L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Faile lo prese per l’altro braccio.
«Trolloc!» Il grido dall’esterno giunse attutito dalle mura, seguita da una dozzina di voci. «Trolloc! Trolloc!»
«Questo oggi non deve riguardarti» disse comare al’Vere, ferma e dolce allo stesso tempo. Aveva voglia di digrignare i denti. «Le Aes Sedai se ne occuperanno senza problemi. In un giorno o due ti rimetteremo in piedi. Vedrai.»
«Il mio cavallo» disse Perrin cercando di liberarsi. Le due donne avevano una buona presa sulle maniche della giubba e tetto quello che ottenne fu di farle andare avanti e indietro. «Per amore della Luce, volete smettere di tirarmi e lasciarmi andare a prendere il cavallo? Lasciatemi andare.»
Guardandolo in faccia Faile sospirò e gli lasciò il braccio. «Comare al’Vere, potresti far sellare il suo cavallo e farlo condurre qui davanti?»
«Ma, mia cara, ha davvero bisogno...»
«Per favore, comare al’Vere» insisté Faile con fermezza. «E anche il mio.» Le due donne si guardarono come se Perrin non esistesse. Alla fine comare al’Vere annuì.
Perrin la guardò cupo mentre si affrettava ad attraversare la sala comune e svaniva verso la cucina e la stalla. Cosa aveva detto Faile di diverso da quello che aveva detto lui? Rivolgendole l’attenzione le chiese: «Perché hai cambiato idea?»
Mettendogli a posto la camicia Faile borbottò. Senza dubbio in teoria lui non doveva sentire abbastanza bene da capire. «Non posso dire ‘devi’, giusto? Se è troppo ostinato per vedere come stanno le cose, devo guidarlo con miele e sorrisi, devo, no?» Gli lanciò un’occhiata senza dubbio priva di miele, quindi di colpo mutò in un sorriso così dolce che Perrin quasi arretrò. «Cuor mio» stava quasi tubando, sempre sistemandogli la camicia. «Qualsiasi cosa stia accadendo là fuori, spero che resterai in sella e il più lontano possibile dai Trolloc. Non credo che tu possa ancora affrontarne uno, vero? Forse domani. Ti prego di ricordarti che sei un generale, un comandante, e un simbolo per la tua gente come quella bandiera là fuori. Se vai dove la gente può vederti, solleverai il morale di tutti. Ed è molto più facile vedere di cosa c’è bisogno e dare ordini se non sei nella mischia.» Raccogliendo la cintura da terra gliela avvolse attorno alla vita, sistemando con cautela l’ascia sul fianco. Batté addirittura gli occhi! «Ti prego, dimmi che farai almeno quello. Per favore?»
Aveva ragione. Non avrebbe resistito due minuti contro un Trolloc. Probabilmente due secondi contro un Fade. E per quanto odiasse ammetterlo, non avrebbe resistito per tre chilometri in sella inseguendo Loial e Gaul. Sciocco Ogier. Sei uno scrittore, non un eroe, pensò. «Va bene» rispose. Fu pervaso da un impulso malizioso. Il modo in cui lei e comare al’Vere avevano parlato di lui, e battere gli occhi come se fosse stato uno sciocco. «Non posso rifiutarti nulla quando sorridi così graziosamente.»
«Ne sono contenta.» Sempre sorridendo gli spazzolò la giubba, piluccando dei fili che lui non poteva vedere. «Perché se lo fai e riesci a sopravvivere, ti farò quello che mi hai fatto il primo giorno nelle Vie. Non credo che tu sia abbastanza forte per fermarmi.» Quel sorriso si irradiò, primaverile e dolce. «Mi hai capita?»
Perrin rise pur non volendo. «Sembra che sia meglio se lascio che mi uccidano.» A Faile non sembrò così divertente.
Hu e Tad, i magri stallieri, guidarono Stepper e Rondine davanti all’uscita posteriore non appena Perrin e Faile uscirono. Tutti gli altri sembravano riuniti all’altra estremità del villaggio, oltre al prato, pieno di pecore, mucche e oche e quella bandiera bianca e rossa con la testa di lupo che sventolava nella brezza mattutina. Non appena furono a cavallo, gli stallieri corsero in quella direzione, senza una parola.
Qualsiasi cosa stesse accadendo, chiaramente non era un attacco. Poteva vedere donne e bambini fra la folla, e le grida «Trolloc» erano mutate in un mormorio come un’eco delle oche. Perrin cavalcava lentamente, non volendo ondeggiare in sella; Faile manteneva Rondine vicino a lui, guardandolo. Se cambiava idea senza motivo, poteva farlo ancora e lui non voleva discutere sul fatto se doveva o no trovarsi lì.
