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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«I Trolloc hanno provato a entrare anche da questa parte» gridò Hari Coplin «ma gli abbiamo dato una lezione, vero?» Insieme ai mormorii di approvazione ci fu chi sembrava dubbioso e cambiava posizione a disagio.

«Anche qui abbiamo degli eroi» aggiunse Darl ad alta voce. «Non sono solo i tuoi alla foresta.» Più grande del fratello, aveva lo stesso viso sottile da donnola dei Coplin, le stesse labbra serrate quasi avesse appena morso un cachi stucchevole. Quando pensava che Perrin non vedesse gli rivolse un’occhiata velenosa. Non significava necessariamente che desiderasse sul seno di essersi trovato nel combattimento al Bosco Occidentale. Darl, Hari e la maggior parte dei familiari credevano sempre di venire imbrogliati, in qualsiasi situazione.

«Dobbiamo brindare!» annunciò il vecchio Bili, quindi divenne serio quando vide che nessuno si univa a lui. Una testa si sollevò velocemente da dietro al muretto in lontananza per poi ridiscendere immediatamente, ma non prima che Perrin vedesse una giubba giallo acceso.

«Non sono Trolloc» gridò disgustato. «Calderai! Stavate scagliando frecce contro i Tuatha’an. Rimuovete questi carri!» In piedi sulle staffe si mise le mani a coppa davanti alla bocca. «Potete venire!» gridò «è tutto a posto. Nessuno vi farà del male! Ho detto di spostare quei carri!» scattò contro gli uomini che stavano in piedi attorno a lui fissandolo. Scambiare dei Calderai, per dei Trolloc! «E andate a recuperare le frecce, prima o poi ne avrete davvero bisogno.» Lentamente alcuni si mossero per ubbidire e Perrin gridò ancora. «Nessuno vi farà del male! È tutto a posto! Avanti!» I carri si spostarono da entrambi i lati, con gli assi che scricchiolavano bisognosi di grasso.

Alcuni Tuatha’an vestiti con colori sgargianti si arrampicarono sopra al muretto, poi altri si unirono e si avviarono esitanti verso il villaggio, con i piedi doloranti e quasi correndo, spaventati quasi allo stesso modo da ciò che avevano di fronte e da ciò che si erano lasciati alle spalle. Si riunirono assieme alla vista degli uomini che uscivano di corsa dal villaggio, sull’orlo di fare dietrofront anche quando gli abitanti dei Fiumi Gemelli li oltrepassarono guardandoli incuriositi, per andare a raccogliere le frecce da terra. Comunque proseguirono.

Perrin si raggelò. Venti uomini e donne, alcuni con bambini piccoli e un gruppetto più grandi, anch’essi di corsa, gli abiti sgargianti tutti laceri e macchiati di terra. Alcuni di sangue, si accorse quando si avvicinarono. Quello era tutto. Su quanti carri? Almeno c’era Raen, scomposto come se fosse stupito di essere trascinato da Ila, che aveva un lato del viso completamente livido e gonfio. Almeno loro erano sopravvissuti.

Vicino all’apertura i Tuatha’an si fermarono, fissando incerti la palizzata acuminata e l’ammasso di uomini armati. Alcuni dei bambini si accostarono agli adulti e nascosero il volto fra gli abiti. Odoravano di paura, di terrore. Faile smontò da cavallo e corse loro incontro, ma anche se Ila la stava abbracciando non fece un solo passo per avvicinarsi. La donna più anziana sembrava trarre conforto dalla presenza di quella più giovane.

«Non vi faremo del male» ripeté Perrin. Avrei dovuto farli venire. Che la Luce mi folgori, avrei dovuto! Pensò. «Siete i benvenuti ai nostri fuochi.»

«Calderai» Hari distorse la bocca con fare sprezzante. «Che cosa abbiamo a che fare con un gruppo di Calderai ladri? Prenderanno tutto quello che non è inchiodato.»

Darl aprì la bocca per supportare la teoria di Hari, ma prima che riuscisse a parlare qualcuno dalla folla gridò: «Anche tu, Hari! E ti ruberesti anche i chiodi, tu!» Le risate che seguirono fecero tenere chiusa la bocca a Darl. Non furono in molti a ridere, e quelli che lo fecero guardarono i Tuatha’an infangati e abbassarono lo sguardo a disagio.

