L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Di colpo lo vide nascondersi sotto una porta a trenta passi di distanza, ma stava in punta di piedi e osservava la via. Fu abbastanza facile localizzare gli altri, appoggiati agli edifici da entrambi i lati della strada, cercando di non farsi notare. Non erano i soli appoggiati al muro, ma mentre il resto era ammucchiato sconsolatamente, le loro spaventose facce dai nasi rotti erano colme di aspettativa.
Quindi il rapimento sarebbe avvenuto qui. Certamente nessuno si sarebbe intromesso, in fondo nessuno lo aveva fatto quando era stato spezzato il braccio a quel tizio. Ma chi? Se Gelb era finalmente riuscito a trovare qualcuna della lista, Egeanin poteva andare via e attendere che l’uomo le vendesse la donna, attendere l’ulteriore opportunità di vedere se un a’dam poteva trattenere anche le altre sul’dam oltre Bethamin. In ogni caso non intendeva dover scegliere ancora se squarciare la gola di qualche donna sfortunata o mandarla via per essere venduta. La strada era piena di donne che si dirigevano verso Gelb, la maggior parte indossava quei veli trasparenti e i capelli intrecciati. Senza una seconda occhiata Egeanin ne distinse due sulle portantine, affiancate da guardie del corpo. I pensieri disonesti di Gelb non si sarebbero avvicinati a un gruppo di quel numero, o affrontato le loro spade o pugni. Chiunque stessero cacciando non avrebbe avuto più di due o tre uomini con sé, forse, e nessuno armato. Questo sembrava includere tutte le altre donne in vista, che indossassero stracci, abiti di campagna o del tipo aderente che le donne di Tarabon preferivano.
Improvvisamente due di queste donne che parlavano assieme mentre svoltavano una curva lontana catturarono l’attenzione di Egeanin. Con i capelli acconciati in treccine e i veli trasparenti sui volti sembravano di Tarabon, ma erano fuori posto. Quegli abiti sottili e scandalosi, uno verde e l’altro azzurro, erano di seta, non di lino o di lana sottile. Le donne vestite a quel modo viaggiavano sulle portantine, non camminavano, e specialmente non qui. E non portavano delle doghe di botte sulle spalle come se fossero delle mazze.
Eliminando quella con i capelli rosso oro, si concentrò sull’altra. Le treccine nere erano insolitamente lunghe, quasi fino alla vita. A questa distanza, la donna somigliava molto a una sul’dam di nome Surine. Però non era lei. Questa non le sarebbe arrivata oltre il mento.
Imprecando sottovoce Egeanin balzò giù e incominciò a farsi largo nella folla fra lei e Gelb. Se fosse stata fortunata lo avrebbe raggiunto in tempo per farlo fermare. L’idiota. Avido imbecille, cervello di donnola!
«Avremmo dovuto noleggiare due lettighe, Nynaeve» ripeté Elayne, chiedendosi per la centesima volta come facevano le donne di Tarabon a parlare senza che i veli finissero loro in bocca. Sputandolo aggiunse: «Prima o poi dovremo usare queste cose.»
Un tizio dal viso scarno si fermò e andò loro incontro attraverso la folla quando Nynaeve sollevò la doga con fare minaccioso. «È per questo che le abbiamo.» Lo sguardo furioso forse aveva incoraggiato la perdita di interesse dell’uomo. Si toccò le treccine che le scendevano sulle spalle ed emise un verso disgustato; Elayne non sapeva quando l’amica si sarebbe abituata a non avere una sola spessa treccia da tirare. «E i piedi sono fatti per camminare. Come potremmo cercare o fare domande se venissimo portate in giro come maiali in vendita? Mi sentirei una cretina integrale su una di quelle stupide portantine. In ogni caso, mi fido più della mia intelligenza che di uomini che non conosco.»
Elayne era certa che Bayle Domon avrebbe potuto procurare loro uomini fidati. Certamente lo avrebbe fatto il Popolo del Mare; desiderava che il Danzatore delle onde non fosse salpato, ma la Maestra delle Vele e sua sorella erano impazienti di divulgare la notizia del Coramoor a Dantora e Cantorin. Venti guardie del corpo l’avrebbero soddisfatta.
