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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Si diresse verso l’imboccatura della gola, scendendo ogni volta che trovava un sentiero che conduceva da quella parte. Erano tutti stretti, pavimentati con piccole pietre, alcuni dei più ripidi erano scolpiti nella roccia. I martelli al lavoro nelle forge risuonavano debolmente. Non tutti gli edifici erano abitazioni. Da una porta aperta vide alcune donne che lavoravano ai telai e un’altra mostrava un orafo che sistemava i piccoli martelli e arnesi per l’incisione, un terzo uomo che lavorava l’argilla davanti a un forno acceso. Uomini e ragazzi, tranne i più giovani, indossavano tutti il cadin’sor, la giubba e le brache grigie e marroni, ma c’erano spesso delle piccole differenze fra guerrieri e artigiani, un pugnale più piccolo alla cintura o addirittura nessuno, o lo shoufa senza il velo nero. Eppure guardando un fabbro sollevare una lancia della quale aveva appena creato la punta lunga trenta centimetri, Rand non ebbe dubbi che l’uomo avrebbe potuto prontamente usare l’arma che aveva fabbricato.

I sentieri non erano affollati, ma c’era molta gente in giro. I bambini ridevano, correndo e giocando, le ragazzine più piccole si portavano in giro lance finte o bambole. I gai’shain trasportavano alte giare di argilla piene d’acqua appoggiate sulla testa, o lavoravano nei campi, spesso sotto la direzione di un ragazzino di dieci o dodici anni. Uomini e donne che portavano avanti i loro compiti, non molto differenti dalle cose che si facevano a Emond’s Field, che si trattasse di spazzare davanti a una casa o riparare un muro. I bambini lo guardavano a malapena, anche se indossava una giubba rossa e stivali dalla suola spessa, e i gai’shain erano così schivi che era difficile dire se lo notassero oppure no. Ma artigiani o soldati, gli adulti lo guardavano pensierosi, al limite di un’incerta anticipazione.

I ragazzi molto giovani correvano scalzi in abiti molto simili a quelli dei gai’shain, ma del colore grigio marrone dei cadin’sor, non bianchi. Anche le ragazze più giovani andavano in giro scalze, con abiti corti che spesso arrivavano sopra al ginocchio. Un particolare delle ragazze colse la sua attenzione: fino a circa dodici anni avevano le trecce, tenute ferme con dei nastri colorati. Proprio come le aveva portate Egwene. Doveva trattarsi di una coincidenza. Probabilmente lei aveva smesso di portarli a quel modo perché una delle donne aiel le aveva spiegato che era l’acconciatura delle ragazzine aiel. Era comunque un pensiero sciocco. In questo momento doveva vedersela con una particolare donna: Aviendha.

Nella gola gli ambulanti commerciavano con gli Aiel affollati attorno ai carri coperti di tela. C’erano almeno i conducenti e Keille, oggi con uno scialle di merletto azzurro fissato dai pettinini d’avorio, che stava trattando ad alta voce. Kadere era seduto su un barile capovolto all’ombra del carro bianco con una giubba color crema, mentre si detergeva il viso, senza sforzarsi di vendere nulla. Guardò Rand e fece per alzarsi prima di tornare a sedersi. Isendre non si vedeva, ma con sorpresa di Rand Natael era lì, con un seguito di bambini, attratti dal mantello di pezze colorate, e di adulti. Apparentemente la prospettiva di un pubblico più ampio lo aveva portato via dagli Shaido. O forse Keille non voleva perderlo d’occhio. Anche impegnata nel commercio, trovava il modo di lanciare frequenti occhiatacce al menestrello.

Rand evitò i carri. Rivolse alcune domande agli Aiel per sapere dove erano andati i Jindo, ognuno all’abitazione di questa o quella società lì a Rocce Fredde. Il Tetto delle Fanciulle si trovava a metà strada della vallata a est della gola, ancora luminosa, un rettangolo sormontato da un giardino di pietra grigiastra, senza dubbio più largo all’interno di quanto sembrasse. Non che lo avesse visto. Due Fanciulle accovacciate davanti all’entrata con lance e scudi gli avevano impedito l’accesso, divertite e scandalizzate che un uomo volesse entrare, ma una acconsentì a riferire un messaggio all’interno per conto suo.

