Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
Si rimisero in cammino. Le montagne avevano un aspetto molto più maestoso, così incombenti. Viaggiarono per tutto il pomeriggio, sempre inseguiti dagli Assassini programmati, e al tramonto arrivarono a Goslar, la città imperiale salica.
(Qui, una rapida storia.)
Gli imperatori salici avevano avuto origine sotto forma di una confraternita di universitari underground, a Wu Town. Certi giovani che si credevano particolarmente audaci organizzarono una rivolta, metà per spirito dottrinario, metà per burla, ma nell’insieme del tutto disorganizzata, contro la dorata mediocrità di Astrobia e l’umanistico sogno planetario. Molti di questi giovani, allora (due secoli prima della nostra vicenda) fondarono la piccola città di Goslar, e la chiamarono capitale imperiale. Alcune famiglie di cacciatori presto contribuirono ad aumentare la popolazione, poiché Goslar si trovava giusto al centro dei territori selvaggi. In questo punto, infatti, le Paludi Desolate, le Foreste Piovose e le Savane s’incontravano, ai piedi del Monte Elettrico, il primo tra i pinnacoli più elevati di quella catena.
Goslar contava adesso un centinaio di abitanti, e possedeva un grande edificio, una sorta di gigantesca baracca che fungeva da osteria, palazzo reale, albergo, e centro del commercio delle pelli.
Sin dalla sua fondazione, un imperatore salico aveva sempre risieduto a Goslar. L’attuale imperatore era Carlo Seicentododicesimo: questo perché nessun imperatore aveva regnato per più di un anno. Molti erano rimasti sul trono meno di un mese.
Gli Assassini programmati si erano subito votati al programma di distruggere qualsiasi imperatore in carica. Abbiamo già descritto questi Assassini come gli spazzini più perfetti, il non plus ultra della polizia, i più devoti guardiani dell’Ideale di Astrobia. Essi eliminavano qualsiasi cosa che si presentasse come un ostacolo a quell’ideale. Erano stati costruiti per questo, si erano riprodotti e avevano continuato a seguire le direttive originarie. Sul petto di ogni Assassino programmato era inciso il motto Non ho tradito l’Ideale.
Le sonde sensoriali di questi Assassini non lasciavano spazio a errori, ed erano inesorabili. Qualsiasi cosa minacciasse l’Ideale di Astrobia era loro nemica, ed essi l’avrebbero inseguita fino in fondo per cancellarla. Non avevano fallito una sola volta, anche se alcuni individui più furbi degli altri erano riusciti a eludere le loro ricerche per anni.
Quando però un ricercato si arrendeva, essi percepivano il cambiamento. Se abbandonava l’eresia e accettava l’Ideale di Astrobia, anche soltanto nel silenzio della sua mente, la caccia cessava. Gli Assassini programmati potevano anche essere distrutti, certo. Ma nel preciso istante in cui uno di essi era distrutto, un altro veniva creato in un centro lontano, e gli veniva data la stessa missione del suo predecessore.
Avevano perseguitato e ucciso gli imperatori salici, come appunto stavano perseguitando (e avrebbero infine ucciso) ogni membro del gruppo di Thomas More che giudicavano pericoloso. Ma c’era una caratteristica, nel modo di successione degli imperatori salici, che li accomunava alla razza degli Assassini programmati: in qualsiasi momento un imperatore regnante fosse stato ucciso, veniva creato istantaneamente il suo successore. Non appena venuti a conoscenza della sua morte attraverso un sistema niente affatto ortodosso di comunicazioni (in molti casi, addirittura qualche ora prima che accadesse) i salici dell’Università di Wu Town tenevano subito un conclave, giorno o notte che fosse, e sceglievano un nuovo imperatore nel giro di pochi minuti. Il nuovo imperatore s’incamminava immediatamente a piedi verso la selvaggia Goslar, dove arrivava nel giro di dieci ore, senza alcuna preparazione, o assistenti, o denaro, o cibo, o abiti di riserva. Egli viaggiava servendosi unicamente del suo intuito, dal momento che Goslar non è segnata su alcuna carta e il nuovo imperatore non vi era mai stato prima di allora.
Così la dinastia sì perpetuava.