«Hari ha ragione!» gridò Daise Congar facendosi largo a forza e spingendo gli uomini fuori dalla sua strada. «I Calderai rubano e non solo oggetti! Rapiscono anche i bambini!» Dirigendosi verso Cenn Buie agitava un dito spesso come il pollice di Cenn proprio sotto al suo naso. L’uomo arretrò quanto poteva fra la folla, la donna era più alta di lui e molto più pesante. «Tu dovresti fare parte del Consiglio del Villaggio, ma se non vuoi dare ascolto alla Sapiente trascinerò la Cerchia delle Donne in questa faccenda e ci prenderemo cura di tutto.» Alcuni degli uomini annuirono mormorando qualcosa.

Cenn si grattò la testa dai capelli radi e guardò storto la Sapiente «Aaah... be’... Perrin,» disse piano con quella voce graffiante «i Calderai hanno una brutta reputazione, lo sai, e...» si interruppe balzando indietro mentre Perrin faceva voltare Stepper di scatto per fronteggiare la gente dei Fiumi Gemelli.

Un gruppo considerevole si allontanò dalla bestia, ma a Perrin non importava. «Non cacceremo via nessuno» rispose con voce tesa. «Neanche uno! O volete mandare i bambini in bocca ai Trolloc?» Uno dei bambini dei Tuatha’an cominciò a piangere, un gemito tagliente, e Perrin desiderò aver tenuto la bocca chiusa, ma Cenn divenne rosso come una barbabietola e anche Daise sembrava sconcertata.

«Ma è naturale che li faremo entrare» rispose l’impagliatore rauco. Aggirò Daise tutto affannato come un gallo magro pronto a combattere un mastino. «E se vuoi coinvolgere la Cerchia delle Donne, il Consiglio del Villaggio vi metterà tutte a tacere! Vedrai se non lo facciamo!»

«Sei sempre stato un vecchio sciocco, Cenn Buie» sbuffò Daise. «Credi davvero che ti lasceremmo mandare dei bambini là fuori per i Trolloc?» Cenn agitò furiosamente la mandibola, ma prima che riuscisse a profferire parola Daise gli appoggiò una mano sul torace e lo spinse di lato. Sorridendo si incamminò fuori dai Tuatha’an e cinse Ila per confortarla. «Vieni con me, e io farò in modo che vengano offerti a tutti un bagno caldo e un posto dove dormire. Ogni casa è affollata, ma troveremo una sistemazione per ognuno. Venite.»

Marin al’Vere si fece avanti velocemente fra la folla, come anche Alsbet Luhan, Natii Cauthon, Neysa Ayellin e altre donne, prendendo in braccio i bambini o cingendo le donne Tuatha’an, facendole muovere e rimproverando gli uomini dei Fiumi Gemelli per farli spostare. Non che qualcuno adesso fosse recalcitrante, ci volle solo un po’ per così tante persone per farsi da parte e aprire un varco.

Faile lanciò a Perrin uno sguardo di ammirazione, ma lui scosse il capo. Questo non era opera di un ta’veren. La gente dei Fiumi Gemelli forse a volte aveva bisogno di essere indirizzata nella giusta direzione, ma riusciva a vederla quando era corretta. Anche Hari Coplin, osservando i Calderai che venivano portati nel villaggio, non sembrava acido come era stato. Be’, non molto. Non aveva senso aspettarsi un miracolo.

Camminando dinoccolato Raen guardò Perrin confuso. «La Via della Foglia è quella giusta. Tutte le cose muoiono quando giunge il loro momento, e...» Si interruppe come se non ricordasse cosa aveva iniziato a dire.

«Sono arrivati la scorsa notte» proseguì Ila, bofonchiando per via del viso gonfio Gli occhi della donna erano vitrei quasi quanto quelli del marito. «I cani avrebbero potuto aiutarci a fuggire, ma i Figli hanno ucciso tutti i cani, e... non c’era nulla che potessimo fare.» Alle sue spalle Aram rabbrividì nella giubba a strisce gialle, fissando tutti gli uomini armati. Adesso la maggior parte dei bambini dei Calderai stava piangendo.

Perrin aggrottò le sopracciglia guardando il fumo che sorgeva a sud. Voltandosi sulla sella ne vide altro sorgere a nord e a est. Anche se la maggior parte rappresentava abitazioni ormai abbandonate, i Trolloc avevano avuto una serata impegnativa. Quanti ce ne volevano per incendiare tutte quelle fattorie, anche correndo fra una e l’altra e impiegandoci non più di quello che serviva a lanciare una torcia in una casa vuota o un campo incustodito? Forse tanti quanti ne avevano uccisi oggi. Cosa gli diceva tutto questo riguardo al numero di Trolloc già presenti nei Fiumi Gemelli? Non sembrava possibile che una sola banda avesse combinato tutto questo, incendiare tutte quelle case e distruggere i carri dei Girovaghi.

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