Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
La messa registrata continuò ancora per qualche minuto, al ritmo delle antiche chitarre rituali, tra le urla e l’agitarsi frenetico dei celebranti. Durante il sermone vi fu anche la trasmissione delle ultime notizie della giornata, perché l’uditorio non perdesse i contatti col resto del mondo neppure per quindici minuti.
Durante la consacrazione, s’illuminò uno schermo gigantesco:
Questa messa vi è offerta dalla Duvag Uva Viva, il migliore dei vini sintetici.
Il pane era di quello usato ai vecchi tempi per infilarci in mezzo un hot-dog. Le marionette meccaniche danzavano in preda all’orgasmo e si iniettavano il contenuto di vecchie ipodermiche rituali prima di mangiare i panini.
— È possibile fermare questa porcheria? — domandò Thomas.
— Premi il pulsante d’arresto — gli disse Paul. — Ecco, lascia fare a me. — Premette il pulsante e lo spettacolo si arrestò.
— Mi chiedo ancora come si sia potuti arrivare a questo — disse Thomas. — Quel serpente sul bastone sta forse a simboleggiare Cristo? E quella prostituta ghignante con in braccio quella scimmia deforme vuol forse essere la Vergine? È una sporca pagliacciata, un orrendo spettacolo di adorazione del demonio. Ma anche le pagliacciate come questa non nascono dal nulla. È proprio vero che la messa era caduta così in basso?
— Thomas, da quello che ho letto direi di sì. Era senz’altro caduta a questo livello, il giorno in cui è stata congelata per sempre nella registrazione.
— Allora, la Chiesa era solo una faccenda materiale come tutte le altre, Paul? E anch’essa è morta come tutto il resto?
— Così dicono quasi tutti. Il Metropolita di Astrobia c’è ancora, ma è molto vecchio; alla sua morte è probabile che non gli succeda nessuno. C’è una parvenza di rinascita della Chiesa a Cathead, come ti ho già detto.
— Qualsiasi cosa sia accettata a Cathead, viene maledetta in qualsiasi altra città «pulita». Cathead è il cancro che continua a prosperare sul pianeta dorato!
— E nelle terre incolte c’è ancora qualcuno che continua a praticare un rito che non è solo una pagliacciata.
— Bene, la mia fede non è mai stata molto forte, Paul. Io riesco a credere per qualche ora, la mattina, se mi sveglio di buon umore. Ma per mezzogiorno tutte le mie convinzioni sono svanite. Per qualche ragione speravo che la Chiesa fosse sopravvissuta, non so neppure perché. Del resto, in un mondo razionalista come Astrobia, sarebbe decisamente un’anomalia. Già, in fondo sono lieto che la vecchia Chiesa se ne sia andata!
— Io no — disse Paul, in tono amaro. — L’ho scoperta soltanto quand’ero uno dei tanti rifiuti di Cathead, durante uno dei periodi più oscuri della mia vita, ma per me è molto più di tutte le altre cose. Sì, sono pazzo, Thomas, ho delle schegge d’osso nel cervello. Ma è davvero curioso che tu sia uno dei santi di quella Chiesa in cui non credi, e la cui scomparsa ti allieta.
Thomas scoppiò in una risata squillante, incoraggiante, aperta, variamente modulata. Lui e Paul erano riemersi alla luce dorata del giorno.
— Già, han fatto bene a spazzar via l’antica frode, trasformandola in una sporca pagliacciata — disse Thomas. — Gli alberi che non danno più frutti vanno tagliati.
Thomas passava giornate intere tra una meraviglia e l’altra di Astrobia. Dapprima aveva manifestato un certo scetticismo. Adesso stava abboccando a tutto, esca, amo, lenza, e perfino il braccio del pescatore. Era improvvisamente diventato convinto fautore dell’Ideale di Astrobia. E tuttavia voleva esaminare ancora più in profondità la struttura che lo circondava, analizzarne le radici più profonde, le origini più lontane.
— È difficile crederlo — disse un giorno, dopo aver riunito i suoi seguaci. — Venite con me, brava gente, c’è ancora un’infinità di cose da vedere. Rimettiamoci in viaggio.
Contro il parere dei suoi consiglieri, Thomas aveva deciso di studiare Astrobia ancora per qualche tempo.
— Ma non c’è alcuna ragione di viaggiare ancora, Thomas — gli aveva detto Kingmaker. — Dappertutto è lo stesso. è questo il bello di Astrobia: è sempre la stessa, dovunque tu vada.
