L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
La prima carta che estrasse era un rapporto secondo cui la novizia che aveva assistito all’arrivo di Min era scomparsa dalla fattoria dove era stata mandata, insieme alla donna che possedeva la fattoria. Non si era quasi mai sentito di una novizia che fuggiva, ma che anche la fattrice se ne fosse andata era preoccupante. Sahra doveva essere trovata — non aveva fatto abbastanza progressi nell’addestramento per essere lasciata libera — ma non c’era un vero motivo per custodire il rapporto nella scatola. Non menzionava il nome di Min o il motivo per cui la ragazza era stata mandata a zappare i cavoli, ma lo ripose in ogni caso. Questi erano giorni in cui bisognava prestare attenzione a cose che in un altro momento sarebbero sembrate illogiche.
Una descrizione di una riunione nel Ghealdan per ascoltare questo uomo che si definiva il Profeta del lord Drago. Pareva si chiamasse Masema. Strano. Quello era un nome shienarese. Quasi diecimila persone erano venute ad ascoltarlo parlare da una collina mentre proclamava il ritorno del Drago, un discorso seguito da una battaglia con i soldati che avevano cercato di disperdere la folla. A parte il fatto che i soldati sembravano aver avuto la peggio, la cosa interessante era che questo Masema conosceva il nome di Rand al’Thor. Quel documento ritornò senza esitazioni nella scatola.
Un rapporto riferiva che nulla era stato trovato di Mazrim Taim. Anche questo non aveva motivo di essere lì. Un altro sulle condizioni dell’Arad Doman e Tarabon che peggioravano. Navi che scomparivano lungo le coste dell’oceano Aryth. Voci di incursioni di Tairen a Cairhien. Aveva preso l’abitudine di mettere tutto in questa scatola, ma nessuna di quelle carte aveva bisogno di essere mantenuta segreta. Due Sorelle erano scomparse a Illian e un’altra a Caemlyn. Rabbrividì, chiedendosi dove fossero i Reietti. Troppe delle sue agenti tacevano. Là fuori c’erano pesci leone e lei nuotava nell’oscurità. L’aveva trovato. Il foglio di carta era sottile come seta e crepitò mentre lo srotolava.
La fionda è stata usata. Il pastore ha la spada.
Il Consiglio della Torre aveva votato come si aspettava, all’unanimità, e senza bisogno di andare attraverso un braccio di ferro e ancor meno del suo intervento. Se un uomo aveva sguainato Callandor doveva essere il Drago Rinato e quell’uomo doveva essere guidato dalla Torre Bianca. Tre Adunanti di tre Ajah differenti avevano proposto di tenere tutti i piani limitati al Consiglio prima che venissero proposti. La sorpresa era che una di loro fosse Elaida, ma in fondo le Rosse avrebbero voluto mantenere le corde il più stretto possibile su un uomo che poteva incanalare. L’unico problema era stato evitare che venisse mandata una delegazione a Tear a prelevarlo; non era stato particolarmente difficile, non quando fu in grado di annunciare che la notizia giungeva da un’Aes Sedai che era già riuscita ad avvicinarsi all’uomo.
Ma cosa stava facendo ora Rand? Perché Moiraine non aveva inviato altre notizie? L’impazienza adesso era così forte nel Consiglio che quasi si aspettava di vedere l’aria sfavillare. Siuan mantenne un controllo severo sulla sua ira. Che la donna sia folgorata! Perché non ha inviato altre notizie? si chiedeva.
La porta fu spalancata e Siuan si drizzò furiosa mentre più di una dozzina di donne entrava nel suo studio, con Elaida in testa. Tutte indossavano gli scialli di appartenenza, la maggior parte con le frange rosse, ma c’era Alviarin dal viso freddo, una Bianca, al fianco di Elaida, Joline Maza, una snella Verde, la paffuta Shemerin delle Gialle e Danelle, i grandi occhi azzurri per nulla sognanti. In realtà c’era almeno una donna per ogni Ajah tranne quella Azzurra. Alcune sembravano nervose, ma la maggior parte aveva un’espressione di risoluta determinazione; negli occhi scuri di Elaida si leggeva una severa sicurezza, addirittura trionfo.
«Cosa significa tutto ciò?» scattò Siuan chiudendo la scatola nera con un forte schianto. Balzò in piedi e oltrepassò la scrivania. Prima Moiraine e adesso questo! «Se la vostra incursione riguarda la faccenda di Tairen, Elaida, sai bene cosa fare invece di coinvolgere altre persone. E sai anche bene che non dovresti entrare qui come se questa fosse la cucina di tua madre! Scusati e vai via prima che ti faccia desiderare di tornare a essere una novizia ignorante!»
