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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Qualcuna.» Non aveva intenzione di dirle quanto erano poche, non ancora. Ma doveva evitare che Siuan pensasse di avere dei partigiani all’interno della Torre. «Elaida non voleva scoprire se l’Ajah Azzurra sarebbe stata dalla tua parte oppure no. Nella Torre non c’è una sola Sorella Azzurra, e nemmeno in città, che io sappia.»

«Sheriam» chiese ansiosamente Leane. «Anaiya?»

«Non lo so. Non sono rimaste nemmeno molte Verdi. Non nella Torre. Le altre Ajah si sono divise in un modo o nell’altro. La maggior parte delle Rosse è ancora qui. Per quanto ne so, chiunque si opponeva a Elaida o è fuggita o è morta. Siuan...» Sembrava strano chiamarla in quel modo — Leane borbottò adirata — ma chiamarla Madre adesso sarebbe stata solo una presa in giro. «Siuan, le accuse contro di te sostengono che tu e Leane abbiate organizzato la fuga di Mazrim Taim. Logain è fuggito durante il combattimento e ti incolpano anche di questo. Non ti dichiarano apertamente Amica delle Tenebre — immagino che sarebbe troppo vicino all’Ajah Nera — ma non ci sono lontane. Credo che sia sottinteso per tutti.»

«Non vogliono nemmeno ammettere la verità» mormorò Siuan «che intendono fare esattamente ciò per cui mi hanno deposta.»

«Amiche delle Tenebre?» mormorò Leane perplessa. «Ci hanno dichiarate...?»

«Perché non avrebbero dovuto?» sibilò Siuan. «Cosa non oserebbero, quando hanno già osato così tanto?»

Sollevarono le spalle sotto ai mantelli e lasciarono che Min le guidasse a modo suo. Voleva solo che i loro visi non sembrassero tanto privi di speranza.

Mentre si avvicinavano alla porta esterna, iniziò a respirare più facilmente. Aveva dei cavalli nascosti in una parte boscosa dell’area, non lontano da uno dei cancelli occidentali. Non sapeva ancora quanto sarebbe stato facile uscire di lì a cavallo, ma una volta raggiunti gli animali si sarebbe sentita vicina alla libertà. Di certo i soldati non avrebbero fermato tre donne che se ne andavano. Continuava a ripeterselo.

La porta che cercava apparve davanti a loro — una piccola porta a pannelli che introduceva su un sentiero non molto usato, e il cui ingresso si incontrava con un ampio corridoio che girava tutto intorno alla Torre — e la sua attenzione fu attirata dal viso di Elaida, che passava nel corridoio esterno dirigendosi verso di lei.

Min cadde in ginocchio sul pavimento di mattonelle e si piegò in avanti, testa bassa e viso nascosto dal cappuccio, con il cuore che cercava di saltarle fuori dalle costole. Una questuante, ecco cosa sono. Solo una semplice donna che non ha nulla a che fare con quanto è accaduto. Oh, Luce, ti prego! pensava Min. Sollevò la testa quel tanto che bastava per guardare da sotto al cappuccio, quasi aspettandosi di vedere la maligna Elaida che la fissava.

Elaida invece passò senza nemmeno rivolgerle uno sguardo, con l’ampia stola a righe dell’Amyrlin Seat sulle spalle. Alviarin la seguiva con indosso la stola della Custode degli Annali, bianca come la sua Ajah di appartenenza. Una dozzina o più di Aes Sedai venne dietro Alviarin, prevalentemente Rosse, anche se a Min sembrò di vedere uno scialle con le frange gialle, uno verde e uno marrone. Sei Custodi affiancavano la processione, con le mani sulle else delle spade e gli occhi attenti. Quegli occhi passarono sulle tre donne inginocchiate e le congedarono.

Min si accorse che erano tutte e tre in ginocchio e si rese conto di essersi aspettata che Siuan e Leane si avventassero contro la gola di Elaida. Entrambe le donne aveva sollevato la testa abbastanza per guardare la processione avanzare lungo il corridoio.

