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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Solo una guardia?» chiese Siuan, sussultando mentre tirava su una calza. «Strano. Un tagliaborse verrebbe maggiormente controllato.» Lanciando un’occhiata a Laras, infilò i piedi nelle robuste scarpe. «È bello vedere che qualcuna non crede alle accuse elevate contro di me. Qualsiasi fossero.»

La grossa donna aggrottò le sopracciglia e abbassò i menti, creandone un quarto. «Io sono fedele alla Torre» rispose rigida. «Certe cose non sono per me. Sono una cuoca. Questa sciocca ragazza mi ha fatto ricordare fin troppo di quando ero anch’io una sciocca ragazza. Credo — vedendovi — che sia giunto il momento di ricordarmi che non sono più una ragazzina magra.» Infilò la lanterna fra le mani di Min, la quale la prese per un braccio robusto mentre si voltava per andare via.

«Laras, non farai la spia? Non adesso dopo tutto quello che hai fatto.»

Il grande viso della donna si aprì in un sorriso tra il nostalgico e l’addolorato. «Oh Elmindreda, mi ricordi di quando avevo la tua età. Ho fatto cose sciocche e fui quasi impiccata, più di una volta. Non vi tradirò, bambina, ma devo vivere qui. Quando suonerà l’ora seconda, manderò una ragazza con un po’ di vino per la guardia. Se non si è svegliato o verrà scoperto per allora, vi darà più di un’ora.» Rivolgendosi verso le altre due donne di colpo ebbe l’espressione severa che Min l’aveva vista rivolgere alle aiutocuoche e simili. «Usate bene quell’ora, capito? Intendono infilarvi nel retrocucina, per potervi usare come esempio. A me non interessa — certe cose sono per le Aes Sedai, non per le cuoche. Un’Amyrlin vale l’altra per me — ma se fate prendere questa bambina potrete aspettarvi che vi scuoierò dall’alba al tramonto ogni volta che non starete a testa bassa nelle pentole unte o a buttare l’acqua sporca! Desidererete di essere state decapitato prima che abbia finito. E non pensate che crederanno che vi ho aiutate. Tutti sanno che mi limito alle mie cucine. Ricordatevelo e scattate!» Le ritornò il sorriso di colpo mentre pizzicava Min sulle guance. «Falle sbrigare, bambina. Oh, mi mancherà sceglierti i vestiti. Una ragazza così carina.» Con un ultimo pizzico vigoroso, ondeggiò fuori dalla cella quasi di corsa.

Min si strofinò irritata la guancia, odiava quando Laras faceva così. La donna era forte come un cavallo. Quasi impiccata? Che tipo di ‘ragazza vivace’ era stata Laras?

Infilandosi con cautela il vestito, Leane tirò sonoramente su con il naso. «Pensare che si sia rivolta a te in quel modo, Madre!» La testa spuntò dal vestito con un cipiglio. «Mi sorprende che abbia aiutato se questo è ciò che prova.»

«Però ha aiutato» rispose Min. «Ricordatelo. E credo che manterrà la parola di non fare la spia. Ne sono certa.» Leane tirò ancora su con il naso.

Siuan si avvolse il mantello sulle spalle. «Fa la differenza, Leane, il fatto che io non abbia più diritto a quel titolo. Farà differenza domani quando tu e io potremmo essere delle sguattere.» Leane si prese le mani per evitare che tremassero e non volle guardarla. Siuan proseguì con calma, anche se con un tono di voce asciutto. «Sospetto pure che Laras manterrà la parola su... altre cose... per cui, anche se non ti importa se Elaida ci impicca come una coppia di squali rimasti impigliati nella rete per metterci in mostra davanti a tutte, suggerisco che ti dia una mossa. Io personalmente odiavo le pentole unte quando era una ragazza e non ho dubbio che sia lo stesso.»

Leane incominciò imbronciata a chiudere il vestito da campagna. Siuan rivolse l’attenzione a Min. «Potresti non essere così impaziente di aiutarci quando ti dirò che siamo state entrambe... quietate.» La voce non tremò, ma era rigida per lo sforzo di pronunciare quelle parole e gli occhi sembravano addolorati e persi. Fu un colpo rendersi conto che la calma era solo superficiale. «Qualsiasi Ammessa potrebbe legarci come pecore in fuga, Min. Anche la maggior parte delle novizie.»

