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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Il cambio improvviso di argomento non confuse Elayne. «Almeno non dovremo preoccuparci di trovare delle guardie del corpo. Sei d’accordo che sono necessarie, anche se Thom ha oltrepassato i suoi limiti?»

«Immagino di sì.» A Nynaeve non piaceva affatto dover ammettere che aveva torto. Pensando che quegli uomini stavano dando la caccia a lei, per esempio. «Elayne, ti rendi conto che ancora non abbiamo nulla tranne una casa vuota? Se Juilin — o Thom — si tradiscono e si fanno scoprire... Dobbiamo trovare le Sorelle Nere senza che queste sospettino nulla, o non avremo mai la possibilità di seguirle verso questa cosa pericolosa per Rand.»

«Lo so» rispose pazientemente Elayne. «Ne abbiamo parlato.»

La donna più grande aggrottò le sopracciglia. «Ancora non abbiamo idea di cosa sia, o dove si trovi.»

«Lo so.»

«Anche se riuscissimo a prendere Liandrin e le altre in questo momento, non possiamo lasciarle là in giro, aspettando che qualcun altro le trovi.»

«So anche questo, Nynaeve.» Rammentandosi di essere paziente, Elayne addolcì il tono. «Le troveremo. Prima o poi devono commettere un errore, e fra le voci di Thom, i ladri di Juilin e i marinai di Bayle Domon, lo scopriremo.»

Il cipiglio di Nynaeve divenne pensieroso. «Hai notato gli occhi di Egeanin quando Thom ha menzionato Domon?»

«No. Pensi che lo conosca? Perché non lo avrebbe detto?»

«Non lo so» rispose Nynaeve irritata. «A viso non è cambiato, ma gli occhi... era stupita. Lo conosce. Mi chiedo cosa...» Qualcuno bussò piano alla porta. «Tutti gli abitanti di Tanchico oggi vogliono venire da noi?» gridò spalancando la porta.

Rendra sobbalzò vedendo l’espressione sul viso di Nynaeve, ma il sorriso costante riapparve subito. «Perdonatemi per avervi disturbate, ma c’è una donna giù che chiede di voi. Non per nome, ma vi ha descritte perfettamente. Dice che pensa di conoscervi. È...» Quella bocca a forma di bocciolo di rosa si tese in una smorfia. «Ho dimenticato di chiederle come si chiama. Stamattina sono una capra deficiente. È ben vestita, nemmeno di mezza età. Non è di Tarabon.» Rabbrividì leggermente. «Credo che sia una donna severa. Quando mi ha vista per la prima volta, mi ha guardata come mia sorella maggiore, quando eravamo piccole e pensava di legare le mie trecce a un cespuglio.»

«O ci hanno trovate loro per prime?» mormorò Nynaeve.

Elayne abbracciò la Vera Fonte prima di riflettere e fu sollevata quando si accorse di riuscirci, che non era stata schermata a sua insaputa. Se la donna apparteneva all’Ajah Nera... Ma se lo era, perché farsi annunciare? Anche così desiderò che il bagliore di saidar circondasse pure Nynaeve. Se solo la donna potesse incanalare senza dover essere arrabbiata.

«Falla entrare» disse Nynaeve, ed Elayne si accorse che era ben consapevole della sua mancanza e aveva paura. Non appena Rendra si voltò per andare via, Elayne incominciò a intessere flussi di Aria, spessi come cavi e pronti a legarla e flussi di Spirito per schermare l’altra dalla Fonte. Se questa donna assomiglia appena a una della lista, se prova a incanalare una scintilla...

La donna che entrò nella camera dei fiori cadenti, con indosso un abito di seta nera lucida di taglio sconosciuto, non era una che Elayne avesse mai visto prima e certamente non era sulla lista delle donne che erano andate con Liandrin. I capelli scuri le scendevano liberi sulle spalle incorniciando un bel viso solido dai grandi occhi scuri e le guance lisce, ma privo dell’età indefinibile delle Aes Sedai. Sorridendo, si chiuse la porta alle spalle. «Perdonatemi, ma credevo che foste...» il bagliore di saidar la circondò e lei...

Elayne rilasciò la Vera Fonte. C’era qualcosa di molto dominante in quegli occhi scuri, nell’alone che la circondava, il pallido splendore dell’Unico Potere. Era la donna più regale che Elayne avesse mai visto e si ritrovò a fare la riverenza, arrossendo mentre aveva considerato... cosa aveva considerato? Era così difficile pensare.

La donna la studiò per un momento, quindi annuì soddisfatta e si diresse verso il tavolo, prendendo la sedia intagliata a capo tavola. «Venite qui dove posso vedervi più da vicino» ordinò con voce autoritaria. «Venite. Sì. Ecco.»

