Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
— A me importa — aveva detto Paul. Ma il brutto era questo: Copperhead aveva veramente il potere di prevedere il futuro.
— Io, quel potere ce l’ho. Io sono qualcosa di nuovo. Perché presumere che tutto ciò che è nuovo debba appartenere all’élite, che debba venire da una persona accettabile, da una persona sensata? Le cose nuove non appaiono mai sotto un aspetto elegante, bensì macchiate, con le mani lorde. Ecco, se un sapiente della psicologia annunciasse di avere scoperto qualcosa di nuovo in una persona sensata, sareste pronti a credergli. Ma non è facile convincersi che il nuovo provenga da Cathead sotto forma di chiromante, là dove i chiromanti si sprecano. L’incredulità prende subito il sopravvento. E tuttavia sono cose vere. Io sono probabilmente l’uomo meno sensato che sia mai vissuto, sono rozzo, vivo truffando il prossimo; ma posso vedere il futuro.
Copperhead aveva un aspetto quasi caprino. Era un satiro sempre allegro, ed era veramente rozzo. Rimrock sapeva fin dall’inizio (e Maxwell l’aveva osservato per caso) che Copperhead sapeva anche essere sensato, intelligente e compassionevole, ma che preferiva nasconderlo.
Il loro gruppo aveva qualcosa di comico. Rimrock l’ansel, Paul e il tozzo Thomas, Slider e Scrivener, Maxwell e Copperhead, e quella stupefacente Evita: non si capiva se i suoi occhi fossero verdi, o azzurri, o grigi, se fosse magra o prosperosa, se i suoi capelli fossero biondo cenere, dorati o scuri. Il fatto è che tutti la vedevano diversa, e udivano la sua voce in modo diverso. In quel momento, appunto, si udì la sua voce, ma com’era? una voce argentina? oppure un miagolio, un gorgoglio, una risata, un ondeggiare voluttuoso, o una tromba squillante, una lira a nove corde, un cembalo, un carillon di campane?
— Zitti voi! — suonò Evita (le parole non rendono l’idea delle armonie della sua voce). — Thomas, il Santo, sta covando un’idea… osservatelo come spumeggia quando un’idea gli passa per la mente! Ha assaggiato tutte le grandi cose di Astrobia e ha ripetuto a se stesso che sono meravigliose. E allora, per quale ragione sta guardando verso la montagna?
Fu uno shock per tutti: qualcosa si era impadronito di Thomas; quell’uomo, il più concreto fra tutti loro, sembrava in stato di trance. Rimrock ricordò i giorni gloriosi, quando aveva sfondato il cielo ed era uscito dall’altra parte. Maxwell ricordò un’estasi provata con un corpo precedente Copperhead rivisse il momento in cui il nuovo potere si era impadronito di un uomo dalle mani lorde. Paul ricordò tutto quello che avrebbe potuto essere, ed Evita rivisse la sua stessa leggenda. Forse soltanto Slider e Scrivener non riuscirono a spaziare con la mente nei rispettivi passati.
— Perché guardo la montagna? — domandò Thomas, uscendo dal suo torpore. — Uno psicologo di Astrobia mi ha detto che soltanto le personalità storpie guardano le montagne. Ha aggiunto che nei secoli passati la cosa era molto più frequente. Bene, ho sperimentato le meraviglie della Dorata Astrobia, e ne sono strabiliato. Ma ho ancora fame. Cosa ne direste di andare da quella parte?
— Se andiamo da quella parte dovremo camminare — disse Scrivener. — Non vi sono cabine di trasferimento nei territori incolti, soltanto le zone civilizzate ne dispongono. Quel territorio laggiù è fuori della civiltà, è per le bestie, se ne esistono ancora, non per l’uomo. Le montagne sono state conservate perché in qualche modo sono legate al controllo del tempo. Ma non sono cose che interessano gli esseri raziocinanti.
— Penso che dovremmo camminare per un giorno o due e visitare la montagna — insistette Thomas.
— Ma gli Assassini programmati non hanno alcun freno, laggiù! — esclamò Maxwell. — C’inseguiranno e ci uccideranno!
— Non sono invincibili. Andiamo sulla montagna — ripeté Thomas. — Cosa direste se ci arrampicassimo lungo il pendio fino a quella forcella, lassù, attraversandola? Oppure preferite girarvi intorno, per di là? — Thomas indicava col dito le diverse direzioni.
