La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
«Sì.»
«Lei stava a testa bassa, non voleva guardare il paesaggio. Le misero davanti la ricotta fresca. E lei mormorò che non aveva appetito. Allora il capofamiglia disse che quel giorno si vedeva il lago e indicò un punto in basso. Io guardai. Un gioiello che brillava al sole. La invitai ad ammirare quella meraviglia. Lei obbedì, ma subito chiuse gli occhi e impallidì. Non toccò cibo. E quell’altra volta che…»
«Basta, per carità.»
Il commissario se la stava scialando a jocari con lui a gatto e surci. Tant’è vero che non gli aviva detto nenti di come era andato a finire l’incontro col questore. Ancora scosso dal ricordo di quella jornata da incubo passata a Montestellario, venne pigliato dal sospetto che Sanfilippo non aviva ancora trovato il coraggio di dirgli la verità. E cioè che il questore era rimasto amminchiato nell’idea so’: Montalbano avrebbe fatto il commissario a Mascalippa.
«E il signor Questore?…» azzardò.
«Il signor Questore cosa?»
«Che ha risposto alla sua osservazione?»
«Che ci avrebbe pensato. Ma se vuole sentire il mio parere…»
«Certo che lo voglio sentire!»
«Secondo me, si è convinto. Lascerà che la trasferiscano dove decideranno i nostri capi.»
Quale sarebbe stata l’inappellabile decisione dei Capi, dei Numi Superni, delle Divinità che, come tutte le divinità che si rispettano, avevano sede a Roma? Quest’assillante domanda non gli fece gustare come meritava il maialino da latte che il trattore Santino gli aveva già gloriosamente annunziato il giorno avanti.
«Lei oggi non mi ha dato satisfazioni» fece, tanticchia offiso, Santino che l’aviva visto mangiari senza gana.
Montalbano allargò le vrazza in un gesto di rassegnazione:
«Scusami, Santi, ma non mi sento bono.»
Niscì dalla trattoria e si trovò di colpo perso a brancolare nel nulla. Quanno era trasuto per mangiari c’era il sole, tempo un’orata abbondante era calata una neglia fitta e accuposa. Mascalippa era fatta accussì.
Si diresse verso casa col cori stritto, scansando all’ultimo secondo scontri frontali con altre ùmmire umane. Scuro di jorno e scuro dintra di lui. E mentre caminava pigliò una decisione che sapiva ferma, indiscutibile: se per caso l’assignavano a un paisi tipo Mascalippa, avrebbe presentato le dimissioni. E si sarebbe messo a fare l’avvocato, o l’aiuto avvocato, o il custode di uno studio d’avvocato purché in un posto di mare.
Aviva affittato un quartino di dù cammare, bagno e cucina propio in centro al paisi, in modo che, affacciandosi, colline e montagnole non se ne vidissero pi nenti. Non c’era riscaldamento e a malgrado delle quattro stufe elettriche sempre addrumate certe sirate di ’nvernu l’unica era di andarsene a corcari e, incuponato, tenere fora dalle coperte un vrazzo solo a reggere un libro. Leggiri e ragionare supra a quello che aviva leggiuto gli era sempri piaciuto, per questo le dù cammare traboccavano di libri. Era capace di attaccarne uno alla sira e finirlo all’alba, senza interruzione. E fortunatamente non c’era piricolo che lo vinissero a chiamari di notte per qualichi fatto di sangue. Va’ a sapìri pirchì, le ammazzatine, le sparatorie, le azzuffatine violente capitavano sempre di jorno. E non c’era praticamente da fare indagini, erano tutti delitti senza mistero: Tizio aviva sparato a Filano per una facenna d’interessi e aviva confessato; Caio aviva accoltellato a Martino per una facenna di corna e aviva confessato. Se voliva impegnare il ciriveddro, Montalbano era costretto a risolvere i rebus della “Settimana Enigmistica”: ad ogni modo, i so’ anni a Mascalippa, allato a uno come a Sanfilippo, non erano stati tempo perso, anzi.
