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Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]

Электронная книга - «Quellen, guarda il passato! [The Time Hoppers - it]». Краткое содержание книги:

Ai suoi colleghi che non hanno fatto carriera il poliziotto Quellen sembra un uomo molto fortunato. Non tanto per il prestigio del grado, o per lo stipendio più alto, quanto perchè dopo l’ultimo avanzamento Quellen ha diritto a una stanza tutta sua. Ma a lui questo lusso non basta ancora. Quellen trova che al mondo c’è troppa gente. E nel mondo dove vive Quellen sono in molti a pensarla come lui.
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Il fatto fu debitamente riferito a Stakepole padre, e il virtuoso cavaliere fece immediatamente chiamare Simone nella sua camera e lo licenziò:

Com’essi gli toglievano le chiavi, la signora del castello domandò a colui:

“Chi sei?”

Egli rispose: “Sono stato generato dalla moglie di un bifolco di questa parrocchia e da un diavolo che giace seco lei sotto le sembianze del di lei marito.” E disse il nome dell’uomo ch’era siffattamente ingannato, il quale era morto poco innanzi. La madre era ancora viva e, allorquando venne con modi severi inquisita, si provò la cosa essere vera con la di lei pubblica confessione.

Interessante, pensò Quellen. Dov’è andato a pescare queste notizie, Brogg? Poteva darsi benissimo che quel diavolo dai capelli rossi fosse un saltato, finito in epoca remota. Lo stesso si poteva dire di altri resoconti di monaci cronisti. Il dodicesimo e il tredicesimo secolo, stando alle ricerche di Brogg, erano un’epoca molto prolifica di inesplicabili comparse di stranieri e sconosciuti. E non erano arrivati solo esseri umani. Quellen lesse l’estratto dall’Eulogium Historiarum, compilato nell’Abbazia di Malmesbury, al capoverso indicato con A.D. 1171.

Nella notte della nascita di Nostro Signore, s’ebbero tuoni e folgori di cui mai s’era visto l’eguale. E ad Andover, un prete, ai rintocchi della mezzanotte, presente tutta la comunità, fu abbattuto da una folgore, e non sofferse minima ingiuria… Ma fu visto correre infra i di lui piedi quello che appariva essere un porco…

Brogg aveva trovato un caso analogo negli Annales Francorum Regium del monaco Bertin, datati intorno al 1160. Il resoconto dell’A.D. 856 diceva tra l’altro:

In agosto, Teotogaudo, vescovo di Trier, con chierici e popolo stava celebrando l’uffizio, allorquando una terribile nuvola, con lampi e tuoni, terrorizzò tutti i fedeli entro la chiesa, ed estinse il suono delle campane che suonavano nel campanile. La fabbrica intera fu avvolta in tanta oscurità da rendere impossibile a taluno vedersi o riconoscersi con il vicino. D’improvviso, colà fu visto un cane di enorme misura uscire da una voragine apertasi all’istante nel terreno, ed esso si mise a correre innanzi e dietro intorno all’altare.

Maiali? Cani? Probabilmente si era trattato di prove di viaggio, quando la macchina del tempo era in fase sperimentale. Quellen pensava che, non essendo stata ancora collaudata, fossero stati impiegati animali che così erano stati scaraventati nel passato, con immensa costernazione degli uomini medievali, devoti e timorosi del demonio. Un eccesso di potenza aveva lanciato quelle disgraziate creature molto, molto prima della rivoluzione industriale; ma, naturalmente, chi manovrava la macchina ignorava la destinazione dei passeggeri, a meno che non avesse letto le cronache che ora Brogg aveva disseppellito.

Non tutti i casi riportati si riferivano al Medioevo. Buona parte dei rapporti del Documento B trattavano di casi più recenti, anche se molto anteriori a quel 1979 che veniva ormai considerato il limite estremo dei viaggi nel passato. Quellen lesse di una ragazza che era comparsa alla porta di un villino presso Bristol, in Inghilterra, la sera del 3 aprile 1817, implorando un po’ di cibo, in quella che era descritta come una lingua straniera. Ma allora, si chiese Quellen, come facevano a sapere che chiedeva la carità? Nella bobina non c’era la risposta a questa domanda. Era scritto, invece, che la ragazza parlava una lingua incomprensibile, e che era stata portata al cospetto di un magistrato, certo Samuel Worral, il quale, invece di arrestarla per vagabondaggio, l’aveva portata in casa sua. (Molto sospetto, pensò Quellen.) L’aveva interrogata, e lei aveva risposto per scritto, servendosi di caratteri che somigliavano a pettini, gabbie per uccelli, e padelle per friggere. Erano giunti dei linguisti per analizzare quella scrittura, fra cui uno che si diceva un gentiluomo venuto dalle Indie Orientali. Interrogata la ragazza in malese, quella aveva fornito risposte comprensibili.