«Lo so» rispose Min, facendo attenzione a escludere dal tono di voce ogni accenno di simpatia. La simpatia adesso poteva spezzare ciò che era rimasto dell’autocontrollo delle donne e aveva bisogno che lo mantenessero. «È stato annunciato su ogni piazza della città, e affisso ovunque potessero inchiodare un avviso. Ma siete ancora vive.» Leane rise amaramente, cosa che Min ignorò. «È meglio se andiamo. Quella guardia potrebbe svegliarsi, o qualcuno potrebbe scendere a controllare.»

«Facci strada, Min» disse Siuan. «Siamo nelle tue mani.» Dopo un momento Leane annuì brevemente indossando il mantello.

Nella guardina in fondo allo scuro corridoio la guardia solitaria era distesa in terra, a faccia in giù nella polvere. L’elmetto che le avrebbe risparmiato un mal di testa era appoggiato sul rozzo tavolo di assi vicino all’unica lanterna che illuminava la stanza. Min non rivolse all’uomo più di un’occhiata, anche se sperava che non fosse malamente ferito: non aveva cercato di approfittare di lei.

Fece correre Siuan e Leane verso la porta lontana di spesse assi e listelli di ferro, poi su per le strette scale. Dovevano continuare a muoversi. Passare da questuanti non le avrebbe salvate dagli interrogatori se venivano viste evadere dalle celle.

Non videro guardie o altri mentre uscivano dai sotterranei della Torre, ma Min trattenne il respiro finché non raggiunsero la piccola porta che immetteva nella Torre vera e propria. Aprendola quel poco che serviva a infilarci la testa, guardò da entrambi i lati del corridoio.

Lampade dorate erano davanti a pareti con fasce di fregi di marmo bianco. A destra due donne si tolsero velocemente dalla visuale senza voltarsi indietro. La sicurezza con cui si muovevano le identificava come Aes Sedai anche se non poteva vedere i loro volti. Nella Torre anche una regina camminava con esitazione. Una mezza dozzina di uomini si stava allontanando nell’altro senso, chiaramente dei Custodi, con la loro grazia lupesca e i mantelli che si confondevano con l’ambiente.

Min attese fino a quando i Custodi scomparvero prima di uscire dalla porta. «Strada libera. Venite. Tenete i cappucci tirati su e le teste basse. Comportatevi come se aveste paura.» Dal canto suo non avrebbe dovuto fingere. Dal modo silenzioso in cui le due donne la seguirono non credeva che anche loro dovessero simulare.

I corridoi della Torre di rado erano trafficati, eppure adesso sembravano del tutto vuoti. Ogni tanto appariva qualcuno per un attimo davanti a loro, o in un corridoio laterale, ma che fossero Aes Sedai, Custodi o inservienti, tutti correvano, troppo intenti nei propri affari per notare la presenza di altre persone. La Torre era silenziosa.

A un certo punto si trovarono a un incrocio di corridoi dove del sangue rappreso macchiava le mattonelle verde chiaro del pavimento. Due macchie larghe che lasciavano una scia, come se dei corpi fossero stati trascinati.

Siuan si fermò a osservarle. «Cosa è successo?» chiese. «Dimmelo, Min!» Leane afferrò l’impugnatura del pugnale e si guardò intorno come se si aspettasse un attacco.

«Un combattimento» rispose Min con riluttanza. Sperava che le due donne fossero fuori dal territorio della Torre, anche dalla città, prima che lo scoprissero. Le spinse oltre le macchie scure e le incitò a proseguire quando cercarono di voltarsi indietro. «È iniziato ieri, proprio dopo che siete state imprigionate e non è cessato che due ore fa.»

«Ti riferisci ai Gaidin?» esclamò Leane. «Custodi che si sono combattuti fra loro

«I Custodi, i soldati, tutti. È iniziato quando degli uomini che dichiaravano di essere muratori — due o trecento — hanno cercato di prendere la Torre proprio dopo l’annuncio del vostro arresto.»

Siuan divenne torva. «Danelle! Dovevo accorgermi che c’era dell’altro oltre la mancanza di attenzione.» Il viso si contorse anche di più: Min credette che avrebbe pianto. «Artur Hawkwing non ha potuto farlo, ma ci siamo riuscite noi.» Sull’orlo delle lacrime o no, la sua voce era fiera. «Che la Luce ci aiuti, abbiamo diviso la Torre.» Il lungo sospiro sembrò toglierle il fiato, e anche la rabbia. «Immagino» disse dopo un momento «che dovrei essere contenta che qualcuna della Torre mi supporti, ma desidero quasi che non lo avessero fatto.» Min cercò di rimanere inespressiva ma quegli occhi azzurri e acuti sembravano interpretare ogni battito delle ciglia. «Qualcuna lo ha fatto, Min?»

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