L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Stranamente si inchinarono goffi — Dav piegando la gamba e sembrando un idiota assoluto — mormorando le loro scuse — per lei, non per lui! — e si voltarono per andare via. La loro partenza fu ritardata dall’arrivo di Loial, che si inchinò per passare sotto alla porta sfiorando l’architrave con i capelli ispidi. Fissarono l’Ogier quasi come se lo vedessero per la prima volta — quindi lanciarono un’occhiata a Faile e andarono via subito. Quel freddo sguardo da lady funzionava.
Quando Loial si raddrizzò, la testa era vicina al soffitto. Le grandi tasche della giubba avevano la solita forma squadrata dei libri, ma aveva in mano una grande ascia. Il manico era lungo quanto lui era alto e la lama, a foggia di ascia per la legna, era grande almeno quanto l’ascia da combattimento di Perrin. «Sei ferito» esplose non appena lo vide. «Mi hanno detto che eri tornato ma non che eri ferito, o sarei venuto più in fretta.»
L’ascia fece sobbalzare Perrin. Fra gli Ogier ‘mettere un manico lungo all’ascia’ significava essere frettolosi o arrabbiati — sembrava che per gli Ogier le due cose fossero simili per motivi non chiari. Loial pareva irritato, aveva le orecchie pelose tirate indietro, lo sguardo tanto accigliato che le sopracciglia gli scendevano sulle guance. Senza dubbio perché doveva abbattere gli alberi. Perrin voleva parlare con lui da solo e scoprire se aveva visto altro riguardo ad Alanna. O a Verin. Si strofinò il viso e fu stupefatto di trovarlo asciutto, si sentiva come se dovesse sudare.
«È anche testardo» aggiunse Faile. girandosi verso Perrin con lo stesso sguardo imperioso che aveva usato con Dav, Elam ed Ewin. «Dovresti essere a letto. Dov’è Alanna, Verin? Se è in grado di guarirlo, dov’è?»
«Verrà» L’Aes Sedai non alzò lo sguardo. Era immersa nel suo libretto, con lo sguardo concentrato e pensieroso e la penna appoggiata di lato.
«Dovrebbe comunque stare a letto!»
«Avrò tempo per quello» rispose Perrin fermamente. Le sorrise per addolcire la durezza della risposta, ma tutto quello che ottenne fu farle assumere un’espressione preoccupata e mormorare: «Testardo.» Non poteva chiedere a Loial dell’Aes Sedai davanti a Verin, ma c’era qualcos’altro almeno della stessa importanza. «Loial, le Porte delle Vie sono state sbloccate e i Trolloc le stanno attraversando. Come può essere?»
L’ogier aggrottò la fronte e abbassò le orecchie ancor di più. «È colpa mia, Perrin» rombò dolorosamente. «Ho lasciato entrambe le foghe di Avendesora all’esterno. Questo ha bloccato le Porte delle Vie dall’interno, ma dall’esterno chiunque poteva entrare. Le Vie sono rimaste all’oscuro per molte generazioni, ma siamo stati noi a crearle. Non sono riuscito a distruggere le Porte. Mi dispiace Perrin. È tutta colpa mia.»
«Non credevo che le Porte delle Vie potessero essere distrutte» intervenne Faile.
«Non intendevo esattamente distruggere.» Loial si appoggiò all’ascia dal manico lungo. «Una volta ne fu distrutta una, meno di cinquecento anni dopo la Frattura, secondo quanto scrive Damelle, figlia di Ala, figlia di Soferra, perché la Porta era vicino uno stedding caduto nella Macchia. Ci sono due o tre Porte disperse nella Macchia al momento attuale. Ma racconta che fu molto difficile e richiese l’opera di tredici Aes Sedai e l’uso di un sa’angreal. Un altro tentativo di cui ha scritto, su nove, durante le Guerre Trolloc, danneggiò la Porta in modo tale che le Aes Sedai furono attratte in...» Si interruppe agitando imbarazzato le orecchie e si toccò il grande naso. Tutti lo fissavano, anche Verin e gli Aiel. «A volte mi lascio trasportare. Le Porte delle Vie. Sì. Non posso distruggerle, ma se rimuovo del tutto le due foglie di Avendesora, moriranno.» Fece una smorfia a quel pensiero. «Il solo modo per aprire nuovamente le Porte sarà quello di far portare dagli Anziani il Talismano della Crescita, anche se immagino che un’Aes Sedai potrebbe aprirvi un varco.» Stavolta tremò. Danneggiare le Porte delle Vie probabilmente per lui era come strappare un libro. Un attimo dopo tornò cupo.
«Andrò adesso.»
