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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Pronti!» gridò Tam, e duecento archi si sollevarono. I giovani uomini con Perrin si misero velocemente in formazione davanti a lui imitando gli adulti, allineandosi con quella stupida bandiera.

Trecento passi. Perrin vedeva chiaramente quelle facce deformi, contorte dalla rabbia e dalla frenesia, come se gli fossero addosso.

«Lanciare!» gridò Tam. Le corde degli archi echeggiarono come un unico schiocco di frusta. Con il doppio fragore di travi contro altre travi coperte di pelle, le catapulte fecero fuoco.

Decine di frecce dalla punta larga piovvero sopra i Trolloc. Le figure mostruose caddero, ma alcune si rialzarono barcollanti e proseguirono, pungolate dai Fade.

Quel corno si fuse con le loro grida gutturali, suonando impaziente per le uccisioni. Le pietre lanciate dalle catapulte caddero sui mostri — ed esplosero in fuoco e frammenti, aprendo varchi fra le masse. Perrin non fu il solo a saltare: allora era quello che stavano facendo le Aes Sedai con le catapulte! Si chiese cosa sarebbe accaduto se avessero fatto cadere una di quelle pietre mentre la caricavano nelle catapulte.

Un’altra serie di frecce ricadde sugli aggressori, poi un’altra e un’altra ancora, ripetutamente, più altre pietre dalle catapulte, anche se più lentamente. Le esplosioni fiammeggianti dilaniavano i Trolloc. Le grandi punte delle frecce grandinavano su di loro. E questi venivano avanti, gridando, ululando, cadendo e morendo, ma sempre correndo avanti. Adesso erano vicini, abbastanza da far sparpagliare gli arcieri, i quali non scagliavano più le frecce a pioggia ma puntavano bersagli precisi. Gli uomini gridavano furiosi in faccia alla morte mentre scagliavano le frecce.

A un certo punto non vi furono più Trolloc in piedi. Solo un Fade, coperto di frecce ma che ancora si agitava alla cieca. Le grida acute del cavallo morente del Myrddraal competevano con i lamenti e le grida dei Trolloc abbattuti e agonizzanti. Finalmente il corno aveva smesso di suonare. Di tanto in tanto nel campo cosparso di ceppi un Trolloc si alzava e ricadeva. Sotto tutto a quel rumore Perrin poteva sentire gli uomini affannati quasi avessero corso per quindici chilometri. Anche il suo cuore sembrava battere all’impazzata.

Di colpo qualcuno gridò «Urrà!» e allora gli uomini incominciarono a fare capriole e a gridare euforici, agitando sopra le teste gli archi o qualsiasi altra cosa avessero in mano e lanciando i cappelli in aria. Le donne uscirono subito da casa, ridendo e acclamando, e i bambini celebravano e danzavano con gli uomini. Alcuni giunsero di corsa per afferrare Perrin per una mano e stringerla.

«Ci hai guidati a una grande vittoria, ragazzo mio» gli disse Bran sorridendo. Aveva l’elmetto di metallo di traverso sulla testa. «Immagino che non dovrei più chiamarti così. Una grande vittoria, Perrin.»

«Non ho fatto nulla» protestò. «Me ne sono semplicemente rimasto seduto a cavallo, siete stati voi.» Bran non lo stava ascoltando, come gli altri.

Imbarazzato Perrin rimase seduto dritto in sella, facendo finta di osservare il campo, e dopo un po’ lo lasciarono da solo.

Tam non si era unito ai festeggiamenti, era rimasto vicino alla staccionata a studiare i Trolloc. Nemmeno i Custodi ridevano. Le sagome vestite di cotta di maglia nera coprivano il suolo fra i bassi ceppi. Potevano essere cinquecento. Forse meno. Alcuni potevano essere scappati fra gli alberi. Nessuno giaceva più vicino di cinquanta passi dal recinto. Perrin trovò gli altri due Fade che si dibattevano a terra. Questo valeva per tutti e tre: prima o poi avrebbero ammesso di essere morti.

La gente dei Fiumi Gemelli acclamò tuonante per lui «Perrin Occhidoro! Urrà! Urrà! Urrà!»

«Dovevano sapere» mormorò. Faile lo guardò con aria interrogativa. «I Mezzi Uomini dovevano sapere che questo attacco non avrebbe funzionato. Guarda. Anche io posso vederlo adesso, devono essersene accorti fin dall’inizio. Se questo era tutto quello che avevano, perché ci hanno provato? E se là fuori ci sono più Trolloc, perché non sono venuti? Se fossero stati il doppio avremmo dovuto combatterli al recinto. Forse sarebbero riusciti a entrare nel villaggio.»