Alcuni minuti dopo le Fanciulle Jindo e quelle delle Nove Valli che erano state alla Pietra uscirono. E pure tutte le altre Fanciulle della setta delle Nove Valli che si trovavano a Rocce Fredde, affollando il sentiero da entrambi i lati e arrampicandosi sul tetto dell’abitazione fra gli ortaggi per guardare, sorridendo come se si aspettassero di essere intrattenute. I gai’shain, uomini e donne, seguirono per servire loro delle piccole tazze di tè scuro; qualsiasi regola tenesse gli uomini fuori dal Tetto delle Fanciulle sembrava non valere per i gai’shain.

Dopo che Rand aveva esaminato alcune offerte, Adelin, la donna Jindo bionda con la cicatrice sottile sulla guancia, estrasse un braccialetto d’avorio intagliato con delle rose. Rand pensò che sarebbe andato bene per Aviendha: chiunque lo aveva creato si era preso cura di mettere le spine intorno ai fiori.

Adelin era alta anche per essere una donna aiel, poco più bassa di Rand. Quando sentì perché lo voleva — quasi tutto il motivo, Rand aveva solo spiegato che era un regalo per gli insegnamenti di Aviendha, non qualcosa per farla calmare perché rendesse sopportabile la sua presenza — Adelin guardò le altre Fanciulle. Avevano tutte smesso di sorridere e adesso erano inespressive. «Non ti chiederò alcun prezzo per questo, Rand al’Thor» spiegò la donna, infilandogli il bracciale in mano.

«È sbagliato?» chiese Rand. Come la vedevano gli Aiel? «Non voglio disonorare Aviendha in alcun modo.»

«Non la disonorerai.» La donna fece un cenno con il capo a una gai’shain che aveva tazze e caraffa su un vassoio d’argento e gliene porse una. «Ricorda l’onore» disse, sorseggiando dalla tazza di Rand.

Aviendha non aveva mai parlato di una cosa simile. Incerto, sorseggiò la bevanda amara e ripeté: «Ricorda l’onore.» Sembrava la cosa più sicura da dire. Con sua sorpresa la donna lo baciò lievemente sulle guance.

Una Fanciulla più anziana, con i capelli grigi ma il viso ancora duro, apparve di fronte a lui. «Ricorda l’onore» disse anche lei, sorseggiando.

Dovette ripetere quel rituale con ogni Fanciulla presente, alla fine semplicemente appoggiando la tazza alle labbra. Le cerimonie aiel potevano essere corte e dirette, ma quando dovevi ripeterne una con settanta strane donne, anche dei sorsetti potevano riempirti. Le ombre stavano risalendo la fiancata est della gola quando terminò.

Trovò Aviendha vicino alla casa di Lian che batteva con forza un tappeto a righe blu appeso a un filo e altri erano accatastati accanto a lei, di tutti i colori. Rimuovendosi dalla fronte alcune ciocche di capelli intrise di sudore, lo fissò inespressiva quando le diede il bracciale e le disse che era un dono per ringraziarla degli insegnamenti.

«Ho regalato bracciali e collane ad amiche che non portavano la lancia, Rand al’Thor, ma non ne ho mai indossato uno.» La voce era perfettamente atona. «Queste cose fanno rumore quando battono fra loro e rivelano la tua posizione quando dovresti essere silenziosa. Si incastrano quando devi muoverti velocemente.»

«Ma adesso puoi indossarlo, visto che sarai una Sapiente.»

«Sì.» Rivoltò il cerchio di avorio come se non fossa certa di cosa dovesse farne, quindi di colpo vi infilò la mano e tenne il braccio sollevato per osservarlo. Sembrava che stesse guardando delle manette.

«Se non ti piace... Aviendha, Adelin mi ha detto che non avrei leso il tuo onore. Sembrava addirittura approvare.» Parlò della cerimonia del tè, e Aviendha strinse gli occhi e rabbrividì. «Cosa c’è di sbagliato?»

«Pensano che stai cercando di attirare la mia attenzione.» Rand non avrebbe mai creduto che potesse avere una voce tanto atona. Nemmeno negli occhi vi erano emozioni. «Ti hanno approvato tutte, come se io portassi ancora la lancia.»

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