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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Luce! Una cosa tanto semplice per farle accondiscendere. Io non...» Rand si interruppe quando la ragazza gli lanciò un’occhiata.

«No! Hai accettato la loro approvazione e adesso vorresti respingerla? Questo sì che mi disonorerebbe! Credi di essere il primo uomo che cerca di avere la mia attenzione? Adesso devono pensare quello che credono. Non significa nulla.» Facendo una smorfia afferrò il battipanni con entrambe le mani. «Vai via.» Lanciando un’occhiata al bracciale aggiunse: «Davvero non sai nulla, vero? Non sai nulla. Non è colpa tua.» Sembrava che stesse ripetendo qualcosa che le era stato detto, o che stesse cercando di convincersi da sola. «Mi dispiace di averti guastato il pasto, Rand al’Thor. Ti prego, vai via. Amys ha detto che devo pulire tutti questi tappeti, non importa quanto ci vorrà. Ci impiegherò tutta la notte se resti qui a parlare.» Volgendogli le spalle batté violentemente il tappeto a righe, con il braccialetto d’avorio che le rimbalzava sul braccio.

Non sapeva se le scuse fossero dovute al regalo o a un ordine di Amys — sospettava la seconda ipotesi — eppure sembrava che fossero sincere. Certamente non era compiaciuta — a giudicare dai grugniti di sforzo che accompagnavano ogni colpo del battipanni — ma per una volta non era sembrata colma di odio. Era meglio di niente. Forse sarebbe diventata civile, prima o poi.

Quando entrò nell’ingresso con le mattonelle grigie della casa di Lian, le Sapienti stavano parlando fra loro, tutte e quattro con gli scialli calati morbidamente sulle spalle. Rimasero in silenzio quando lo videro.

«Ti farò mostrare la tua camera da letto» disse Amys. «Gli altri hanno visto le loro.»

«Grazie.» Guardò indietro verso la porta corrugando leggermente la fronte. «Amys, hai ordinato ad Aviendha di scusarsi per la cena?»

«No. Lo ha fatto?» Gli occhi azzurri della donna sembrarono pensierosi per un momento e gli sembrò quasi che Bair sorridesse. «Non le avrei ordinato una cosa simile, Rand al’Thor. Una scusa forzata non è una scusa.»

«Alla ragazza è stato detto di battere i tappeti finché non avesse sbollito un po’ di rabbia» aggiunse Bair. «Tutto il resto è venuto da lei.»

«E non nella speranza di sfuggire al lavoro» intervenne Seana. «Deve imparare a controllare la rabbia, una Sapiente deve saper controllare le proprie emozioni, non il contrario.» Con un lieve sorriso lanciò un’occhiata a Melaine. La donna dai capelli color del sole strinse le labbra e tirò su con il naso.

Stavano cercando di convincerlo che Aviendha sarebbe stata una bellissima compagnia d’ora in avanti. Credevano davvero che fosse cieco? «Dovete sapere che so. Di lei. Che l’avete inviata a spiarmi.»

«Non sai quanto credi» rispose Amys, proprio come un’Aes Sedai con i significati nascosti che non voleva lui vedesse.

Melaine sistemò lo scialle guardandolo pensierosa dall’alto in basso e scrutandolo con attenzione. Rand sapeva qualcosa delle Aes Sedai. Se lei fosse stata Aes Sedai, avrebbe scelto l’Ajah Verde. «Ammetto» disse «che all’inizio abbiamo pensato che non avresti ragionato davanti a una donna graziosa, e tu sei abbastanza attraente, per cui abbiamo ritenuto che avrebbe preferito la tua compagnia alla nostra. Non abbiamo considerato la sua lingua. O altre cose.»

«Allora perché siete così impazienti che resti con me?» La voce di Rand era più accalorata di quanto volesse. «Non potete pensare che le rivelerò cose che non voglio che sappiate.»

«Perché le permetti di rimanere?» chiese con calma Amys. «Se rifiutassi di accettarla, come potremmo costringerla a stare con te?»

«Almeno così conosco la spia.» Avere Aviendha sotto agli occhi doveva essere meglio che chiedersi quale Aiel lo stesse controllando. Senza di lei probabilmente avrebbe sospettato che anche un commento casuale di Rhuarc fosse un tentativo di spiarlo. Naturalmente non c’era modo di dire che così non fosse. Rhuarc era sposato con una di queste donne. Improvvisamente fu contento di non essersi confidato troppo con il capoclan. E triste per averlo pensato. Perché aveva mai creduto che gli Aiel sarebbero stati più facili dei sommi signori di Tairen? «Sono contento di averla esattamente dov’è.»