Quel jorno però la prospettiva di passare la sirata corcato a leggiri o a taliare qualiche minchiata televisiva non gli parse cosa sopportabile. A quell’ora sicuramente Mery era tornata a la so’ casa dalla scola indovi insegnava latino. Si erano canosciuti all’università negli anni della contestazione, erano coetanei, per la verità lei era più nica di quattro mesi. Subito, a prima vista, si erano fatti sangue e presto dalla simpatia erano passati a una specie di amicizia amorosa assolutamente libera: quanno avivano voglia l’uno dell’altra si telefonavano e s’incontravano. Doppo si persero di vista. A metà degli anni Sittanta Montalbano vinni a sapìri che Mery si era maritata e che il matrimonio era durato meno di un anno. L’incontrò per caso a Catania, in via Etnea, nella sua prima simana di servizio a Mascalippa. Dispirato, aviva pigliato la machina e doppo un’orata era arrivato a Catania con l’intenzioni di vidiri una pellicola di prima visione: quelle che proiettavano nell’unico cinema di Mascalippa risalivano minimo minimo a tri anni avanti. E lì, din tra al cinema, mentre faciva la fila per il biglietto, si era sentito chiamare. Era lei, Mery, che stava niscenno dalla sala. Se prima era una bella prorompente ragazza, ora la maturità e l’esperienza l’avevano fatta diventare di una bellezza raccolta, come segreta. Era andata a finire che Montalbano non aviva visto la pellicola, era andato a casa di Mery che viveva sola e che non aviva ’ntinzione di maritarsi mai più. Quell’unica esperienza matrimoniale le era bastata e superchiata. Montalbano passò la nottata con lei e all’indomani matina alle sei ripigliò la strata per Mascalippa. Da allora diventò una specie d’abitudine, almeno due volte a simana Montalbano andava a Catania.
«Ciao, Mery. Salvo sono.»
«Ciao. La sai una cosa?»
«No.»
«Stavo per chiamarti io.»
Montalbano avvilì: vuoi vidiri che Mery voliva fargli sapìri che quella sera era impegnata e non avrebbero potuto vidirisi?
«Perché?»
«Volevo domandarti se potevi venire un po’ prima del solito, così possiamo andare a cena assieme. Ieri sera un collega mi ha portata in un ristorante che…»
«Alle sette e mezzo sarò a casa tua, va bene?» tagliò Montalbano quasi cantando per la cuntintizza.
Il ristorante, con scarsa fantasia, si chiamava Il Delfino. Ma la fantasia che fagliava nell’insegna abbondava invece nella cucina: gli antipasti, tutti rigorosamente di pesce, erano una decina e uno più celestiale dell’altro. I polipetti alla strascinasale si squagliavano prima di toccare il palato. E che dire della cernia cucinata in una salsetta angelica della quale Montalbano non arriniscì a identificare tutti i componenti? E poi c’era Mery che in quanto a mangiare era gagliarda quasi quanto lui. E se mentre mangi con gusto non hai allato a tia una pirsona che mangia con pari gusto allora il piaciri del mangiare è come offuscato, diminuito. Non parlavano. Ogni tanto si taliavano occhi nell’occhi e si sorridevano. Alla fine, doppo la frutta, le luci del locale prima s’abbassarono e doppo s’astutarono. Qualichiduno dei clienti protestò. Ma dalla porta della cucina trasì un cammareri che ammuttava un carrello supra il quale c’era una torta con una candelina addrumata e un secchiello con una bottiglia di sciampagna. Strammato, Montalbano vitti che il cammareri si firmava al loro tavolo. Tornarono le luci e tutti i clienti applaudirono mentre qualcuno diciva a voce alta:
«Auguri! Auguri!»
Sicuramente era il compleanno di Mery. E lui se n’era completamente scordato. Che vastaso che era! Che testa persa! Però non c’era nenti da fari: non arrinisciva a tenere a menti nessuna data.
«Pepepe… perdonami, non ricordavo che oggi era… era il tuo…» fece vrigognoso pigliandole una mano.
«Il mio cosa?» spiò divertita Mery con l’occhi sparluccicanti.
«Non è il tuo comleanno?»
«Il mio? Oggi è il tuo compleano!» fece Mery scoppiando a ridere senza potersi tenere.
Montalbano la taliò ammammaloccuto. Vero era!
Appena a casa, Mery raprì l’armuar e ne tirò fora un pacco confezionato in quel modo che i commercianti chiamano “da regalo” e che è un tripudio di nastri colorati, di fiocchi e di cattivo gusto.