L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
A occhi chiusi Rand nuotava nell’acqua. Deliziosamente fresca. E così piacevolmente bagnata. Sembrava che non si fosse mai reso conto prima d’ora di come era bella la sensazione del bagnato. Sollevando il capo guardò attorno i salici allineati al margine dello stagno, la grande quercia dall’altro, che spiegava gli spessi rami ombreggiami sull’acqua. Il Waterwood. Era bello essere a casa. Aveva la sensazione di essere stato via. Dove, non era chiaro, ma nemmeno importante. Su a Watch Hill. Sì. Non si era mai allontanato più di così. Fresco e bagnato. E solo. Di colpo due corpi si precipitarono nell’aria, le ginocchia raccolte vicino al petto, ammarando con molti schizzi che lo accecarono. Togliendosi l’acqua dagli occhi, vide Elayne e Min che gli sorridevano da entrambi i lati mostrando solo le teste sulla superficie verde chiara. Non poteva amarle entrambe. Amarle? Perché gli era venuta in mente una tal cosa?
«Tu non sai chi ami.»
Voltò la testa di scatto schizzando l’acqua. Aviendha stava in piedi sulla riva e indossava il cadin’sor invece che la gonna e la blusa. Non lo guardava furiosa, lo fissava soltanto. «Vieni in acqua» le disse. «Ti insegnerò a nuotare.»
Una risata musicale attirò la sua attenzione sulla riva opposta. La donna che si trovava lì, nuda, era la più bella che avesse mai visto, con grandi occhi scuri che gli facevano girare la testa. Credeva di conoscerla.
«Dovrei permetterti di essermi infedele anche nei sogni?» Aviendha era scomparsa. La situazione cominciava a diventare molto strana.
La donna lo squadrò a lungo, del tutto indifferente alla propria nudità. Lentamente mise le punte dei piedi in acqua appoggiando le braccia indietro, quindi si immerse del tutto. Quando la testa riapparve in superficie, i capelli neri splendenti non erano bagnati. Per un momento gli era sembrato sorprendente. Quindi la donna lo aveva raggiunto — aveva nuotato o era semplicemente lì? — avviluppandolo con braccia e gambe. L’acqua era fresca, il corpo della donna caldo.
«Non puoi sfuggirmi» mormorò lei. Quegli occhi scuri sembravano molto più profondi dello stagno. «Ti farò godere questo momento in modo che non te ne dimentichi mai, nella veglia o nel sonno.»
Nel sonno o...? Tutto si mosse e divenne indistinto. La donna si strinse forte a lui e la scena ritornò nitida. Tutto era come era sempre stato. Da un lato dello stagno si vedevano delle cascatelle, sull’altro ericacee e pini crescevano quasi sul margine.
«Ti conosco» le disse lentamente. Lo credeva, altrimenti perché permetterle di fare questo? «Ma io non... Questo non va bene.» Cercò di liberarsi dalla presa della donna, ma non appena allontanava un braccio, la donna lo riportava indietro.
«Dovrei marchiarti.» La voce di lei era fiera. «Prima quella gattamorta slavata di Ilyena, e adesso... Quante donne hai in testa?» All’improvviso i piccoli denti bianchi della donna gli affondarono nel collo.
Gridando la spinse via e si appoggiò la mano sul collo. Gli aveva lacerato la carne e stava sanguinando.
«È così che ti diverti quando mi chiedo dove sei sparita?» esclamò una voce maschile sprezzante. «Perché dovrei attenermi a qualsiasi cosa quando metti a rischio i nostri piani in questo modo?»
Improvvisamente la donna era sulla riva, vestita di bianco, attorno alla vita sottile aveva una cintura d’argento lavorato, stelle e mezzelune fra i capelli neri come la notte. Il terreno alle spalle della donna saliva leggermente verso un boschetto di abeti su una collinetta. Non ricordava di aver visto abeti in precedenza. La donna stava di fronte a un... qualcosa di sfocato. Una sagoma grigia grande come un uomo che si increspava nell’aria. Era tutto... sbagliato, in qualche modo.
«Rischio» sogghignò la donna. «Temi il rischio esattamente come Moghedien, non è vero? Tu strisceresti come il Ragno in persona. Se non ti avessi tirato fuori dal tuo buco staresti ancora nascosto, in attesa di prendere qualche briciola.»
