Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
— Non so niente di queste cose — disse Scrivener.
— Neanch’io, di certo — Slider gli fece eco. — Le cose che abitano nelle zone incolte sono oscene per tutte le persone civili. Noi le classifichiamo allo stesso livello degli escrementi.
— Non c’è amore per le bellezze della natura, tra le genti civili di Astrobia — ribatté Maxwell. — Queste cose sono perfino meno reali delle creature che compaiono nei nostri sogni, dubito che abbiano un nome.
— Sono buone da mangiare — disse Evita. — La gente le mangiava ancora quand’ero bambina; io stessa le ho mangiate, non molto tempo fa.
— Sono lepri pellegrine — fece Paul.
— Grazie — replicò Thomas, — ricevere una risposta su Astrobia è un fatto nuovo e inaspettato.
Quelle lepri erano curiose creature saltellanti: molte erano grandi come un grosso coniglio, alcune anche più grandi, altre meno. Saltavano indiscriminatamente nelle pozze, sott’acqua, oppure sulle cime degli alberi più alti, con grande precisione; oppure passavano attraverso cespugli talmente fitti che anche un serpente si sarebbe trovato in difficoltà. Erano molto veloci: né Thomas né Paul riuscirono ad agguantarne qualcuna.
— Col pesce crucco e il bue vagante, la lepre è il principale cibo delle zone incolte — spiegò Paul. — Tutti si cibano di essi, o di ciò che si ciba di essi. Così i luporrendi, le pantere cinghiale e l’idra. Perfino gli uccelli si nutrono di esse, e così tutti gli altri predatori.
— Tutti questi animali devono essere assai simili a quelli della Terra — osservò Thomas.
— No, Thomas. Soltanto i nomi sono simili a quelli della Terra — rispose Paul, quasi con venerazione. — Sulla Terra non esistono animali simili a quelli che ci circondano. Siamo dei pazzi, sai, a fermarci qui. Scrivener e quelli come lui hanno ragione: un essere raziocinante non dovrebbe trovarsi qui. Conosco una roccia a picco, lontana non più di una mezza giornata di cammino, con migliaia di scheletri umani appesi ad arbusti spinosi. I roc volano giù e uccidono la gente per divertirsi: poi trascinano i cadaveri fin lassù e li lasciano appesi come avvertimento. Sulla maggior parte di quelle ossa ci sono ancora brandelli di carne annerita. Tu mi hai raccontato che ai tuoi tempi la gente uccideva i lupi e li appendeva ai pali delle staccionate, come un avvertimento per gli altri lupi. Qui è lo stesso. Si dice anche che Re Roc paga una taglia per ogni uomo ucciso appeso lassù.
— Sono pronto a scommettere che un bue del Middlesex riuscirebbe a sconfiggere qualsiasi animale di queste pozzanghere — disse Thomas in tono di sfida.
— Thomas, un luporrendo potrebbe fare un sol boccone della testa e dei corni di un bue terrestre, e divorare il resto del corpo con altri due — gli garanti Paul. — Il leone giallo può fare lo stesso col bue vagante, che è molto più grosso di quello terrestre. E il leone giallo adora la carne umana, non si limita a crocifiggere le sue prede lungo le pareti degli strapiombi, come fanno i roc. L’idra può inghiottire qualunque essere acquatico, in uno, o al massimo in due bocconi, ed è capace, per afferrare la preda tra i denti, di compiere balzi di dieci metri fuori dell’acqua. Si narra che una abbia fatto un solo boccone di sei uomini seduti a parecchi metri dalla riva.
«Inoltre, Thomas, la pantera cinghiale uccide e mangia il luporrendo, il leone giallo, il roc e la stessa idra. E intorno a noi, da ogni parte, ci sono almeno altre venti creature che possono fare a pezzi un uomo a mangiarlo.»
— Sono pronto a scommettere che un buon cacciatore potrebbe vivere meravigliosamente in questo luogo — disse Thomas. — Tu mi hai descritto un’incredibile abbondanza di selvaggina. La vita qui sarebbe intensa e piena di soddisfazioni.
