non abbia visto Andric da quando ha indossato la Corona dell’Albero. Forse i problemi nelle strade rendono troppo pericoloso il viaggio fra il palazzo del re e quello del Panarca. Forse si è semplicemente resa costo che il suo potere adesso eguaglia quello del re e non è più compiacente come prima. Non si sa quali possano essere le sue alleanze.» Lanciando un’occhiata alla donna dai capelli scuri sulla sedia, aggiunse: «Sono grato per l’aiuto che la signora Egeanin vi ha offerto contro gli aggressori, ma sino a ora avevo pensato che fosse un’amicizia occasionale. Posso chiedere chi è lei per essere coinvolta in tutto questo? Mi sembra di ricordare di averti sentita minacciare di annodare qualsiasi lingua imprudente, Nynaeve.»