L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Mat galoppò appresso a loro sollevando una nuvola di polvere gialla e marrone, il capello ben calzato e la lancia appoggiata alla staffa, come una lancia vera e propria. «Cos’è questo posto, Rand?» chiese ad alta voce, per essere sentito sopra le grida. «Tutte queste donne direbbero ‘muoviti più veloce. Più veloce’» rispose Rand guardando la facciata della roccia torreggiante della montagna. «Potresti difendere quella cosa per anni, immagino, se hai le riserve alimentari, ma non è simile alla Pietra, o al Tora Harad.»
«Il Tora cosa?»
Mat sollevò le spalle prima di rispondere. «Solo qualcosa di cui ho sentito parlare una volta.» Si alzò sulle staffe per guardare i Jindo e la carovana di ambulanti. «Almeno sono ancora con noi. Mi chiedo quanto passerà prima che finiscano i commerci e se ne vadano.»
«Non prima di Alcair Dal. Rhuarc dice che c’è una specie di fiera ogni volta che si incontrano i capiclan, anche se sono solamente due o tre. Con tutti e dodici, non credo che Kadere e Keille vorranno perdersela.»
Mat non sembrava compiaciuto della notizia.
Rhuarc fece loro strada verso la fessura più ampia nella roccia liscia, larga dieci o dodici passi nel punto più ampio e ombreggiata dalle altezze delle fiancate mentre diventava sempre più profonda, scura e anche fresca sotto un filo di cielo. Sembrava strano ritrovarsi in tanta ombra. Le grida degli Aiel decrebbero, amplificate dalle pareti grigio-marrone, e quando di colpo cessarono, il silenzio, rotto solamente dall’acciottolio degli zoccoli dei muli e lo scricchiolio delle ruote dei carri lontano, sembrò assordante.
Svoltarono un’altra curva e la fessura si allargò aprendosi di colpo in un’ampia gola, lunga e quasi dritta. Da ogni lato, grida acute uscirono dalle bocche di centinaia di donne. Una folla fitta si addensava lungo la strada, donne con gonne ingombranti, scialli avvolti sulle teste e uomini che indossavano giubbe e pantaloni grigio-marrone, il cadin’sor, e c’erano anche Fanciulle della Lancia che agitavano le braccia in segno di benvenuto, battendo sulle pentole o qualsiasi cosa facesse rumore.
Rand rimase a bocca aperta, e non solo per il pandemonio. Le pareti della gola erano verdi, per via di strette terrazze che si trovavano fino a metà altezza su entrambi i pendii. Si accorse in un secondo momento che non tutte erano terrazze. Si trattava di piccole case dal tetto piatto di pietra grigia o argilla gialla che sembravano praticamente una sopra all’altra, in gruppetti separati da sentieri, e su ogni tetto c’era un piccolo giardino di fagioli, peperoni, meloni e piante mai viste. Le galline, più rosse di quelle che conosceva, razzolavano libere, insieme a una strana specie di polli, più grossi e punteggiati di grigio. Bambini, la maggior parte vestita come gli adulti, e gai’shain in bianco andavano in giro con delle grosse brocche di argilla, annaffiando le piante. Gli Aiel non avevano città, così gli era sempre stato detto, ma questo sembrava almeno un grosso villaggio, anche se il più strano che avesse mai visto. Il clamore era troppo forte perché potesse porre le domande che gli venivano in mente — come per esempio cosa fossero quei frutti rotondi, troppo rossi e lucenti per essere mele, che crescevano su bassi cespugli dalle foglie chiare, o quegli strani steli dalle foglie larghe con dei lunghi e grossi germogli gialli. Aveva vissuto troppo a lungo in una fattoria per non chiederselo.
Rhuarc e Heirn rallentarono il passo, come anche Couladin, ma solo per una camminata veloce, infilando le lance nei finimenti della custodia dell’arco che avevano in spalla. Amys corse avanti ridendo come una ragazzina, mentre gli uomini continuavano ad avanzare regolarmente attraverso la gola affollata e le grida delle donne della fortezza vibravano nell’aria quasi sopraffacendo il clangore delle pentole. Rand li seguiva, come gli aveva detto di fare Aviendha. Mat sembrava che volesse voltarsi e tornarsene da dove era venuto.
In fondo alla gola le pareti convergevano, creando una scura rientranza profonda. Il sole non ne raggiungeva mai il retro, come gli aveva spiegato Aviendha, e le rocce lì erano sempre fredde, da cui il nome della fortezza. Davanti all’ombra Amys si fermò con un’altra donna sopra a un masso appiattito come una piattaforma.
