L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Fece una smorfia nel buio, non poteva dimenticare. Stringendo i denti si spinse su per sedersi sul pavimento di pietra e toccò il muro per appoggiarvisi. La pietra era fredda contro la schiena. Cose semplici, si disse. Pensa a cose semplici. Caldo. Freddo. Mi chiedo se mi porteranno dell’acqua. Se lo faranno.
Non poté fare a meno di cercare l’anello con il Gran Serpente. Non era più al dito. Non che se lo aspettasse, credeva di ricordare quando glielo avevano tolto. Dopo un po’ i ricordi erano diventati nebulosi. Per fortuna. Ma si ricordava di aver detto loro tutto. Quasi tutto. Godeva del piccolo trionfo di aver trattenuto qualcosa qua e là. Fra le risposte gridate, impaziente di rispondere se solo avessero smesso, anche solo per un po’, se solo... si strinse fra le braccia per smettere di rabbrividire. Non funzionava molto bene. Rimarrò calma. Non sono morta. Devo ricordarmi di questo prima di ogni altra cosa. Non sono morta, si disse. «Madre?» La voce incerta di Leane provenne dall’oscurità.
«Sei sveglia, madre?»
«Sono sveglia» sospirò Siuan. Aveva sperato che avessero rilasciato Leane, cacciandola dalla città. Si sentì in colpa nel provare conforto dalla presenza dell’altra donna nella cella. «Mi dispiace di averti coinvolta in tutto questo, figl...» No. Adesso non aveva il diritto di chiamarla a quel modo. «Mi dispiace, Leane.»
Vi fu un lungo momento di silenzio. «Stai bene... Madre?»
«Siuan, Leane. Solamente Siuan.» Pur non volendo cercò di abbracciare saidar. Non c’era nulla qui. Non per lei. Solo un gran vuoto interiore. Mai più. Una vita di intenti e adesso era senza rotta, alla deriva in un mare più scuro della sua cella. Si asciugò una lacrima dal viso, arrabbiata per averla lasciata sgorgare. «Non sono più l’Amyrlin Seat, Leane.» Parte della rabbia filtrò nella voce. «Immagino che Elaida prenderà il mio posto, se non l’ha già fatto. Lo giuro, un giorno darò quella donna in pasto ai lucci!»
La sola risposta di Leane fu un lungo sospiro disperato.
Il rumore di una chiave infilata nel lucchetto arrugginito fece sollevare la testa di Siuan, nessuno aveva pensato di oliarla prima di gettarle in quella cella, e delle parti consumate non volevano girare. Torva, si costrinse ad alzarsi. «Alzati, Leane. Alzati.» Dopo un momento sentì l’altra donna assentire e borbottare fra i lamenti.
Con voce leggermente più alta Leane disse: «Per quale motivo?»
«Almeno non ci troveranno contorte e piangenti sul pavimento.» Cercò di rendere ferma la voce. «Possiamo lottare, Leane. Fino a che saremo vive, potremo lottare.» O Luce, mi hanno quietata! Mi hanno quietata! si disse in preda al panico.
Costringendosi a svuotare la mente strinse i pugni e cercò di affondare le dita dei piedi nel pavimento di pietre irregolari. Desiderava che il rumore che le sgorgava dalla gola non somigliasse così tanto a un piagnucolio.
Min appoggiò il fagotto in terra e riversò indietro il mantello per poter usare entrambe le mani sulla chiave. Lunga il doppio dei suoi palmi, era arrugginita come il lucchetto, proprio come le altre chiavi nel grande anello di ferro. L’aria era fredda e umida, come se l’estate non raggiungesse mai queste profondità.
«Sbrigati, bambina» la incitò Laras tenendo la lanterna per farle luce, scrutando da entrambi i lati del corridoio di pietra altrimenti buio. Era difficile credere che quella donna, con tutti quei menti, fosse mai stata bella, ma Min di certo la riteneva meravigliosa in questo momento.
Lottando con la chiave scosse il capo. Aveva incontrato Laras mentre si intrufolava nella sua stanza per indossare il semplice abito grigio da cavallo che indossava adesso e per altre cose. In realtà la grossa donna la stava cercando, eccitata dalla preoccupazione per Elmindreda, esclamando quanto fosse fortunata Min a essere sana e salva e proponendo di chiudersi a chiave nella stanza fino a quando non fosse tutto finito per mantenerla in vita. Non era ancora certa di come Laras fosse riuscita a estorcerle le sue vere intenzioni e ancora non riusciva a superare lo stupore di quando la donna con riluttanza aveva annunciato che l’avrebbe aiutata. Una ragazza avventurosa che segue il proprio cuore. Be’, spero che possa — come aveva detto? — spero che mi lasci fuori dalla pentola della salamoia, si rammentò Min. La maledetta chiave non voleva girare, impegnò tutto il peso del corpo in un altro tentativo.
