Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » L'ascesa dell'Ombra
L'ascesa dell'Ombra - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L'ascesa dell'Ombra

Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:

L'ascesa dell'Ombra
1 ... 210 211 212 213 214 215 216 217 218 ... 298
Перейти на страницу:

Nela al’Caar lo guardò male, lanciò indietro la testa e la treccia grigia ondeggiò. Per un attimo pensò che gli avrebbe staccato il naso per essersi rivolto a lei in quel modo. Desiderava quasi che lo facesse, tanto per cambiare, visto che tutti volevano sapere da lui cosa dovessero fare. «Certo che conosco i bambini» rispose. «Voglio solo assicurarmi che venga fatto nel modo che desideri. Quello è ciò che faremo.»

Sospirando attese che la donna se ne andasse prima di dirigere Stepper verso la locanda della Fonte del Vino. Due o tre voci lo chiamarono, ma si rifiutò di ascoltarle. Qual era il problema di questa gente? La gente dei Fiumi Gemelli non si comportava così. Certamente non a Emond’s Field. Voleva dire sempre la sua. Prima di decidere qualcosa, di solito dovevano esplodere infinite discussioni davanti al Consiglio del Villaggio, o fra gli elementi del Consiglio stesso. E se la Cerchia delle Donne pensava di essere più circospetta, non c’era un uomo che non sapesse decifrare una donna con le labbra serrate che procedeva a lunghi passi con la treccia che si agitava come la coda di un gatto arrabbiato.

Cosa voglio? pensò furioso. Quello che voglio è qualcosa da mangiare, da qualche parte dove nessuno mi farfugli nell’orecchio. Smontando da cavallo davanti alla locanda inciampò e pensò che avrebbe potuto aggiungere un letto a quella breve lista. Solo mezzogiorno, con Stepper che aveva fatto tutto il lavoro e lui era già debole. Forse dopotutto Faile aveva ragione. Forse seguire Loial e Gaul era davvero un’idea sbagliata.

Quando entrò nella sala comune, comare al’Vere gli rivolse un’occhiata e lo spinse su una sedia con un sorriso materno. «Puoi anche smettere di dare ordini per un po’» disse con fermezza. «Emond’s Field può benissimo sopravvivere un’ora da sola mentre mangi qualcosa.» La donna se ne andò prima ancora che Perrin riuscisse a rispondere che Emond’s Field poteva benissimo sopravvivere senza di lui, punto e basta.

La sala era quasi vuota. Natti Cauthon era seduta a un tavolo, stava arrotolando le bende e sistemandole in una pila davanti a sé, ma allo stesso tempo teneva d’occhio le figlie attraverso la stanza, anche se entrambe erano abbastanza grandi da portare la treccia. Il motivo era abbastanza chiaro. Bode ed Eldrin erano sedute accanto ad Aram, e cercavano di persuadere il Calderaio a mangiare. Imboccandolo per la verità e anche pulendogli il mento. Dal modo in cui gli sorridevano, Perrin era sorpreso che Natti non sedesse con loro, trecce o no. Supponeva che il ragazzo fosse di bell’aspetto, forse anche più attraente di Wil al’Seen. Bode ed Eldrin certamente sembravano di quell’opinione. Dal canto suo Aram occasionalmente sorrideva — erano belle ragazze in carne, avrebbe dovuto essere cieco per non accorgersene, e Perrin non credeva che Aram fosse cieco davanti a una bella ragazza — ma deglutiva a malapena senza posare lo sguardo sgranato sulle lance e i bastoni appoggiati contro la parete. Per i Tuatha’an doveva essere una vista orribile.

«Comare al’Vere ha detto che finalmente ti sei stancato di stare in sella» incominciò Faile, apparendo dalla porta della cucina.

Sorprendentemente indossava un lungo grembiule bianco come quello di Marin, aveva le maniche arrotolate sopra i gomiti e farina sulle mani. Come se se ne fosse appena accorta, si tolse il grembiule pulendosi rapidamente le mani e lo appoggiò sullo schienale della sedia. «Non ho mai impastato nulla prima d’ora» osservò, abbassandosi le maniche mentre si univa a lui. «Però è divertente. Forse mi piacerebbe farlo ancora, prima o poi.»

«Se non lo farai» rispose Perrin «dove ci procureremo il pane? Non intendo trascorrere tutta la vita a viaggiare, comprando i pasti o mangiando ciò che catturo o caccio con l’arco o la fionda.»

Faile sorrise come se Perrin avesse detto qualcosa di soddisfacente, anche se lui non riusciva a capire cosa. «Ci penserà la cuoca, chiaramente. O meglio, una delle sue aiutanti, ma la cuoca controllerà il lavoro.»