Carlo 612 era sul trono da meno di venti ore quando il gruppo di Thomas arrivò. Egli era giunto nel colmo dell’oscurità della notte precedente, ed era stato incoronato da un cacciatore d’uccelli muto dalla nascita.
(Questa è la storia, anche se è andata un po’ per le lunghe.)
Carlo 612 aveva soltanto diciott’anni, ed era un giovane dagli occhi sbalorditi e dal sorriso spaventato. Ma comprese subito chi erano i componenti del gruppo, ancora prima che il gruppo stesso arrivasse. Come imperatore, era dotato di speciali poteri di comprensione. Accennò al gruppo dei visitatori di entrare nella grande baracca, poi indicò un’ampia parete alla quale appoggiare l’equipaggiamento, e un angolo dove ammucchiare la paglia per i loro letti, perché questo non era soltanto il palazzo reale, ma anche una locanda.
Evita gettò più di cinquanta chilogrammi di carne d’idra demonio nel grande calderone che ribolliva al centro della sala. Aveva portato quel pezzo di carne che pesava più di lei, insieme a molte altre cose, attraverso un terreno estremamente accidentato. Era forte come un mulo.
Poi l’imperatore Carlo cominciò a dare ordini, com’era suo diritto e dovere:
— Maxwell, Slider, il prete Oddopter, Paul, Thomas e la bambina demonio possono dormire tutti qui — disse l’imperatore. Non si erano ancora presentati, ma lui era l’Imperatore e aveva il dono di sapere ogni cosa di quelle persone. Inoltre, Rimrock era arrivato prima di loro, aveva fornito a Carlo i nomi e una descrizione di tutti i componenti del gruppo. — Scrivener, invece, no — continuò l’imperatore. — Lui non potrà usare la sala comune. Dev’essere alloggiato nel box delle macchine; li riceverà il cibo. Non è una persona.
— Cosa sei, un Programmato, Scrivener? — gli chiese Thomas. — Non lo sapevo.
— Non so neppure io la risposta — si lamentò Scrivener. — Lo sospettavo, e c’è una leggenda nella nostra famiglia che parla di antenati programmati. Ma a chi mai dovrebbe importare? Non c’è più nessuna differenza tra i Programmati e le persone normali. Vorrei proprio non essermi mai unito a questa disgraziata spedizione, e non intendo essere trattato come un inferiore!
— Io sono l’Imperatore e conosco queste cose — ribatté l’imperatore ragazzo Carlo 612. — Scrivener è una macchina e perciò alloggerà nel box delle macchine. Non facciamo una montagna di un granello di sabbia. Fatto sta che le definizioni hanno perduto il loro valore, su Astrobia, e uno dei doveri di un imperatore salico è quello di restaurarle e di chiarirle.
— Thomas, usa la tua autorità e non assoggettarti a questo pagliaccio! — gridò Scrivener. — Tu sei un uomo importante e io sono un membro del tuo gruppo!
— Ho già avuto i miei problemi con i sovrani in un altro luogo — disse Thomas, — e la mia regola è di non contraddirli mai nelle piccole cose: è già abbastanza difficile farlo nelle grandi. Non interferisco mai con un sovrano nelle faccende di minore importanza. E tu sei di minore importanza, Scrivener.
Così, Scrivener fu costretto a dirigersi, con la furia in corpo, verso il suo alloggio nel box delle macchine.
Carlo 612 stava lustrando il teschio di Carlo 611, l’imperatore ucciso il giorno prima dagli Assassini programmati. Il cranio era stato in parte fracassato dal colpo mortale, e il Carlo attuale doveva maneggiarlo con delicatezza. Adoperava un impasto di creta bianca e tentava d’incollare le schegge più grandi. Evita entrò e cominciò a sistemare anche i frammenti più piccoli, ripulendoli abilmente dalle incrostazioni di sangue vecchie di un giorno.
— Sei di sangue blu, bambina demonio? — le domandò il giovane imperatore, stupito. Sembrava più giovane di lui, e se la leggenda di Evita era vera anche solo in parte, ciò era impossibile. — Tutti quegli scaffali rigurgitanti di teschi lungo la parete si rivolterebbero, se un solo frammento venisse toccato da mani plebee. Invece sembrano tutti felici nella loro nicchia. Cosa? cosa? Tu eri la consorte di uno di loro? E quel teschio cerca di cantarti una canzone, come meglio può cantarla un teschio…