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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Gli occhi caddero sui Tuatha’an che venivano condotti via, e si sentì imbarazzato. La scorsa notte avevano visto uccidere amici e parenti e lui stava lì a considerare freddamente dei numeri. Poteva sentire alcuni dei Fiumi Gemelli che borbottavano, cercando di capire a quale fattoria corrispondesse ogni pennacchio di fumo. Per tutta questa gente quei fuochi rappresentavano delle vere perdite, vite da dover ricostruire se fosse stato possibile, non solo numeri. Lui qui era inutile. Adesso che Faile era impegnata ad assistere i Calderai, era il momento giusto per andare a cercare Loial e Gaul.

Mastro Luhan, con il grembiule da fabbro e un lungo grembiule di cuoio, prese Stepper per la briglia. «Perrin, devi aiutarmi. I Custodi vogliono che fabbrichi dei pezzi per altre catapulte, ma ho anche venti uomini che vogliono che ripari parti delle armature che i nonni degli stupidi nonni avevano comperato dalle stupide guardie dei mercanti.»

«Mi piacerebbe darti un mano,» rispose Perrin «ma ho in mente qualcos’altro che dev’essere fatto. Probabilmente sarei in ogni caso arrugginito. Non ho lavorato molto alla forgia lo scorso anno.»

«Luce, non intendevo questo. Non volevo che tu lavorassi con il martello.» Il fabbro sembrava esterrefatto. «Ogni volta che mando via uno di quei cervelli d’oca con un dubbio, torna dopo un minuto con un nuovo argomento. Non riesco a finire nessun lavoro. A te daranno ascolto.»

Perrin ne dubitava, visto che non volevano dare ascolto a mastro Luhan. A parte il fatto di appartenere al Consiglio del Villaggio, Haral Luhan era abbastanza grosso per affrontare quasi qualsiasi uomo dei Fiumi Gemelli e scagliarlo lontano in caso di bisogno. Perrin si diresse comunque alla forgia improvvisata che mastro Luhan aveva tirato su velocemente, un riparo senza pareti vicino al prato. Attorno alle incudini salvate dalle forge che i Manti Bianchi avevano incendiato erano raggruppati sei uomini, e un altro pompava pigramente un grosso mantice di cuoio finché il fabbro non lo mandò via dai lunghi manici con un grido. Con grande sorpresa di Perrin ascoltarono quando disse loro di andare via, senza alcun discorso per piegarli attorno alla volontà del ta’veren, solo spiegando che mastro Luhan aveva da fare. Certamente il fabbro avrebbe potuto fare lo stesso da solo, ma diede la mano a Perrin e lo ringraziò profusamente prima di mettersi al lavoro.

Chinandosi dalla sella di Stepper, Perrin prese uno degli uomini per la spalla, un contadino calvo che si chiamava Get Eldin, chiedendogli di restare e di mandare via chiunque altro avesse provato ancora a disturbare mastro Luhan. Get doveva essere tre volte più grande di lui, ma il volto rugoso dell’uomo annuì e si piazzò vicino a dove Haral faceva risuonare il martello sul ferro caldo. Adesso poteva andare via senza che Faile si facesse viva.

Prima che riuscisse a far voltare Stepper, apparve Bran, lancia in spalla ed elmetto sotto al braccio robusto. «Perrin, deve esserci un modo più veloce per far rientrare i pastori e i mandriani se veniamo attaccati nuovamente. Anche mandando i corridori più veloci al villaggio, Abell non è riuscito a far rientrare la metà di loro prima che i Trolloc sbucassero dalla foresta.»

Quello era facile da risolvere, gli bastò ricordarsi di una vecchia tromba ossidata fino a essere quasi nera che Cenn Buie aveva appeso a una parete e decidere un segnale di tre suoni lunghi che anche il pastore più lontano avrebbe sentito. Vennero in mente anche segnali per altre cose, naturalmente, come mandare tutti al loro posto se era atteso un attacco. E questo portò a chiedersi come sapere quando aspettarsi un attacco. Bain, Chiad e i Custodi erano più che disposti ad andare in ricognizione, ma quattro non erano abbastanza, per cui dovettero trovare boscaioli e cercatori di tracce, quindi andarono muniti di cavalli per poter raggiungere Emond’s Field prima che venissero scorti i Trolloc.