Per la verità era grata a Laras per più di una ragione. Dubitava che sarebbe riuscita a preparare tutto da sola o anche a trovare ogni cosa, certamente non così in fretta. Inoltre... inoltre quando aveva incontrato Laras aveva già iniziato a dirsi che era sciocca anche solamente a pensare a quest’impresa, che avrebbe dovuto essere su un cavallo al galoppo verso Tear quando ancora ne aveva la possibilità, prima che qualcuno decidesse di aggiungere la sua testa a quelle che decoravano l’ingresso della Torre. Fuggire, sospettava, era il tipo di cosa che non sarebbe mai stata in grado di dimenticare. Solo quel pensiero era bastato a renderla grata al punto da non obbiettare quando Laras aggiunse qualche abito grazioso al bagaglio. Il trucco poteva sempre andare perduto da qualche parte. Perché questa maledetta chiave non vuole girare? Forse Laras può...
La chiave si spostò di colpo, con uno schiocco così forte che Min temette si fosse spezzata. Ma quando spinse, la rozza porta di legno si aprì. Raccolse il fagotto da terra ed entrò nella cella spoglia, fermandosi confusa.
La luce della lanterna rivelò due donne vestite solo di lividi e frustate rosse che si protessero gli occhi dalla luce improvvisa, ma per un attimo Min non fu certa che fossero le due donne giuste. Una era alta e con la pelle ramata, l’altra più bassa e robusta, più chiara. I visi sembravano quelli giusti — quasi giusti — e non toccati da qualsiasi cosa fosse stata fatta loro, per cui avrebbe dovuto esserne certa. Ma la mancanza di età che contrassegnava le Aes Sedai sembrava essere svanita, avrebbe dato a queste donne al massimo sei o sette anni più di lei. Arrossì per l’imbarazzo al pensiero. Non vedeva immagini, o aloni attorno alle due, c’erano sempre stati attorno alle Aes Sedai. Smettila, si disse.
«Dove...?» incominciò a chiedersi una delle due, quindi si interruppe per schiarirsi la gola. «Come avete preso quelle chiavi?» Era la voce di Siuan Sanche.
«È lei.» Laras sembrava incredula. Pungolò Min con un grosso dito. «Sbrigati, bambina! Sono troppo vecchia e lenta per avere avventure.»
Min le rivolse uno sguardo stupito, la donna aveva insistito per venire, non voleva essere lasciata fuori, aveva detto. Min voleva chiedere a Siuan perché le due sembravano improvvisamente molto più giovani, ma non c’era tempo per le domande stupide. Sono troppo maledettamente abituata a essere Elmindreda! Pensò.
Passando un fagotto a ogni donna nuda, parlò velocemente. «Abiti. Vestitevi più velocemente possibile. Non so quanto tempo abbiamo. Ho lasciato credere alla guardia che gli avrei dato qualche bacio in cambio di una visita, e quando era distratto, Laras è giunta alle sue spalle e lo ha colpito in testa con un matterello. Non so per quanto tempo resterà svenuto.» Si chinò per affacciarsi oltre la porta e osservare preoccupata nel corridoio verso la guardina. «Dobbiamo sbrigarci.»
Siuan aveva già disfatto il fagotto e iniziato a indossare gli abiti che conteneva. Tranne per la sottoveste di lino, erano tutti indumenti di semplice lana marrone, adatti per una contadina venuta alla Torre Bianca per consultarsi con le Aes Sedai, anche se le gonne divise per cavalcare erano un po’ insolite. Laras aveva fatto la maggior parte del lavoro, Min si era prevalentemente punta. Anche Leane si era vestita, ma sembrava più interessata alla corta lama di pugnale che pendeva dalla cintura che agli abiti.
Tre donne in abiti semplici avevano almeno una possibilità di lasciare la Torre senza attirare l’attenzione. Un numero di questuanti e persone che cercavano aiuto era rimasto nella Torre sorpreso dal combattimento, tre in più che lasciavano il nascondiglio al massimo sarebbero state ammucchiate nelle strade. A meno che non venissero riconosciute. I visi delle altre donne avrebbero potuto essere d’aiuto. Nessuno probabilmente avrebbe scambiato un paio di giovani donne — almeno dall’aspetto giovanile — per l’Amyrlin Seat e la Custode degli Annali. La ex Amyrlin Seat e la ex Custode degli Annali, si rammentò.