Percepì qualcosa che sfiorava il sacchetto appeso alla cintura, afferrandolo con una mano si voltò di scatto, sollevando la doga. Quelli che le passavano vicino si scansarono, guardandola a malapena mentre si scambiavano gomitate, ma non c’era segno del presunto tagliaborse. Almeno sentì che le monete erano ancora nel sacchetto. Aveva iniziato a portare l’anello con il Gran Serpente e il ter’angreal di pietra ritorta a un cordoncino attorno al collo come Nynaeve, dopo la prima volta che aveva quasi perso il sacchetto. Durante i loro cinque giorni a Tanchico ne aveva ‘persi’ tre. Venti guardie sarebbero state appena giuste. E una carrozza. Con le tendine davanti alle finestre.
Riprendendo a camminare lentamente per la strada accanto a Nynaeve, disse: «Allora non dovremmo indossare questi abiti. Mi ricordo una volta che mi hai infilata nell’abito di una contadina.»
«Sono un buon travestimento,» rispose secca Nynaeve «così ci amalgamiamo nella folla.»
Elayne tirò su con il naso. Come se un abito più semplice non potesse confondersi anche meglio. Nynaeve non avrebbe ammesso che adesso le piaceva indossare preziosi abiti di seta. Elayne desiderava semplicemente che non avesse esagerato. Era vero che ognuno le scambiava per donne di Tarabon — almeno finché non parlavano — ma anche se avessero avuto un colletto di merletto fin sotto il mento, questi drappi aderenti di seta le davano la sensazione di essere più rivelatori di tutti quelli che aveva indossato sino a ora. Certamente più di qualsiasi cosa che avesse indossato in pubblico. Nynaeve, dal canto suo, camminava fra la folla come se nessuno le stesse guardando. Be’, forse nessuno lo stava facendo — non comunque per via dei loro indumenti — ma certo sembrava il contrario.
Le camicie da notte sarebbero state altrettanto decenti. Con le guance roventi cercò di smettere di pensare a come la seta le aderiva addosso. Smettila! È perfettamente decente, lo è! si ripeteva.
«Questa Amys non ti ha detto nulla che potrebbe esserci d’aiuto?»
«Ti ho spiegato cos’ha detto» sospirò Elayne. Nynaeve la aveva tenuta sveglia fino a tardi parlando della sapiente che era assieme a Egwene nel Tel’aran’rhiod la scorsa notte, e l’aveva di nuovo interrogata prima di colazione. Egwene, che aveva i capelli acconciati in due trecce per non si sa quale motivo e che lanciava occhiate imbronciate alla Sapiente, non aveva detto quasi nulla oltre al fatto che Rand stava bene e Aviendha vegliava su di lui. La maggior parte della conversazione era stata condotta da Amys, la donna con i capelli bianchi, una severa lezione sui pericoli del Mondo dei Sogni che aveva riportato Elayne a quando aveva dieci anni e Lini, la vecchia governante, l’aveva sorpresa a sgattaiolare fuori dal letto per rubare i dolci; aveva proseguito poi con una serie di raccomandazioni sulla concentrazione e sul controllo dei pensieri se doveva accedere a Tel’aran’rhiod. Come potevi controllare i pensieri? «Credevo davvero che Perrin fosse con Rand e Mat.» Quella era stata la sorpresa più grande, dopo la comparsa di Amys. Egwene apparentemente credeva che fosse con Nynaeve e lei.
«Lui e quella ragazza probabilmente sono andati da qualche parte dove potrà tornare a essere un pacifico fabbro» osservò Nynaeve, ma Elayne scosse il capo.
«Non penso.» Aveva dei forti sospetti riguardo a Faile, e se erano giusti anche solo in parte, non si sarebbe accontentata di essere la moglie di un fabbro. Sputò nuovamente il velo. Che oggetto stupido.
«Be’, ovunque sia,» aggiunse Nynaeve di nuovo annaspando fra le treccine «spero che stia al sicuro e bene, ma non è qui e non può aiutarci. Hai chiesto ad Amys se conosceva un sistema per usare Tel’aran’rhiod per...»
Un grosso uomo calvo con una giubba marrone consumata si fece largo tra la folla cercando di abbracciarla. La ragazza fece roteare la doga e gliela scagliò sul viso con una forza tale da farlo barcollare indietro, tenendosi il naso che certamente era stato rotto almeno per la seconda volta.