«Allora siamo tutti contenti» esclamò Bair.

Rand lanciò un’occhiata alla donna dal viso incartapecorito. C’era stata una nota particolare nella sua voce, come se ne sapesse più di lui.

«Non scoprirà quello che volete.»

«Quello che vogliamo?» scattò Melaine. I capelli lunghi ondeggiarono quando lanciò indietro la testa. «Le profezie proclamano che i superstiti dei superstiti verranno salvati. Quello che vogliamo, Rand al’Thor, Car’a’carn, è salvare quanta più gente dei nostri possiamo. Qualunque sia il tuo sangue e il tuo volto, non hai sentimenti per noi. Ti farei prendere il nostro sangue per tuo anche se dovessi deporre...»

«Credo» la interruppe Amys «che adesso gli piacerebbe vedere la sua stanza da letto. Sembra stanco.» Batté secca le mani e una slanciata gai’shain apparve. «Mostra a quest’uomo la stanza che è stata preparata per lui. Portagli qualsiasi cosa gli serva.»

Lasciandolo là in piedi, le Sapienti si diressero verso la porta; Bair e Seana lanciavano occhiate terribili a Melaine, come le donne della Cerchia che guardavano qualcuno che doveva fornire delle spiegazioni. Melaine le ignorò, quando la porta si chiuse alle loro spalle stava mormorando qualcosa come «inculcare del buon senso in quella sciocca ragazza.»

Quale ragazza? Aviendha? Stava già facendo quello che volevano. Forse Egwene? Sapeva che stava studiando qualcosa con le Sapienti. E cosa era disposta a ‘deporre’ Melaine per fargli ‘riconoscere il loro sangue per suo’? Come poteva la deposizione di qualcosa fargli decidere che era Aiel? Forse una trappola? Sciocco! Non lo avrebbe detto apertamente se si fosse riferita a una trappola. Che tipo di cose si possono deporre? Le galline depongono uova, pensava, ridendo sommessamente. Era stanco. Troppo stanco per porsi delle domande, dopo dodici giorni e mezzo in sella, tutti loro cotti dal calore e riarsi, non voleva pensare a come si sarebbe sentito se avesse percorso quella distanza allo stesso passo degli Aiel. Aviendha doveva avere gambe d’acciaio. Rand voleva un letto.

La gai’shain era graziosa, malgrado la cicatrice proprio sopra un occhio azzurro pallido che spariva fra capelli così chiari da sembrare quasi d’argento. Un’altra Fanciulla, solo non in quel momento. «Se vuoi seguirmi...» mormorò a occhi bassi.

La stanza per dormire non era proprio una camera da letto. Il ‘letto’ consisteva di uno spesso pagliericcio appoggiato su strati di tappeti. La gai’shain — si chiamava Chion — sembrò scioccata quando Rand le chiese dell’acqua per lavarsi, ma era stanco delle saune. Era pronto a scommettere che Moiraine ed Egwene non dovevano sedersi in una tenda piena di vapore per pulirsi. Chion portò l’acqua calda in una grossa brocca marrone di quelle usate per annaffiare il giardino e una grande ciotola bianca come lavabo. La mandò via quando la ragazza si offrì di lavarlo. Erano tutti strani!

La stanza era priva di finestre, illuminata da lampade d’argento incastrate su dei sostegni conficcati nelle pareti, ma sapeva che fuori non poteva essere ancora buio quando finì di lavarsi. Non gli importava. Sul pagliericcio c’erano solo due coperte, nessuna particolarmente pesante. Senza dubbio un segno della robustezza degli Aiel. Rammentandosi delle fredde notti nelle tende, si rivestì tranne per la giubba e gli stivali, prima di spegnere le lampade e infilarsi sotto alle coperte nell’oscurità.

Anche se era molto stanco non poteva smettere di voltarsi nel letto e pensare. Cosa intendeva deporre Melaine? Perché alle Sapienti non importava che lui sapesse che Aviendha era la loro spia? Aviendha. Una donna graziosa, anche se più scorbutica di un mulo con quattro zoccoli lividi. Il respiro rallentò e i pensieri divennero nebulosi. Un mese. Troppo tempo. Non aveva scelta. Onore. Il sorriso di Isendre. Kadere che guardava. Una trappola. Deporre una trappola? Di chi? Quale trappola? Trappole. Se solo avesse potuto fidarsi di Moiraine. Casa. Perrin probabilmente stava nuotando nel...

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