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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Rivolgendo un sorrisetto ad Aviendha per dimostrarle che aveva ascoltato, Rand estrasse dalle bisacce un regalo per Lian, un leone d’oro finemente lavorato. Era stato saccheggiato da Tear e lo aveva comperato da un Cercatore d’Acqua Jindo, ma se lui era il governante di Tear, forse era come rubare a se stesso. Dopo un momento di esitazione, anche Mat produsse un dono, una collana di Tairen di fiori d’argento, senza dubbio proveniente dalla stessa fonte e senza dubbio destinata a Isendre.

«Di squisita fattura» sorrise Lian tenendo in mano il leone. «Mi è sempre piaciuto il lavoro artigianale di Tairen. Rhuarc mi portò due pezzi molti anni fa.» Con una voce che sarebbe andata bene per una massaia che ricordava alcune deliziose bacche zuccherine, disse al marito: «Le prendesti dalla tenda di un Sommo signore proprio prima che Laman venisse decapitato, vero? Un peccato che non raggiungesti Andor. Ho sempre voluto un pezzo d’argento di Andor. Anche questa collana è bellissima, Mat Cauthon.»

Ascoltando i complimenti rivolti ai doni di entrambi, Rand mascherò lo stupore. Anche se indossava la gonna e aveva gli occhi materni, era Aiel quanto le Fanciulle della Lancia.

Quando Lian terminò, giunsero Moiraine e le altre Sapienti con Lan ed Egwene. La spada del Custode attrasse solo un’occhiata di disapprovazione, ma la padrona di casa lo accolse caldamente dopo che Bair lo presentò come Aan’allein. Eppure quello fu nulla in confronto al benvenuto rivolto a Moiraine ed Egwene.

«Onorate la mia casa, Aes Sedai» il tono di voce la fece sembrare una dichiarazione attenuata e la donna quasi si inchinò. «Si narra che eravamo al servizio delle Aes Sedai prima della Frattura del Mondo e le deludemmo. Fu a causa di quel fallimento che fummo mandati nella terra delle Tre Piegature. La tua presenza indica che forse il nostro peccato non era imperdonabile.» Ma certo. Lei non era stata nel Rhuidean, sembrava che il divieto di parlare di quanto accadeva nel Rhuidean con chiunque non vi fosse stato valesse anche fra moglie e marito. E fra sorelle mogli, o qualunque fosse il legame di parentela fra Amys e Lian.

Moiraine tentò di dare un regalo a Lian, una piccola fiala di cristallo e argento che conteneva un profumo dell’Arad Doman, ma Lian aprì le braccia. «La tua presenza è già un regalo inestimabile, Aes Sedai. Accettare di più arrecherebbe disonore alla mia casa e a me. Non potrei sopportare la vergogna.» Sembrava molto seria, e preoccupata che Moiraine potesse insistere. Era un’indicazione dell’importanza relativa del Car’a’carn e delle Aes Sedai.

«Come desideri» rispose Moiraine, rimettendo nel sacchetto la fiala. Era freddamente serena nell’abito di seta azzurra, con il mantello chiaro riverso sulle spalle. «La vostra terra delle Tre Piegature vedrà certamente altre Aes Sedai. Prima d’ora non abbiamo mai avuto ragione di venire.»

Amys non sembrava molto compiaciuta di quell’affermazione, e Melaine dai capelli rosso fiamma fissava Moiraine come un gatto dagli occhi verdi indeciso su come trattare un grosso cane che ha invaso la sua aia. Bair e Seana si scambiarono sguardi preoccupati, ma nulla di simile a quelli delle due che potevano incanalare.

Una processione di gai’shain — uomini e donne in abiti bianchi con il cappuccio, gli occhi bassi — presero i mantelli di Moiraine ed Egwene, portarono degli asciugamani umidi per le mani e il viso, delle piccole tazze d’argento colme d’acqua da bere in modo formale, e infine il pasto, servito in ciotole e vassoio consoni a un palazzo e terraglie con una riga vetrosa azzurra. Tutti mangiarono sdraiati in terra, dove delle mattonelle bianche sistemate sulla pietra fungevano da tavolo, le teste vicine, e dei cuscini sotto al petto; assomigliavano a raggi di una ruota che si aprivano mentre i gai’shain passavano fra loro per sistemare i piatti.