Elayne si accorse che stava in piedi accanto al tavolo guardando in basso negli occhi scuri di quella donna splendente. Sperava che andasse tutto bene. Dall’altro lato del tavolo Nynaeve aveva afferrato un gruppo di treccine, ma fissava l’ospite con la stessa espressione sciocca e rapita. Elayne aveva voglia di ridere.

«Più o meno quello che mi aspettavo» osservò la donna. «Poco più che ragazzine e chiaramente nemmeno parzialmente addestrate. Forti, però, abbastanza da essere più che problematiche. Specialmente tu.» Fissava Nynaeve con quegli occhi scuri. «Un giorno potresti diventare davvero qualcosa. Ma ti sei bloccata, vero? Ti avremmo liberata da quello anche se tu avessi gridato per non farlo accadere.» Nynaeve ancora aveva la presa salda sulle treccine, ma l’espressione passò da un sorriso compiaciuto da ragazzina davanti a un complimento a un labbro tremante per la vergogna. «Mi dispiace di essermi bloccata» stava quasi piagnucolando. «Ho paura... tutto quel potere... l’Unico Potere... come posso...?»

«Fai silenzio a meno che non ti interroghi» ingiunse la donna con fermezza. «E non cominciare a piangere. Sei contenta di vedermi, estatica. Tutto quello che vuoi è compiacermi e rispondere completamente alle mie domande.»

Nynaeve annuì vigorosamente, sorridendo anche più rapita di prima. Elayne si accorse che stava facendo lo stesso. Era certa che avrebbe potuto rispondere per prima alle domande. Qualsiasi cosa per compiacere questa donna.

«Adesso siete da sole? Ci sono altre Aes Sedai con voi?»

«No» disse velocemente Elayne per rispondere alla prima domanda e, altrettanto velocemente, aggiunse: «Non ci sono Aes Sedai con noi.»

Forse doveva dirle che loro non erano davvero Aes Sedai. Ma non le era stato chiesto. Nynaeve la guardò furiosa con le nocche bianche per quanto stringeva le treccine, furiosa per essere stata battuta sul tempo nel rispondere.

«Perché vi trovate in questa città?» chiese la donna.

«Stiamo dando la caccia alle Sorelle Nere» esplose Nynaeve, lanciando a Elayne un’occhiata di trionfo.

La bella donna rise. «Allora è per questo che non vi ho sentite incanalare prima di oggi. Una decisione saggia non farlo quando si tratta di undici contro due. Ho seguito sempre quella regola anche io. Lascia che siano altre sciocche a mettersi in vista. Possono essere portate alla rovina da un ragno che si nasconde fra le crepe, un ragno che non vedono fino a quando non è troppo tardi. Ditemi tutto quello che avete scoperto delle Sorelle Nere, tutto quello che sapete.»

Elayne le raccontò tutto battendosi con Nynaeve per essere la prima. Non era molto. Le loro descrizioni, i ter’angreal che avevano rubato, gli omicidi alla Torre e la paura della presenza di altre Sorelle Nere, che aiutavano uno dei Reietti a Tear prima che cadesse la Pietra, la loro corsa qui alla ricerca di qualcosa di pericoloso per Rand. «Stavano tutte insieme in una casa» concluse Nynaeve ansimando «ma sono andate via la scorsa notte.»

«Sembra che vi siate avvicinate molto» disse lentamente la donna. «Molto vicino. Ter’angreal. Svuotate i vostri sacchetti sul tavolo, le borse.» Lo fecero e la donna ispezionò velocemente le monete, i set da cucito, fazzoletti e cose simili. «Avete qualche Ter’angreal nelle vostre stanze? Angreal o sa’angreal?»

Elayne era consapevole dell’anello di pietra appeso al collo, ma quella non era la domanda. «No» rispose. Non avevano nessuno di quegli oggetti nelle loro stanze.

Spingendo tutto via, la donna si sporse indietro. «Rand al’Thor. Per cui adesso quello è il suo nome.» Il suo viso si deformò in una smorfia temporanea. «Un uomo arrogante che puzza di pietà e benevolenza. È ancora lo stesso? No, non preoccupatevi di rispondere a questa domanda oziosa. Per cui Be’lal è morto. L’altro mi sembrerebbe Ishamael. Tutto il suo orgoglio nell’essere stato preso solo parzialmente, qualunque fosse il prezzo — di umano era rimasto meno in lui che in ognuno di noi quando l’ho visto di nuovo, credo pensasse quasi di essere il Sommo Signore delle Tenebre — tutti i suoi tremila anni di macchinazioni e alla fine un ragazzo privo di addestramento lo abbatte. Il mio sistema è il migliore. Delicatamente, delicatamente nell’ombra. Qualcosa per controllare un uomo che può incanalare. Sì, deve trattarsi di quello.» Gli occhi divennero acuti, studiandole a turno. «Adesso. Cosa fare con voi?»

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