«Poche donne sono state quietate,» spiegò Siuan parlando quasi a se stessa «e nessuna è sopravvissuta a lungo, ma si dice che un modo per sopravvivere sia trovare qualcosa che desideri tanto quanto desideravi incanalare.» Lo sguardo perso era scomparso dai suoi occhi. «All’inizio pensavo di voler sbudellare Elaida e appenderla al sole a essiccare. Adesso so che non voglio nulla — nulla! — più del giorno in cui potrò dire a quella sanguisuga di una donna che vivrà a lungo per mostrare alle altre cosa accade a chiunque dichiari che io sono un’Amica delle Tenebre!»

«E Alviarin» aggiunse Leane con voce tesa. «Alviarin!»

«Avevo paura che mi percepissero,» proseguì Siuan «ma adesso non c’è nulla che loro possano percepire. A quanto pare, uno dei vantaggi nell’essere stata... quietata.» Leane scosse il capo furiosa e Siuan aggiunse: «Dobbiamo avvalerci di qualsiasi vantaggio riusciamo a trovare. E ne sarò felice.» L’ultima frase sembrava diretta a convincere se stessa.

L’ultimo Custode scomparve dietro la curva distante e Min ingoiò il nodo che aveva in gola. «Potremo parlare dei vantaggi più tardi» gracchiò e si fermò per deglutire nuovamente. «Per ora andiamo ai cavalli. Il peggio deve essere passato.»

Mentre correvano fuori dalla Torre nel sole pomeridiano sembrava effettivamente che il peggio fosse passato. Una colonna di fumo che si alzava verso un cielo privo di nuvole a est della Torre era l’unico segno di problemi. In lontananza si muovevano dei gruppi di uomini, ma nessuno rivolgeva un secondo sguardo alle tre donne mentre oltrepassavano la biblioteca, costruita a foggia di onde torreggianti immortalate nella pietra. Un viottolo guidava nel profondo del territorio e verso occidente, in una foresta di querce e sempreverdi come quelle che si sarebbero potute vedere fuori da ogni città. I passi di Min divennero più leggeri quando trovò i tre cavalli sellati ancora legati dove lei e Laras li avevano lasciati, in una piccola macchia circondata da ericacee e alberi della carta.

Siuan si diresse subito verso una robusta e irsuta giumenta grigia più piccola degli altri. «Un cavallo idoneo alla mia attuale circostanza. E sembra più placida degli altri due, non sono mai stata una brava cavallerizza.» Accarezzò il muso della giumenta. «Come si chiama, Min? Lo sai?»

«Bela. Appartiene a...»

«Il suo cavallo.» Gawyn spuntò da dietro al tronco di un grosso albero della carta, con una mano sull’elsa della spada. Il sangue sul viso del ragazzo era esattamente come quello che aveva visto in una delle sue visioni il primo giorno a Tar Valon. «Sapevo che stavi combinando qualcosa, Min, quando ho visto il suo cavallo.» I capelli rosso oro erano intrisi di sangue, gli occhi azzurri mezzi intontiti, ma camminò verso di loro leggiadro, un uomo alto con la grazia di un gatto. Un gatto che stava puntando dei topolini.

«Gawyn,» iniziò Min «noi...»

Il ragazzo estrasse la spada e tolse il cappuccio a Siuan, appoggiando il lato affilato sulla gola della donna, molto più velocemente di quanto Min potesse seguire. Siuan trattene il respiro e rimase immobile, guardandolo, esteriormente serena come se ancora indossasse la stola.

«Non farlo, Gawyn!» rantolò Min. «Non devi!» Fece un passo verso di lui, ma Gawyn sollevò la mano libera senza guardarla e Min si fermò. Era teso come un filo di acciaio, pronto a scattare in qualsiasi direzione. Notò che Leane aveva spostato il mantello per nascondere una mano e pregò che la donna non fosse così stupida da estrarre il pugnale.

Gawyn studiò il viso di Siuan, quindi annuì lentamente. «Sei tu. Non ne ero certo, ma è così. Questo... travestimento non può...» Non sembrò che si fosse mosso, ma lo sgranarsi improvviso degli occhi di Siuan suggerì che la pressione sulla gola era aumentata. «Dove sono mia sorella ed Egwene? Che ne hai fatto di loro?» La cosa che spaventava maggiormente Min, con quel viso coperto di sangue e gli occhi storditi, il corpo teso quasi fino a tremare e la mano sollevata come se l’avesse dimenticata, fu che non alzò mai la voce, né vi mise alcuna emozione. Sembrava solo stanco, più stanco di chiunque avesse mai sentito parlare in vita sua.

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