Mat si agitava, spostandosi da una parte all’altra del cuscino, Lan al contrario pareva avesse sempre mangiato in quella posizione e Moiraine ed Egwene sembravano quasi a loro agio. Senza dubbio si erano esercitate nella tenda delle Sapienti. Rand lo trovava strano, ma il cibo era abbastanza insolito da meritarsi tutta la sua attenzione.

Lo stufato di capra scuro e speziato con peperoni non era familiare ma neppure strano, e i piselli erano piselli ovunque. Lo stesso non poteva dirsi per il pane giallo grezzo e friabile, o per i lunghi fagioli rosso brillante misti ai verdi, per il piatto di semi gialli e pezzi di una polpa rossa che Aviendha chiamava zemai e t’mat, o il dolce frutto bulboso con una dura scorza verdognola che proveniva da quelle piante spinose senza foglie, chiamato kardon. Tutto però aveva un buon sapore.

Si sarebbe maggiormente goduto il pasto se Aviendha non gli avesse dato lezione su qualunque cosa. A parte la storia delle sorelle mogli. Quello lo aveva lasciato ad Amys e Lian che stavano sedute accanto a Rhuarc e si scambiavano sorrisi tra loro e con il marito. Se lo avevano sposate entrambe per non rompere l’amicizia, era chiaro che entrambe lo amavano. Rand non riusciva a vedere Elayne e Min acconsentire a una tale soluzione. Si chiese perché lo avesse pensato. Il sole probabilmente gli aveva cotto il cervello.

Ma se Aviendha aveva lasciato quella spiegazione alle altre, gli spiegò tutto il resto molto dettagliatamente. Forse lo reputava un idiota perché non sapeva delle sorelle mogli. Voltandosi sul fianco destro per guardarlo, sorrise quasi dolcemente quando gli disse che il cucchiaio poteva essere usato per mangiare lo stufato o gli zemai e t’mat, ma il modo in cui gli occhi le brillavano suggeriva che solo la presenza delle Aes Sedai la tratteneva dal rovesciargli in testa una ciotola di qualcosa.

«Non so cosa ti ho fatto» le disse con calma. Era consapevole della presenza di Melaine dall’altro lato, che sembrava presa dalla conversazione con Seana. Bair interveniva di tanto in tanto ma credeva che stesse tendendo un orecchio dalla sua parte. «Ma se odi così tanto essere la mia insegnante, non devi farlo. Mi è solo venuto in mente. Sono certo che Rhuarc o le Sapienti troveranno qualcun altro.» Le Sapienti lo avrebbero fatto certamente se si liberava di questa spia.

«Non mi hai fatto nulla...» rispose digrignando i denti, se doveva essere un sorriso, non aveva avuto un gran successo, «...e mai mi farai qualcosa. Puoi sdraiarti nel modo che reputi più comodo per mangiare e parlare con gli altri. Tranne con chi deve dare lezione invece di condividere un pasto. È considerato educato parlare con le persone da entrambi i lati.» Alle spalle di Aviendha Mat guardò Rand roteando in alto gli occhi, chiaramente sollevato per non dover subire la lezione. «A meno che non sia costretto a guardare qualcuno in particolare, per insegnargli le cose, per esempio. Prendi il cibo con la mano destra — a meno che tu non debba appoggiarti su quel gomito — e...»

Era una tortura, e Aviendha sembrava divertirsi. Gli Aiel sembravano dare molto significato ai regali. Forse se gliene faceva uno...

«...Tutti parlano per un po’ a fine pasto, a meno che uno di noi debba insegnare e...»

Un dono per corromperla. Non gli sembrava giusto dover corrompere qualcuno che lo stava spiando, ma se aveva intenzione di andare avanti comportandosi così, o perfino la metà di così, gli sarebbe valso un po’ di pace.

Quando i gai’shain finirono di sparecchiare e vennero servite delle coppe d’argento di vino scuro Bair fissò Aviendha con gli occhi torvi da sopra le mattonelle bianche e la ragazza cedette imbronciata. Egwene si protese sopra Mat per batterle una mano sulla spalla in segno di conforto, ma non sembrò aiutarla. Almeno era tranquilla. Egwene lo guardò tesa, o sapeva cosa stava pensando o considerava l’umore di Aviendha una sua colpa.

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