— Girando intorno alla montagna si attraversano le terre incolte, e in otto o nove giorni si raggiunge Cathead sul lato posteriore — disse Copperhead. — Alcuni di noi moriranno lungo la strada, ma non tutti. C’è un vecchio proverbio: «Non c’è nulla da perdere sulla montagna.» Ma io credo invece di aver perduto qualcosa laggiù, e di volerla ritrovare. Ti seguirò.
— è pura pazzia! — insistette Scrivener.
— Forse — replicò Thomas. — Ma soltanto in forma leggera. Non esistono montagne così alte in Inghilterra, e io ne ho vista qualcuna soltanto in distanza in Spagna e nella Savoia. Da come avete descritto i problemi di Astrobia, sembra che tutti abbiano dimenticato qualcosa. Non sarebbe strano che la vetta di questa montagna fosse la cosa che la gente non riesce a ricordare? Lasciate pure che gli Assassini programmati c’inseguano! La caccia mi è sempre piaciuta, in qualsiasi modo finisca. Venite. Non riuscirete a togliermi questo piacere.
6. Il pungiglione nella coda
Non c’era niente, sulla Terra, che potesse paragonarsi alle terre incolte di Astrobia, anche se certe giungle terrestri le ricordavano vagamente. La principale difficoltà per un terrestre, e anche per un abitante di Astrobia, dal momento che nessuno saliva mai fin lassù, era d’indovinare dove si trovasse il suolo. In verità non c’era un vero e proprio terreno, niente che potesse essere definito una superficie, una base. Era un prato incolto, oppure stavano procedendo a mezz’altezza tra gli alberi?
Ma c’erano veramente, gli alberi? Non si poteva dire che questo fosse un albero, e quello un altro albero: non erano individui, ma un’unica, immensa creatura. Era come dire: questa è erba, ma anche quella è erba… Erano incredibilmente aggrovigliati gli uni agli altri, e anche se qualche volta, nel folto, qualcuno avesse tentato di calarsi abbastanza in basso nell’oscurità, non avrebbe trovato il suolo, ma piuttosto l’acqua. E anche raggiunta l’acqua, avrebbe potuto scendere ancora per decine e decine di metri attraverso le radici e i germogli, senza mai trovare il fondo, ma soltanto una vegetazione talmente fitta da impedire un’ulteriore discesa.
Eppure il gruppo riusciva ad avanzare, balzando su e giù, prima su una superficie liscia come un tappeto, poi scivolando lungo uno scheletro verdeggiante che sembrava composto di traversine, a volte costeggiando grandi pozze pensili costruite dai «kastroidi». Alcune di queste pozze si estendevano per più di un ettaro, erano molto profonde e la loro superficie era sempre increspata, sia per il grande numero di creature che le abitavano, sia per l’elasticità dei supporti.
— Ora andrò avanti a modo mio — disse Rimrock, l’ansel, — ma ci rivedremo di nuovo questa notte. E più tardi c’incontreremo sulla montagna.
L’ansel scomparve in una pozza profonda, forse viaggiò sott’acqua per tutto il percorso attraverso il groviglio delle radici. Nessuno metteva in dubbio che avrebbe fatto molto più presto del resto del gruppo.
— Anch’io andrò avanti a modo mio — disse Walter Copperhead, il negromante. — Vi sono delle domande che devo fare ai boschi e alla montagna, e quelli non rispondono quando altri sono presenti. Inoltre, vi vedrò molte volte, prima che arriviate ai grandi fulmini. Quando ucciderete il diavolo, io sarò là. Ho già esaminato le sue budella stese al suolo, ma non ne ho ancora risolto tutti i misteri. Ci proverò di nuovo.
Walter Copperhead si allontanò da loro a grandi balzi, come una capra, sulle cime degli alberi.
— è un tipo singolare — osservò Thomas. — non sono molto sicuro che a un cristiano sia lecito associarsi a lui.
— Non sono molto sicuro che ti creda ancora un cristiano — commentò Paul.
— Che cosa sono quelle cose che saltano? — gridò Thomas, saltando lui stesso la risposta che avrebbe dovuto dare a Paul. Si riferiva alle creature che in quel momento procedevano a balzelloni tutt’intorno a loro. — Hanno taglie da quella di un topo a quella di una pecora, ma sembrano tutte della stessa specie.