Dichiarò di essere la Principessa Carabù, rapita nella sua casa a Giava dai pirati e portata via per mare. Dopo molte avventure, era riuscita a fuggire sulla costa inglese. Attraverso il gentiluomo delle Indie Orientali, la Principessa Carabù fornì molti particolari della vita a Giava. Poi, una donna del Devonshire, certa signora Willcocks, era comparsa annunciando che la presunta principessa era in realtà sua figlia Mary, nata nel 1791. Mary Willcocks confessò la sua impostura ed emigrò in America.

Brogg dava la seguente spiegazione del caso relativo alla Principessa Carabù:

“Secondo fonti autorevoli, in questo caso si nota più di una impostura. Una ragazza compare misteriosamente. Un uomo arriva all’improvviso, e dichiara di capire la lingua che lei parla. Una donna sostiene che non è vero niente. Ma sono tutte falsità. E se la ragazza provenisse dal futuro, e il gentiluomo delle Indie Orientali fosse un altro saltato che cerca di farla passare per principessa giavanese allo scopo di mascherare la sua vera identità e origine, e la presunta madre un’altra saltata ancora, che si fa avanti per proteggere a sua volta la ragazza, quando la storiella di Giava incomincia a far acqua? E, comunque, quanti saltati vivevano in Inghilterra nel 1817?”

Quellen aveva l’impressione che Brogg stesse diventando troppo credulone. Continuò a leggere:

“Cagliostro: apparve a Londra, poi a Parigi. Parlava con accento indefinibile. Poteri sovrumani. Aggressivo, molto dotato, originale. Accusato di essere in realtà un criminale siciliano, Giuseppe Balsamo. Non fu mai veramente provato. Guadagnò grosse somme nell’Europa del XVIII secolo, spacciando polverine, filtri d’amore, elisir di lunga vita, e altri prodotti similari. Divenuto imprudente, fu incarcerato alla Bastiglia nel 1785, riuscì a fuggire, visitò altri paesi, fu arrestato di nuovo e morì in carcere nel 1795. Imbroglione? Impostore? Viaggiatore nel tempo? Tutte le ipotesi sono possibili.”

Tutto, pensava Quellen, tutto è possibile quando uno vuole credere a una cosa.

“Raspar Hauser: arriva in pessime condizioni a Norimberga, in Germania, in un pomeriggio del maggio 1828. Dimostra 16 o 17 anni. (Un tantino troppo giovane per essere un saltato, notò Quellen. A meno che dimostrasse meno dei suoi anni.) Sa dire solo due frasi in tedesco. Fornito di carta e matita, scrive un nome: Raspar Hauser. Se ne deduce che sia il suo nome. Dimostra di non conoscere l’impiego dei più comuni oggetti in uso nella vita quotidiana. Finito in quella epoca per un errore di calcolo: non ci sono dubbi.

“Però fece presto ad ambientarsi. Messo per qualche tempo in prigione per vagabondaggio, venne poi affidato a un maestro, certo professor Daumer. Imparò il tedesco e scrisse un saggio autobiografico, dichiarando di avere trascorso tutta la sua vita in una piccola cella, nutrendosi di pane e acqua. Tuttavia un poliziotto che l’aveva scoperto dichiarò che aveva una carnagione sana, né sembrava pallido o malaticcio, come chi abbia vissuto a lungo in reclusione.

“Molte contraddizioni. Enorme interesse in Europa. Tutti fecero ipotesi sulle misteriosi origini di Raspar Hauser. Qualcuno sostenne che era il principe ereditario di Baden, rapito nel 1812 dagli sgherri della moglie morganatica del suo presunto padre, il granduca. Altri affermarono che era un sonnambulo, vittima di amnesia. 17 ottobre 1829: Raspar Hauser viene trovato ferito alla testa per un colpo infertogli da un misterioso uomo mascherato. Furono addetti alla sua sorveglianza alcuni poliziotti. Altri tentativi di aggressione. 14 dicembre 1833. Raspar Hauser fu trovato moribondo in un parco, con una profonda ferita al lato sinistro del petto. Dichiarò che a ferirlo era stato uno sconosciuto. Nessuna traccia dell’arma nel parco, nessuna orma nelle vicinanze, oltre quelle dello stesso Hauser. Si insinuò che si fosse ferito da solo. Morì qualche giorno dopo, esclamando: ‘Mio Dio, che io debba morire così nella vergogna e nella disgrazia!’.”

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