La seconda donna, snella, con le gonne ampie, i capelli biondi raccolti da una fascia che le arrivavano fin sotto la vita e con una punta di bianco sulle tempie, sembrava più grande di Amys e certamente più che bella, con alcune rughe sottili agli angoli degli occhi grigi. Era vestita come Amys, un semplice scialle marrone sulle spalle, collane e braccialetti d’oro e avorio lavorato non più belli né più ricchi dei suoi, ma questa era Lian, la padrona di casa della Fortezza delle Rocce Fredde.
Le grida fluttuanti e acute diminuirono fino a svanire quando Rhuarc si fermò davanti alla roccia, un passo più vicino di Heirn e Couladin. «Chiedo il permesso di entrare nella tua fortezza, padrona di casa» annunciò con un tono di voce forte e trascinante.
«Hai il mio permesso, capoclan» rispose la donna bionda con voce formale e altrettanto forte. Sorridendo aggiunse con voce molto più calda: «Ombra del mio cuore, avrai sempre il mio permesso.»
«Ti ringrazio, padrona di casa del mio cuore.» Nemmeno quello sembrava particolarmente formale.
Heirn fece un passo avanti. «Padrona di casa, chiedo il permesso di venire sotto il tuo tetto.»
«Hai il mio permesso, Heirn» ripose Lian all’uomo tarchiato. «Sotto il mio tetto ci sono acqua e ombra per te. La setta dei Jindo è sempre la benvenuta qui.»
«Ti ringrazio, padrona di casa.» Heirn diede una pacca sulle spalle di Rhuarc e si allontanò per unirsi alla sua gente. A quanto pareva, le cerimonie aiel erano corte e dirette.
Con una camminata tracotante Couladin raggiunse Rhuarc. «Chiedo il permesso di accedere alla tua fortezza, padrona di casa.»
Lian batté le palpebre guardandolo cupa. Alle spalle di Rand, da centinaia di gole si sollevò un mormorio e un brusio stupito. Di colpo nell’aria vi fu un’improvvisa sensazione di pericolo. Anche Mat la percepì, e cominciò a toccare la lancia e a girarsi per vedere cosa stesse facendo la massa di Aiel.
«Cosa succede?» chiese Rand voltandosi con calma. «Perché non dice nulla?»
«Couladin ha rivolto la domanda come se fosse un capoclan» sussurrò incredula Aviendha. «L’uomo è uno sciocco. Deve essere pazzo! Se lei si rifiuta, significherà guai con gli Shaido, e potrebbe farlo per un insulto di questa portata Non un antagonismo di sangue — lui non è il loro capoclan, per quanto sia gonfia la sua testa — ma problemi.» Fra un respiro e l’altro la voce di Aviendha divenne più dura. «Non hai ascoltato, vero? Non hai ascoltato! Avrebbe potuto rifiutare l’ingresso anche a Rhuarc e lui sarebbe dovuto andare via. Spezzerebbe il clan, ma è un suo diritto. Può rifiutare l’ingresso anche a Colui che viene con l’Alba, Rand al’Thor. Le donne non sono impotenti fra noi, non come le vostre donne delle terre bagnate che devono essere regine o nobili o altrimenti danzare per un uomo se desiderano mangiare!»
Rand scosse leggermente il capo. Ogni volta che era sul punto di rimproverarsi per quanto poco aveva imparato sugli Aiel, Aviendha gli ricordava quanto poco sapeva lei di chiunque non fosse Aiel. «Un giorno mi piacerebbe presentarti alla Cerchia delle Donne di Emond’s Field. Sarebbe... interessante... sentirti spiegare quanto siano prive di potere.» Sentì che Aviendha cambiava posizione nel tentativo di guardarlo in faccia e Rand rimase cautamente inespressivo. «Forse anche loro ti spiegheranno qualcosa.»
«Hai il mio permesso...» iniziò Lian — Couladin sorrise, pavoneggiandosi — «... di venire sotto il mio tetto. Acqua e ombra verranno trovate per te.» Delle fievoli esclamazioni da centinaia di bocche divennero un suono abbastanza forte.
L’uomo dai capelli rosso fiamma tremò come se fosse stato colpito, il viso rosso per la rabbia. Non sembrava che sapesse cosa fare. Fece un passo di sfida in avanti, fissando Lian e Amys, stringendosi gli avambracci come se cercasse di tenere le mani lontane dalle lance, quindi si girò su se stesso e tornò tra la folla, guardando torvo da una parte e dall’altra sfidando chiunque a parlare. Alla fine si fermò non lontano da dove era partito, fissando Rand. Il carbone non avrebbe potuto essere più rovente di quegli occhi azzurri.