L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Elaida attese con fredda calma che Siuan finisse. Quindi la schiaffeggiò con la massima forza. Siuan barcollò vedendo davanti agli occhi dei puntini argentati.
«Sei finita» le rispose Elaida. «Pensavi che io — noi — ti avremmo permesso di distruggere la Torre? Prendetela!»
Siuan inciampò mentre due Rosse la spingevano avanti. Riuscendo appena a tenersi in piedi le guardò furiosa, ma fece quello che le ordinarono. Con chi aveva bisogno di parlare? Qualsiasi accusa fosse stata elevata, poteva opporsi a ognuna, se le avessero dato il tempo. Anche le accuse che coinvolgevano Rand. Non potevano legarla ad altro che a voci, e aveva giocato al Grande Gioco troppo a lungo per essere battuta da semplici dicerie. A meno che non avessero Min; Min poteva rivestire le voci di verità. Digrignò i denti. Che la mia anima sia folgorata! Userò questo gruppo come esca per pescare! pensò.
Nell’anticamera inciampò ancora, ma stavolta non perché era stata spinta. Aveva quasi sperato che Leane fosse lontana dalla sua postazione, ma la Custode era immobilizzata come Siuan, con le braccia rigide lungo i fianchi, furiosa, la bocca che si muoveva silenziosamente, attorno a un bavaglio di Aria. Certamente aveva percepito che Leane veniva legata senza rendersene conto. Nella Torre c’era sempre la sensazione di donne che incanalavano.
Eppure non fu la vista di Leane che la fece inciampare, ma l’alto uomo dai capelli grigi disteso in terra con un pugnale che gli spuntava in mezzo alla schiena. Alric era stato il suo Custode per quasi vent’anni, senza mai lamentarsi quando la sua strada l’aveva portata nella Torre, senza mai protestare quando il fatto di essere il Custode dell’Amyrlin lo mandava a centinaia di leghe da lei, una cosa che non piaceva a nessuno dei Gaidin.
Siuan si schiarì la gola, ma la voce era ancora secca quando parlò. «Farò salare e distendere al sole la tua pelle per questo, Elaida. Lo giuro!»
«Pensa alla tua di pelle, Siuan» le rispose Elaida, avvicinandosi per fissarla negli occhi. «C’è più di quanto è stato rivelato sino a ora. Lo so. E mi dirai tutto. Ogni minimo dettaglio.» La calma improvvisa nella voce della donna era più inquietante di tutti quegli sguardi duri. «Te lo prometto, Siuan. Portatela giù!»
Tenendo in mano dei rotoli di seta azzurra Min attraversava il Cancello Nord quasi verso mezzogiorno, la gonna leggermente sollevata, pronta a esibirsi nel sorriso e nella riverenza che Elmindreda avrebbe offerto alle guardie con la Fiamma di Tar Valon ricamata sul petto. Iniziò prima ancora di accorgersi che non c’erano guardie. La porta del corpo di guardia, con la pesante chiusura in ferro a forma di stella, era aperta, e la stanza sembrava vuota. Era impossibile. Nessun cancello che immetteva nel territorio della Torre veniva mai lasciato incustodito. A metà strada dal fusto bianco che era la Torre, un pennacchio di fumo saliva sopra agli alberi. Sembrava vicino alle residenze dei giovani uomini che studiavano sotto le direttive dei Custodi. Forse era stato il fuoco a far allontanare le guardie.
Sempre sentendosi a disagio si incamminò lungo il sentiero di terra battuta nella parte alberata del terreno, muovendo tra le mani i rotoli di seta. Non voleva davvero un altro vestito, ma come poteva rifiutarsi quando Laras le aveva infilato un sacchetto d’argento fra le mani e le aveva detto di usarlo per questa seta che aveva visto? Sosteneva che era esattamente il colore che avrebbe esaltato la carnagione di Elmindreda. Che volesse o no, era meno importante che mantenersi buona Laras.
Le giunse all’orecchio il clangore delle spade fra gli alberi. Probabilmente i Custodi stavano facendo studiare gli apprendesti più duramente del solito.
Era tutto molto irritante. Laras e i suoi consigli di bellezza, Gawyn con le sue battute, Galad che le faceva i complimenti senza mai accorgersi delle conseguenze che provocava sul cuore di una donna. Era così che Rand la voleva? L’avrebbe davvero vista se avesse indossato abiti e sorriso come una smorfiosa senza cervello?