«Se non puoi controllare i tuoi... appetiti» disse l’immagine sfocata con voce maschile. «Perché dovrei associarmi con te? Se devo correre il rischio, voglio una ricompensa più grande che tirare i fili di un pupazzo.»
«Cosa intendi dire?» chiese la donna con tono spaventoso.
L’immagine sfocata tremò, Rand sapeva che si trattava di esitazione, incertezza per aver detto troppo. Poi di colpo scomparve del tutto. La donna guardò Rand, ancora immerso fino al collo nell’acqua, le labbra serrate per l’irritazione, quindi svanì.
Rand si svegliò di colpo e rimase immobile, guardando nel buio. Un sogno. Ma non un sogno ordinario, o si trattava di qualcos’altro? Tirando fuori una mano da sotto alle coperte si toccò il lato del collo, sentì i segni dei denti e il sottile rivolo di sangue. Qualsiasi tipo di sogno fosse stato, lei c’era. Lanfear. Non l’aveva sognata. E poi l’altro, un uomo. Sul viso di Rand apparve un freddo sorriso. Trappole ovunque. Trappole per piedi imprudenti. Adesso devo badare a dove metto i piedi, pensò. Così tante trappole. Tutti le deponevano.
Ridendo piano si voltò su un fianco per rimettersi a dormire e... raggelò, trattenendo il respiro. Non era da solo nella stanza. Lanfear.
Affannato si protese verso la Vera Fonte. Per un istante ebbe timore che la paura avrebbe potuto sconfiggerlo, poi fluttuò nella fredda calma del vuoto, che lo colmò con un fiume furibondo di Potere. Balzò in piedi scattando in avanti. Le lampade si accesero.
Aviendha era seduta a gambe incrociate vicino alla porta, a bocca aperta e con gli occhi verdi sgranati che andavano dalle lampade al legame, per lei invisibile, che la avvolgeva completamente. Non poteva muovere nemmeno la testa, Rand si era aspettato qualcuno in piedi e l’onda si estendeva ben oltre la donna. Rand rilasciò immediatamente il flusso d’Aria.
Aviendha si alzò in piedi, quasi facendo cadere lo scialle per la fretta. «Non... non credo che mi abituerò a...» indicò la lampada. «Da un uomo.»
«Mi hai visto usare il Potere prima d’ora.» La rabbia stillava dalla superficie del vuoto che lo circondava. Entrare di soppiatto nella sua camera al buio. Spaventarlo quasi a morte. Era fortunata che non le avesse fatto del male, o l’avesse uccisa per sbaglio. «Farai meglio ad abituartici. Io sono Colui che viene con l’Alba, che tu lo voglia ammettere oppure no.»
«Quella non è parte...»
«Perché sei qui?» le chiese freddamente.
«Le Sapienti stanno facendo dei turni per vegliare su di te da fuori. Intendono continuare a controllare da...» si interruppe arrossendo.
«Da dove?» Aviendha lo guardò solamente, diventando sempre più rossa. «Aviendha, da dov...?» Camminatrici dei sogni, perché non gli era mai venuto in mente? «Dai miei sogni» finì la frase Rand. «Per quanto tempo hanno spiato nella mia testa?»
Aviendha emise un lungo sospiro. «Non avrei dovuto lasciare che tu sapessi. Se Bair lo scopre — Seana ha detto che stanotte era troppo pericoloso. Io non lo capisco. Non posso entrare nei sogni senza una di loro che mi aiuta. So solo che stanotte c’era qualcosa di pericoloso. Questo è il motivo per cui stanno facendo i turni fuori della porta. Sono tutte preoccupate.»
«Non hai ancora riposto alla mia domanda.»
«Non so perché sono qui» mormorò. «Se hai bisogno di protezione...» Aviendha lanciò un’occhiata al proprio pugnale, toccando l’impugnatura. Il braccialetto d’avorio sembrava irritarla, intrecciò le braccia affinché finisse sotto a un’ascella. «Non posso proteggerti molto bene con un pugnale così piccolo, e Bair ha detto che se prendo un’altra volta una lancia senza che qualcuno mi attacchi userà la mia pelle per farsi una borraccia. Non capisco perché devo smettere di dormire per proteggerti. A causa tua stavo battendo tappeti fino a meno di un’ora fa. Sotto la luce della luna!»