— Io ho vissuto qui come cacciatore — replicò Paul. — Ci sono ancora poche migliaia di cacciatori su Astrobia. Ho vissuto con loro per qualche mese, quando dovevo nascondermi. Sì, la vita quassù è intensa. Le soddisfazioni sono inafferrabili, ma per certa gente sono tutto. Tuttavia quelli che si dedicano alla caccia non arrivano mai alla vecchiaia… anche se sono uomini che hanno qualcosa che li distingue, un sapore tutto particolare. Immagino che anche il leone giallo sia della stessa idea…
— Oh, Astrobia, il tuo sale non ha ancora perduto il suo sapore! — gridò Thomas. — Non è stupendo? Avevo l’impressione che, nonostante le sue meraviglie, la civile Astrobia fosse un po’ insipida. Ma non è così. Qui c’è tutto il sale di cui abbiamo bisogno. Qui c’è abbastanza lievito per far crescere la pagnotta. Dobbiamo soltanto garantirci che, questa volta, le dosi siano giuste!
— Non vorrai dire che Astrobia deve esporsi ancora di più ai pericoli di queste terre dimenticate! — esclamò Scrivener. — Sono orrori peggiori della morte. Devono restare nascosti per sempre.
— Ma — chiese Thomas, — siamo armati? Sembra che nessuno ci abbia pensato… Devo essere sempre io quello che pensa per tutti?
— Io sono sempre armato — disse Paul. — Ho con me un coltello a lama corta, l’unica arma che un cacciatore delle zone incolte si degna di usare. E credo che anche Maxwell sia armato: anche lui ha fatto il cacciatore, in qualcuna delle sue vite.
— Anch’io sono armata — fece Evita. — La qui presente donna bambina era una cacciatrice; molto tempo fa, più di quanto voi possiate credere. Non certo per difendere me stessa, visto che posso sempre stregare gli animali. Per difendere il nostro Thomas, il Santo.
Discesero per parecchi metri sotto le cime degli alberi, e raggiunsero quello che si poteva quasi definire un terreno solido, anche se crepe capricciose tradivano la verde tenebra irta di radici dell’abisso sottostante.
— Dovrebbe esserci almeno una creatura capace di vivere in quest’oscurità verde — osservò Thomas. — Sesto Empirico diceva che ogni ambiente deve avere il suo genius loci. Ma uno spirito che si adatti a questo verde sottosuolo dev’essere ben strano.
— Non dirmi strano, caro Thomas — disse una voce verdeggiante. — Sono certo che Sesto Empirico parlava di me, e anche di te. Anche tu sei uno spirito, ma un uomo non si considera mai sotto questo aspetto. Un uomo crede di essere tale, quando viene allevato dagli esseri umani.
La voce verdeggiante proveniva da un monaco che indossava la tonaca verde dell’ordine di sant’Arpionaio. Era nero (e tuttavia c’era una sfumatura verde cupo nel suo nero) e ammiccava verso di loro, sogghignando. Tutti lo fissarono, stupiti del modo in cui era comparso tra loro, come dal nulla.
— Liberaci da luporrendi, pantere e cose programmate — li benedisse il monaco. — Queste ultime vi stanno inseguendo, lo sapete? Sono le più difficili da scoprire: non hanno odore.
— Cosa ci fa un bravo monaco nei boschi malsani di Astrobia? — gli chiese Thomas.
— Santa Cathead, sto pescando, naturalmente! Ma cosa ci fa della brava gente come voi in un posto simile? Mi ricordate un’epopea della Vecchia Terra, Pollicin del bosco. Pollicino siete voi. Quanto a me, io sono padre Oddopter delle Tonache Verdi, ma adesso mi accorgo che non siete affatto delle normali persone perbene. C’è Maxwell, l’incarnazione che brucia corpi uno dietro l’altro, e noi preghiamo per lui. C’è l’Evita bambina, archetipo dei sogni lascivi d’ogni religioso, ed è lei a pregare per noi. è la protagonista di tutte le leggende delle terre incolte. C’è Paul, che conosciamo bene. Morirà in una missione di cui non conoscerà mai lo scopo. E ci sei tu, Thomas, incredulo come l’apostolo di cui porti il nome. Sei risorto, ma porti su di te un doppio segno. Lo Spirito Santo ha scelto strumenti ben strani. A volte mi chiedo se non sia impazzito. E ci sono gli altri due: l’uomo nulla, e quello ancor meno di nulla.