Non ha il diritto di aspettarselo, pensò furiosa. Era tutta colpa sua. Adesso lei non si troverebbe qui, indossando uno stupido vestito e sorridendo come un’idiota, se non fosse stato per lui. Io indosso giubba e brache e questo è tutto! Forse indosserò un vestito ogni tanto — forse! — ma non per far sì che gli uomini mi guardino! Scommetto che sta fissando qualche donna di Tairen con metà del seno di fuori proprio in questo minuto. Anche io posso indossare un abito come quelli. Vedremo cosa penserà quando mi vedrà con questa seta azzurra indosso. Mi farò fare una scollatura fino... ma cosa stava pensando? L’uomo l’aveva derubata della sua intelligenza! L’Amyrlin Seat la stava trattenendo qui rendendola inutile e Rand al’Thor le stava confondendo il cervello! Che sia folgorato! Che sia folgorato per avermi fatto tutto questo!
Il clangore delle spade giunse nuovamente da lontano e Min si fermò quando un’orda di giovani uomini sbucò fra gli alberi davanti a lei portando lance e spade, con Gawyn in testa. Ne aveva riconosciuti altri, fra quelli che erano venuti a studiare con i Custodi. Poi giunsero nuove grida e un boato di uomini furiosi.
«Gawyn! Cosa sta succedendo?»
Il ragazzo roteò al suono della sua voce. La preoccupazione e la paura gli colmavano gli occhi azzurri e il viso era una maschera di determinazione a non cedere a quelle emozioni. «Min. Cosa stai facendo...? Vai via, Min. È pericoloso.» Un gruppo di giovani uomini corse avanti, ma la maggior parte lo aspettò impazientemente. A Min sembrava che quasi tutti gli studenti dei Custodi fossero presenti.
«Dimmi cosa sta accadendo, Gawyn!»
«L’Amyrlin è stata deposta stamattina. Vai via, Min!»
I rotoli di seta le caddero dalle mani. «Deposta? Non può essere! Come? Perché? Nel nome della Luce, perché?»
«Gawyn!» gridò uno dei giovani uomini e altri si aggiunsero brandendo le spade. «Gawyn! Il Cinghiale Bianco! Gawyn!»
«Non ho tempo» le disse pressante. «Ci sono combattimenti ovunque. Si dice che Hammar stia cercando di liberare Siuan Sanche. Devo andare alla Torre, Min. Vai via! Per favore!»
Quindi si voltò e si diresse verso la Torre. Gli altri lo seguirono agitando le armi sollevate, alcuni ancora gridando «Gawyn! Il Cinghiale Bianco! Gawyn! Avanti i Cuccioli!»
Min li fissò. «Non mi hai detto da quale parte stai, Gawyn» sussurrò.
Il rumore della battaglia era più forte, più chiaro, adesso che vi prestava attenzione, come le grida e gli urli, il clangore dell’acciaio contro l’acciaio, che sembravano provenire da ogni direzione. Il clamore le fece accapponare la pelle e tremare le ginocchia. Non stava succedendo, non qui. Gawyn aveva ragione. Sarebbe stata la cosa più sicura e più furba allontanarsi immediatamente dalla Torre. Solo che non c’era modo di dire quando e se le sarebbe stato consentito di tornare, e non riusciva a pensare che sarebbe riuscita a fare qualcosa di buono da fuori.
Di conseguenza non si voltò verso il cancello. Lasciando la seta in terra si affrettò tra gli alberi, alla ricerca di un nascondiglio. Non credeva che qualcuno avrebbe infilzato Elmindreda come un’oca — rabbrividendo desiderò di non aver avuto quel pensiero — ma non aveva senso correre rischi cretini. Prima o poi la battaglia doveva finire e allora avrebbe dovuto decidere la mossa successiva.
Nell’oscurità profonda della sua cella. Siuan aprì gli occhi, si mosse e trasalì, quindi rimase immobile. Era mattina, fuori? L’interrogatorio era andato avanti per molto tempo. Cercò di dimenticare il dolore nella lussuosa consapevolezza che ancora respirava. La pietra rozza sotto il corpo le graffiava il corpo percosso e livido sulla schiena. Il sudore bruciava nelle ferite — sentiva una massa unica di dolore dalle ginocchia alle spalle — e la faceva tremare nell’aria fredda. Potevano almeno avermi lasciato la sottoveste, pensò. L’aria odorava di vecchia polvere e muffa secca, di vecchio. Una delle celle profonde. Nessuno era stato rinchiuso qui fin dai tempi di Artur Hawkwing. Non dopo Bonwhin.