«No!» rispose duro. Il moncone della freccia sembrava pulsare, ma non gli faceva più tanto male. Stava parlando troppo, aveva la gola secca. «Ci sono i Trolloc lassù, Loial. Possono infilare un Ogier nella pentola quanto un essere umano.»
«Ma, Perrin, io...»
«No Loial. Come farai a scrivere il tuo libro se vai lassù a farti ammazzare?»
Loial agitò le orecchie. «È mia responsabilità, Perrin.»
«La responsabilità è mia» rispose gentilmente. «Mi hai detto cosa stavi facendo con le Porte delle Vie e non ho suggerito nulla di diverso. E poi da come salti ogni volta che viene nominata tua madre, non voglio che venga qui a cercarmi. Andrò io, non appena Alanna mi guarisce e rimuove questa freccia.» Si asciugò la fronte e si guardò la mano. Ancora niente sudore. «Posso avere un bicchiere d’acqua?»
Faile fu lì in un istante, appoggiò le dita fresche dove prima Perrin aveva appoggiato la mano. «Scotta! Verin, non possiamo attendere Alanna. Devi...!»
«Sono qui» annunciò la scura Aes Sedai, comparendo dalla porta sul retro della sala comune, con Mann al’Vere e Alsbet Luhan alle calcagna, Ihvon subito dietro di loro. Perrin sentì il formicolio del Potere prima che le mani di Alanna sostituissero quelle di Faile. La donna aggiunse con voce fredda e serena: «Portatelo in cucina. Il tavolo è abbastanza grande per lui. Velocemente, non c’è molto tempo.»
Perrin girò la testa e si accorse di colpo che Loial aveva appoggiato l’ascia accanto alla porta e lo stava sollevando, portandolo in braccio. «Le Porte delle Vie sono mie, Loial.» Luce, ho sete, pensò. «Una mia responsabilità.»
Davvero non sembrava che la freccia facesse male come prima, ma sentiva dolore in tutto il corpo. Loial lo stava trasportando da qualche parte, chinandosi per passare sotto alle porte. C’era comare Luhan che si mordeva il labbro, gli occhi stretti come se stesse per piangere. Si chiedeva perché. La donna non piangeva mai. Anche comare al’Vere sembrava preoccupata.
«Comare Luhan» mormorò «mamma ha detto che posso venire a fare l’apprendista da mastro Luhan.» No, questo era accaduto molto tempo fa. Era... Cos’era? Non riusciva a ricordare.
Era sdraiato su qualcosa di duro e sentiva Alanna che parlava. «... i barbigli sono incastrati nell’osso oltre che nella carne e la punta della freccia si è storta. Devo allinearla con la prima ferita ed estrarla. Se il colpo non lo uccide, dopo posso eliminare il danno che causerò come tutto il resto. Non c’è altro modo. Ormai Perrin è al limite.» Nulla che avesse a che fare con lui.
Faile gli sorrise tremante e lui la vedeva capovolta. Aveva davvero pensato una volta che aveva la bocca troppo grande? Era perfetta. Voleva toccarle la guancia, ma comare al’Vere e comare Luhan gli tenevano fermi i polsi per non si sa bene quale motivo. Qualcuno era anche appoggiato sulle sue gambe e le grosse mani di Loial gli tenevano ferme le spalle, schiacciandolo contro il tavolo. Tavolo. Sì, il tavolo della cucina.
«Mordi, cuor mio» disse Faile in lontananza. «Farà male.»
Voleva chiedere cosa avrebbe fatto male, ma la ragazza gli stava premendo in bocca un bastone ricoperto di cuoio. Perrin sentiva l’odore di pelle, di legno e di Faile. Sarebbe andata a cacciare con lui, a correre nelle sterminate pianure erbose dietro le mandrie di daini? Era scosso da brividi gelidi e riconobbe vagamente la sensazione dell’Unico Potere. Quindi giunse il dolore. Sentì il bastone spezzarsi fra i denti prima che tutto fosse sommerso dall’oscurità.
44
Scoppia la tempesta
Perrin aprì gli occhi lentamente fissando il soffitto bianco intonacato. Ci mise un po’ a capire che era in un letto su un materasso, con un cuscino di piume e una bella coperta. Nel naso aveva una miriade di odori; le piume e la lana delle coperte, oca arrosto, pane e dolcetti di miele in cottura. Era una delle stanze della locanda della Fonte del Vino. E dalle finestre con le tendine bianche filtrava l’inconfondibile luce chiara del mattino. Mattina. Si toccò il fianco. Trovò la pelle sana, ma si sentiva più debole che mai da quando era stato colpito. Un piccolo prezzo da pagare per uno scambio equo. Aveva anche la gola secca.