«Hai un buon occhio» gli disse Tomas, avvicinandosi a cavallo. «Questa era una prova. Per vedere se sareste crollati davanti a una carica, forse per vedere con quale velocità reagivate, o come erano organizzate le vostre difese, o forse qualcosa a cui non ho pensato, ma pur sempre una prova. Adesso hanno visto.» Indicò il cielo, dove un corvo solitario volava sopra al campo. Un corvo normale sarebbe atterrato per mangiare dai cadaveri. L’uccello completò un ultimo giro e si diresse verso la foresta. «Il prossimo attacco non sarà immediato. Ho visto due o tre Trolloc raggiungere la foresta, per cui spargeranno parola sull’accaduto. I Mezzi Uomini dovranno riuscire a convincerli che hanno più paura dei Myrddraal che di morire. L’attacco in ogni caso giungerà, e di certo sarà più forte di questo. Dipenderà da quanti Trolloc i Senza Volto si sono portati attraverso le Vie.»

Perrin fece una smorfia. «Luce! Cosa facciamo se sono diecimila?»

«È improbabile» intervenne Verin, facendosi avanti per carezzare il cavallo di Tomas sul collo. Il cavallo da combattimento si lasciò toccare mite. «Almeno non ancora. Nemmeno un Reietto può muovere al sicuro un gruppo così grande attraverso le Vie, almeno penso. Un uomo da solo rischia la morte o la pazzia fra due Porte delle Vie vicine, ma... diciamo... mille uomini, o mille Trolloc, molto probabilmente in pochi minuti attirerebbero Machin Shin, una vespa mostruosa attratta verso un vaso di miele. È molto più probabile che si muovano a gruppi di dieci o venti, al massimo cinquanta, e i gruppi sono distanziati. Naturalmente rimane la domanda di quanti gruppi abbiano portato e con che intervallo. E comunque ne perderebbero alcuni. Può darsi che la progenie dell’Ombra attiri Machin Shin meno degli umani, però... hmmrn. Pensiero affascinante. Mi chiedo se...» Dando qualche colpetto sulla gamba di Tomas come aveva fatto con il cavallo si voltò per andare via, già persa nei suoi studi. Il Custode spronò il cavallo appresso a lei.

«Se cavalchi anche un passo vicino al Bosco Occidentale» gli ingiunse con calma Faile «ti trascino indietro alla locanda per un orecchio e ti infilo nel letto di persona.»

«Non ci stavo pensando» mentì Perrin, facendo girare Stepper per volgere le spalle alla foresta. Un uomo e un Ogier forse potevano passare inosservati e giungere sani e salvi alle montagne. Avrebbero potuto. Le Porte delle Vie dovevano essere bloccate per sempre se volevano dare a Emond’s Field una possibilità. «Mi hai convinto a non farlo, ricordi?» Un altro uomo poteva trovarli, sapendo dov’erano. Tre paia di occhi potevano fare una guardia migliore di due, soprattutto se un paio erano i suoi, e certamente qui non stava combinando nulla. I suoi indumenti pieni di paglia e piazzati in groppa a Stepper avrebbero avuto lo stesso effetto.

Di colpo sopra alle grida e il trambusto che lo circondavano sentì delle grida secche, un clamore proveniente da sud, vicino alla Vecchia strada. «Ha detto che non sarebbero tornati presto!» gridò Perrin, affondando i talloni nei fianchi di Stepper.

45

La spada del Calderaio

Galoppando attraverso il villaggio con Faile alle costole, Perrin trovò gli uomini dal lato meridionale raggruppati a osservare i campi aperti imprecando, alcuni con gli archi parzialmente in tiro. Due carri bloccavano l’apertura della Vecchia Strada nella palizzata. Il muretto di pietre più vicino ancora in piedi, che delimitava un campo di tabacco, si trovava a circa cinquecento passi di distanza, con niente in mezzo di più alto che delle piantine di orzo. Dal terreno circostante spuntavano frecce come se fossero erbaccia. In lontananza vedeva alzarsi pennacchi di fumo, circa una dozzina o più, alcuni abbastanza grandi per nascere da campi incendiati.

Cenn Buie era lì, con Hari e Darril Coplin. Bili Congar teneva un braccio attorno alla spalla del cugino Wit, il marito ossuto di Daise, che palesemente desiderava che Bili non respirasse nella sua direzione. Nessuno odorava di paura, solo eccitazione. E Bili di birra. Almeno dieci uomini contemporaneamente provarono a raccontargli cosa era successo, alcuni parlavano a voce più alta di altri.

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