«La cuoca» ripeté Perrin scuotendo il capo. «Una delle sue aiutanti. Naturalmente. Perché non ci ho pensato?»

«Cosa ti prende, Perrin? Sembri preoccupato. Non credo che potrebbero esserci difese migliori a meno di avere un muro fortificato.»

«Non è quello. Faile, questa storia di Perrin Occhidoro sta sfuggendo di mano a tutti. Non so chi pensano io sia, ma continuano a chiedermi cosa fare, o se va bene quello che hanno deciso, quando sanno già cosa va fatto, se ci pensano per almeno due minuti.»

Faile lo studiò a lungo con quegli scuri occhi a mandorla pensierosi, quindi disse: «Quanti anni sono trascorsi da quando la regina di Andor ha governato da queste parti?»

«La regina di Andor? Non lo so. Forse un centinaio di anni. Duecento. Che cosa c’entra con tutto il resto?»

«Questa gente non ricorda come comportarsi con una regina — o un re. Stanno cercando di scoprirlo. Devi essere paziente con loro.»

«Un re?» esclamò flebilmente. Lasciò cadere la testa sulle braccia appoggiate al tavolo. «Oh, Luce!»

Ridendo piano, Faile gli arruffò i capelli. «Be’, forse non un re. Dubito molto che Morgase approverebbe. Un condottiero, più probabilmente. Ma sono certa che approverebbe un uomo che le ha riportato le terre che il trono non ha controllato per cento anni o più. Certamente di quell’uomo farebbe un lord. Perrin della casata Aybara, lord dei Fiumi Gemelli. Suona bene.»

«Non c’è bisogno di nessun lord nei Fiumi Gemelli» gridò contro il tavolo. «O re o regine. Siamo un popolo libero!»

«Anche gli uomini liberi possono avere bisogno di seguire qualcuno» rispose gentilmente Faile. «Gli uomini vogliono credere in qualcosa di più grande di loro, qualcosa di più largo dei loro campi. Per questo esistono le nazioni, Perrin, e i popoli. Anche Raen e Ila si vedono come parte di una totalità che va oltre i loro carri. Ne hanno persa la maggior parte, hanno visto morire amici e parenti, ma altri Tuatha’an ancora cercano la canzone e lo faranno anche loro, perché appartengono a qualcosa di più di qualche carro.»

«Chi è il proprietario?» chiese di colpo Aram.

Perrin sollevò il capo. Il giovane Calderaio stava in piedi e fissava a disagio le lance appoggiate al muro. «Appartengono a chiunque ne voglia una, Aram. Nessuno ti farà del male con una di esse, credimi.» Non era certo che Aram gli credesse, non a giudicare dal modo in cui aveva iniziato a camminare lentamente attorno alla stanza con le mani in tasca, lanciando occhiate di traverso alle lance e alle alabarde.

Perrin fu più che grato di mangiare quando Marin gli portò un piatto di oca arrosto affettata, con rape e piselli e dell’ottimo pane croccante. Almeno, ci si sarebbe tuffato se Faile non gli avesse legato un tovagliolo ricamato a fiori attorno al collo e non gli avesse tolto le posate di mano. Sembrava trovare divertente l’idea di nutrirlo, come avevano fatto Bode ed Eldrin con Aram. Le ragazze Cauthon gli sorrisero e anche Natii e Marin avevano dei sorrisetti sul volto. Perrin non capiva cosa ci fosse di così divertente. Desiderava accontentare Faile, anche se da solo avrebbe fatto meglio. Lei continuava a fargli allungare il collo per mangiare il boccone sulla forchetta.

Aram girò lentamente tre volte intorno nella stanza prima di fermarsi in fondo alle scale, fissando il barile di spade scompagnate. Quindi si sporse in avanti e ne prese una, sollevandola goffamente. L’elsa ricoperta di pelle era abbastanza lunga da essere impugnata con entrambe le mani. «Posso usarla?» chiese.

Perrin quasi si strozzò.

Alanna apparve in cima alle scale assieme a Da. La donna Tuatha’an sembrava affaticata, ma il livido sul viso era sparito. «... La cosa migliore è dormire» stava spiegando l’Aes Sedai. «È la violenta emozione mentale che crea il grosso del problema e quella non posso guarirla.»

Gli occhi di Ha si posarono sul nipote, su ciò che impugnava, e gridò come se l’avesse trafitta con quella lama. «No, Aram! Nooooo!» Quasi cadde nella fretta di scendere le scale e lanciarsi contro Aram, cercando di togliergli la spada dalle mani. «No, Aram,» ansimava «non devi. Posala. La Via della Foglia. Non devi! La Via della Foglia! Ti prego, Aram! Ti prego!»

1 ... 210 211 212 213 214 215 216 217 218 ... 298
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)