Tra la folla schiamazzante c’era tutta Emond’s Field, abitanti del villaggio e contadini, tutti spalla a spalla, ma li lasciarono passare quando videro di chi si trattava. Il suo nome entrò nel brusio, di solito unito a ‘Occhidoro’. Sentì anche la parola ‘Trolloc,’ ma in toni più meravigliati che spaventati. In groppa a Stepper aveva una buona visuale delle loro teste.
La massa di gente arrivava fin oltre le ultime case al margine dei pali acuminati. Il limitare della foresta, circa seicento passi oltre un campo di ceppi quasi ad altezza del terreno, era calmo e non c’erano uomini con le asce. Quegli uomini erano raccolti attorno ad Alanna e a Verin, e due di loro a torso nudo e sudati. Jon Thane, il mugnaio, si stava pulendo una macchia di sangue dalle costole e teneva una lanterna davanti al petto in modo da poter vedere cosa stessero facendo le sue mani. Alanna si sollevò dall’altro uomo, un tipo dai capelli grigi che Perrin non conosceva, che saltava e ballava quasi come se non credesse di poterlo fare. Lui e il mugnaio guardavano le Aes Sedai con soggezione.
Il gruppo attorno alle Aes Sedai era troppo fitto per fare largo a Stepper e Rondine, ma c’erano dei piccoli vuoti attorno a Ihvon e Tomas, da entrambi i lati dei cavalli da combattimento. La gente non voleva avvicinarsi troppo a quegli animali dagli occhi selvaggi, che sembravano aspettare solo l’occasione per mordere o travolgere qualcuno.
Perrin riuscì ad avvicinare Tomas senza troppi problemi.
«Cosa è successo?»
«Un Trolloc. Soltanto uno.» Malgrado il tono da conversazione del Custode dai capelli grigi, gli occhi scuri non restavano fermi su Perrin e Faile, ma controllavano anche Verin al margine degli alberi. «Di solito da soli non sono molto intelligenti. Maliziosi, ma non furbi. Il gruppo che stava abbattendo gli alberi lo ha fatto fuori prima che potesse fare troppo danno.
Fra gli alberi apparvero le due donne aiel che correvano con gli shoufa avvolti attorno alle teste e velate, per cui non riusciva a distinguerle fra loro. Rallentarono per infilarsi fra i pali acuminati, quindi passarono con destrezza attraverso la folla, con la gente che si allargava il più possibile pur essendo così schiacciata. Quando raggiunsero Faile si erano tolte il velo, e la ragazza si abbassò per ascoltare.
«Forse cinquecento Trolloc» le riferì Bain «probabilmente non più di due o tre chilometri alle nostre spalle.» La voce era pacata, ma gli occhi azzurri brillavano di impazienza. Come anche quelli grigi di Chiad.
«Come mi aspettavo» osservò con calma Tomas. «Quello probabilmente si era allontanato dal gruppo principale nella speranza di trovare cibo. Il resto penso che giungerà presto.» Le Fanciulle annuirono.
Perrin gesticolò costernato verso il gruppo di gente. «Allora loro non dovrebbero essere qua fuori. Perché non li hai mandati via?»
Fu Ihvon, facendo avanzare il cavallo grigio tra la folla, a rispondere. «Non sembra che la tua gente voglia ascoltare dei forestieri, non quando possono guardare delle Aes Sedai. Suggerisco di provarci tu.»
Perrin era certo che quegli uomini avrebbero potuto imporre l’ordine se ci avessero provato sul serio. Verin e Alanna avrebbero potuto certamente farlo. Allora perché hanno atteso per lasciare a me l’incarico, se si aspettano l’arrivo dei Trolloc? si chiese. Sarebbe stato facile spiegare tutto con il ta’veren — facile e stupido. Ihvon e Tomas non si sarebbero lasciati ammazzare dai Trolloc — o Verin e Alanna — per il desiderio che un ta’veren dicesse loro cosa fare. Le Aes Sedai lo stavano manovrando, mettendo tutti a rischio, forse anche loro stesse. Ma per quale possibile scopo? Perrin incontrò lo sguardo di Faile e la ragazza annuì leggermente, come se sapesse cosa stava pensando.
Non aveva tempo di scoprirlo adesso. Osservando la folla vide Bran al’Vere, che parlava con Tam al’Thor e Abell Cauthon. Il sindaco aveva una lancia appoggiata alla spalla e un elmetto ammaccato in testa. Indossava anche un giustacuore di pelle coperto di dischi di metallo. I tre uomini guardarono in alto quando Perrin fece avanzare Stepper tra la folla per recarsi da loro. «Bain dice che i Trolloc si stanno dirigendo da questa parte e i Custodi ritengono che potremmo essere attaccati presto.» Dovette gridare a causa dell’incessante brusio delle voci. Alcuni di quelli più vicini sentirono e rimasero in silenzio, il silenzio si propagava a onde sulle parole ‘Trolloc’ e ‘attacco’.