— Vai dove ti pare, guarda quello che vuoi — gli aveva detto Proctor, — ma non credere a niente di ciò che credi di vedere. Quando ritornerai, ti dirò io cosa hai visto. Vi sono stati alcuni deprecabili casi di uomini che dicevano menzogne, e sono stato costretto a intervenire. Non vorrei doverlo fare anche questa volta. La fortuna sia con te, caro Thomas.
— Tu non saprai mai come guardare le cose che ti circondano, Thomas — gli aveva detto Fabian Foreman. — Ti ripeto: mai. Non hai gli occhi per farlo. Vedrai sempre ogni cosa dal lato sbagliato. Sei un uomo difficile, Thomas.
— All’ora giusta ti verrà detto quello che vedrai — gli aveva detto Pottscamp, — e più tardi, in un luogo segreto e con la massima discrezione, incontrerai nove esseri (uno dei quali sarò io) e ti sarà spiegata la natura delle cose che hai visto. Qui, in questo momento, vedi soltanto bazzecole, e le guardi con gli occhi di un fantoccio. Lì, invece, imparerai a vedere.
Thomas aveva raccolto intorno a sé un gruppo d’individui piuttosto eterogeneo. Alcuni li aveva scelti, altri invece avevano scelto lui. Non era comunque il gruppo d’individui che i capi avrebbero scelto per lui, anche se tra essi avevano sistemato una spia.
C’era il pilota che l’aveva trasportato dalla Terra ad Astrobia, Paul; c’erano Scrivener e Slider: c’erano Maxwell e Walter Copperhead; c’era Evita, la donna bambina del Barrio, sorella del ragazzo Adam; c’era Rimrock, l’ansel, che Thomas chiamava «uomo oceanico.»
Ma, tanto per incominciare, che cos’era un ansel? E Rimrock, che era un ansel eccezionale? Nessuno capiva nulla degli ansel, su Astrobia, e quello era il loro unico mondo.
— Ti dispiace parlarmi della tua origine, Rimrock? — gli chiese Thomas. — La tua e quella della tua specie?
— Lo farei, se ne fossi sicuro — replicò Rimrock. — Quel poco che sappiamo di noi l’abbiamo imparato dagli uomini normali, o lo abbiamo indovinato. Quando abbiamo cambiato forma, diventando stranieri a noi stessi, abbiamo dimenticato molto delle nostre origini. Siamo completamente tagliati fuori dalla nostra infanzia. Vedi, non c’erano ansel su Astrobia quando i terrestri arrivarono qui la prima volta.
«Soltanto alla seconda generazione gli uomini di Astrobia scoprirono qualcuno di noi. Non ci produciamo rapidamente, ma fin dove la nostra memoria può spingersi, nessuno di noi è mai morto, perciò il nostro numero è aumentato. Ci siamo evoluti dal contatto con gli uomini normali, e abbiamo più influenza sulla gente di questo essa sospetti. Ai bambini degli uomini è proibito di stare in nostra compagnia, ma essi ci sognano, come del resto ci sognano gli adulti. È una sciocchezza affermare che il popolo di Astrobia non sogna di notte. Io stesso ho vagato per migliaia di questi sogni. Non vedo alcuna limitazione per noi, Thomas, anche se non mi è chiara la natura del rapporto simbiotico che ci lega agli altri uomini.»
— Ma saprete bene da dove siete venuti, Rimrock!
— Sì, lo sappiamo, ma la verità è frammista a leggende. La nostra leggenda dice che noi siamo la gente che ha scalato completamente il cielo e vi ha aperto dei fori per uscir fuori nello straordinario universo al di sopra del cielo. Il mondo che tu conosci, il mondo dorato di Astrobia, è appunto l’universo al di sopra del cielo. Tu non te ne accorgi ma noi sì.
«Noi eravamo creature delle profondità degli oceani, Thomas. Ricordo, come qualcosa che fosse in me ancor prima della nascita, il mondo dell’abisso. Ma per noi non era un abisso. Noi amavamo scalarlo, attraversarlo in volo: le nostre epopee erano piene di queste sfide alla natura. Amavamo le montagne ripide e scoscese. Quelli che le scalavano, raggiungendo le vette più alte, erano i nostri eroi. E così volavamo sempre più in alto, stabilendoci sempre più in alto sui fianchi delle montagne. Arrivammo all’inizio della luce, e i nostri occhi videro. Quello fu il primo strano territorio che dovemmo attraversare. Quando ne uscimmo, diretti ancora verso l’alto, eravamo creature diverse, e anche le nostre menti erano cambiate.