Dopo di ciò, Buel Dowtry dovette essere calmato. Il vecchio fabbricante di frecce, con i capelli bianchi e un naso quasi affilato come una punta, sapeva molto bene che la maggior parte dei contadini si preparava le punte di freccia da sé, ma si opponeva decisamente a farsi aiutare qui nel villaggio, come se da solo fosse in grado di tenere tutte le faretre piene. Perrin non si spiegava come fosse riuscito a calmarlo, ma in qualche modo lo lasciò mentre insegnava allegramente a un gruppetto di ragazzi a legare e incollare delle impennature di piume d’oca.

Edward Candwin, il grosso bottaio, aveva un problema differente. Con così tanta gente che aveva bisogno di acqua, aveva più secchi e barili da costruire di quanti ne potesse cerchiare in settimane da solo. Non ci volle molto a trovare degli aiutanti, ma giunsero altre persone con domande e problemi che pareva solo Perrin fosse in grado di risolvere, dalla scelta del posto in cui bruciare i corpi dei Trolloc morti alla possibilità di ritornare alle fattorie per salvare il salvabile. All’ultima domanda rispondeva sempre con un fermo no — ed era quella più frequente, da uomini e donne che guardavano cupi il fumo che saliva in campagna — ma il più delle volte si limitava a chiedere a chi gli aveva posto la domanda quale riteneva fosse la soluzione migliore, quindi gli consigliava di metterla in atto. Raramente doveva fornire una risposta, la gente sapeva cosa fare, aveva solo la sciocca convinzione di dover prima chiedere a lui.

Dannil, Ban e gli altri lo trovarono e insistettero per cavalcare appresso a lui con quella bandiera, come se quella grande che sventolava sopra al prato comune non fosse abbastanza, finché non li mandò a controllare gli uomini tornati nel Bosco Occidentale ad abbattere gli alberi. Sembrava che Tam avesse raccontato loro delle storie su certi Compagni a Illian, soldati che cavalcavano con un generale di un esercito illianese e si lanciavano ovunque la battaglia fosse più accesa. Proprio Tam, fra tutti! Almeno si portarono appresso la bandiera. Perrin si sentiva un perfetto stupido con quella cosa appresso.

A metà mattinata giunse Luc, tutto arroganza e capelli biondo oro, annuendo leggermente in segno di riconoscimento per alcune acclamazioni, anche se il motivo per cui qualcuno avesse voglia di acclamarlo continuava a essere un mistero. Aveva con sé un trofeo che estrasse da un sacco di cuoio e che sistemò su una lancia ai margini del prato comune per consentire a tutti di guardarlo. La testa senza occhi di un Myrddraal. Il tipo fu abbastanza modesto, in un certo qual modo, ma si fece sfuggire che aveva ucciso il Fade quando era incappato in una banda di Trolloc. Un gruppo di ammiratori lo guidò in giro per mostrargli le scene della battaglia — la chiamavano così — dove i cavalli stavano trascinando i corpi dei Trolloc verso grandi pire che già rilasciavano colonne di fumo oleoso e nero. Luc ammirò la scena, facendo solo una o due critiche su come Perrin aveva disposto gli uomini, almeno per come la raccontavano quelli dei Fiumi Gemelli, con Perrin che sistemava tutti e diffondeva ordini che lui non aveva mai dato.

A Perrin rivolse un sorriso condiscendente di approvazione. «Ti sei comportato molto bene, ragazzo mio. Naturalmente sei stato fortunato, ma esiste la fortuna del principiante, come sappiamo.»

Quando se ne andò nella sua camera alla taverna della Fonte del Vino, Perrin fece rimuovere e sotterrare la testa. Non era una cosa che la gente avrebbe dovuto vedere, specialmente i bambini.

Le domande continuarono mentre il giorno procedeva, fino a quando Perrin non si accorse che il sole era alto. Non aveva mangiato nulla, e lo stomaco gorgogliava in modo assai esplicito.

«Comare al’Caar,» disse stancamente alla donna dal viso lungo «immagino che i bambini possano giocare ovunque, purché qualcuno li controlli per accertarsi che non vadano oltre le ultime case. Luce, donna, lo sai bene. Certamente conosci i bambini meglio di me! Se non è così, come sei riuscita a crescerne quattro?» Il figlio più giovane aveva sei anni più di lui!

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