La sua rabbia fredda avrebbe dovuto allontanarle tutte, ma anche se alcune cambiarono posizione a disagio, nessuna si diresse verso la porta. La minuta Danelle addirittura rideva compiaciuta. Elaida allungò tranquilla un braccio e rimosse la stola a strisce dalle spalle di Siuan. «Non avrai più bisogno di questa» la ammonì. «Non sei mai stata idonea, Siuan.»
Lo stupore pietrificò la lingua di Siuan. Questa era follia. Era impossibile. Furiosa si protese verso saidar e... subì il secondo colpo. Fra lei e la Vera Fonte c’era una barriera, come una parete di spesso vetro. Fissò incredula Elaida.
Come per prenderla in giro, il bagliore di saidar si diffuse attorno a Elaida. Siuan era in piedi indifesa mentre la Sorella Rossa intesseva flussi di Aria attorno a lei, dalle spalle alla vita, bloccandole le braccia lungo i fianchi. Riusciva appena a respirare. «Devi essere pazza!» gridò con voce stridula. «Tutte voi! Vi farò scorticare per questo! Rilasciatemi!» Nessuna rispose, sembravano quasi ignorarla.
Alviarin frugò le carte sul tavolo, velocemente ma senza fretta. Joline, Danelle e le altre iniziarono a inclinare i libri sui leggii, scuotendoli per vedere se qualcosa cadeva dalle pagine. La Sorella Bianca emise un sibilo di irritazione nel non trovare ciò che stava cercando, quindi aprì il coperchio della scatola di legno nero. Istantaneamente la scatola esplose in una palla di fuoco.
Alviarin balzò indietro gridando, scuotendo la mano sulla quale stavano già formandosi le vesciche. «Uno schermo» mormorò, vicina alla rabbia pura quanto poteva una Bianca. «Così piccolo che non l’ho sentito finché non è stato troppo tardi.» Nulla rimaneva della scatola e del suo contenuto se non un mucchietto di ceneri grigie nella traccia quadrata carbonizzata sulla scrivania. Sul viso di Elaida non vi era alcun disappunto. «Ti garantisco, Siuan, che mi rivelerai ogni parola che si è incendiata, a chi erano rivolte e per quale scopo.»
«Devi essere posseduta dal Drago!» scattò Siuan. «Avrò la tua pelle per questo, Elaida! Sarai fortunata se il Consiglio della Torre non voterà per farti quietare!»
Il flebile sorriso di Elaida non le raggiungeva gli occhi. «Il Consiglio si è riunito nemmeno un’ora fa — un numero sufficiente di Adunanti secondo le regole — e per voto unanime, come richiesto, non sei più l’Amyrlin. È cosa fatta, e adesso siamo qui per vedere che venga rispettato.»
Lo stomaco di Siuan divenne di ghiaccio e una vocina in fondo alla testa gridò. Cosa sanno? Luce, quanto sanno? Sciocca! Cieca, sciocca donna! pensava, mantenendo però il viso inespressivo. Questa non era la prima situazione difficile in cui si trovava. Una ragazzina di quindici anni con solo il coltello per l’esca, trascinata in un corridoio da quattro zoticoni dagli occhi duri con gli stomaci pieni di vino scadente... era stato più difficile fuggire da quella situazione che da questa. Almeno così si diceva.
«Un numero sufficiente secondo la legge?» ghignò. «Giusto il minimo, composto da tue amiche e quelle che hai potuto costringere o influenzare.» Che Elaida fosse stata in grado di influenzare anche un piccolo numero di Adunanti era già abbastanza da seccarle la gola, ma non lo avrebbe mostrato. «Quando tutto il Consiglio si riunirà, con tutte le Adunanti, scoprirai il tuo errore. Troppo tardi! Non c’è mai stata una ribellione nella Torre; fra mille anni il tuo destino verrà usato per insegnare alle novizie cosa accade alle ribelli.» Su alcuni volti apparvero tracce di dubbio, sembrava che Elaida non avesse sulle cospiratrici una presa forte come pensava. «È il momento di smettere di cercare di aprire una falla nello scafo e iniziare a scusarsi. Anche tu puoi ancora ridurre la tua offesa, Elaida.»